Un po' (molto po') di me

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Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

mercoledì 14 ottobre 2015

Fuori e dentro

Ho pensato a come sarei tornata qui. A quanto grassa e felice sarei stata e a come lo avrei raccontato, scritto cancellato scritto cancellato messo in bozza ricancellato. A come per alcune di voi sarebbe stato ridondante leggere. Ho pensato agli occhi emozionati della Principessina, al suo sguardo che per la prima volta mi avrebbe accarezzato come cristalleria e non più come punching-ball. Ho pensato a come circumnavigare i singhiozzi di mio padre. Al baule della mamma dove ci sono ancora - e lo so che ci sono, ce li ho messi io nella velina - i vestitini a fiori da inizio primavera che avrei messo anche io ad inizio autunno. Ho pensato tanto e parlato da sola e consumato gli anfibi e poi non mi è rimasto più nulla da pensare, più nessuno a cui pensare e da pregare di restare.
E poi di nuovo, mi sono trovata ad immaginarmi senza. A dover guardare in faccia la paura, a sentire il bisogno di sfogarla con tutti lì davanti a me a fare i giullari mentre l'unico in grado di raccoglierla non poteva. Mi sono appesa alle briciole, a millimetri di miglioramenti, a favole ospedaliere, di nuovo. Ho misurato a unghie mangiate la solitudine, il letto vuoto, la spesa senza schifezze colesterolose. E quando sono corsa altrove ho sentito spezzarsi i polsi, un altro immaginarmi senza, un altro mondo in cui non trovo più tracce per rimanere a galla.

Sto bene, sì che sto bene.
Rido, canto, giro, frugo nel fondo delle tasche il tabacco sbriciolato della mia distrazione, e vivo, e rido di nuovo, ché un motivo per ridermi addosso so trovarlo sempre.
Poi guardo il datario e mancano 10 giorni, mi si sfonda il cuore e gli occhi e la gola, e no, non sto bene un cazzo.

mercoledì 4 febbraio 2015

Home

I vantaggi dell'abitare in una casa isolata dove nessuno sente e nessuno chiama l'igiene mentale: quando alle 9 di sera il tuo maritino stakanovista è ancora in ufficio e tu hai passato la giornata ad accarezzare le testoline morbide e lanuginose dei bimbi degli altri, puoi concederti il lusso di sedere in cucina e fissare un punto appena dietro il lampadario, urlando con tutta la rabbia e la debolezza che hai in corpo il nome di tua madre, chiedendole duemila cose con il pensiero e piangendo per tutto quello che non otterrai mai salvo miracoli, per le esperienze che ti vengono negate, per l'intera casa e tutto quello che contiene che vorresti ti si sfracellasse addosso e ti portasse via, lontano da questa morsa di impossibilità che non si allenta mai, e il pensiero di non potere è così forte che ti senti ancora piccola, ancora bisognosa di sedere sulle sue ginocchia e affondare la testa nei suoi maglioni che sapevano di cannella e conforto... è tutto quello che vorresti ora, e piangi e piangi ed urli cose a casaccio mentre parli con il soffitto e gli occhi gonfi non sanno vedere oltre, e ti senti inadatta a viverla, questa baraonda, senza una madre e senza qualcuno che ti chiami madre.