Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

mercoledì 29 dicembre 2010

Attesa e nervi

Ecco, è tutto fatto. Ho il camion sotto casa e la mia vita negli imballi.

Adesso, dite anche voi una preghierina ai vostri Dei, affinchè la compagnia telefonica si sbrighi ad attivare la linea nella casa nuova, altrimenti io impazzisco e non posso lavorare. Dite due parole anche per preservarmi da un esaurimento, perché se questo Natale non ho ucciso nessuno è solamente colpa della mancanza di armi - proprie e non.
Tutto quel che non doveva succedere è successo, e ci han rimesso i miei cari, oltre che io. Ma vabbè... se sto scrivendo vuol dire che nonostante tutto sopravvivo. Il mio fegato un po' meno.


Buon inizio d'anno, splendido condominio!

giovedì 23 dicembre 2010

Breve-mente

Intanto auguro a tutti/e
Buon Natale!


poi ci rivediamo tra qualche giorno, se sopravvivo anche quest'anno ai tre giorni d'inferno (che saranno 4 però)

lunedì 20 dicembre 2010

Numero privato


Sul vecchio numero della ditta, rispondo sempre ai numeri anonimi. Qualche vecchio cliente, qualche risposta ai curriculum inviati... non si sa mai.
E invece, lui: a volte ritornano.

"Sai, volevo farti gli auguri per Natale"
... oddio, sembra quasi cresciuto. Ponderato, per azzardare un giudizio dopo poche parole.
"... ed annunciarti che mia madre è nuovamente ricoverata, e dirti grazie per tutto il tempo che ho sprecato dietro a te invece che curare lei"
E ti pareva. Gli ricordo, allora, che si è sempre lamentato del POCO tempo che ci dedicavamo. Che io non ho MAI anteposto me a sua madre, altrimenti ora non so come farei a guardarmi in faccia. Che i suoi errori di valutazione e le sue perdite di tempo non devono ricadere su di me.
"E certo, per te è facile fare quella che non sa, che non c'entra"
Ma come? Se sono stata io ad informarmi per le cure necessarie, a chiamare consultori, ad andare in avanscoperta con gli specialisti, cartelle cliniche alla mano? Che se non avessi trovato io le parole, in quella casa sarebbero andati avanti con la testa nella sabbia fino al giorno del mai.
"Mi hai rovinato la vita, mi hai fatto sprecare tempo, soldi e anche occasioni"
Ah sì? Le corna che portavo mi ricordano che certe occasioni sono state colte al volo, invece, ma questo mi guardo bene dal dirglielo, perchè di accusa in accusa non si finirà certamente con un Buon Natale. Come ometto la considerazione che ciascuno è padrone del proprio tempo e dei propri soldi, che non l'ho mai obbligato né chiaramente e né con mezzi subdoli a spendere per me, anzi. Ma vabbè. Ci ero abituata, a queste recriminazioni.
Ma poi urla:
"Lasciami respirare, cazzo! Mi sento braccato! Voglio la mia vita e invece ovunque mi giro vedo segnali di te, delle cose che abbiamo fatto e che ci siamo detti! Maledetta tu!"

... sì, anche io vedo ogni tanto degli strascichi, anche se non fanno più male: semplicemente è storia. Frasi ripetute e che, dopo mezzo secondo, suonano con la sua voce. Posti visti assieme. Cose che una volta ci saremmo subito comunicati ma... ma glielo dico, che è finita per me e per lui, che una storia finisce anche solo per volontà di una parte, che si va avanti, che non ci si crogliola nel farsi male perchè così conviene e si ha sempre ragione, si viene sempre compatiti e l'altro è sempre un maledetto bastardo. Che sua mamma è intoccabile come ogni mamma che, ringraziando il cielo, è ancora accanto ai propri figli, e che non mi riesce di sentirmi in colpa per i suoi errori di figlio, visto che io gli ho sempre consigliato di dedicarsi a lei. Che mi spiace la situazione sia questa, ma non sono più nella posizione di poter fare qualcosa. Che non ha senso che lui urli, non lo aiuta a sentirsi meglio né a risolvere qualcosa, anzi lo avvicina ad una bestia senza alcun controllo razionale. Che può maledirmi quante volte vuole, ma che nonostante tutto io gli auguro solo di trovare una sua strada ed un suo equilibrio nella vita, senza dover più dare colpe e meriti agli altri, senza più fare la vittima, senza più recitare la parte del burattino.
Poi gli auguro buone feste e riaggancio.

E mi sono dimenticata di dirgli che chiamarmi con il numero anonimo non è una cosa molto intelligente.
Ma tanto, per lui, sbaglio sempre io. Sono la fonte di tutti i suoi mali.

Ma vaffanculo! ... altro che auguri...

sabato 11 dicembre 2010

A letto con...

seconda parte della wishlist natalizia,
ma stavolta mi do meno al frivolo e più all'intellettuale...


 ... ho seri dubbi, ma voglio leggerlo, almeno per metà, prima di giudicarlo male dal riassuntino online.

 io adooooooooooooooooooooro De Carlo, da "Due di due" in poi. L'avete letto?

 me ne ha parlato bene molta gente di cui condivido i gusti letterari, dunque sarà un successo!?!

 vergognosamente non l'ho ancora letto. Lo consigliate? O lo riciclerò impunemente?

Quello che le mamme non dicono seguendo il blog dell'autrice, non posso che dichiararmi follemente innamorata di lei!

 argh! Non l'ho ancora letto; della Allende mi manca solo questo, quasi...

Natale s'avvicina, io imballo (come si suol dire: sei in pista, allora IMballa!) e maledico vittime casuali e randomizzate, tanto per sfogare i nervi.
Che odio questo periodo. Devo anche tirare la cinghia sui regali, sennò col cavolo che riesco a fare le tende nuove entro Gennaio. Ovviamente io risico e il Consorte no (che lui pensa che il conto in banca sia profondo come una fossa delle marianne). Cazzo. Babbo Natale, se ci sei, accorcia le braccine del Consorte di almenoalmeno 10 cm l'una, così non può arrivare alle tasche. E poi dicono dei piemontesi eh...
Se rinasco lo voglio genovese.
Non voglio tutti quei regali. Voglio che sto periodo di sterco traballante come un budino passi alla svelta.
E nemmeno un panettone.

sabato 20 novembre 2010

Mano tesa


Gli serve il mio aiuto, oggi.
Tanto.
E che diritto ho di negarglielo?

Una delle giornate più importanti della sua vita... ed io ci sono.
Non è così scontato come sembra.

mercoledì 3 novembre 2010

In trasloco, e lo rifiuto.


E' che a noi donne dicono che non fa male, ci convincono che tutto può essere sopportato: dolori mestruali, dolori di testa, strazi del cuore. "Quello che non ammazza ingrassa" ci ripetono fin da bambine, ed allora mentre i nostri padri/mariti/fratelli/figli svengono davanti ad un 37.5 di febbre noi giriamo il mondo e facciamo la ruota con il ciclo e ci lanciamo col paracadute; e ovviamente le nostre preghiere di avere una giornata di 48 ore e due paia di braccia in più, come le statue indiane, non vengono nemmeno prese in considerazione dai Piani Alti.
Noi partoriamo con delle ostetriche che minimizzano le doglie, tanto "signora lei non è la prima né l'ultima e le assicuro che non ci si rimane secche". Diamo le tottò al gradino che, cattivo, ha ben pensato di scontrarsi con la testa d'un bimbo ai suoi primi passi, ma poi se incolliamo la mano nella guarnizione del forno "non è niente". Certe volte rimaniamo in posizione geroglifico dopo esserci fatte un shampoo o una ceretta, ma non fa niente nemmeno lì.



Posso dire che mi fa male qualcosa, invece? Che non c'è tachipirina o buscofen che serva? 
Faccio una scatola e fa male. Ne faccio un'altra e fa un male porco. Le faccio da sola, non voglio nessuno attorno, perché mi porterebbero alla neuro se mi vedessero. Mi incazzo, mi stringo le ginocchia al petto e piango, seduta a terra tra uno scaldaceretta e un manubrio. Piango in questa casa che va a pezzi, nella mia vita che si smonta di qua e rimonta di là, proprio adesso che avevo iniziato a trovare un criterio logico - logico, ma MIO - per mettere ordine, fare in modo che sia tutto facile da trovare e da riporre, perfino cercando di arginare i danni della pigrizia cronica del Consorte. Queste mura iniziavano ad essere complete, coi giusti vuoti e i giusti pieni, pieni di me, del mio estro, degli accostamenti cromatici da daltonismo estremo, coi miei stencil e le mie manate unte attorno agli interruttori. Stavo scalfendo la pelle dell'edificio a forza di vivere ed assorbire questa casa.


Da pochi giorni ho iniziato, e adesso non c'è più niente di accogliente nella mia bombonierina, e forse non voglio neppure che sia accogliente la prossima. E' qui che voglio stare, se potessi fare come ne "La Fabbrica di Cioccolata", prendere una casa e portarla altrove tutta intera senza spostarle nemmeno una tegola. Non ho voglia di cambiare l'ordine dei cuscini sul divano, non ho voglia di imballare e disimballare tutti i libri e i dvd che sono già perfettamente in ordine tematico così, non ci penso nemmeno ad aggiungere dei moduli alla cucina o al mobile del salotto. E a stirare tutto il vestiario che dovrò impacchettare? Perchè io non vivo come una trslocanda, non ancora: impacchetto ma non troppo, sposto e smonto ma non troppo. Voglio stillare fino agli ultimi secondi il bene che voglio a questa casa e non tradirla così in anticipo, come se avessi fretta di lasciarla e di affezionarmi ad un altro spazio.

Ma chi me lo fa fare? Devo vivere per tre mesi in questa sensazione di provvisorio, di indefinito, di "sarà troppo tardi quando sarà tutto chiaro", di precedenze tra azioni. Non voglio dovermi spostare nell'ultimo punto della terra dove vorrei essere, legata mani e piedi alle decisioni altrui, controllata a vista, oppressa, mai sola... io voglio essere sola!, come lo sono qui, una faccia anonima tra mille. A me piace non incontrare conoscenti al super. Mi piace da matti. Mi soffoca già il pensiero di dover rinunciare al mio anonimato.

giovedì 14 ottobre 2010

Faziosa e gongolante

Sono quasi monotematica, ma che ce devo fà.

Quando il diamante si chiama Marco Mengoni.

Marco Mengoni, che dir si voglia, è un fuoriclasse. Uno che ti cambia lo Show, come Maradona vinceva le partite da solo. Uno che, nonostante le malelingue, è riuscito a farsi i fattacci propri, proteggendo il Marco che vive dietro le telecamere (sì proteggendo, non nascondendo) con assoluta capacità artistica di creare il dubbio intorno a sè, come solo i Maestri di un tempo sapevano fare. Mengoni è l'anti copertina. E' uno a cui frega poco dell'apparenza e di tutte le cazzate che ne derivano. Sempre a testa bassa, occhi timidi che non sanno dove guardare, spalle dimesse in segno di rispetto. L'umiltà autentica di chi è grande, e forse non sa ancora di esserlo. Mi auguro che possa maturare e perfezionare il suo stile, magari con melodie meno commerciali, che (ahimè) gli derivano un po' dalla provenienza televisiva, ma soprattutto da un Paese che punta molto su una discografia leziosa e acchiappadodicenne. Quando si distaccherà dalle consuetudini di marketing e i suoi produttori gli lasceranno carta bianca, diventerà il numero uno in Italia. E forse, anche un po' più in là. 
Sale sul palco e se ne va, lui se ne va, chissà dove, mentre canta. E' bambino, è uomo, è ragazzo, è adulto, è cantante, è mattatore.
Mantieni il diamante dentro di te, Marco, e non venderlo mai. A nessun prezzo.



Guai a chi lo tocca, quel bambino adulto.
Se l'è guadagnato tutto, anno dopo anno, passo dopo passo, il rispetto. (cit. Fabri Fibra e quel nugolo di bocche parlanti)

mercoledì 13 ottobre 2010

Non sto nella pelle

E' iniziata la lunga, lunghissima compilazione!
(non del CUD... ma della wishlist natalizia)
E il mio cervello è in pappa!
Quindi, viste un po' di cose, soprattutto la mancanza di tempo e di dinè del Consorte e affini (ricordiamoci che sto vivendo tra gli scatoloni e che preventivo almeno metà del mio contocorrente per le spese necessarie nella nuova magione) ('fanculo!), mi permetto di sognare.


Con delle fikissime wishlist tematiche.
Pronte con la prima?
BORSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE


 by Lanvin      

 by Jil Sander

borsa nutella by Gilli/Ferrero, ed. limitata

coccinelle borsa by Coccinelle 

 Electrolux E-Bag by Electrolux Design Lab 2008 (è una borsa cinetico-termica ma io la userei anche per l'aperitivo!)

 by Marc Jacobs 

  by Momaboma

Notare che non ho messo i prezzi... non voglio saperli... tanto non me ne ariverà manco una!

giovedì 30 settembre 2010

Addio, mia bella, addio


E così è arrivata la sentenza definitva.
Bye Bye Torino.



T'ho conosciuto andando incontro all'ignoto, in una primavera che era primavera dentro e fuori. La mia guida era un amore nuovo, illecito, piccolo, ma che premeva per farsi spazio dentro di me. Baci e curriculum, gelati e chilometri e io mai stanca di studiarti, sotto quel cielo che "no, non può essere solo smog".
Io che venivo da una città così distante da me, così fredda, chiusa, e immaginavo che nella metropoli sarebbe stato peggio, che "dovesse piacermi" per forza, e invece ho percepito subito il calore ed il colore, ho subito alzato gli occhi per mangiarmi via tutto il bello e il vero che hai. Ché è difficile per una come me amare un luogo: io mi adatto, ma non mi abbandono mai. Tu mi hai conquistata, invece, mi hai corteggiata galante e pungente coi tuoi spazi aperti, le tue assurdità architettoniche, il tuo rumore, le tue due velocità, i rituali, i vicoletti da una bici e una persona, i lampioncini, gli odori di cioccolata e gas di scarico, le pensiline, le luci che di sera si accendono su quel cielo intuito tra un comignolo e un'antenna, quei tram ancora coi sedilini in legno, le pelli diverse mescolate e fuse, le periferie di cemento e giardinetti... e poi il fiume. Porta via tutto, lui. Mi ha portato via, lo scorso Febbraio, nelle mie lacrime (che ora so inutili) e nella voglia di farcela ancora, qui con te che mi cullavi e mi lasciavi trasportare unicamente dai miei passi, senza indagare, senza giudicare, lasciandomi la libertà di un marocchino bevuto sotto la pioggia in pieno centro. Da fotografia... Mi ha portato via, il fiume, e mi ha lasciato a casa mia, con le chiavi in mano.


Ecco, ora mi sento menomata, perché so che dovrò fare a meno di te. Dovrò chiudermi in quattro mura senza le alpi attorno, senza più la sigaretta gurdando la neve. Saranno mura più belle, forse, più accoglienti, sicuramente organizzate meglio ma... tutto attorno non avrò più questa città che mi ha abbracciato così bene che fa male pensare di non poterla più assorbire giorno dopo giorno.

lunedì 6 settembre 2010

Back?!

(e non inteso come *culo*)

Un sms dopo quasi due mesi.
Due mesi in cui io ho reciso fili e tu hai gettato granate sui ponti.
Della serie: la grazia è direttamente proporzionale.

Ma non ha senso che io me la prenda, anche se tu te lo auguri.
Ti ho fatto male di proposito, te ne sei andato leccandoti le ferite.
Almeno te ne sei andato con un moto d'orgoglio.

Senza che fossi io a dirti per la miliardesima volta cosa devi fare.
E tutto questo ho voluto che accadesse.
Visto mai che ti facesse bene...

Solo che mi sa che l'orgoglio è al lumicino se mi mandi un sms.
Non bellicoso.
Non arrabbiato.
Non polemico.
Quindi non da te, o meglio: dal te (fintamente) pentito.

Peccato che io abbia detto basta alle craniate contro il muro, le mie e le tue.
Perchè non si quadrano più i cerchi, e se mai io l'ho fatto ora non vale più la pena.
E se serve ti dirò basta di nuovo, anche se non ho davvero voglia di dire proprio nulla.
E non so se capirai che è basta sul serio.
Come funziona con te?

domenica 22 agosto 2010

Vi lascio due righe


Ringraziandovi per avermi accompagnato per questo scampolo d'estate che volge al termine, vi annuncio le mie vacanzine-ine-ine in quel della terra natìa, una dozzina di giorni sputati.
E ricordando/pregustando le sensazioni che quella terra mi da, ho ripescato un mio scritto datato almenoalmeno 10 anni fa, che vi posto (e siatene gelosi perché le persone che han letto i miei quaderni si contano finora sulle dita di una mano!).


Rivoglio le mie bambole
i miei mattoncini
voglio tornare a casa
ovunque io sia finita
ricominciare a far da mamma
alle mie trecce spettinate
allacciarmi le scarpe
seduta sul tavolo
giocare e riordinare
ogni volta daccapo
nascondere e stanarmi
spegnere la luce ed abbracciarmi.

A tra qualche giorno...

sabato 31 luglio 2010

Pet-saving

dal sito http://www.tgcom.mediaset.it/


Strada: soccorso animali d'obbligo   29/7/2010

Con nuova norma rischi 1500 euro multa

Se, durante un incidente stradale ferisci un animale e non chiami i mezzi di soccorso veterinari e di vigilanza zoofila, rischi una multa di 1500 euro. E' la norma del nuovo codice di sicurezza stradale approvato dal Senato. Le ultime misure, proposte dalla Lega antivivisezione (Lav), riconoscono per la prima volta gli animali come "esseri senzienti", principio in vigore dal gennaio 2010 in base al Trattato dell'Unione Europea
"La nuova legge - ha spiegato Gianluca Felicetti, presidente Lav - prevede altri due importanti punti: il primo è che l'uso delle sirene acustiche lampeggianti sarà consentito anche alle autoambulanze veterinarie". Ugualmente, è considerato stato di necessità il trasporto in una macchina privata di un animale in gravi condizioni, "cosa che ci consente di passare col rosso o di andare oltre i limiti di velocità - ha aggiunto Felicetti -, pur dovendo esibire documentazione adeguata in caso di controllo da parte delle forze dell'Ordine". 
Gli emendamenti proposti dalla Lav nel corso dell'iter parlamentare, sostenuti dai deputati e senatori dell'Intergruppo Parlamentare Animali come i Pdl Giammanco, Ceccacci, Rubino, Repetti, Mancuso, il relatore Cicolani e i Pd Amati, Filippi, Sarubbi, sono confluiti nell'articolo 31 che modifica e integra gli articoli 177 e 189 della Legge 285 del 1992.
La Lega contro la vivisezione ha quindi apposto all'ambulanza veterinaria "Pet soccorso" di Roma, il primo lampeggiante blu con sirena che le permetterà di avere via libera dagli agenti del traffico e dagli automobilisti.



Che ne pensate?
Io non ho mai avuto animali domestici incidentati; sinceramente credo di avere un cattivo rapporto con il regno animale (come con il verde: si suicidano pur di non convivere con me), però ho un rispetto innato verso queste forme di compagnia dell'uomo, e ritengo che la legge sia stata fatta fin troppo tardi rispetto al livello di coscienza a cui sono arrivati i nostri legislatori in ambiti differenti (= pippe mentali, tanto per intenderci). 
Sono in rapporti con la LAV e questa mia opinione sembra abbastanza condivisa...

Fanculo Mondo

Mi girano.


Ribellione tardoadolescenziale? Boh, che ne so.
Ma "vaffanculo" sembra intonarsi bene alla mia bocca oggi.

giovedì 15 luglio 2010

Nulla di personale


Rieccoti. Ennesima recriminazione. Chè io ti avevo chiesto trasparenza, sincerità e rispetto, ti avevo chiesto di non essere una parte di un doppiogioco, e tu te ne sei dimenticato ma... ma l'ho fatto anche io, dici, rimanendo con mio marito.
E mi stava salendo dalla bocca quell'osservazione così semplice, lapalissiana, che non riesci a (= non vuoi) ascoltare: che tu potevi terminare il triangolo con me e la morosa ufficiale senza troppi problemi logistici; ognuno a casa sua come prima. (sull'ultima tua avventura, sulle corna, non hai giustificazione e lo sai) E che se io me ne fossi andata di casa sarei finita sotto un ponte, senza lavoro, senza entrate, con un'unica prospettiva: tornare ad elemosinare il mantenimento ai miei, dall'altra parte d'Italia.


MI stava proprio per uscire, sai?, questa risposta. Ma poi mi sono detta che sarebbero state comunque parole sprecate con te che non vuoi toglierti i paraocchi, che vedi solo il tuo piccolo mondo di Playstation e concerti, che non sai cosa significhi pagare le bollette, che te ne fotti se gli altri stanno male ma che non ti fai problemi a distruggere gli altri pur di star bene. Il famoso discorso dello schiacciasassi che spiana qualsiasi cosa si pari sul tuo cammino di egoistica leggerezza e irresponsabile tirare a campare. Ha schiacciato anche me.

E tutti quei progetti di vita assieme che usavi per fare i gargarismi davanti a me, in cui credevi semplicemente perchè pensavi che prima o poi ti sarebbe comparsa davanti al naso una bacchetta magica. Che patetico, me ne rendo conto ora. Io che non ho mai fatto promesse perchè sapevo quanto sarebbe stato costoso e difficile (a volte anche impossibile) attuarle. E non volevo farti e farci troppo male. E tu che invece ti concedevi di andare alla deriva tanto coi piedi a terra c'ero io. Mi avresti aiutato, certo... a non fare un cazzo dalla mattina alla sera, che è la cosa che ti riesce meglio. Sai, io non mi credo molto adulta, molto responsabile, non credo d'essere d'esempio a nessuno, ma TU, tu hai sempre giocato a fare il bimbo grande e non c'hai mai provato a diventarlo. A prendere una spranga di realtà in faccia. Tu hai sempre previdentemente messo la testa sottoterra per non farti male. Anche ora che dici che non ti importa niente di me.


Raccontatela quante volte vuoi, impermeabilizzati il cuore e fai finta di niente, come sempre: io non ci godo né nell'una né nell'altra ipotesi. 
Mi chiedi perchè ti sto umiliando ancora; no, sei tu che vieni ad attingere qui. Io ti tratto come un qualsiasi tardoadolescente cretino dei tanti che conosco, ho smesso di pretendere da te qualcosa che non puoi inventarti. Non ti sto maltrattando per vendetta: è il mio cinismo caratteristico, che ti sei dimenticato di aver conosciuto qualche anno fa quando eravamo amici e quando ti piaceva. E che ora ti punge ma non ti smuove di un millimetro. Ma le recriminazioni no, è decisamente troppo.



Quindi grazie dei bei momenti passati - che il cielo mi fulmini se ti dirò mai che mi mancheranno le nostre sessioni di letto... - e grazie anche di avermi fatto scoprire un altro lato di me che non conoscevo: la gelosia. Ora ti lascio andare, sparisco, recido anche l'ultimo filo. Ho una dignità e, che tu ci creda o no, sono così "stronza" da ricordarti che anche tu la hai e che mò basta venire a farti insultare. Il mio silenzio magari servirà a farti riflettere e capire qualcosa di più di quel che non so dirti. 
A meno che tu non accenda la radio per evitarlo.

sabato 12 giugno 2010

Metti una sera d'estate

Stringo in mano il biglietto.
E' mio.
E canterà per me. Ma non gli dirò che ci sono. Saremo io e lui ma lui non lo saprà.



Lo voglio puro, fresco, inconsapevole. E terribilmente...
Grande.
Il mio pischello coi brufoli.

martedì 25 maggio 2010

Stralci (... senza speranza!)


Lui: fatti meno seghe mentali!
Io: e tu fatti meno troiette.



Lui: ma che ne sapevo io che stavamo ancora assieme? Sei sparita per 4 giorni!
Io: non ti è arrivata una comunicazione con raccomandata con ricevuta di ritorno, caro il mio fiscalista... 
Lui: spiritosona.
Io: e comunque le raccomandate ci mettono sicuramente più di quanto ci hai messo tu a crederti single. Le Poste devono imparare da te.



Lui: lo so, sono un piciu, ma ti amo ancora alla follia. Mi credi?
Io: ammesso che sì, pensi che sia sufficiente ammettere due difetti in una volta sola per salvarti?



Lui: ora ti lascio perchè vado a fare il fantacalcio con gli amici.
Io: sì, bravo. Continua a non voler crescere.
Lui: oh, ma devo farmi insultare ancora per tanto?
Io: sì. Finchè non capirai che ti sei meritato di restare senza di me.
Lui: ci farò l'abitudine...
Io: visto che sei così vitale, fatti anche prendere le misure dal becchino.



Lui: io al posto tuo mi sarei perdonato.
Io: se anche perdonassi te, poi dovrei sputarmi in faccia per la coglionaggine, non credi?



Lui: ma ti sei offesa perchè ho mantenuto lo status di single su facebook?
Io: beh, diciamo che ammiro la tua sincerità su come ti sei sempre sentito mentalmente e fisicamente quando stavi con me.



Io: ma ti senti? Parli per citazioni musicali da bimbominkia, come se fosse il Vangelo! Ma hai dei pensieri TUOI?
Lui: vabbè, che ci devo fare se la musica è tutta la mia vita?
Io: allora chiedile i soldi per la benzina, invece che chiederli ai tuoi e grattarti le palle tutto il giorno sulla Play.

giovedì 13 maggio 2010

Corsi, sweet corsi

Sto meditando di chiamare StrisciaLaNotizia o qualche cosa equivalente... Urge consiglio serio.


Faccio un colloqio presso la Pelagos gruppo agenzie viaggi srl (qui il link per maggiori info), per un posto da operatrice turistica (credo una sottospecie di signorina che prenota qui e là e combina pacchetti di viaggi e soggiornini vari), forte del mio passato come guida turistica e organizzatrice di convegni.
Questi mi rispondono che sarei adatta qui, sarei adatta là, mi fanno perfino domande su quanto prende mio marito, su quanto prendevano i miei... ('zzi loro mai...) e poi mi fanno sapere che c'è un corso-training da affrontare, il sabato, per sei mesi - ma io questo lavoro lo so già fare! cosa mi vuoi traininghizzare? -, e che il corso, pur essendo a pagamento (!!!), è facilmente finanziabile o pagabile tramite una borsa di studio che, il tizio ne è certo, io otterrò facilmente visto il mio percorso di studi. E il tutto termina con "la chiameremo in settimana per farle sapere se è idonea".



Passa una settimana. Ne passano due. Richiamo io.
Risponde una signorina che non vuole passarmi il tizio del colloquio e mi invita a presentarmi il pomeriggio seguente, in quanto il mio nome compare nei selezionati.
Mi presento e mi sento dire che, viste le mie capacità, l'azienda vuole investire su di me e quindi mi dà la possibilità di frequentare il corso, che ha un costo di € 3500 frazionabili, con anticipo di € 500, al termine del quale ho la garanzia di essere assunta.
A questo punto, ingoiando il vaffanculo (scusate la finezza) che mi sale alle labbra, assieme alla riflessione se una disoccupata ha soldi da buttare così, domando che le condizioni dell'assunzione "automatica" vengano messe nero su bianco, legalmente impugnabili, e che anche la durata del contratto rientri nei termini.
(non che io abbia 3500 pezzi da buttare, ma insomma, disperata per disperata, sentiamo fino a che punto sono corretti...)
Mi vien risposto che avrei avuto un contratto di procacciatore d'affari con il 3% di provvigione, ma non vogliono scriverlo da nessuna parte. Io dovrei dargli dei soldi per fare un training intraaziendale, non curricolabile, e fidarmi della loro parola. Prendo e me ne vado, borbottando che la carriera da casalinga mi appare sicuramente migliore e più redditizia.


Voi che fareste al posto mio? Io ho voglia di spaccargli il muso...

lunedì 10 maggio 2010

Aforismi (forse)

Colloqui, colloqui, colloqui.

E chi la vuole cotta, e chi la vuole cruda.



"Signorina (sic!), mi spiace, lei è troppo preparata per questo posto: non sarebbe adattabile alle esigenze di formazione dell'azienda"

"Mi permetta di chiederle: ma vuole avere figli? Così evitiamo di assumerla per perdere solamente tempo"
"Ma lei a 30 anni vorrebbe fare uno stage non retribuito? Suvvia, lasci campo ai giovani e cerchi qualcosa di più serio"
"Sì, cassiera, ma mi serve automunita perchè devo anche farle fare le consegne"
"Che lei sia cresciuta come una madrelingua inglese mi fa piacere ma non ho certificati che possano attestarlo"
"Guardi, la linea taglie forti è ancora scoperta, ma la sua 48 è assolutamente troppo grande come taglia"
"Non pensa di spendere meglio la sua laurea? Vuole proprio un posto da centralinista?"
"Sarebbe perfetta per questo ruolo, ma non posso pagarle il full time: solo una percentuale del venduto, che deve produrre lei"
"Eh, la sua precedente attività è un handicap per noi: cerchiamo gente che non abbia alcuna nozione del lavoro che offriamo"
"Io la assumerei pure ma... poi come fa con le faccende domestiche e il marito? Meglio di no, guardi"


Ma sbaglio IO a sentirmi presa per il culo?

mercoledì 5 maggio 2010

Relatività


Mi ha definita una Donna con la D maiuscola, per come mi sono comportata con lui. Che standard basso che ha.
Non sa che sto ancora cercando di ingrossare le mie minuscole, io, a botte di ormoni e di scelte mirate. Non sa che saranno tutte minuscole, finchè non avrò moneta di scambio con chi vuole muovermi (Consorte, non-lavoro, false amicizie) come un soprammobile senza diritti. E avanti, non frignare perchè tanto non puoi permettertelo.
Dannato lavoro che non c'è mai per me.

giovedì 29 aprile 2010

Lapsus freudiani?

Immaginate la sottoscritta Nonsense (chiattona, bassina, capelli arruffati e con un tentativo malriuscito di boccolo, occhi struccati per via delle allergie, sigaretta tra le labbra, avvolta nel suo chiodo-ballerine-jeans malridotti). Immaginatela sul portoncino di una tipografia, gestita da un carissimo amico, calvo ma piacente, panzetta, uno che professionalmente ne sa a pacchi e che tanto insegna alle giovini sprovvedute come la sottoscritta. Immaginate un foglio di preventivi per una conoscente che si sposa e che necessita di adesivi di forma stranissima dorati e rossi, due colori, stesso design ma due colori (non si sa perchè... ah le spose!!) in quantità pressochè abnorme. Quindi da stampare non su foglio - che costa un litro di sangue - ma in rotolo (come le etichette del prezzo che attaccano al super insomma). In uguale quantità, così ottimizziamo i tempi e i costi, e non 50 di un colore e 1200 di un altro. Grafica fatta da me, stampa da tipografia.

Nonsense prende il telefono e di fronte allo sguardo bonario dell'amico tipografo, che anche lui se la sfumacchia allegramente, contento di una pausa lavorativa, parla con la cliente elencandole i prezzi e poi "ecco, l'unico problema di questi tuoi adesivi è che le coppie vanno a rotoli".
No, è che volevo dire "i rotoli vanno a coppie". Ma Freud è sempre dietro l'angolo. Le avrò mica portato sfiga? Dalla tosse che le ho sentito al telefono, mi sa che qualcosa di traverso l'ha avuta. Invece il tipografo s'è rotolato...
Dannato cinismo del subconscio.


PS: a Traffic e a tutte quelle che oggi scrivono di cose tristi: su, coraggio, c'è sempre la buffona di turno!

martedì 27 aprile 2010

Scusa ma ti devo lasciare

(Moccia Docet)


Scusa, scricciolino (ex-)mio, ma devo lasciarti.
No che non è colpa tua, figurati. Sono io ad essere insensibile, presa da mille cose che considero erroneamente più importanti di te, della tua playstation, dei tuoi concerti rock. Sono io che ti escludo dalle mie giornate e dai miei pensieri. Sono io che mi sono cercata le corna, sono io che non ti ho posto bene la domanda che esigeva una risposta e quindi tu sei stato sempre autorizzatissimo a mentirmi.
Devo lasciarti: me l'ha ordinato il medico, e anche l'Italgas dice che mi multerà se non smetto. Vedi, io vorrei tanto continuare a stare con te, a caricarmi le tue paranoie, le tue omissioni, i tuoi giuramenti che, solo perchè sono infida, mi rimangono indigesti e dubbiosi. Vorrei tanto passare tutta la mia vita con te a chiedermi se, quando dici A, la verità è A o B, perfino sul prezzo del pane al kg: non è forse il desiderio di ogni donna? E le corna non contano, no: figurati se me la prendo. Tu con le tue troiette sei libero di farci cosa vuoi, di tradirmi quando vuoi, e anche di non mettermene a conoscenza, tanto io non me la prendo, cieca come sono, fessa come sono, attaccata al tuo cordone ombelicale che mi tiene in vita e impossibilitata a staccarmi.
Ora mi stacco... ecco qua, forse muoio, ma che importa? Tanto tu non provi compassione, né sensi di colpa: fai così, e vai avanti pensando che il mondo ce l'ha con te, povera vittima degli eventi. Finiresti col dirmi che è stata lei a violentarti legandoti al sedile e che tu non potevi opporti, ed è ovvio che non me ne sorprenderei, ma capirei, farei sì sì con la testa con il mio sorriso da geisha e le colpe che mi addossi.
Io mi stacco e recido il cordone e tu ti affretti a sparire dalla mia vista, come una madre che abbandona il neonato dietro l'angolo: non è più affar tuo nulla di me, nessun casino che mi lasci in eredità, nessua bega familiare, non mi chiedi nemmeno se alla fine me ne andrò di casa; lasci che me la sbrighi io... d'altronde me la sono cercata, no? A dar retta alla mia pancia, alla mia testa ci rimetterò sempre: dovrei sintonizzarmi su di te invece, in quel tuo bel canale audio che ripete che ci si deve fidare sempre. Azz, il medico dice che devo smettere di fidarmi, che nuoce gravemente alla mia vita, che provoca cecità, e io non voglio diventare cieca. Anche l'Italgas dice che ho sforato il consumo annuo, ma che ne sa del gelo che ho avuto dentro e fuori?



Ciao, me ne vado per la mia strada, prendo una direzione tutta mia e non so dove porterà. Certamente sbaglio a non calcolare ogni millimetro del percorso come fai tu, a prevedere e programmare e a eliminare qualsiasi ostacolo sulla tua rotta. Devo imparare anche in questo a fare come fai tu. E' stato un brutto smacco scoprire che io so la verità, che mi approprio di diritti che non mi hai mai voluto dare, che dico cose scomode, che sorrido rassegnata mentre tu neghi tutto, che aspetto delle scuse che non arrivano semplicemente perchè non ti puoi pentire di quello che mi hai fatto: in quel momento ero io l'ostacolo sulla tua rotta e, non potendomi eliminare, mi hai semplicemente ignorato. Ma no, non scusarti: hai perfettamente ragione. Sono io che sono malata di coerenza: ecco, anche su questo il medico insiste che devo smettere o finirò per debilitarmi.
E ora tieni la tua ragione e facci quel che vuoi, ricomincia un altra vita con altre persone da fregare amabilmente, e lasciami agonizzare, che magari poi alla fine un qualcuno che mi presta qualche cura lo trovo, e non muoio come vorresti tu. Già, ma non temere: non mi farò viva a reclamare un posto di prestigio nella tua vita.

venerdì 23 aprile 2010

Io sono a favore...

...
della libertà di scegliere il modo meno traumatico
del diritto ad una sanità che assiste e non punisce e terrorizza
del dolore fisicamente attenuato, se possibile
della fine di questa inutile caccia alle streghe mascherata da ideologia politica o religiosa



martedì 20 aprile 2010

101


Questo è il mio post n. 101.
Come la carica.



E, a proposito di carica... ragazzi, ho acceso la miccia. Arriverà presto, e detonerà.
Fuori tempo, fuori luogo, fuori da ogni aspettativa altrui, zac! E saranno detriti e macerie ma io sorriderò.


Mi riesce bene essere stronza quando innesco le micce.

domenica 21 febbraio 2010

3 is a magic number


Pischè, sei un uomo. Hai coraggio, umiltà, passione, grazia.
Non mescolarti più con la merda.
Tu sei ORO.



 e IO devo ringraziare TE.

venerdì 12 febbraio 2010

Full


Non lo sopporto più.
Critica tutto, tutto, tutto di me, anche i boccoli ai capelli.


Mi ama? Forse. Mi ama ma non mi sopporta. Mi ama e mi racconta frottole. Mi ama come non sopporto di essere amata.


Sono stanca di essere sempre l'imputata del processo.
Sono stanca della sua cafonaggine e ipocondria.
Sono stanca dei vizi che io stessa gli ho dato e non ho mai preso per me, in questo gioco di fare da mamma e da moglie.
Sono satura di vivere sempre sull'altolà per un'intonazione sbagliata: la spia segna rosso, è ora di allentare la pressione.
E mentre il mondo festeggia san Valentino, io penso a quando innescare la bomba.


E' finito il tempo in cui riguadagnava terreno. Non ne ha più. E' franato via ogni appiglio.

Ho sempre creduto alle cadenze regolari e cicliche degli eventi...

martedì 9 febbraio 2010

Quella voce a Sanremo

(frivola e incoccolonata nel batticuore)


Perchè quest'anno ho comprato Sorrisi.

Volevo leggere le sue parole prima di ascoltarle.
Volevo sapere che quel sorriso sornione, davanti a delle tegliette di alluminio del cinese da asporto, era vero e motivato.
Volevo essere orgogliosa di quell'abbraccio, di quella complicità, della finzione di una fan come tutte le altre e di quel sms furtivo per scappare un po' a raccontarci di noi, in barba alla Sony, in barba alla tabella di marcia, in barba al divieto di fumare (e allora le Marlboro te le compro io). 
Mezzora, forse un'ora? Mi sono ubriacata dei suoi sorrisi, delle ciglia che fendevano l'aria.
Ho fatto il pieno di "ma dajeeee" e dello scampolo di tempo rubato per dirci di noi, filtrati appena, imboscati lontano dalle grida.
Dirci sottovoce del mio matrimonio, del suo stress, raccontarci del nostro passatopresentefuturo e poi chi lo sa.
L'ho stretto come se fosse ancora quel pischellino morbido di un tot di anni fa, anche adesso che è uno spilungone osannato... sì, ammetto che anche io lo osanno. Ma non dimentico chi è, da dove viene, cos'è che chiama "casa".
Sembrava di spezzargli le costole, in quell'abbraccio. Volevo fosse vicino al cuore, vicino al mio coraggio e alla mia sfrontatezza diluita nel sangue, per dargliene un po' anche se ne ha da vendere. Una sublime faccia di culo.



Ora mi aspettano 5 giorni di puro patema, per cui mi autoproclamo in silenzio-stampa come ho fatto da Settembre a Dicembre, su questo argomento. Dimenticherò di cucinare e prenderò la forma della poltrona?

Buona fortuna.

lunedì 18 gennaio 2010

Perdono: istruzioni per l'uso.


Ho provato a perdonare.
Ogni singola volta che vedevo lei, con quegli occhi da strega e quella nomea da *****, ogni volta che li vedevo online contemporaneamente, davvero. Anche quando sono passata dal paese di lei e ho desiderato del napalm... davvero. Ho provato a non farci caso, a ignorare il disagio, a dimenticare quella bocca dello stomaco che l'anno scorso si è rifiutata di farmi mangiare per un mese. Sintomi di tradimento, di terra che si apre sotto i piedi, di blackout totale.
Sintomi che Lui ha visto ma ai quali non ha associato la verità, la mia consapevolezza di ciò che ha fatto. Così Lui ora dorme tranquillo, perchè non sa che io so: sa soltanto che si è confidato con qualcuna che reputa amica, e che invece ero io. Ed io dormo a tratti, perchè invece so, so tutto, so fin troppo. So come ha giocato coi miei sentimenti, con la mia salute, so con quale facilità si è infilato tra le gambe di quella specie di fogna umana, so come ha sognato il suo amore ed è tornato da me, sporco di lei, quando ha preferito avere una donna part-time ma sicura piuttosto che una prostutita personale inaffidabile.



Ma non mi brucia avere sempre, nei momenti meno adatti, quell'ectoplasma che mi passa sotto le palpebre, di Lui e lei incastrati in macchina a rotolarsi come conigli in calore, di lei che lo stringe, di lei che lo fa godere (e che forse gli strappa di bocca quello che con me Lui non dice) di lei che lo guarda negli occhi e gli ruba l'anima e Lui che rincorre i gemiti di lei e... sì, in sostanza...
Quell'ectoplasma non mi brucia più alla bocca dello stomaco. E' uno smacco all'orgoglio, è un conato dell'anima, ma pazienza.
Non riesco a non sentir bruciare la BUGIA. Io che gliene ho dette tante, ma tante, ma tante. E ora a distanza di un anno mi ritrovo qui, a far riemergere la consapevolezza che l'ho crocifisso per quella bugia e che non riesco a togliergli via i chiodi.
Perchè gliel'ho chiesto, gliel'ho richiesto, l'ho tormentato con questa storia. Lui, che si fa paladino della verità e della sincerità, ha sempre negato. Prima, era solo un'amica, poi era una con cui ci ha provato, poi è diventata una che ci ha provato con Lui: mai stato chiaro, mai messo in piazza tutta la verità, quella verità che fa male ma fa bene... e ha preteso che gli credessi. Oh sì, gli avrei creduto se non avessi saputo cosa aveva confessato altrove. Gli avrei creduto se non avessi visto le foto romantiche del loro weekend d'amore. Gli avrei creduto se non avessi letto tra le sue mail di Facebook che un anno e mezzo fa s'era preso una cotta per un'altra ancora, cotta che mai mi ha detto, e che non è sfociata in corna solo perchè questa lo teneva a distanza.



Ma cosa vuoi che me ne importi? Cornuta una volta, basta e avanza: è il ruolo che mi ha dato e che ha etichettato con "donna della mia vita" giusto per dargli una sembianza umana e dare a me un contentino. E non mi venga a dire che, solo perchè in quel periodo stavo trascinando il mutismo per sbollire la rabbia del litigio, poteva considerarsi single. E anche se fosse, visto che mi ha tirato in ballo la storia di questa smandrappata, che almeno confessi tutto e non la metà di un niente: se poi la verità avesse fatto male l'avrebbe pagata e dopo, pietra sopra, ricominciamo... oppure no, avrei piazzato la pietra al suo collo e via, di nuovo single. Cosa mi ha dimostrato così? Che non sa dire la verità quando sa che non gli conviene sorbirsi le mie ire, forse la mia scomparsa; che sa inventarsi una galassia di coincidenze e di coperture per non ammettere quello che potrebbe farmi cambiare idea su di Lui. Uh, già, che peccato, l'ho ugualmente cambiata idea, ho saputo ugualmente cos'è successo.
E non sto mettendo in dubbio i suoi sentimenti, i suoi sensi di colpa (beh do per scontato che li abbia, e lo spero) ma la sua onestà: peccato che mi ci sciacquo gli zebedei con un amore mascherato. 


Ecco... insomma non sono le corna: è la sua faccia tosta. Tra 50, 60 anni, in punto di morte, io potrei fargli le stesse domande e Lui neppure in quel momento avrebbe il coraggio di rispondere con sincerità. Ha tanto da perdere, lo so, e si caga sotto. Ma io cosa ci perdo? Un uomo-bambino che fa lo struzzo, che mi infarcisce di bugie pur di non pagare gli errori. Lo voglio così tanto, un uomo così? Ma anche no, io non voglio avere un eterno punto interrogativo sulla verità di quel che mi dice. Potevo fargli passare le corna, beninteso. Non gli perdono questo silenzio, questo ponteggio di falsità e scuse. Non posso volere un futuro con Lui, figli suoi, non posso nemmeno fidarmi di dare una password ad uno così palesemente senza palle. E il bello è che Lui si guarda ancora allo specchio e paladineggia.

Non ce la faccio più ad essere dolce, a chiamarlo coi suoi nomignoli. Non riesco a pensare di baciarlo, di tenergli la mano. Di colpo, dall'anno nuovo: forse si avvicina l'anniversario delle corna e a me viene il voltastomaco senza che io l'abbia evocato. Cazzo, ho provato a perdonarlo, ho provato a scordare, ho provato a sognare di nuovo con Lui la mia vita, e no, non ci sono riuscita: erano belle prove sì, ma prove irrealitiche che qui, nel mio stomaco, non fanno passare la fame e la sete, non nutrono, non alleviano un bel niente. Il perdono si deve chiedere, non vuole occhi ciechi ma carte in tavola. Io non le ho, e ora non mi resta che scrivere la sceneggiatura di questo grande amore franato.

Erano 11 mesi fa, Arisa cantava Sincerità, e io non sono più riuscita a sentire quella canzone senza buttar giù due lacrime. L'ho odiata, così brutto anatrocccolo, così simile a me, a fingere gaiezza con quella vocina, nello stesso periodo in cui io mi alimentavo di sigarette e lacrime e mi chiedevo cosa fosse, in fondo, la sincerità.


PS: mi ci sono voluti 11 giorni per scrivere questo post, a puntate: ogni volta che cercavo di andare più avanti del necessario il mio stomaco sentiva il bisogno di ricordarmi che certi dolori sono letali in grosso dosaggio.
Non ho più scritto: se vi siete chieste come mai, ecco tutto.
E domani vi scrivo qualcosa su come ho passato la serata con un ragazzino 21 enne: questo.

sabato 2 gennaio 2010

Apaticamente


E' passato Natale, e pure Capodanno. Che sollievo...
Feste insofferenti, queste: gente accampata in casa, troppo cibo troppo, gonfiore, sopportazione ai minimi termini, regali previsti e quindi non gustati, trambusto, e chi volevo ci fosse non c'era.
Non ho fatto gli auguri a quasi nessuno: non me la sentivo. Non sentivo Natale. Non lo amo, e quest'anno poi! 
Con il lavoro perso, un altro lavoro sfumato, i sentimenti in piena crisi (credo che scriverò un pippone gigantesco, a giorni, su questo), le incomprensioni familiari. Decisamente troppo per me.


Però ho sentito Marcolino (vedesi QUI), il giorno del compleanno. Sta bene, è sempre il solito, e mi ha riempito il cuore coi suoi "eh vabbè dai" come condimento di parole non dette, di sentimenti a galla. Cazzo che orgoglio saperlo così...

Rimando i bilanci, anzi non voglio proprio farne.

Buoni postumi a tutti!