Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

martedì 29 dicembre 2009

Toc toc


Ehi, non sono sparita.
Anzi sono sopravvisuta a questa prima metà di feste.


Ci sentiamo presto per gli aggiornamenti, ma nel frattempo vi ringrazio tutte per gli auguri e i bei pensieri che mi avete scritto/detto/pensato!

A presto, giurin giurello!

venerdì 4 dicembre 2009

Sintetica-mente

Sono stata nominata! Grazie Ale, ormai s'è capito che questi giochini-catene mi intrigano... e non so fare a meno di rispondere!

Funziona così: per ogni domanda si prevede UNA SOLA parola in risposta. Azz, è difficile... però ci provo! E poi devo nominare altre 10 compagne di merende... questo è già più facile!


1. Dov'è il tuo telefonino? tasche
2. I tuoi capelli? arruffati
3. Tua madre? altrove
4. Tuo padre? complice
5. Il tuo piatto preferito? parmigiana
6. Il tuo sogno la scorsa notte? sensuale
7. La tua bevanda preferita? sprite
8. Il tuo sogno? libertà
9. In che stanza sei? camera
10. Il tuo hobby? cucinare
11. La tua paura? solitudine
12. (manca) 
13. Dov'eri la scorsa notte? divano
14. Qualcosa che non sei? organizzata
15. Muffins? calorici
16. Wishlist? informatica
17. Dove sei cresciuta? centro
18. Ultima cosa che hai fatto? download
19. Cosa indossi? intimo
20. La tua tv? enorme
21. I tuoi animali? marito
22. Amici? rari
23. La tua vita? cardiaca
24. Il tuo umore? incostante
25. Ti manca qualcuno? mamma
26. Auto? contraria!
27. Qualcosa che non porti? UGG
28. Il tuo negozio preferito? libreria
29. Il tuo colore preferito? viola
30. Quando hai riso l'ultima volta? ieri
31. L'ultima volta che hai pianto? mercoledì
32. La tua migliore amica? lontanissima
33. Un posto dove andresti ancora? London
34. Facebook? -dipendente
35. Posto preferito per mangiare? indiano


E adesso sotto con le nominescions:
  • Iome
  • Lovehater
  • Eos
  • Eagle
  • Pinguino
  • Shanoa
  • Finbar
  • Lylium
  • Evinrude
  • Lectra

giovedì 3 dicembre 2009

Ma quella voce...


Lo conosco da quando era bambino e io ragazzina, da quando era un barattolino macchiato dai brufoli, con quei due opali sempre neri che mi avevano incantato.
Ho avuto, da settembre, per tre mesi, il cuore anabolizzato e ficcato tra le tonsille. Respiro a ragnatela, unghie mangiate.


E ieri sera ho pianto fiumi di gioia e di elettricità improvvisamente liberata.

http://www.youtube.com/watch?v=5H6qal389dc&hl=it


So che non risponderà al telefono, oggi. Che non risponderà per molto, che cambierà numero, che gli si rivolterà il mondo e lui dentro. Gli direi mille parole, tanto uguali a quelle già sentite stanotte da chiunque altro, ché sono sicurissima non avrà dormito affatto e ora "madonna, che occhiaie che c'ho, me pare d'esse no zombie"
Ma che bene che gli voglio, a quello zombie. Quegli occhi mai cambiati, quella voce sempre più dolce.



Un cuore grande.

Che gli dei lo proteggano.

martedì 24 novembre 2009

Una voce che ci racconta


"Dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa."
Jack Folla

venerdì 20 novembre 2009

Più frivola o più sadica?


Posso permettermi, per una volta, di parlare di frivolezze?
Non vi ammorberò con il cambio delle tende, o con la nuova lingerie color pesca matura. No. PEGGIO.


Navigando ad minchiam, ho visto questo:


Ora... So che lo voglio. A tutti i costi. 
Ha lo stesso effetto calamita di una Birkin. Forse anche di più perché, Signore mie,


RIUSCITE AD IMMAGINARE
IL SADICO SOTTILE INTRIGANTE PIACERE
DI RIPORRE IL COLTELLO?


giovedì 19 novembre 2009

Think Yellow

Non metto il nastro giallo, però penso.

All'infanzia violata, mutilata, percossa, sottosopra che alcuni adulti riimpastano e non è più infanzia: è una tortura che si spera finisca presto, quando si saprà difendere, ma mai più recuperare.
Penso a quegli angeli senza ali che sono i bambini, a quanta verità e innocenza c'è nei loro sguardi limpidi, sguardi fieri che nessuno ha il diritto di sporcare.
Penso alle loro mani che quando stringono non hanno dubbi, ma si affidano, si lasciano sostenere e trascinare scevre di qualsiasi remora.

Penso troppo al modo più truce di far schizzare gli organi fuori dalla loro sede a chi questi angeli sporca e travia. Che sono stronza, lo so, ma non riesco a stare calma di fronte a questi ABOMINI che non hanno alcun diritto di chiamarsi uomini.

sabato 14 novembre 2009

Ciao ciao

E fu così che persi il lavoro.


Perchè uno, in quell'ufficio, non può nemmeno andare a pisciare. Non può avere un'emergenza. Non può avere la diarrea o il vomito o un colpo di tosse o la schiena bloccata o svenire in santa pace sulla tastiera. NO: deve solo occupare ogni secondo disponibile per fissare lo schermo e fatturare e fatturare e fatturare in culo alla correttezza. Premiano chi aumenta il fatturato, non chi cerca di non fottere platealmente il cliente.
Solo che io non son buona a fregare. Nemmeno a fregarmene. E quindi non rendevo, non dicevo abbastanza cazzate, non ero abbastanza spietata. Mah, sarà che conosco le implicazioni legali di quello che faccio... e sinceramente per questi pochi euro di elemosina non ci voglio finire dentro.



Quindi ciao ciao, io non piaccio a loro e loro non piacciono a me.
Ricomincio a cercare. Metto una croce su questo settore e via.

giovedì 12 novembre 2009

Dedicato a lei

Per chi si allontana

Per chi decide di stringere i denti e restare

Per chi in mezzora ha cambiato la sua vita senza possibilità di ritrattare
e smette di portare i tacchi alti, e smette di fare happy hour, ed inizia a cambiare pannolini

Per chi riesce ancora a piangere di gioia
dopo tre figli, tre lutti, due matrimoni e diciotto traslochi

Per me e i miei brividi di fronte agli occhi più limpidi mai visti

E per lei, che ancora non sa quanto amore le riserverà questa terribile avventura chiamata vita.




giovedì 5 novembre 2009

Five Thousand Of You

Non so come... ma mi sono appena accorta che ho superato le 5000 visite.

Com'è possibile?
Boh.

Vi abbraccio tutte e tutti... così mi tornerà la tendinite al polso, ovviamente!

lunedì 26 ottobre 2009

I hate Mondays (II)

E' solo Lunedì
e mi scoppiano le tempie come fosse fine settimana
non mi sono riposata un cavolo
dormo sempre meno e rendo sempre meno
e ho sempre più arretrati.
Cazzo che autunno.

sono stata nominata!

1. si ringrazia la persona che l'ha conferito
2. si copia il logo e lo si sistema da qualche parte
3. si linka la persona che ci ha premiato
4. si svelano 7 cose di noi che per i nostri lettori sono ancora ignote
5. si nominano 7 bloggers creativi
6. si linkano i fortunati vincitori
7. si avvisano i 7 premiati con un commento nei loro blogs


1. Grazie Finbar! 

2. 

3. tdlemonnovecento.style.it/


4. (1) conosco perfettamente parole e musica dell'inno nazionale inglese e so suonarlo con 4 strumenti diversi. E ovviamente mi commuovo quando lo sento.
(2) il ciuffo di capelli che parte dalla sommità del capo, nel punto più indietro della testa, non tiene alcuna piega riccia o liscia che sia. Si disfa in 3 minuti. In poche parole, ha vita propria..
(3) ho un vibratore verde acido nel comodino, sotto i calzettoni. Non lo uso, però: non sopporto il rumore.
(4) vado pazza per i capilettera miniati alla maniera medievale, specie se son caratteri antropomorfi o zoomorfi.
(5) il mio nome, così come citato all'anagrafe, è un errore di dettatura del nome che i miei volevano darmi.
(6) non ho mai imparato a calcolare i logaritmi. Il programma scolastico è arrivato a una nticchia, quando siamo stati gettati nell'ultima maturità a materie dove matematica non c'era - per fortuna.
(7) ho una collezione di santini da qualche parte nella mia vecchia cameretta. Diavola come sono, credo di tenerla ancora per 1) inerzia 2) spirito artistico fortemente kitsch 3) nostalgia del mio passato da catechismo-dipendente 4) perchè dicono che varrà una fortuna tra 50 anni.


(teribbile... escono cose di me che davvero, davvero vorrei portare nella tomba!!) 

5. La mia prima vittima (designata e rassegnata con ogni probabilità) è sempre lui, il mio socio di malaffare: http://leoresuccessive.style.it/

Viene poi una personcina... che è davvero un bijou: http://eos1979.style.it/ (sperando non sia stata già taggata altrove)

A seguire una "bestiaccia rara", che ammiro molto: http://flautaire.style.it/

Una mia coetanea da pochissimo (ancora auguri) http://autumnmoon.style.it/

Poi, il mio specchio virtuale: http://iome.style.it/

Una cattiva ragazza con una sensibilità unica: http://badgirl.style.it/

E poi la concittadina più sbullonata che conosco... http://mammasbullonata.style.it/

Questo non per questioni meritocratiche che mi fanno lasciare indietro delle altre, ma solo per un calcolo di non-taggamento (si dice così? insomma, perchè finora non le ho viste taggate altrove, e siccome odio ripetermi... ecco, sì, insomma: i fatti mi cosano).

Buon inizio di settimana!

lunedì 19 ottobre 2009

Sconnessioni

E' quando il freddo mi punta spilli in faccia, che mollo gli ormeggi e parte il pianto.

Tanto, da dietro gli occhialoni da sole, non si vede, no?

Perchè è arrivato lo stipendio, ma non è abbastanza, non lo è mai, per farmi respirare arie diverse. E il part-time è diventato doppio part-time, ma entrambi riescono male, malissimo. Cosa ho che non va? Perchè non riesco a rendere 8 ore come tutti gli esseri umani lavoranti? Mi sento davvero zavorrata: da me stessa, dalla casa trascurata, dal tempo che non basta mai per me, né tantomeno per Lui che reclama attenzioni: confessargli di preferire il sonno a parlare con Lui è così tanto egoistico?

E Lui ha trovato lavoro, forse. Sarebbe una bella beffa se riuscisse dove io fallisco ogni giorno. Ma Lui è giovane, è inesperto, è creta molle per gli imprenditorucoli della zona. La stessa creta molle che mi sento io tra le sue braccia. Sabato avevo le guance rosse di una bambina mentre giocavo a imboccargli il pranzo. Flash, attimi di vita, io e Lui confusi nella folla come una coppia normale. Sorella maggiore e fratellino, in alternativa. Quanto traspare di noi da come camminiamo abbracciati, da come parlottiamo, da come ci strattoniamo e guardiamo di sottecchi accendendoci una sigaretta?

Mi sento a metà, un acrobata alle prime armi che cammina su quel filo teso. Davanti ho una parata di facce che conosce e che mi giudicano, che litigano il mio sorriso tremolante mentre fingo spavalderia e, dentro, il terrore mi fotte. Sorriso, testa alta, è meglio non guardare giù. Lo so cosa c'è: la botta.

lunedì 21 settembre 2009

A voce bassa


Dicono che i morti bisogna lasciarli in pace. Che nella nostra testa bisogna lasciarli andare, via, per i loro lidi migliori dei nostri. Requiescat, no? 
Che finchè continuamo a tenerli legati alle nostre zavorre di sensi di colpa e di incompiute non troveranno mai pace.


E invece io non voglio che trovi pace, mia mamma. Voglio che divida con me la mia guerra, le mie guerre. Quelle che mi sono cercata e quelle che mi ha lasciato in eredità.
ì
Non posso fare finta che non sia così, che non debba spartire con lei il fardello. Se n'è andata troppo presto, ma sa che non può farla franca. Ogni cosa che le racconto, ogni volta che la chiamo, ogni volta che la imploro, è lei che torna in superficie: non glielo chiedo io. E' colpa del nostro legame, più forte di tutto. E' mia mamma (non ha senso dire "era"), è il mio amore più grande e il mio angelo: cosa posso tacerle?

Non le taccio di essere infelice: me l'ha sempre letto negli occhi anche quando mi sembrava di essere felice, ma lei vedeva più lungo. Non le taccio di voler scomparire certe volte, di voler sganciare ogni cosa che mi tiene legata qui, e magari raggiungere un posto neutro per riposare la testa. Non le taccio di avere delle speranze che non dovrei avere, perchè ho deciso di provare ad essere felice in salita invece che rassegnata in discesa. Riuscirei a nasconderle che aveva ragione a pronosticarmi tanta disgrazia a stare con un individuo del genere? E non mi ha visto sposarmi - anche se, in un momento ben preciso, l'ho sentita chiaramente dietro di me, seduta accanto a babbo, quel maledettissimo giorno.

Ecco, all'improvviso da figlia reticente e bugiarda sono diventata cristallina. Tutto, tutto viene diviso equamente con lei. Anche l'angoscia di sapere un padre malato e distante, solo come un cane e dannatamente vigliacco. Che si finge un ragazzino autosufficiente e in forma mentre non mi apre il vaso di Pandora dei suoi problemi, ma vuole accollarsi i miei. Vizio dei genitori, mamma, lo facevi anche tu. Ma cazzo! Sono cresciuta, so portare i sacchi e i guai sulle spalle, posso provare a fare un po' io la mamma di mio padre per una volta? E invece non m'è concesso, e sguazzo nell'handicap. Mamma, com'è che tu riuscivi a tenerlo in carreggiata? Cosa gli mettevi nel caffè a colazione? Con quale formula magica lo rendevi razionale, efficiente, sveglio (mentre rendevi me una ragazzina insicura e dipendente, perennemente alla ricerca del tuo consenso)? E com'è che io non riesco a farmi dire la verità su nulla? Posso solo guardarlo ogni volta come se fosse l'ultima, e sentirne già un po' la nostalgia. Il mio sangue, che invecchia.

E allora mi scoraggio. Mi viene il nervoso e Lui se ne accorge. E mi vuole vedere per farmi sfogare. Per parlare, Lui che si lamenta sempre che parlo troppo. Lui che dice la cosa giusta, mentre il consorte se ne frega e ironizza, non vede nemmeno quant'è angosciante gestirmi (...non gestirmi...) questo problema e ovviamente non lo spartisce con me, lui che non vede neppure i problemi della sua famiglia. Non sa cos'è la famiglia, tutto qui. E mio padre questo lo vede, vede che non si è in armonia, vede che si gioca a farci dispetti, sa che non può chiedermi un nipote ora come ora: vede bene che cerco le mie soddisfazioni così tanto altrove che sembriamo due estranei. Mamma invece vede tutto e sa, sa quanto mi sento amata in quell'altrove, dove qualcuno per me ha costruito un rifugio che spero di occupare al più presto. La consulto e la stresso per questo e, oh madonna! quante me he avrà dette. Non sono un esempio di virtù, mamma, proprio no. Mi sento leggera leggera nel mio stato di fedifraga, e cazzo, mi scappa da ridere a dirlo; e mi sento costretta in questo matrimonio che non lo è più; e ho voglia di scappare e ti chiedo aiuto; lo so che ti rode, che non si fa, che una fede è per sempre, ma puoi aiutarmi ad essere un po' felice e in pace con me stessa?


No, mamma, non ti lascio riposare in pace. Io ti tormento e questo è lo scotto da pagare per avermi lasciato vagabonda nella vita senza navigatore e senza istruzioni. Non avevo esempi da seguire eccetto il tuo che era anacronistico... e tuo, non mio. Questo è il mio modo per farti vivere accanto a me, farti continuare a metter bocca, lasciarti entrare in quel mondo che non sei riuscita nemmeno a vedere bene. Fa male vedere quanta merda c'è dentro, quanti ruderi... lo so. Fa male di più viverci.
Non puoi riposare in pace: devi ancora vedere tuo nipote, devi ancora sapermi felice.

mercoledì 9 settembre 2009

venerdì 28 agosto 2009

martedì 4 agosto 2009

Indoratura della pillola?


Ed è la prima volta che scrivo così apertamente di attualità.

Perchè non è qui che si deve discutere di diritto del feto, di vita intrauterina, di omicidio, di punizione divina, di intervento umano sulla genesi per mano divina e bla bla bla. Ognuna lo faccia come e quando vuole parlando tra sé e sé, benché già in troppi lo facciano davanti ad un microfono.

Perchè lo chiamano aborto dolce, ma ci vogliono palle ferme e non dolcezza per tirare lo sciacquone dopo l'ennesima dose di veleno per il figlio... "prodotto del concepimento", scusate.
Ed è comunque un aborto vissuto in noi, tra la coscia destra e la coscia sinistra. Può somigliare ad un'evacuazione, sì. Però se una donna deve o vuole dire addio a suo figlio, credo preferisca il wc di casa sua ad una sala operatoria e a decine di mani e metalli intrusi nel suo ventre.


Perchè le donne che decidono un aborto non hanno bisogno di intrusi nemmeno nel cervello, ingombranti voci di una coscienza non riconosciuta come propria. Le donne, che vengono messe in croce quando si tratta di non volerlo, additate come infanticide, e anche quando lo vogliono: bombardate di ormoni, costrette a prelievi di ovuli, inpossibilitate ad usare la genetica per uno scopo utile nella maniera migliore, donne in attesa ciclo dopo ciclo e pendenti dalle labbra di una legge che sa tanto di disincentivo a fare un figlio.

Perchè la legge 194 prevede "l’aggiornamento sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza". Sono bruscolini? Eppure qualcuno se lo scorda ed obietta, ed io quelli vorrei denunciarli: il loro dovere di assistere indiscriminatamente come medico, assieme al diritto di autodeterminazione del paziente, vengono prima delle remore personali della loro parte umana e privata. Cazzo, sono pagati per fare i medici... se non se la sentono, che non mettano i bastoni tra le ruote a chi, se chiede di ricorrere ad un aborto, *qualche* scazzo lo ha già di suo.

Perchè, semplicemente, poche volte nella vita mi sono ritrovata il terrore - terrore, leggete bene - di avere una gravidanza in atto. Non è il momento, non è il caso, non è quello giusto, non è l'età. Tutte negazioni. Per fortuna era un no anche il test di gravidanza. Però non auguro a nessuna di dover tenere un figlio per forza.

Eppure c'è chi dice ancora di no, c'è chi crea dei fantasmi su questa pratica. C'è chi vuole riportarci al Medioevo della caccia alle streghe.

Ed io continuo ancora a crederci. Non all'aborto in sè, ma alla  possibilità di scegliere se, come, dove, quando.

lunedì 27 luglio 2009

Laggiù in fondo

Mi piace prendere il bus: lui sa già la strada e io posso cullarmi nel suo ondeggiare... guardo tutto da una prospettiva differente, dall'alto per così dire, e mi lascio trasportare dalla fantasia. Niente musica alle mie orecchie, niente libri a rapirmi gli occhi.

Da due settimane ho dei compagni di viaggio che prendono il bus alla mia stessa fermata e scendono assieme a me: una nonna e sua nipote. Avrà 5 anni o 6 la bimba, ed è affetta dalla sindrome di Down. Martina.

Mi guarda con quei suoi occhioni appena strabici, mi mette al centro della sua visuale e poi gesticola con volute di senso apparente. Sillaba qualcosa che non capisco, vuole raccontarmi della sua giornata passata all'istituto dove cercano di recuperare il recuperabile della sua capacità di apprendimento. Io le sorrido, parlo poco: chissà se mi capisce, o se magari qualche mia parola può urtarla o metterle confusione. Per paura della sua suscettibilità uso passi di piombo. Mi siedo sul sediletto arancione, sorrido, lei sbava mentre allunga le mani verso di me e la nonna ricambia il sorriso amaro di chi comprende quanta fatica si fa ad accettare la diversità. Mi serpeggia un pensiero: dove saranno gli istituti quando lei non sarà più bambina? Quando i nonni non ci saranno più quale dei due genitori verrà penalizzato al lavoro? E quando anche i genitori non ci saranno più?

E' spaventoso. Crudele e pacata assieme, quest'angoscia puntuta che mi buca il cervello mentre sorrido alla bimba, mi lascio pastrugnare il viso e le tette, le allungo la caramellina al latte che so piacerle tanto e penso che non saprei da che parte iniziare se capitasse a me. Non pregherei, non maledirei, non riuscirei a propormi nessun'esagerazione: mi chiederei come fare e basta. Ma chi me la darebbe la risposta?

domenica 19 luglio 2009

venerdì 17 luglio 2009

Amore suicida (post kilometrico per i più coraggiosi)

Passo su facebook in una delle mie sporadiche apparizioni, mi capita sottomano la foto d'un amico d'infanzia, ripenso a suo fratello e vado a cercarlo tra i suoi amici per vedere che faccia ha oramai.

E' stato uno di quegli amori che dilaniano, il mio per lui, il mio G.. Un amore nato a 10 anni con due tiri ad un pallone e cresciuto anno dopo anno, vacanza dopo vacanza, all'ombra del paese dove i miei (ed i suoi) si sono sposati. Sai quegli amorazzi che a 10 anni non sai nemmeno cosa sono ma ti fanno colorare le guance come un pagliaccio... e tu sogni la notte che ti dia un bacio come quello di Anthony con Candy, come quello tra Georgie e il suo principe azzurro. Parametri così, fumettistici.

Dopo qualche anno però ero evoluta a desiderare un bacio in penombra stile Dirty Dancing o Top Gun... e intanto lui mi aveva "assunto" come confidente, perchè sì, io avevo proprio il tipico carattere della ragazzina un po' maschiaccio, quella con cui i ragazzi si sentono a loro agio e che mai vedrebbero come una con cui provarci. Ecco, lui mi trattava come un fratellino minore ed io gli morivo dietro, storiella dopo storiella che consumava.


A 17 anni, dopo l'ennesimo inverno passato a consumare fogli su fogli per colmare quei 200equalcosa km, ho tante cose da raccontargli io, per una volta. Che a Maggio ho conosciuto un tipino che mi ha preso troppo, che ci sono andata a letto ("G.! E tu che dicevi che saresti stato il primo di noi due a farlo...") e che la nostra pseudostoria è naufragata perchè lui è tornato con l'ex. 
E G.?, chiederete voi. G. era sempre lì spalmato sul fondo del cuore, incrostato, incagliato, da non andare più via. Ma dopo 7 anni mi ero rassegnata al mio ruolo: quell'amore sarebbe rimasto a farmi compagnia assieme ai nostri voli pindarici, l'avrei lasciato scemare senza dire nulla, perchè era troppo crudele rovinare la nostra amicizia (n.d.N.: amicizia un par di ciufoli visto che io non ero così disinteressata come lui credeva!) d'altronde non era lui a dire che "la nostra non è amicizia; è un gradino più su... siamo fratello e sorella, è quanto di più sacro io abbia mai avuto"...?


E poi una notte, mentre pisolavamo dopo l'ennesima serata a guardare le stelle cadenti, mi ha baciato.


Bastardo lurido schifoso ipocrita.
Incoerenza allo stato puro. Mi sono svegliata del tutto e "Perchè l'hai fatto?" "Non lo so, forse per amore". E tutte quelle sicurezze che avevo costruito hanno fatto un bel volo in picchiata fino all'inferno... un inferno agrodolce però.
Una settimana a tenerlo distante, per capire e fargli capire cosa volevamo davvero l'uno dall'altra. Voglia di assaggiare di nuovo quelle labbra, voglia di sentire ancora il fiato sul collo un attimo prima di chiudere gli occhi e finalmente non dover più soltanto immaginare che ci sia lui con me. Lo amavo, sì, come si può amare a 17 anni, quell'amore suicida, totale, alientante, che sembra possa mettere sottosopra l'universo per un suo sorriso. Volevo lui, ma lo volevo alle mie condizioni, e lui tentennava, non capiva, era troppo confuso dalle cento ochette che gli giravano attorno, gelose del mio ruolo di sorella. Così una sera siamo fuggiti dal capannello degli amici e siamo corsi alla moto, uno dei nostri soliti giri di chiacchiere e sigarette. Ma questo sapeva già di proibito mentre metteva in moto.


E abbiamo fatto l'amore... o qualcosa che ci andava vicino. Era la sua prima volta. E' stato semplicemente unico.


Poi è arrivato il ritorno a casa, il ritorno a scuola, la sua richiesta di lasciarlo stare, ché "ho frainteso, mi spiace averti illuso". Ecco qua: dall'Olimpo privato di confidente-sorella-amante alla banale feccia di pseudoex scaricata. Una cartolina mesi dopo "mi manchi" (n.d.N.: cazzo vuoi da me? hai fatto tutto tu...) - ed io mi ero chiusa a riccio: MAI più, mai mai mai più gli avrei permesso di guardarmi negli occhi. 
"Pronto signora, c'è N.?" "mamma, lo so che è G., ma tu digli che non ci sono, oppure digli che non voglio parlarci, se anche si offende non mi importa" (n.d.N.: a 18 anni avere il cellulare era un lusso...). Inzuppavo cuscini, orsacchiotti, mi facevo le unghie nere e poi le bucavo con gli spilli. Cazzo che fatica disincrostarlo dal fondo del cuore, cancellare quelle scarne dolci ore disperate. Fratello e sorella? Ma se era un gradino più su... solo una cosa c'è più su, possibile che non volesse rendersene conto?!



Tornata l'estate, festa di un'amica comune. Corso di respirazione preparto per prepararmi all'evento. Eccolo lì, bello come il sole, sorridente, dispiaciuto, tenero, il mio principe azzurro dei miei 10 anni. Lo guardavo e vedevo nel suo viso gli anni passati, pomeriggio dopo pomeriggio a cementare quell'unione. I suoi compiti di Latino, le cacce al tesoro organizzate, l'amaca all'ombra per fare i cruciverba, la nostra panchina, i dibattiti sulla psicologia, sbucciare l'aglio assieme, spiegargli come si usa un tampax... Potevo gettare tutto questo alle ortiche per rimanere sul mio stallo d'orgoglio, visto che stava ritrattando tutto?
Ed eccoci ancora a letto su quelle lenzuola di cotone tessute dalle nostre nonne, sudori mescolati a umori mescolati a quegli occhi verdi fissi nei miei, quelle ciglia che mi carezzavano il cuore, dolci da piangere. Gli appartenevo, era innegabile, si sentiva da come mi impastava, da come mi sollevava come cristalleria con la grazia e la sicurezza d'un innamorato. Ma dopo una settimana non mi ha più voluta. Di nuovo, e definitivamente. Non più uno sguardo, un sorriso, un cenno: diventata trasparente ai suoi occhi, MAI esistita. E senza alcuna spiegazione: mi ha ignorato dall'oggi al domani.


Sono passati 12 anni, G., e il tuo sorriso è sempre lo stesso. Mascalzone birichino, eterno Peter Pan, tu non crescerai mai. Non c'è in fondo a quegli occhi la saggezza di chi ha sofferto, non c'è alcuna traccia di coscienza. Sei bello, bello da morire, da vendere l'anima al diavolo ed io ero ad un passo dal regalargliela in cambio di te. Ma era un suicidio volerti amare a tutti i costi, perchè tu non volevi nemmeno provare a farlo.

Chissà ora dove sei, fratellino bastardo. Chissà quante anime hai fatto vendere per averti, chissà quante vite hai lasciato sul lastrico. La mia non l'hai avuta: potevi girartela su un dito se avessi voluto. Ci rivedremo mai? E ci comporteremo poi da adulti o tu presumibilmente terrai ancora lo sdegno dell'adolescente verso di me? Perchè sai, aspetto ancora la risposta ad una domanda che non ti ho mai fatto: se eravamo fratello e sorella, se il nostro era un legame sacro, se forse è stato per amore... dimmi, ci hai mai veramente creduto come ci ho creduto io?

... forse non voglio sentirla, quella risposta.

lunedì 13 luglio 2009

Ve l'avevo promesso

No, perchè mi sento anche un po' merdina a lasciare troppe cose in sospeso, benché i sospesi siano la mia specialità negli ultimi tempi...


Beh, oggi sono alla terza settimana di lavoro. E' un part-time e non è assolutamente il lavoro della mia vita (almeno finchè rimango nel gregge: se fossi in amministrazione o alle risorse umane se ne potrebbe parlare...). Come mi trovo? Bene con il team, con lo spirito di gruppo, con gli orari, e male con gli obiettivi contrattuali. Sento che al mese di prova non ci sarà alcun seguito. OK, mi dico, tanto l'emicrania dopo la fine del turno me la stanno ugualmente pagando ma... la mia indipendenza dov'è? 
Non è sicuramente questo il lavoro che mi permetterà di chiudermi la porta di questa maledetta casa dietro le spalle. Per il denaro, sì, e anche per la crescita professionale pari a zero. Ma tant'è che finirò questo mese e poi avrò un qualcosa di nuovo che saprò fare, una riga in più sul curriculum: tutto fa brodo! Così riprendo a bombardare qualsiasi posto utile, ché magari Settembre porta fortuna...



Intanto la mia futura suocera sta meglio, fisicamente; mentalmente le hanno spappolato il cervello con sedativi e pastoni vari. L'han tenuta due settimane e l'han rimandata a casa libera di fare danni non arginabili, come voler divorziare, voler donare la sua liquidazione al convento (con il mutuo della casa da pagare), volersi iscrivere alla CRI. Spie di un disagio interno enorme, abissale, che nessuno ha la formula giusta per colmare. 
Disturbo dissociativo, la condanna. 
E IO INVECE DICO NO, la vera condanna sono i medici che infiocchettano il pacco-donna coi sedativi e te la ridanno sapendo che scoppierà come un pacco-bomba. La condanna è non avere una struttura e dell'assistenza adeguate per arginare i danni, quelli concreti che questa donna dissemina ovunque passa, ma anche quelli emotivi di un marito che la asseconda pur di non perderla - e nessuno gli dice chiaro e tondo che l'ha già persa - e di un figlio che si sente già orfano con accanto una specie di cadavere ambulante che somiglia a sua madre.
Ecco perchè gli ho consigliato di tutelare quella famiglia con ogni mezzo, fosse anche un'interdizione legale, per riuscire a somministrarle tutte le cure adeguate senza che lei possa dire no... sì, perchè si oppone quando non è lucida... e anche quando lo è. E già questa cosa, detta da una madre che non sa reagire al proprio malessere, mi da un senso di impotenza. Vorrei abbracciarla senza dirle chi sono, senza confessarle quanto di suo figlio mi appartiene. Abbracciare lei e cercare di tirarla via da questa cazzo di fine per riscattare un po' il mio, di vuoto. Vorrei rigirare il mondo per ridare a Lui una madre, per non farlo precipitare in quella sensazione che dilania, e che almeno Lui possa contare su di lei.
E invece resto in sordina, non esisto, posso solo consigliarlo, indirizzarlo alle strutture più adeguate, informarlo sulle procedure, e ascoltarlo con il cuore aperto.



Eccomi qui: Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà ahiahiahiahiaaaaa...
Speriamo in Agosto, và...

lunedì 6 luglio 2009

Passo, scrivo e scappo.


Porcazzozza ragazze, che caldo, che afa e che... che fretta.
Ma vi aggiorno appena riesco a mettermi al computer per più di mezzora perchè da aggiornare ce n'è a pacchi.
Intanto dimagrisco, il caldo mi toglie la fame e i km da fare per andare a lavoro son fruttuosi se fatti a piedi!


A presto, dunque: milli giri da fare oggi ed è SOLO Lunedì. Argh.

venerdì 19 giugno 2009

Onnaelpmoc

Grazie a tutte per quello che mi avete scritto oggi.

Vi sento vicine... al di là di ogni data o ricorrenza.

lunedì 15 giugno 2009

Inclemenza

  • Che io non gli sto dando in questi giorni il supporto che dovrei

  • Che sbaglio perché mi sembra maleducato non stare a mandare 50 sms se sono ad una festa con degli amici (sì, ogni tanto "festa" e "amici" compaiono nel mio vocabolario)

  • Che se io vengo trascinata da mia suocera e, per colpa dell'ubiquità e del teletrasporto di cui ancora non mi hanno dotato, non mi trovo in casa quando lui vuole chattare con me, ovviamente sono io la stronza

  • Che, conoscendo questi suoi periodi in cui mi rinfaccia anche il costo di un sms, lo avviso che se usa di nuovo i suoi problemi personali come scusa per provarci con un'altra con me ha chiuso e gli cavo gli occhi, ecco: sono io che non mi fido

  • Che mi ha fatto schifo sentire la frase "ora in casa si sta nettamente meglio" mentre sua madre è attaccata a dei tubicini. E' Lui che si è espresso male, ovviamente, ma mi ha fatto schifo ugualmente

  • Che l'egoismo viene sempre a galla prima o poi anche se è dentro una bomboniera, perchè è troppo semplice per Lui dire che si sente trascurato/oppresso/frainteso sul momento: Lui deve ricamarci sopra e farmelo sapere dopo per poi accusarmi che sono cieca

  • Che ho 39 di febbre e Lui non mi ha nemmeno chiesto come sto. Però io a Lui devo chiederglielo ogni 5 minuti sennò sono un pezzo di merda.

giovedì 11 giugno 2009

Troppe pillole

Una corsa in ospedale, con il figlio appresso. E poi chissà.

C'era la madre del mio Lui, su quell'ambulanza.


Crisi nervosa e tentato suicidio. 
Troppe pastiglie in quell'armadietto perché avesse problemi a contarle, come compulsivamente fa quando ha le sue ricadute. Conta, sgrana corone di rosario con qualsiasi cosa, poi le lancia ed aspetta che qualcuno raccolga i suoi danni, che la fanno ridere di pancia e pare che sia felice, mentre invece è solo inebriata di chissà quale scheggia impazzita nei suoi neuroni.



E così Lui ha scoperto di colpo la paura di perderla; gli è arrivata, lo so, come una pugnalata sotto lo sterno e gli ha fatto vedere nero. Ha scoperto l'angoscia ed il rimorso di aver detto giorni orsono che avrebbe preferito non vederla più, pur di non vederla in quello stato. A sguazzare falsamente cosciente in bilico sull'orlo di quel pozzo nero.
E non ha fondo quel pozzo, non ancora.


E come un bambino ripete "non lo faccio più, non lo dico più" e giura sulla propria testa mentre piange e mi chiede di non abbandonarlo.

Amore mio, spero che basti questo tuo giuramento, assieme alla mia paura ed al mio amore, a darti modo di mantenerlo.

Post Scriptum: ammazzo l'attesa mangiandomi le unghie, sono anni che ho smesso però. E' che vorrei stare con Lui in mezzo a quelle mura asettiche, abbracciarlo, dividere un po' di pena, invece il mio posto non è ancora lì. Allora mi torturo e fremo.

domenica 7 giugno 2009

DopoL'Amore

Dialogo del DopoL'Amore:


N.: vorrei avere più tempo da passare con te, sai?
L.: ma così poi troveresti mille motivi per odiarmi
N.: (con aria birichina) veramente uno ce l'ho già...
L.: (faccia stupita, occhioni sgranati, mascella penzolante) azz... sputa il rospo dai!
N.: ti odio quando metti quei tuoi jeans... non volermene ma sembrano quelli dei vecchietti che giocano a briscola al circolo vicino casa di mia zia... non hanno forma, sono fatti per contenere le ernie secondo me
L.: ah davvero? non me lo avevi mai detto... però sono comodi e a me piacciono così
N.: e lo so che sono comodi, però amore tu non sei un vecchietto quindi dovresti trovare qualcosa che ti valorizza e che ti rende credibile... cioè (pizzicotto sul sedere) questo bel culetto lo vogliamo nascondere dentro un sacchetto della spesa, per esempio?
L.: ok amore, ricevuto, io non ne so nulla di abbigliamento, vorrà dire che piano piano mi rifarò il guardaroba con i tuoi consigli!
N.: ecco, perlappunto... qualche giorno fa ho comperato queste camicie pensando a te...
 



... gli sono piaciute, gli stanno da dio, minimizzano i difetto ed è fikissimo lì dentro!
Il mio occhio critico non ha fallito. Voglio solo immaginare come le motiverà alla mamma che ancora non sa nulla di me. Cavolo, è una donna: non può credere alla balla che se l'è scelte da solo se conosce un minimo suo figlio - e che gusti del cavolo ha...


**************

Ore 21.26, la cena già cucinata da almeno un'ora e mezza attende il Consorte che ha ben pensato di arrivare tardi.
Non tardi... di più. In ritardo per far saltare un aperitivo, una cena, un cinema e perfino la fame.
E' Domenica, il giorno da passare in famiglia per eccellenza... e difatti è uscito di casa che io dormivo ancora. E NON è andato a lavorare.
 Vabbè, soprassiedo, m'è andata bene alla fine.

venerdì 5 giugno 2009

Gli spacco la testolina?

Quel gran FdP e TdC del PocoGentilConsorte aveva prelevato dal mio faldone, per chissà quale strano motivo a me oscuro, delle mie ricevute fiscali di esami clinici, qualche mese fa.


Io domani ho appuntamento dal SantissimoComm... e ovviamente stasera preparo tutto l'occorrente alla chiusura della DichiarazioneFattiMiei. E non le trovo.
"dove le hai messe?" "che ti frega?!" "sai, mi servono..." "e tu alle 11 di sera mi chiedi dove sono le ricevute? Ti servono mica adesso!"
No, cioè, spiegatemi se c'è un orario apposito per chiedere di ritrovare delle cose MIE, che servono a ME e solo a ME, e che LUI ha perso - è lampante, visto che non risponde alla semplice domanda di cui sopra adducendo scuse e isterie da gatto bagnato.


Che rabbia.

giovedì 28 maggio 2009

Che giorno è oggi?

Ieri era una data importante... e non solo per il blog.


Due anni fa, per la prima volta, abbiamo fatto l'amore. 

Paure, brividi, timidezza, tutto assieme. Ma tanto amore, forse ancora acerbo, forse poco sentito e tanto pensato, però ci ha portati fin qui. Due anni (e più) a stringere i denti per portare avanti quel NOI. 


Sembrava un angelo caduto per caso su quel letto spoglio, due anni fa. Adesso quell'angelo si è sporcato le ali, non sa che io vedo le macchie, ma ci sono. Ma ho provveduto a spezzargli le ali, per non lasciarlo più volare via a sporcarsi, e le macchie con il tempo sbiadiranno fino ad andarsene: la perizia e le cure di una donna innamorata cancellano qualsiasi bruttura.


E siamo qui, a ricordarci con gli occhi lucidi. Com'ero nervosa, com'eri impacciato. Come ti amavo, anche se non sapevo ancora quanto... me ne sono resa conto quando ho smesso di inscatolare quel sentimento, di averne paura, ed ho lasciato che mi cambiasse ogni prospettiva che volevo tenere fissa. 

Perchè tu fai così, bastardello: entri in punta di piedi, lanci i tuoi sottili attacchi invisibili e lasci che io maceri difendendomi da te, finchè crollo di fronte all'evidenza.
E l'evidenza è che ora lo so, quanto ti amo.
E che tu ricordi gli anniversari, anche quelli ufficiosi come questo. E mi cazzii e mi prendi in giro perchè faccio finta di dimenticarmene...

lunedì 18 maggio 2009

Strisce di persiana


C'era la luce fuori? Non so.
Però c'era tanta luce dentro quella penombra.


Un'istantanea. Le sue gambe ad abbracciarmi, le mie ad abbracciare lui, niente in mezzo se non l'aria. Baci, baci, ancora baci, "solo" baci e sussurri di promesse, incroci di occhi a metà strada dei pochi centimetri creati dai visi. E non pareva nemmeno di baciarlo, no; pareva di mangiare, di bere, di attaccarmi ad un capezzolo.

Incendiare e lenire, incendiare e lenire. E' così che si lotta, che si gioca all'amore noi due: cinismo e bontà e provocazione e calma e golosità e fretta, tutto assieme, tutto precipitato e in frantumi e amalgamato in modo imperfetto, escono spuntoni e frammenti, emergono bolle. Questo è il nostro impasto: irregolare, improvvisato, puerile. Sono macchie di colore sugli abiti e sulla pelle, sono orme di bambini sul pavimento, sono risate nel silenzio. Odori, rumori, brividi e umori, così: una persiana che ci lasci indovinare i contorni quel tanto che basta, e il resto si capta, si annusa, si lascia infilare sottopelle. Come due anni fa.

Una flebo di amore. Rubato, illegale, sacrilego. Però è tutto quello che ho e tutto quello che voglio.

venerdì 8 maggio 2009

Pedala pedala

E mentre aspetto la risposta dei due colloqui interessanti (a proposito, grazie di cuore a tutte! Intrecciate come siete, sono sicura che sarete perfette per la prova-costume) oggi primo giro in bici della stagione, sotto un cielo plumbeo per cui valeva la pena di rischiare.


Com'è bello avere il vento in faccia. Mi prude la schiena e mi spuntano le ali.
Manca poco e sarò pronta per volare, lo sento.



E Lui mi guarderà fare piroette e scuoterà il capoccione, con tutta la vecchiaia dei suoi pochi anni, vedendo la trentenne, la sua "bimba", respirare un'aria nuova. Sorriderà mentre aspetterà che io scenda. Inforcherà la sua bici e farò fatica a stare dietro al suo cambio Shimano.
Assieme... fiatone o non fiatone.

giovedì 30 aprile 2009

Aggiorniamoci

Forse ci siamo.

Incrociate le dita e tutto l'incrociabile!

Si accettano anche riti voodoo, bamboline, candele e ceri, macumbe, calderoni pieni di zampe di rospo e unghie di pisitrello...

venerdì 24 aprile 2009

Meanwhile


Il pc mi sta mandando a quel paese, o in alternativa ad un tour guidato di una meta lontana, che tocchi vari paesi.
10 gg di curricula a tappeto per tutta la provincia. Invia mail, scrivi lettera di presentazione. Stampa, imbusta, indirizza, lecca il bollo. Non ho l'auto, non conosco la zona, ma porcacciazzozza, mi sposto coi mezzi verso la mia libertà.
Ed ora impagino l'abstract dei miei lavori: la prossima settimana ho ben DUE colloqui per il MIO settore.



Sapete, dire MIO mi gonfia. Non è un call center, non è un interinale, un supermarket, un corriere. E' il MIO lavoro, quello per cui ho studiato 10 anni e fatto pratica per 4, quello in cui ho buttato i miei risparmi e quelli dei miei genitori, le mie aspirazioni e le loro speranze. E' tutto quello che voglio dalla Giustizia Divina. So fare di tutto, ma questo è quello che vorrei. Sono io. (lo so che non si dice mai "io sono il mio lavoro" ma nel mio caso è quanto di più somigliante a me io possa trovare).
Ecco perchè mi do 3 mesi di tempo per cercare qui dove sguazzo, prima di rassegnarmi e scaldare la sedia di qualche ufficio pur di portare a casa e nelle mie tasche il prezzo della libertà.



Intanto ho mandato Lui a fare la spesa, sì, perchè stasera il MaritoCazzone pretende qualcosa di preciso x cena e la mia ottimizzazione del tempo è fondamentale per accontentarlo e farlo stare buonino nei limiti - non sono così masochista da chiamarmi addosso i lividi eh... 
Quindi dopo aver ottenuto un piccolo anticipo sulla quota-felicità prevista per me, l'ho spedito al super e speriamo torni con tutte le buste intere. E' quasi un assaggio di vita quotidiana, questo: sto imparando a farmi colonizzare da Lui, a concederci piccoli spezzoni di normalità. Mi piace.



Aggiornamento da sms: "T'ho preso una cosa fuori lista: lo yogurt alla vaniglia. Non pensare alle calorie, ti meriti questa piccola coccola oggi".
Ditemi: come posso non rinunciare ad una solidità economica piatta e indigesta, di fronte ad uno yogurt ed al Suo amore?

martedì 14 aprile 2009

Ora basta!


Pasqua passata di merda, se qualcuno se lo stesse chiedendo.

Sono tornate le botte.



E allora via, non più sognare di fare le valigie ma fare qualcosa di concreto per potermelo permettere.

Via, a cercare un nuovo lavoro, che mi consenta di andarmene senza dover chiedere l'elemosina. Anche se vuol dire trovare qualcosa di molto meno prestigioso di quello che faccio ora (prestigioso sulla carta, ma in perdita). Anche se sarà un monolocale, scatolette tutti i giorni e bussare dai miei se si romperà lo scaldabagno. Qualsiasi cosa è meglio di questa merda.



Non conosco le stime su quanti mesi ci vogliono per trovare un lavoro se sei donna, 30enne, quasi separata e con curriculum inesistente... nemmeno voglio saperlo, a questo punto. Mi butto, e ad ogni squillo del cellulare sentirò speranza di riuscire a prendere una boccata d'aria.

Perchè qui mi sembra di soffocare. NO: forse soffoco davvero.

giovedì 9 aprile 2009

Dinamite


Parlavo al telefono con Lui, una frase semplice buttata lì: "E mia mamma..." "ecco appunto, tua mamma come sta?"
Bloccata, di sale.


Quella non è sua mamma, è sua Madre. Quella parola lì non posso usarla per qualcuna che non ha lo stesso sapore, la stessa voce, lo stesso sangue della mamma, che è la mia, solo la mia, ovunque possa essere ora.

E mi sono resa conto che sono quasi 4 anni che non dico più quella parola, che le madri degli altri sono madri e basta. E' la parola più dolce del mondo, la prima, la più naturale, quella che prima di riempire la voce scalda il cuore. L'ho ripetuta miliardi di volte al telefono sotterrando chilometri, l'ho balbettata a pochi millimetri dal suo orecchio già attutito dalla malattia, l'ho gridato in una notte in cui la luna s'era affrettata a nascondersi per non essere tirata giù a mano. Poi mai più. Per nessuno. Nemmeno per babbo. Nessuno l'ha più sentita dalla mia bocca, solo il silenzio della cornice della finestra, quando di notte macino sigarette insonnia e pianto cercando di parlarle, cercando di captare risposte con i radar malmessi che ho in dotazione.

La forza delle parole, il significato che gli diamo, la carica dinamitarda che fermenta internamente senza darne segno, finchè agitate ci esplodono tra le mani. Ho delle parole che non voglio usare, come birilli di uno slalom da aggirare accuratamente. Questa no, non voglio evitarla. Il cielo sa quanto vorrei dirla, ogni santo giorno, ovunque, a tutte le ore. O forse no, forse mi basterebbe una sola volta, quella volta che non esiste. Però non riesco, e mi manca il suo suono dolce e cantilenante.

Sono un'orfana della parola più bella del mondo.

venerdì 27 marzo 2009

Under the covers (delirio tra ginecologia spicciola e scazzi cardiaci)

Stamattina,spulciando i miei blog preferiti, la Pat mi ha lanciato il sasso - aspetto ancora che mostri la mano, però... 

Le dimensioni sono importanti?

Oddio... sì. E anche come si usa... lo dico senza vergogna né timore di apparire una donna materialista.

Importano, perchè se almeno il Consorte mi facesse provare qualche brivido, vacillerebbe la mia voglia che questo strazio matrimoniale finisca al più presto. Gli uomini si prendono per la gola, eh? e a me mi* si prende a letto. Solo che lui... boh! Una volta sapeva più o meno divertirsi e divertirmi, ora invece pare un ragazzetto di 14 anni alle prese con un Playboy in carne ed ossa. Usa il mio corpo, si affanna, si dimena, mentre io sono altrove. Non ha cura del fatto che io provi piacere o, più realisticamente, dolore, secchezza, perchè se la testa viaggia via nemmeno il mio corpo viene coinvolto.

Non ce la fa proprio, anche se gliene ho parlato fino allo sfinimento. Penso che farebbe gli stessi identici movimenti se fosse con una prostituta. Non mi bacia. Non mi accarezza. Mi sposta, mi stuzzica appena per farmi allargare le gambe. Poi va per conto suo. E questo, quella volta ogni 3-4 mesi che si degna di toccarmi: per il resto del tempo il sesso per lui equivale solo a chiedermi del sesso orale. Certo... in pace lui, in pace tutti. Mi chiedo: ma prima com'era? Possibile che non me ne fossi mai accorta? E mi rispondo di conseguenza: prima non c'era una fede al dito, non c'era quel senso di scontatezza che prova nel vedermi girare nuda, non c'era quella Me che si è stufata di fingere che vada tutto bene. L'ho sposato, ma cosa significa questo sesso? E' forse sacro, nonostante mi ripugni? E' una comunione benedetta di corpo ed anima, come amano dire gli educatori? E quale figlio potrebbe nascere da un sesso fatto così?

NO. Voglio che mio figlio nasca da un orgasmo del cuore, prima di tutto. Voglio piangere di felicità, e ridere fino allo sfinimento, e urlare e dibattermi e sconnettere la razionalità, a letto. Voglio sentirmi donna, libera di essere maliarda e puttana, desiderata e pudica, provocatrice e appagante per l'uomo che mi vuole. Voglio sentirmi qualcosa di più che una bambola gonfiabile per chi amo.

E difatti, quel Consorte assente, distante, distratto non lo amo. C'ho provato eh... ma no, non più.  E' inutile.

Amo Lui*, Lui nelle cui mani divento creta molle, che non mi pone limiti, che fa esplodere il mio sangue al primo tocco e che mi trascina in amplessi voraci, dove tutto è concesso. Ci facciamo male, ma Dio solo sa quanto ci facciamo bene. Non è sesso, quello: è un regalo immenso, un accomunare carne, fiato, pensieri, brividi, impastarli fino a non capire più dove inizia uno e finisce l'altro. E' coinvolgimento totale, senza fretta, ma con la perizia chirurgica e il cinismo consapevole di chi conosce le mappe della mia pelle ed ogni volta trova sentieri unici, senza paura di arrivare a scoprire dove porteranno. Quante donne ha avuto tra le mani nella sua breve vita? Due, tre? Sta quasi giocando ancora a spogliare la Barbie della cugina, insomma... Eppure ci siamo riconosciuti, e dei tanti che mi hanno scavato dentro Lui è l'unico che non fa male, ma lenisce le ferite altrui.

* lo so che non si dice, ma ci sta tutto.


* nota forse ridondante ma necessaria: non c'è solo il letto ad unirci
Questo per la cronaca e per chi non ha voglia di leggersi il resto dei post.

mercoledì 18 marzo 2009

E' Primavera

Scalda il cuore questo sole vigliacco, che spunta, mi segue e poi fila via proprio mentre la giornata si fa intensa.



Scaldano anche le sue parole, quei sorrisi, quelle smorfie che sottintendono una complicità unica.
Ed il pc, strambo cupido, sta a guardare, nel senso letterale del termine, le nostre parole. Lui che dice di volere un figlio. Lui che mi coccola, mi restituisce autostima, mi lascia espellere brutture e le ricicla in determinatezza. 
Lui che fa le facce golose come se sentisse il profumo di quello che cucino, Lui che mi guarda stendere la biancheria e fischietta pregustando le mie magliette e le sue felpe sugli stessi fili. Lui che mi porta la Primavera dentro... ed io che, sdraiata su questo praticello acerbo, guardo in su e vedo il cielo.