Un po' (molto po') di me

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Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

lunedì 23 febbraio 2009

Esorcismi

Qualcuno deve avermela augurata pesantissima, oppure è solo la pena del contrappasso per quel che sto non-facendo, pensando, dicendo.

Fatto sta che mi sono beccata una bella influenza di quelle che ti sconquassano il sistema gastrointestinale e ti fanno diventare un'intima conoscente di wc e bacinelle. Oppure sto semplicemente somatizzando questo stato di ansia.

Ansia, sì. Di capire cosa vorrà farne Lui di me, capire quale posto mi spetta nella sua vita, sempre se vorrò accettarlo.

E paura, paura che mi abbia già cancellato dal suo cuore, anzi paura di non esserci mai entrata a fondo. Paura di scoprire che mi ha sempre mentito come sta facendo ora... no, non mi ha del tutto mentito, ha solo omesso dei particolari che ovviamente pesano sul futuro di quel "noi" che potrebbe tornare ad avere dignità di essere detto. Uno di questi particolari è che ha preferito non chiarire con me i dubbi che aveva, archiviarmi e trombarsi direttamente un'altra, con cui a quel che so sta anche assieme. I piccioncini...

E allora scatta quella sensazione di schifo addosso, quella morsa allo stomaco ogni volta penso a come i loro corpi si sono incastrati, alle parole che sono uscite dalla sua bocca così simili a quelle che ci inventavamo ogni volta, a come il suo corpo si sia venduto alla prima cagnetta in calore senza ricordarsi che io su quel corpo c'ho messo la firma. Ora che ho bisogno di un suo abbraccio, ora che vorrei la conferma che è mio, sento già che mi darebbe il vomito il tocco di un suo mignolo.

Penso che Lui sia un lurido bastardo che gioca coi miei sentimenti perchè nella vita non ha fatto altro che giocare e non sa fare altro. Penso che tutto quello che ci siamo dati e promessi finora non vale nulla per Lui, che sono stata un piacevole passatempo, una maestra, un supporto e quando ha trovato di meglio, oplà mi ha fatto scendere dalla corsa. Penso che Lui sia terrorizzato al pensiero di confessare tutto e preferisce tenere il piede in due scarpe piuttosto che affrontare la mia intransigenza, il mio disgusto, l'orgoglio che mi imporrebbe di grattugiarlo via dalla mia vita. Penso che io l'abbia ferito, sì, e anche tanto ed intenzionalmente, ma che avrebbe dovuto chiudere con me prima di trovarne un'altra. Penso che non so se vorrei sentire dalle sue labbra il racconto di questa sua nuova storia, perchè rischierei di ridurlo a brandelli, oppure fare finta di non sapere e lasciare che ci creda, proseguendo con questa recita di dolcezza quando invece vorrei spillargli dalla carotide fino all'ultima stilla di sangue.

Fa male, fa così male che i vestiti paiono spilli addosso, ed ogni minimo pensiero di Lui mi sbatte davanti agli occhi quell'immagine di loro due avvinghiati e di me che in quel momento non passavo (giustamente) nella sua testa.

E poi dice che mi sente ancora sua, che vuole recuperare, che mai mi farà del male. Già, bella farsa. Regge solo perchè non sa che io so. E sentirlo mentirmi così palesemente mi fa doppiamente male, arriva alle ossa, riesce a far desiderare al cuore di implodere.

C'è un periodo per trattenere e un periodo per lasciar andare... c'è un modo giusto di amare ed uno sbagliato, e credo che io e Lui non abbiamo lo stesso metodo. O forse no, abbiamo proprio lo stesso: quello fatto di sotterfugi, di bugie, di recriminazioni, prevaricando e rigirando l'altro con promesse di eternità mentre non si sa se si arriva a dopodomani. Eppure io non gli ho mai dato scadenza a quest'amore, non gli ho mai assicurato una data in cui spiegare le ali e volare, sono stata chiara nel dire che le mie erano intenzioni ma che per attuarle sarebbe servita una guerra dei cent'anni. Sono stata io a dirgli che poteva farsi la sua vita quando l'ho visto vacillare al vento dei suoi pochi anni, sono stata sempre io ad avvertirlo che non riesco ad offrirgli nessuna garanzia ma che, per il resto, gli avrei dato qualunque cosa al mondo ed avrei fatto in modo che nessuno potesse mai fargli del male, anche a costo di sparire se mai mi fossi accorta che gliene stavo facendo io stessa. E Lui è voluto rimanere, Lui ha scelto me, Lui ha accettato di restare sulla barca senza sapere se affonderà o attraccherà al sicuro. Ora penso solo che non aveva di meglio da fare.

Già, ricordiamoci sempre che me lo merito. Magari gli sto rovinando la storiella della sua vita rimettendomi in gioco come terzo incomodo.

Parlo di sincerità, di orgoglio, di correttezza? Ma su, dopotutto sono io la prima che ha sempre giocato sporco con Lui senza farsi troppi problemi. Ora pago. E il cuore è ad un passo dal saltare in aria.

sabato 21 febbraio 2009

Splat!


Mi sento proprio una merda.
Ma d'altronde, chi ci credeva alla storia della mia maturazione?



E come tutte le merde, sono stata calpestata. Ridotta a mezzo cm di spessore.
Probabilmente lo sarò anche fisicamente tra un po' visto che non riesco più a mangiare e dormire.


Ma tanto, si sa, chi di calpestamento ferisce di calpestamento perisce.


Maledetto Lui e quando è entrato nella mia vita.
E maledetta me che non so cacciarlo, debellare questa piaga, tappare i buchi da cui mi spiffera dentro.


Per oggi è tutto, la merdina vi saluta e torna a fumare - che poi è l'unica cosa che mi consola ora.

sabato 14 febbraio 2009

Il mio 14 Febbraio è sempre stato una cagata pazzesca


Odio San Valentino.
E' uno di quei rapporti, il mio con questa festa, nati all'alba della vita, che sono stati tollerati e, perché no?, hanno suscitato anche un minimo di simpatia finchè le aspettative corali non hanno puntato gli occhi su di me.


Da piccina mi divertivo un mondo (la piccola creativa che c'è in me gongola assai) a confezionare per mamma e papà casalinghissimi bigliettini d'amore illustrati con copie e collage di libri di fiabe, tenuti in gran segreto fino a che glieli consegnavo, li facevo scrivere ("Eddai babbo!! una frase più romantRica!") e, goffa Cupidina, li recapitavo svolazzando dal divano alla cucina e viceversa. Era divertente, lo ammetto, farsi i cavoli loro. Tanto io ero innamorata del mio KarateKid e sul grande schermo potevo fingere tutte le romaticherie preadolescenziali che volevo e anche baciare a stampo il suo poster.


Però in seconda media, quel tipetto di terza che somigliava a KarateKid - dietro cui morivo spudoratamente credendo non se ne fosse accorto nessuno, quando lo sapevano anche le tubature del gas - mi aveva fatto lo sgambetto all'entrata del bagno, proprio a San Valentino. Sgrunt.

In prima liceo ho passato il 14 Febbraio al telefono di casa infuocandomi l'orecchia e cercando di contattare Valentino, un mio ex (ma che aveva dimenticato di omettere quest'ultimo particolare) con cui quel giorno avrei festeggiato il suo onomastico, la festa del puccipucci e perfino 6mesi6. Appunto, "avrei", perchè da ben due mesi si stava dando alla macchia, il bel Vale, e ovviamente quel giorno lì aveva continuato a farsi negare al telefono.

In seconda liceo, archiviato Vale, c'era il bel fusto di V. Aveva la patente, i Levi's, il rispetto di tutte le matricoline e le orecchie a sventola. Peccato che io guardassi le sue natiche, nel frattempo - benedetti Levi's. Lui ovviamente non mi cagava di striscio e così quel giorno decorai i vetri lerci del suo pandino giallosenape con dei cuoricini. La zitella della sua classe si affacciò dalla finestra della classe che guardacaso dava sul cortile. Il 15 il bel fusto si presentò davanti alla mia classe porgendo una pelle di daino, dichiarando offesissimo "almeno finisci il lavoro". Vergogna e raccapriccio.

Passata la maggiore età mi innamorai dell'istruttore di scuola guida: un classico. Gli feci recapitare anche una rosa con un biglietto anonimo che, però, avevo formulato con l'aiuto dell'altro istruttore, mio complice ma dalla bocca eccessivamente larga. Seguì figur'emmerda davanti a tutta la classe (ringraziarmi pubblicamente fu furbo quasi come il mio complice) e una dichiarazione a parte: "ora mi interessa un'altra ma se va male con lei ti terrò in considerazione". Sto carciofo con la testa da babbuino. Un'alzata di spalle e passai avanti.

Matricola universitaria. Reduce da una storia estiva che voleva continuare nonostante milleepassa km, difficilotta insomma e quindi accantonata. Giochi di sguardi tra i banchi, in fila per arrivare alla macchinetta del caffè, in aula studio. Due occhi di brace, una faccia da culo (in senso positivo) e io partita in quarta senza neppure sapere come si chiama. Abbordato, superato l'ostacolo iniziale, prendo a uscirci inserendolo nel mio gruppetto di amici. Poi nel gruppetto entra una mia doppiogiochissima compagna di liceo, la classica acqua cheta, che proprio il 14 Febbraio mi annuncia che lei e il tipo non escono più con noi perchè preferiscono frequentarsi da soli.

Giocoforza fu che il II anno di uni passai San Valentino con sole amiche femmine, al solito tavolo del solito pub, ciucche marce di birra belga e di chissàcosa ci propinava il barista (per il quale, ça va sans dire, avevo una cotta persa in partenza).

Ah... da quell'anno aleggia su tutto lo spettro del mio non-ex che a San Valentino mi mandava un sms, sì: quello con cui rinnovava la voglia di vedermi nonostante fosse costretto alla serata puccipucci con la ragazza di turno.

Il IV anno di uni stavo con un ragazzo; storia a distanza ma nemmeno tanto, felice ma nemmeno tanto (colpa anche del non-ex), disturbata da diversità di vedute e da caratteri in perenne collisione. Forse si preannunciava un San Valentino in coppia, alleluja alleluja. Fu davvero da ricordare: esordì schifandosi dei miei 2 kg presi da Natale, al ristorante ordinò lui per me (rigorosamente in bianco e porzioni ridotte) e il regalo che gli avevo confezionato con le mie mani venne bollato come "inaudita mostruosità". Cazzo, ma almeno fingi che ti piaccia e chiudilo in un cassetto quando non vengo a trovarti. Idiota. Scaricato, dopo un paio di settimane: quand'è troppo è troppo.


Da allora sto con il mio attuale consorte. Primo 14 Febbraio: fedine. Secondo: cenetta cinese in casa e fiori. Terzo: boh... non so, ho rimosso, forse riuscirei a ricostruirle scovando nella scatola dei ricordi i bigliettini. Mille cose si sono sovrapposte: traslochi, matrimoni, lutti, lavoro.
L'anno scorso ho festeggiato doppio: pomeriggio puccipucci (ehi, ma io ODIO queste cose!!) in centro con il piccolo Lui, serata casalingo-culinaria con il consorte. Da notare che NON mi sentivo una merda, anzi: era una specie di equilibrio.
E stasera? Ripropongo la cenetta casalinga: lui cucina, io addobbo e predispongo. Magari ci scapperà qualche coccola sincera, non forzata dalla festa dalle luci dalle candele. O forse crolleremo sul divano con la testa a penzoloni come vecchietti in un ospizio. Ho il cuore sereno, però.

venerdì 6 febbraio 2009

Incazzata

Mi salta un weekend.

Un weekend dove avrei voluto portare a cena una cara amica, dove avrei conosciuto uno Styler di quelli con la S maiuscola, avrei fatto un giro all'outlet e tante altre cose.


Invece una bella febbre da infezione e il blocco consequenziale della metà superiore sinistra del corpo mi costringe a stare a casa come un'appestata, probabilmente prendendo possesso del divano e infilando dvd a manetta come una depressa cronica.
E nemmeno la consolazione di tracannare birra&ruttolibero durante la visione, no. Proibiti alcool, caffè, sigarette, dolci.
E che cavolo campo a fare? Metà dei miei piaceri mi viene proibita da fuori e l'altra metà è giocoforza inarrivabile ed inattuabile.


Mi viene voglia di stordirmi e svegliarmi lunedì, ma poi il lunedì, si sa, è un trauma assicurato visto che dovrò sollecitare con una buona fuoriuscita di bile diversi pagamenti sospesi di clienti alquanto "stronzi" (eufemismo). Piove, magari lunedì pioverà ancora. Che pessimismo.