Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

sabato 29 dicembre 2012

I Centomila e il buco alla cintura

Giunge voce che una moglie divorziata si faccia pagare 100mila eurini al giorno di mantenimento per poter continuare a condurre lo stesso stile di vita vissuto durante il matrimonio... ma stiamo scherzando? Io a questa moglie farei fare un mesetto di fabbrica e di bollette e di benzinai (magari in serrata), tanto per pescare dal cilindro delle magie natalizie, tanto per farle assaggiare qualche stilla di vita. Chissà che non le faccia reazione e le sciolga gli zigomi plasticati.

E intanto al TG partono le apocalittiche visioni sul tracollo italico.
E i miei amici abbandonano la barca mentre affonda: all'estero è meglio, all'estero non c'è tutto questo schifo.
E io potrei finire per votare uno schieramento politico che, dicevo, non avrebbe mai avuto il mio voto... votare il male minore, si dice, votare a rovescio - perchè votare CONTRO e giocare a eliminazione no, dicono che non sia possibile - tutto questo pur di non ritrovarmi con facce a cui darei volentierissimo sprangate fino a spappolarle (scusate i toni soft, ma ho abusato di Tarantino in questi giorni).


Tutto questo per dire che... in sostanza, la punta dell'iceberg di sterco è che ci chiedono un altro anno di rinunce.


Ok, due sigarette al giorno me le concedo, di nascosto peraltro. Sono i miei 10 minuti di silenzio e filosofia spicciola. 
Al cinema vado... hmmm ogni 3 mesi in media. Consorte non lo ama, combinare amiche+film degno+serata favorevole+arrivo dei soldi sul conto è un'impresa che riesce sempre peggio.
Concerti? Teatro? ... what's? Il mio ultimo teatro (all'aperto e con tessera sconto) risale a 18 mesi fa. Concerti solo se gratuiti.
Parrucchiere: ogni 12 mesi.
Estetista: fieramente non c'ho MAI messo piede e riesco ancora a sopravvivere.
Unghie fatte in casa, trucco idem.
Ultimo shopping pervenuto per abbigliamento e accessori (escludendo regali a terzi): Luglio 2012, saldi. Consisteva in borsa + scarpe (totale 55€) per matrimonio di amici, quindi una spesa obbligata. Uh no... sto sbagliando: sabato al mercato mi sono comperata dei collant 50denari, 4x10€. E NON compero in boutique: sono un'abbonata di H&M et similia. Dai cinesi non compro manco se costretta: diversi guai alla salute di gente che conosco sono ufficialmente stati causati da materiali e colorazioni che dio solo sa come sono stati fatti: non voglio cercarmele... 
Ristorante: ogni due mesi (perchè in questa cittadina pietosa non c'è nulla che valga la pena mangiare fuori, e spostarmi di 70km verso il mio ristorante preferito, menù fisso 9.90, avviene raramente).
Auto: una in due. Per fortuna non guido. Abbonamento bus sotto i 20€/mese: ci può stare.
Altri viaggi/spostamenti: non pervenuti.
Giochi/lotterie/grattaevinci: non pervenuti.
Spesa alimentare: con i g.a.s. e gli sconti a rotazione nei quattro iper della zona, penso di essere oculata. Non parliamo poi di quello che faccio in casa, invece che comperarlo pronto.
Altre spese: mi dovrò pur mettere un idratante in faccia, dovrò pur farmi la doccia, lavare i piatti e il pavimento, farmi un bidet, disinfettare i sanitari, deodorarmi le ascelle, lucidarmi gli stivali, far fare la barba al Consorte... suvvia, tutti sappiamo quanto queste cose incidono sulla spesa.
Pause caffè/colazioni al bar: non ho questo vizio, manco se offre il capo.
Spese mediche: cazzodevofarelapuliziadeidenti! La dentista mi crederà morta, sono 3 anni che non mi vede. Rimando perchè so che quando andrò ci lascerò i miei ultimi spiccioli.
Visite ginecologiche/senologiche/optometriche/dermatologiche + analisi: una l'anno. Consorte idem.
Pago le bollette, il condominio, le multe quando Consorte svariona, la tarsu.
Pago, pago, pago.
Ah beh, poi le multe: alzeranno le tariffe per adeguarle con "il costo della vita". Basta che non sia la vita della signora sopracitata. O che, in extrema ratio, adeguino anche gli stipendi di noi poracci™.


Qualcuno mi sa dire cosa dovrei tagliare?
Mi sa che chiedo al Consorte se si lascia crescere la barba, così non devo più comperare le lamette.
E via di candele, ché l'ENEL non intende fare sconti.

Buon 2013.
Visto che vedrò fin troppi rossi il prossimo anno, le mutande le metto azzurre. Tié.

giovedì 27 dicembre 2012

Boccioli (SOUNDTRACK OF MY LIFE #6)


1996.

Un'estate intera, un autunno, un inverno.
Libri, sigarette, amorazzi e noi quattro scalmanate in giro come mine vaganti a canticchiarcela, a strimpellarla, a mangiare gelati e vita a grossi morsi per non lasciarne colare via il sapore disciolto nel tempo, ché sì, non ci mancava allora. Non avevamo il fiato sul collo, avevamo fiato e basta. Anche mentre ce la fumavamo in circolo avevamo abbastanza fiato da ridere a crepapelle e litigare e stingerci un po' di più coi segni delle dita e dei denti addosso, appartenendoci.
Mi mancano quelle quattro: la signorina per bene, la pazza maschiaccia, la depressa nella nube, e la romantica dark... che ero io. Se guardo quelle foto, metto a fuoco solo gli occhi: quei focherelli non sono cambiati.

lunedì 24 dicembre 2012

i miei auguri

(sguazzo nella banalità, lo so)


Ragazze e ragazzi, superMamme e adorabili Papà, fescioniste e bastardedentro,
urbi et orbi vi giungano i miei auguri da ragioniere del terzo piano.

E ci sentiamo tra una manciata di giorni. Vado, NONammazzo* il parentame e torno.

*leggetelo come il buon proposito natalizio, và.

giovedì 20 dicembre 2012

Primo, prima (SOUNDTRACK OF MY LIFE #5)



Il primo bacio: non si scorda mai. Era il '92.

E adesso, chissà dove sono quelle due pozze blu che annegavano nelle mie, quasi identiche.

Chissà dov'è quel sapore di strada spianata davanti a noi, in quali cespugli laterali s'è impigliato, su quali altre labbra - più giovani, meno deluse - prende ora un sole nuovo.
Chissà dov'è finito quel juke-box, quell'altalena, quel muro d'edera.
E chissà se tua sorella s'è mai sentita un'emerita stronza ad avermi telefonato al tuo posto, per coprire la tua mancanza di palle, quando hai deciso che volevi lasciarmi. Ma me ne sono fatta una ragione dopo tutta questa vita in mezzo... sai com'è!

lunedì 3 dicembre 2012

Tenerissimo


e anche infido?!

Povera Kate Middleton, Wikipedia (sempresialodato) mi va a scrivere:

Catherine, Duchess of Cambridge (Catherine Elizabeth "Kate"; née Middleton; born 9 January 1982), is the wife of Prince William, Duke of Cambridge, and
... bla bla bla... 
Catherine grew up in Chapel Row, a village near Newbury,
... bla bla bla... 
On 3 December 2012 it was announced by St James' Palace that Kate is pregnant and expecting her first child. Prince William is almost certainly the father.
Lo humour nero molto british è sempre un must, direi.
Però, boh... povera Kate. 

giovedì 22 novembre 2012

e pioveva dentro (SOUNDTRACK OF MY LIFE #1)

Ho deciso di aderire a questa iniziativa.
Perchè sono una spammona, e perchè a pelle me la sento addosso.




Estate... no: estati.

1997. Un qualcosa che puzzava di amore, mai corrisposto, sbrindellato e consumato come un kleenex, che mi moriva tra le mani senza alcuna spiegazione.

2000. Nostalgia di persone, di luoghi, di odori al di là del mare. Nostalgia di cos'ero fin tanto che avevo chiamato quella "casa".

2007. Gelosia. Un'altra, quella ufficiale, a crogiolarsi intere giornate sotto il sole. Un'altra a condividere il letto. Io a maledire un cielo arido che non sapeva rispondermi.

lunedì 19 novembre 2012

Risalgono le bolle

Preventivi.
E dal pc, quello del Consorte, viene sputata via un'intro strana.
Faccio finta di non accorgermene, concentrati cazzo concentrati. Quattro nominativi, telefonare per il formato, lato utente, il pianoforte rintocca, dio mio, adesso no, quei ricordi ammuffiti di nuovo a galla no, stavano così bene laggiù. 
Beh, ora tiro via, numero le seznoni, cazzo, le  S E Z I O N I , le mie parole, quelle erano le mie parole, il nostro ultimo abbraccio come se lo sapessero, e metto del blu, pioveva da fare schifo, tutto grigio dentro quella Punto, due righini facili facili e risolvo la questione delle illustrazioni, ma se la sta anche canticchiando, ma come? come fa a canticchiarla? non lo sa quanto ho pianto, quanto stomaco c'ho sbriciolato e schiantato sopra queste parole, no che non lo sa, è normale: sono la sua solita moglie isterica, anche quello rientrava nella norma, "abbassa che poi il vicino ci bussa, lo sai che dorme qui a fianco" e che palle, ho rotto la punta della biro!, andava cancellato, veloce, velocissimo, era tutto sbagliato anche se dovevamo per forza quadrarlo quel maledetto cerchio, a suon di craniate e ossa rotte ma non si è mai lasciato plasmare, mai, appallottolo il foglio grondante, dov'è già che ho il notes? girati e chinati... il cassetto, quello in basso, tanto il notes non c'è e lo so già. E adesso chinati e morditi un labbro, fatti male male male scava quella fossa e buttaci dentro tutto, definitivamente, resisti al bisogno di crogiolarti nei ricordi brutti, smettila tanto sapevi dall'inizio che era sbagliato, che non sarebbe sopravvissuto, che un giorno lui avrebbe cercato qualcos'altro, rovista e intanto chiudi gli occhi, non lasciarli bruciare, niente aloni sugli occhiali, attenta che sei ancora truccata fingi che non sia successo nulla, mai, negli ultimi sette anni a sballottarti fuori e dentro le tue scelte del menga, piazzato a gambe divaricate come una lavandaia che inzuppa e strofina la tua testa nell'acido, un inferno un inferno e voglia di urlare, chissà se il suo inferno brucia ancora, se l'ha coltivato, se è riuscito a riprendere possesso di quei colori che gli ho requisito, chissà No, ma anche no... eh? che ho detto? boh... canticchiavo! Senti... mi metti la Pausini per favore?

giovedì 15 novembre 2012

Voglio postare come Chiara Ferragni


(non me ne vogliano le sue fans...)

Accendo Instagram (sì, anche le poracce™ come me riescono a tenere su un telefonino decentemente connesso, ma solo in wireless per carità, e ad affacciarsi sul mondo delle foto-facili).
Eccola.
Bionda, sorrisoni, zigomi alti,
denti perfetti e gambe lunghelunghe,
tutta firmata e sbrilluccicante.
Ogni tanto c'è anche quella bestiola che la accompagna sempre (il fidanzato). O l'altra bestiola cicciottina, quella a 4 zampe. Ma io non son buona coi cani, non so dire la razza.


Mi diverte spiare la sua vita piena zeppa di sfilate, presentazioni, lustrini. Mi fa sentire meglio la differenza tra la merda e la cioccolata, soprattutto di questi tempi in cui se la cioccolata costa meno è perchè c'è un po' di merda dentro. Ma mi chiedo. Come se lei non avesse mai, che ne so, un dolore di pancia dato dal ciclo (ma ce l'avrà il ciclo una così bionica?) o un jetlag, come se lei e il fidanzato non litigassero mai, come se non le girassero mai le palle di avere la paresi dal troppo sorridere. Come se. Mamma mia quanta roba finta. Finta e pagata per esserlo, forse no, non voglio chiedermelo con curiosità morbosa.

E su tutto aleggia lo spirito delle grandi firme. Pure la sua lo è: s'è fatta una collezione a sua immagine e somiglianza, scopiazzando qua e là (ma chi non lo fa, alla fine?). Wow, la grande icona della moda è passata dal semplice indossare al disegnare. Roba seria, mica il poliestere diffuso delle catene di abbigliamento per poracce™.

Ma solo io ci sento una nota di fastidio?
Vabbè, torno alle mie incazzature bollette cartellini da timbrare punti coop cyclette asse da stiro.

PS: e poi certa roba non me la metterei manco avessi il suo fisico. Cattivo gusto, forse solo sponsorizzazioni.

lunedì 29 ottobre 2012

Innamorata fradicia

Ti ho vista sudare lacrime da ogni poro, stretta abbracciata a te stessa come un mocio appena strizzato. Innamorata fradicia nonostante tutto. E c'entra lui, il tuo amico di una vita, il mio amico, il confessore, quello che mi getta sempre il salvagente mentre galleggio a malapena nei miei macelli. L'angelo di un sacco di persone. Quello che lo guardo e sorrido, e mi sale la voglia di cantare, e penso che se avessi la possibilità di volere un figlio vorrei che fosse lui. Che se avessi una figlia femmina gliela regalerei. Che non riesco a non adorare. Sensibile, puro, un dono del cielo per chi riesce a far incrociare la vita con la sua. E tu lo sai quanto me quanto vale, lo abbiamo scoperto assieme quel tesoro benedetto. Solo che tu te ne sei innamorata, e hai faticato, smontando i mattoni di una vita che sfracellava; ti sei fatta bella dentro nell'attesa, ti sei resa pronta a ricominciare, meritevole di lui: sei diventata la donna che hai sempre voluto essere. E poi gliel'hai presentata come se lui non la conoscesse già, sotto quel mucchio di cenci con cui una volta coprivi le tue ali.

Ma ieri il mocio con gli occhi da panda mi ha girato lo specchio di quegli occhi verdi in cui ci siamo riflesse così spesso. Non ti vuole, non ti vorrà mai. Ti ama di quell'amore di testa, di ossa, di cuore che sembra che gli venga così spontaneo, e sembra anche di leggere tra le righe che non ce ne potrà essere uno più intenso, ma c'è eccome e tu lo vuoi, quell'amore della carne, lo vuoi chiudere quel cerchio e poi scopri che è un quadrato e corri via e maledici tutto il cielo in una volta sola, perchè lui è gay. E nessuno lo ha mai saputo, ma a te la deve, questa sferzata di verità, ti deve quel suo cuore adesso aperto e gonfio che ti pesa addosso al diaframma, ti toglie il fiato ma non si lascia afferrare. 

E cosa devo dirti io? Che lui non ti vuole ma non per questo non ti vuole bene, non ti stima? Non attacca, è un contentino. Che se davvero lo ami devi riuscire a volere il suo bene, anche se il suo bene non sei tu. Ma non ti basta, non ti basta essere importante, tu vuoi una vita a due con lui, non riesci a capacitarti che un giorno sarai gelosa di un uomo che farà con lui tutti i percorsi che volevi fare tu. E piango anche io sale liquido, per le tue lacrime e per le sue, infinite volte che ha pianto con me e non sapevo perchè. E perchè nel mio cervellino di pollo ho sempre desiderato una Donna con la D maiuscola accanto ad un uomo così stupendo, senza sapere che stavo volendo la cosa sbagliata, che l'ho sempre visto nei panni sbagliati, che non l'ho mai capito per bene e chissà quante volte l'ho ferito. E chissà quante volte l'ha ferito la vita stessa con i suoi schemi asfittici.
Cosa ti devo dire, che in fondo non ti sta facendo del male apposta? Che te ne avrebbe fatto di meno se avesse potuto prevedere quanto diverso era il tuo bene dal suo? Tanto poi non riesci ad odiarlo e non riesci a cambiarlo e neppure puoi, dannazione a noi e a tutte queste frittelle mentali da etero che non ammettono eccezioni personali. Che devi stargli lontano? Ma come puoi? E non ti ha deluso, no, non puoi dirlo: non l'ha voluto lui, non l'ha scelto; il suo cuore non se n'è mai andato da qualcosa, ma ha seguito la sua strada e basta *. E tu ti senti alla deriva perchè hai vinto la competizione con tutte le altre femmine ma sei comunque fuori dai giochi. Non ti basta essere quella che sei per lui, finchè non sei il suo tutto.
Io lo so quant'è difficile sentirsi rifiutate, non all'altezza, o forse così troppo all'altezza da aver passato il range di scelta, come quando al gioco dell'oca ti mancano tre caselle e fai quattro ai dadi. Troppo o troppo poco, non sei tu che gli circoli nelle vene, punto. Ma deve essere terribile essere sbagliate in partenza. Deve suonare come una menomazione, e non ti so dare spalle abbastanza grosse o parole azzeccate, sono solo buona a dire 'non lo so' e rimbalzare su questo mio materasso di ignoranza. Ché nel mondo dei maggiorenni&vaccinati a me non frega niente di chi si diverte con chi, di come vengono usati i corpi altrui e nemmeno i cuori, i cuori non sono etero e gay, fanculo. Adotto i cuori io, ci faccio l'amore in mille modi con le teste degli altri, quello che c'è dentro le mutande non è affare mio. E se qualcuno mi si piazza dentro non sto a censirlo nelle mutande, ma spero solo che trovi la felicità che merita, che sia almeno quanto ne dà a me la sua presenza. E anche tu sei così.

Però non sono io quella innamorata fradicia sotto una pioggia di impossibilità. E stai diventando piccola piccola, quasi invisibile, assorbita dal rumore che ti porta via a fare finta che non sia successo nulla.

ti ricordi? è come quando mi prendevi in giro perchè seguivo fedelmente la Juve in B nonostante tutto il merdone in cui stava sguazzando. Ma la Juve è la Juve, ci sono nata così. (ehi, lo so che non è la stessa cosa e che vuoi ammazzarmi, lo so che tra amore e tifo c'è una dozzina di galassie. Non sono così cretina da dire seriamente, volevo solo cambiare registro e l'ho fatto male, malissimo)

sabato 15 settembre 2012

In bilico

Scrivo per te, nipotina mia adorata, e un po' anche per me.

Perché stasera, mentre ti chiamavo dall'altro capo del telefono, cercavo un saluto veloce in mezzo a quel caos in technicolor che è la vita di una bimba di 3 anni, ti ho sentito allontanarti dalla mia voce e urlettare con tutta la tua vivacità "quetta è la mia mamma!". E immaginavo gli occhioni nocciola farsi grandi grandi, e quelli della tua mamma inzupparsi di amore.
Perché io non sono la mamma di nessuno. Non posso, ora. E, a detta dei medici, non potrò mai, con ogni probabilità che si rispetti, eccettuando miracoli, botte di culo, interventi divini, o come vorrai definirli quando, tra qualche anno, avrai chiaro il concetto di "mai".
E perché io non ho nessuno da chiamare "mamma". E sono una zattera sballottata in un universo di madri e figli e nonne e biberon e tette gonfie e primi-giorni-di-scuola e dove-è-caduto-il-ciuccio e bavette e pediatri e favole della buonanotte. Io sono la vice di una vice di una vice di tua madre, non sono tua madre, anche se ti ho affidato alla mia con il pensiero mentre nascevi, guardando oltre le nuvole di una notte autunnale di tre anni fa, perché eri, e sei ancora, lo stupore e l'orgoglio più feroci di questa mia vita finora, e sapere che ti avrei preso in braccio di lì a poco non mi bastava, volevo che fossi perfetta, volevo che tutto andasse bene, volevo per te tutto ciò che c'è di buono al mondo. E solo una mamma, credo, riesce a capirlo. E solo mia mamma, anche se nel suo altrove, poteva sintonizzarsi con quel mio bisogno ancestrale, quella notte, e benedirti una volta e per sempre.
E ti farai grasse risate, scricciolo, se un giorno avrò la faccia di consegnarti queste parole. La zia è buffa, dirai, se non peggio. Ma lo senti, non te lo negherò mai, questo amore viscerale.
Ma è anche rabbia. Mi fai rabbia. Sei capitata dove non eri attesa, dove eri un problema, una tragedia, la causa di uno sfacelo. Rimbalzata qua e là da amiche, amici, nonne, non riconosciuta da tuo padre, segno di un'onta. Segno di quanto gli adulti sono sciocchi, per non dire deficienti, per non dire incompetenti, ma anche coraggiosi e fortunati, perché non c'è nessuna onta nel tuo faccino, perché porti il sorriso e qualsiasi macello gli adulti possano aver combinato ora ci sei. Punto. E sei l'angelo di molte vite. Ma nel frattempo io ho cambiato due case, quattro lavori, cinque taglie, tre tagli di capelli e la cameretta è sempre restata vuota, buona solo per stirare, e fumo ancora di nascosto dal mondo, e accumulo nella soffitta i tuoi giochi, i tuoi vestitini, la tua culla e gli faccio prendere polvere, muffa, vecchiaia.
Nel mio utero c'è vecchiaia, c'è un marito che ha preso sottogamba la sua salute e ha ignorato un campanello d'allarme dietro l'altro, finché s'è ritrovato con una sentenza terribile da digerire e da fare digerire a me. Così che succede? Che continuiamo a coccolarti, a guardarti con un groppo al cuore e a sperare, con tutto l'egoismo di genitori mancati, che tu cresca considerandoci due genitori aggiuntivi. Lui rimarrà presumibilmente sempre il tuo eroe, io il tuo materasso umano preferito. Ma io sono tua zia. Una delle tue zie. Una vocina che dirà "quetta è la mia mamma" non ci sarà.
E' la parola più sacra che conosco, ed è una beffa che io non possa più dirla, né sentirla riferita a me. Nessuno mi chiama così, nemmeno per scherzo; io sono "la zia" di tutti. Il che equivale ad essere la vice di qualcosa, se tutto va bene. Peccato che io voglia qualcosa di mio, voglio una piantina da seminare e innaffiare in questo orizzonte secco e sterile. Voglio una speranza e tu, per quanto io ti ami, non mi basti: non sei mia, non hai nel sangue mio padre e mia madre, non porti nel mondo la mia ombra. Perdonami, scricciolo, se non mi basta pensare a te, né a nessun altro bambino sulla faccia della terra, perché nessuno continuerà a dipanare la mia matassa dopo di me, nessuno pronuncerà per me quella parola sacra.

E maledico quelle voci suadenti che mi chiedono in continuazione, che aspettano, che si meravigliano che; odio dover spiegare con te per mano, alle commesse del centro commerciale, che "grazie, ma non è mia figlia"; strapperei la giugulare a chi "ma sì, tanto co' sta crisi, non hai un lavoro, hai un marito malato, sarebbe da irresponsabili mettere al mondo 'na criatura, no?". NO. Perché a forza di pensare ai se e ai ma, alle controindicazioni, un bimbo su due non dovrebbe nascere, tu inclusa (anzi, soprattutto tu). Perché un figlio non si crea con la perfezione, con un planner, non è una strategia di marketing. E perché mi maledico per aver sempre rimandato quando invece le condizioni quasi ottimali c'erano e non sapevo riconoscerle, troppo frivola, troppo poco sedimentata nei miei panni, troppo distratta e così assolutamente all'oscuro di questo giorno che mi stava solo aspettando dietro l'angolo, e che ha preso a craniate una diga di pensieracci e autorecriminazioni e rimorsi e gastriti e me le ha fatte piombare addosso senza preavviso.

Ed ora mi sento orfana di una testolina, di un odore di bagnetto, di compiti delle vacanze, di aerosol e di pannolini, io che credevo di essere rimasta immobilizzata dalla mancanza di un odore di ragù, di una voce austera, di un abbraccio orgoglioso, di una vecchiaia che non è mai arrivata. La vita toglie via rifilando anche il fianco sbagliato, quello che dovrebbe essere lasciato libero di tracimare. La vita toglie in ogni direzione, con me. Quando non ci sarò più io, la vita mi avrà definitivamente raso al suolo senza soluzione di continuità.
Ed io che ho sempre desiderato essere, almeno nel mio piccolo, con la punta dei piedi nel futuro.

sabato 3 marzo 2012

TrackBLACKlist

Consorte con un'impossibile richiesta di concentrazione, stasera. Mettiamo le cuffie e intraprendiamo un altro viaggetto nei codici PHP, và.

E poi zac!. Quella canzone. Quella della settimana in cui, io a casa con Consorte abbrutito e tu controvoglia in vacanza con la lei ufficiale, ci siamo divorati il fegato e gli organi collegati. Sms, sms, sms. Furtivi, come sempre e forse anche di più, ché c'era lei nei paraggi. Lei che voleva fare l'amore e tu che no - o così mi ha raccontato... ma non so se vale la pena di credere ancora a quel bel gesto cavalleresco, ora che ti conosco, ora che i tuoi punti deboli sono stati cerchiati in rosso e mi hanno fatto smettere di crederti.

E questa bastarda d'una tracklist sputa via una dopo l'altra tracce banali, agées, difficilmente ripercorribili in sequenza d'un filo logico qualsiasi.

Ma il nostro non era un filo logico, era una matassa sfilacciata dalle unghie di un gattaccio pulcioso, era un groviglio pieno di nodi serrati come i muri che si paravano davanti a ogni nostro sogno per il futuro.

Ecco le unghiate, ecco i nodi. Quella canzone anni '70 che cantavamo nei camerini di quel negozio in centro, mentre io provavo vestitini primaverili e tu provavi a infilarti dentro e sfilarmeli. Quella roba pesantissima, metallo, pioggia e schiaffi e odore di benzina su noi a piangere perchè le carte si scoprono e ci dicono che, una volta tirate le somme e ammessi gli errori e chiesto perdono, no... non c'è niente altro di buono da cui ripartire assieme, meglio darsi le spalle e ritornare ognuno alla propria sgangherata vita - e la canzone che ci chiede di resistere ancora, oltre l'amore che finisce, che è già finito e solo ora lo vediamo chiaro, oltre il rancore, oltre le mani che sentono freddo e che... no, che freddo sia. Quanto ne ho sentito addosso, di freddo, con le tue mani sporche di tradimento su di me a strapparmi promesse mentre già sapevo di non poter arrivare neppure a metà di quel futuro ipotetico. Ancora un'altra, la "nostra", l'avevo adottata con piacere: scanzonata, dolce, un po' ribelle d'adolescenza mai finita. Però si cresce e lo zucchero filato s'impasta in bocca, arrivano le bollette, arrivano le reticenze e io non so più chi sei.

Un'altra, no, questa non l'ho adottata affatto, a sbarrarmi il passo mentre mi allontanavo da te. Una musica pessima, una voce sgraziata, un testo che di poesia non ha nulla. Eravamo noi, quella canzone. Una cosa che pretende d'essere arte, d'essere bella, ed invece è una fregatura pazzesca, un prodotto per alternativi pseudo-freak o pseudo-qualcos'altro che vogliono fare i fighetti con certa roba. Come noi, no?, che ci siamo finti per anni coraggiosi, temerari, sicuri, lanciatissimi e sincerissimi, ed eravamo feccia, la peggiore feccia. E ci siamo fatti del male... ed entra un'altra canzone nelle orecchie, falla finita con questo strazio, io ci ho creduto ma tu no... ero io a scrivere quelle parole, a cantarle? E' un'esecuzione.

Sento le labbra muoversi mentre rincorro pensieri e immagini dietro le palpebre. Immagini di carne calda, di lacrime, di sorrisi teneri strappati da una vita orfana, di sussurri e di grida brutali, di gelosia accecante, di consolazione salvifica. E canto sottovoce, e dietro l'altra scrivania un ignaro consorte non si accorge di nulla. Ho vissuto quattro anni senza che si accorgesse di quell'amore, così diverso, così dilaniante e nutriente per me, tutt'altro che sottovoce. Perchè? Non può non conoscermi fino a questo punto. Forse non voleva vedere, forse non è mai stato abbastanza curioso di me, forse non ne aveva la forza. Forse temeva quel che avrebbe scoperto. Quel che ora non può scoprire più perchè tutto quel che rimane è un ricordo sfilacciato e annodato come questo filo che lega le canzoni e non è nemmeno un filo, non è una sequenza, non è niente. Ho vissuto per quattro anni di niente.

Forse dovrei spegnere il computer. A che pro, tuttavia? I ricordi non si cancellano. Il dolore, la disillusione, i conti in sospeso neppure. E' il caso di tirare comunque una riga e farli quadrare, comunque e a qualunque costo, prima che torni questo coccolone musicale. E' come se, voltando l'angolo d'una via in un giorno e in un'ora qualsiasi, uscita dal parrucchiere o in ciabatte verso la campana del vetro, l'avessi visto pararsi davanti a me, lui, così ingombrante, così goffo, assieme a tutto il carico dei ricordi e del cattivo che mi ha lasciato ardere attorno ai piedi. La reazione è sempre la stessa: "oh-oh" (oppure "oh, cazzo!" per i più scafati). Non si scappa...