Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

venerdì 31 maggio 2013

You have got mail, Madam

Scendere fuori di casa per buttare il rusco all'ora di cena e trovare posta. Toh.
Ci vuole questo dopo una giornata iniziata di merda e diventata ora dopo ora un Merdone con la M maiuscolissima.
Ci vuole un biglietto dalla tua amica lontanissima che non vedi da tantissimo e che senti vicinissima. Quella donnina di 40kg bagnati a cui vuoi bene come ad un tuo organo.

giovedì 30 maggio 2013

jukebox (SOUNDTRACK OF MY LIFE #25)


Quelle serate di ritorno dalle prove, infilate noi - e le sigarette, e le chiacchiere che non bastavano mai - nella vecchia carcassa della tua auto che scorrazzava e scorreggiava per tutta la tangenziale.
E questa canzone qui, che giudicavo martellante, urticante, e che tu per tutta risposta adoravi e gracchiavi mentre tenevi il volante.



Era il 2007 se non erro e noi ci eravamo scoperte due anime affini, distanziate negli anni e nella provenienza ma identiche nei traguardi, negli scopi, nell'interpretazione della nostra realtà.
Tu a dormire da me, io a mangiare da te, ognuna ad inaugurare luoghi e persone nuovi nella vita dell'altra; noi due assieme come due sorelle legate a doppio filo, e sembrava strano trovare l'una senza l'altra in quelle rare volte che ci separavamo.
E le scorribande che sono seguite, quelle sono negli annali e già ci compiaciamo di raccontarle con quell'incipit, tiricordiquellavolta?, che ci fa partire in contemporanea la risata di cuore e l'occhiata nervosa, che nessun sarcofago venga aperto mi raccomando.
E questa voce che canta, che ho imparato ad amare, che parla dell'accettazione, delle idee che si plasmano per compiacere. Noi non ci siamo mai compiaciute anche a costo di scornarci e scordarci, ma torniamo sempre nei nostri abbracci.

sabato 18 maggio 2013

succede che (nuovo post cazzone)

Riflettevo su questo: quanto di noi, qui nella blogosfera, rimane dietro al nickname come un bambino che, timido e impaurito, abbraccia da dietro le gambe della madre e fa cucù con la testolina? Quanto vogliamo far uscire di noi, quanto ci sentiamo liberi di parlare?
Ovviamente è una scelta farlo e la percentuale di verità... o meglio franchezza che ci concediamo viene fuori volta per volta da una corsa ad ostacoli con i filtri del nostro "supposto" anonimato. Supposto perché alcuni di noi mettono nome, cognome, codice fiscale e numero di scarpe, altri il profilo di FB e il Twitter, mentre io no, io filtro tutto: in questo blog (e nel precedente, che è linkato sotto il menu) ho scelto di essere sincera con me stessa per quanto concerne le mie sensazioni - quelle non le filtro, perché mi farei un torto se non mi concedessi di mollare il guinzaglio qui su questa carta virtuale - a discapito della mia riconoscibilità e del vostro dare un nome e una faccia a me che scrivo (come anche a tutti i personaggi del mio palco). La scelta era ed è quotidianamente tra questo e mettere nome e cognome ma dover scrivere di me in modo falsato.

E' per questo che ho aggiunto qui di fianco un modulino per i messaggi privati, in modo che chi vuole possa comunque comunicare con me in separata sede. Non dirò "non ho niente da nascondere" perché da nascondere ho, come quasi tutti, quella fetta di sacrosanti cazzi miei che non voglio dare in pasto alle mie quotidiane frequentazioni - cielo, sclero così spesso su di loro che mi troverei immersa in una enorme vendetta collettiva se mi facessi leggere! - ma che qui nella blogosfera posso rilasciare a prendere aria, certa che i suddetti cazzi miei rimarranno miei anche se li leggete voi, per un tacito compromesso tra lettori - stavo per scrivere peccatori... sì, un confessionale di gruppo - che pare funzionare. Alcuni blogger di esperienze passate sono entrati nella mia vita con nome cognome e riferimenti personali eloquenti, ci siamo stretti un po' di più, con alcuni ho condiviso caffè sigarette uromaki gelati suole consumate, con altri ho chattato mezze nottate di frivolezze e massimi sistemi, altri ancora mi hanno testato come semplice amica-dei-tempi-morti. E con alcuni rincorriamo senza disperare un incontro che si procrastina nel tempo. Belle personcine e storie vere, concrete dietro di loro. Speciali e normali, speciali perché normali, come tutti qui dentro, tutti quelli che hanno qualcosa da dire senza bisogno di un faro puntato addosso.

Dicevo questo in merito ad una riflessione sulla sincerità che mi è uscita fuori qualche sera fa in un pomeriggio solo-donne attorno ad un tavolino di un hammam. Ci si chiedeva se siamo sincere tra noi cinque e quanto, invece,  filtriamo e taciamo perché abbiamo paura del giudizio di chi ci è davanti - che ci conosce da una vita, beninteso, e che ci ha visto fare cose indicibili in passato (per alcune questo passato è prossimo). Eppure qualcuna di noi, colta da improvvisa disinibizione, riesce comunque a sorprenderci - e, ecco, io sono quella della riformulazione/edulcorazione dei pensieri, del sarcasmo come stile di vita. Non ho solitamente la faccia di parlare così nella forma e nella sostanza, magari preferirei scriverlo, ma anche no... magari accennerei come ne accenno dal vivo se proprio devo. Magari fatemi inciuccare e poi restatemi a sentire, coglietemi in un quarto d'ora incazzatissimo da camallo-mode:ON, magari ascoltatemi allo stadio (stendiamo un velo pietoso sul Mr Hyde che lo stadio tira fuori da me) ma sottoscrivete che nulla verrà tramandato ai posteri, per favore.
Lascio degli stralci di conversazione-post-hammam a imperitura memoria di noi cinque, della disinibizione unita al sarcasmo (comune) ed alla possibilità di essere un po' spietate.
- l'altra sera ero mezza appisolata sul divano da sola e ho tirato giù una puzza che levati, lui dopo un po' ha scostato il plaid tutto ingrifato per infilarmi le mani sotto il pigiama e c'è rimasto di merda!
- eh, sarà stato ispirato dall'eau de cacarel.
- e comunque il mio ultimo p_mp_no puzzava di morto.
- (A) ma hai controllato che fosse vivo, sì?
- (B) sui polsi c'era anche la puzza dei fiori della camera mortuaria?
- (C) non oso immaginare togliergli le scarpe.
- e quindi sta stronza di suocera* chiama mentre faccio lo spezzatino e si autoinvita per il caffè, a quell'ora!
- e tu non hai saputo dire di no?!
- beh, quando mi sono accorta che nella casseruola ci stava ancora della carne e //frase interrotta
- o cazzo, ma sei una cannibale.
- ma non l'avrei fatta a pezzi da viva. L'avrei soffocata, prima. Un po' di delicatezza.
Se qualcuno mi conoscerà attraverso mezzi più personali, non se ne abbia a male ma, quando imposto un rapporto su un certo (alto) grado di sincerità, questo è quel che ne esce.

Se volete vi presento le mie amiche.

*ridondanza.

giovedì 16 maggio 2013

sedile contro sedile (SOUNDTRACK OF MY LIFE #23)



La colonna sonora di tanti nostri viaggi, di tanti nostri traslochi, di tante "corse" sull'autostrada perché tra il bancomat rotto e la crostata che ancora doveva cuocere gli amici ci aspettano a cena e siamo in ritardo e dobbiamo farci ancora 50km.
E nonostante tutti i nostri errori, tutta la strada macinata invano senza aver chiara la meta, tutte quelle senza sbocco e tutte quelle piene di buche, siamo ancora qui e ci crediamo alle ruote, ai sobbalzi, al volante che tieni tu e a me che smanetto con la colonna sonora della nostra vita.

domenica 12 maggio 2013

Liebster Award

Veniamo all'award che mi è stato recapitato senza preavviso (e per questo con maggior sorpresa) la settimana scorsa, e che giro volentieri verso i "colleghi" meritevoli.
Le fasi sono:



1. Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio.

Grazie Incasinata! Per l'award e per essere passata di qui.

2. Rispondere alle 11 domande poste dallo stesso blogger
  • Segno Zodiacale: Gemelli III decade (per i Gemelli è importante specificarlo... dicono)
  • Gusto di gelato: su tutti vince il frutti di bosco
  • Squadra del cuore: juventina fino al midollo
  • Vacanza ideale: costiera amalfitana
  • Motto: l'essenziale è invisibile agli occhi
  • Piatto preferito: panzerotti 
  • Libro o film: libro "Paula" di I. Allende / film "Point Break"
  • Sorelle/fratelli/figlio unico: figlia unica
  • Genere musicale preferito: rock
  • Mare o montagna: entrambi
  • Pittore preferito: Picasso
3. Scrivere 11 cose su di te

glom. altre 11 diverse dalle solite?
  1. conosco perfettamente parole e musica dell'inno nazionale inglese e so suonarlo con 4 strumenti diversi. E, ovviamente, mi commuovo quando lo sento.
  2. per quanto mi sforzi di riprendere la lettura di un paio libri (osannati come pietre miliari della letteratura) interrotti per noia, non sono mai riuscita a finirli.
  3. il ciuffo di capelli che parte dalla sommità del capo, nel punto più indietro della testa, non tiene alcuna piega riccia o liscia che sia. Si disfa in 3 minuti. In poche parole, ha vita propria.
  4. ho un vibratore verde acido nel comodino, sotto i calzettoni. Nessuno se n'è mai accorto. Non lo uso, però: non sopporto il rumore.
  5. vado pazza per i capilettera miniati alla maniera medievale, specie se son caratteri antropomorfi o zoomorfi.
  6. il mio nome, così come citato all'anagrafe, è un errore di sillabazione del nome che i miei volevano realmente darmi (per una volta che si sbilanciavano verso qualcosa di appena strano! e ho detto tutto).
  7. non ho mai imparato a calcolare i logaritmi. Il programma scolastico è arrivato a un nulla da lì, quando siamo stati gettati nell'ultima maturità a materie dove matematica non c'era - per fortuna.
  8. vado letteralmente in panico/isteria quando trovo capelli caduti, specie altrui: a terra, in matassine, nel lavandino. Sulle MIE spazzole poi... 
  9. ho disegnato da sola il mio unico tattoo.
  10. sono una maniaca compulsiva dei rituali, sequenze di azioni e/o parole, qualsiasi cosa sia ripetuto e mi dia una sensazione di "non uscire dal seminato".
  11. non ho mai saltato un ciclo dal primissimo.
4. Premiare altri 11 blog con meno di 300 followers e avvisali con un commento sul loro blog:
  1.  Chesonnocheho 
  2.  Emme che voleva essere una principessa e poi ci ha ripensato
  3.  Il mondo di Clorofillla
  4.  Iosperosolochediosiafemmina
  5.  Mizpah
  6.  Notimetodespair
  7.  Pezzodicuore
  8.  PrecariaMENTEando
  9.  The Unbearable Lightness of Being
  10.  My BIUTIFUL life
  11.  ... e poi bon, basta: gli altri che seguo sforano il tetto massimo di fans, o hanno già ricevuto l'award e ne sono cosciente (per chi l'avesse già ricevuto senza che me ne accorgessi: chiedo venia in ginocchio sui ceci e spalmandomi nduja sugli occhi).
5. Formulare altre 11 domande a cui dovranno rispondere i bloggers da te scelti:
  1. uovo oggi o gallina domani?
  2. se potessi cambiare nick cosa sceglieresti?
  3. con una macchina del tempo, quale ricordo del tuo passato vorresti filmare per rivederlo oggi?
  4. cosa c'è sul tuo desktop?
  5. colore di smalto preferito? (anche per maschietti, dai... lo spirito di osservazione dell'altro sesso non vi manca)
  6. quante e quali chiavi nel mazzo principale?
  7. rumore preferito?
  8. quale nome (m e f) darai/daresti ai tuoi figli?
  9. hai qualche fobia particolare?
  10. stoico, scettico o epicureo?
  11. se potessi scrivere un titolo di fantasia assolutamente incontestabile sotto al tuo nome, in un ipotetico biglietto da visita, cosa vorresti?
Et voilà, io ho fatto il compitino.
Divertitevi voi ora!

regali virtuali

Posso sentirmi abbastanza libera e a casa mia, qui, per dirlo: odio la festa della mamma. C'entra ben poco il fatto che non sarà mai la MIA festa.
Perché quando avevo qualcuno da festeggiare questa ricorrenza mi sembrava forzata, obbligata dal sistema scolastico e da quella patetica sfilza di rosari  pomeridiani che alla fine ti davano la statuina se andavi a tutti e io invece mi beccavo sempre la sfebbrata e per un'assenza a me la statuina non la davano mai, e allora ho imparato a non volerla più. E poi non l'ho davvero più cercata la statuina dell'idolatria infantile coi suoi buoni principi del piffero nascosti dentro.
Perché a me piace festeggiare quando ho lo slancio, anche un mese di seguito se voglio e poi più niente per dei secoli. E anche con mia madre era così: "vedevo" i regalucci per lei perché la sua voce immaginaria mi dirigeva gli occhi verso quel qualcosa, e il giorno non importava niente come non importava niente il rito, ma l'incarto per favore quello sì, sennò sembra che mi dai la spesa da sistemare!, perdici del tempo, divertiti a farlo impossibile da scartare. Quel perdici del tempo che voleva dire divertiti con la carta, coi nastri, attacca la spina al cervello e collega in parallelo mani e vista, crea. Ma', come avrei fatto a dare un senso al caos che avevo in testa se tu non mi avessi dato quei poderosi calci in culo, e mettici voglia che non ti stanno torturando, stai tirando fuori l'arte dal nulla. Ogilvy doveva farti un monumento.

Non ho niente da festeggiare, dicevo. Mia suocera, pur animata con ottime intenzioni (ma ho briciole di dubbi su questa cosa), può anche dimenticarsi a vita che io festeggi lei: ha due figli, ci pensino loro. A me lei non sa di madre, che ci posso fare, mi ha trasmesso poco di materno (verso me e verso i figli) né s'è mai, per fortuna, arrogata alcun diritto nei miei confronti, anzi non perde occasione per rimarcare il confine. Meglio così: non ho bisogno di una madre. Di vice-mamme ne ho, sparse in giro per il mondo, e tutte hanno adottato una parte di me che non funzionava e hanno tentato di aggiustarla; qualcuna ha trovato la connessione giusta e c'è riuscita, altre semplicemente hanno preferito non dovermi snaturare e prendermi così. Gliene sono grata, ringrazio l'assetto divino per averle incontrate. Ma nemmeno loro sono mia madre.

Così pungenti erano gli spigoli della sua dolcezza e così tremolante la sua rabbia, e il rancore dispiaciuto di se stesso. Era così. Incapace di mostrarsi debole di fronte a me, incapace di cedere pure quando era chiaro che fosse l'unica cosa da fare. Ineducata al chiedermi aiuto, calci in culo e guarda avanti, perché dovevo arrivare più in là e non rallentare per stare al suo passo, perché m'avrebbe zavorrato. Va', vola, le ali in qualche modo le abbiamo costruite, e se si rompono magari ti inventi qualche trucco per aggiustarle, magari mi telefoni e vediamo che si può fare. Fantasticamente pragmatica, eppure mi faceva così incazzare, quell'arte di arrangiarsi e di arrangiare tutto con il poco che si aveva e che si sapeva. Sempre a brontolare perché niente intorno a noi era perfetto, eppure sempre con il dettaglio positivo di tutto a portata di mano per sorridere sghemba.

E a distanza di così tanti anni ritrovo nelle mie parole quella sua saggezza che sa di pangrattato urbi et orbi tanto ci sta sempre bene, vedo i miei difetti arrivati fin qui con una lunga bava che riporta ai suoi. Vedo chiaro che quello che le ho sempre rimbrottato l'ho ereditato di tutto punto, e che quello che vorrei diventare somiglia sempre di più a lei alla mia età, un po' a quella reale e un po' a quella dei suoi progetti smontati dalla vita che non le ha fatto mai sconti.
E mi capita qualche rara volta di scontrarmi contro qualcosa e sentire il richiamo del regalo perfetto per quella festa della mamma che capitava a casaccio. Un labbro morso, una mano in tasca a dissimulare l'imbarazzo e via, si continua. Non ho neppure una lapide su cui poggiare dei fiori, ma è meglio così. Grazie, ma'.
Sì, ma', ce l'ho la maglietta che copre i reni. No, non fumo più un pacchetto al giorno. Sì, ce li ho i soldi. Pure quelli nel cellulare. Sì, ci sentiamo dopo. Vado a finire di cucinare. Sì, non esagero con l'olio, va bene. Fammi chiudere che mi si attacca il sugo e poi mi prendi in giro... anzi prendimi in giro quanto vuoi. E' il mio regalo.

venerdì 10 maggio 2013

post cazzone

... ché non sono così tristognola e incline alla lacrima come si potrebbe intuire.
Quindi  oggi si va di cazzate!



Un gruppo di indiani cattura un cowboy e se lo portano al campo per incontrare il capo.
Il capo dice al cowboy: "Stai per morire. Ma ci sentiamo dispiaciuti per te, così ti daremo un desiderio al giorno, per tre giorni. Al tramonto del terzo giorno, morirai. Qual e' il primo desiderio?"                                   

Il cowboy risponde: "Voglio vedere il mio cavallo"

Gli indiani gli portano il cavallo. Il cowboy si avvicina all'orecchio e ci bisbiglia dentro qualcosa, quindi gli da' una pacca sul posteriore. Il cavallo parte a razzo. Due ore più tardi, il cavallo e' di ritorno con una bionda, nuda. 
Gli indiani si guardano tra loro: "Tipico uomo bianco riesce a pensare solo a una cosa" 
Il secondo giorno, il capo gli chiede: "Il tuo desiderio di oggi qual e'?" 
Il cowboy dice: "Voglio vedere di nuovo il mio cavallo"
Gli indiani gli portano il cavallo. Il cowboy si piega verso il  cavallo e gli bisbiglia qualcosa nelle orecchie, quindi gli da' una pacca sul posteriore. Due ore più tardi, il cavallo e' di ritorno con una rossa, nuda.
Gli indiani scuotono la testa "Tipico uomo bianco - domani morirà e riesce a pensare solo a una cosa" 
Arriva l'ultimo giorno, e il capo chiede: "Questo e' il tuo ultimo desiderio, uomo bianco. Che cosa vuoi?"
Il cowboy risponde: "Voglio vedere di nuovo il mio cavallo"
Gli indiani gli portano il cavallo. Il cowboy lo afferra per entrambe le orecchie, gliele torce con forza e grida: "Gnorant! Leggimi le labbra! FUGA, dannazione! F-U-G-A!... Con la U, Stupet"



ok... c'ho provato!
e ora una cosa seria. 

RIDERE non inquina, apre la mente, galvanizza il sistema immunitario, ci rende superiori alle macchine, è erotico, rivoluzionario, socializzante, piacevole. Ridere è meglio!

giovedì 9 maggio 2013

iniziava il '93 (SOUNDTRACK OF MY LIFE #22)


Un volo dalla moto, hai fatto tutto da solo: una forcella che non ha tenuto, il casco ridotto in una poltiglia di massa cerebrale e schegge, due costole nei polmoni e via. Nemmeno mi ricordo più bene il bollettino medico dell'autopsia, ma era crudo, era una sentenza inappellabile al "sarebbe potuto succedere che". 
Due giorni di camera mortuaria non sono bastati a macinare via tutte le lacrime - non bastano mai di fronte a quei numeri sulla lapide, che non vanno giù. Mai. Non ti vengo a trovare, lo sai che non credo che tu sia lì dove ti hanno murato.





Eri un mascalzone buono, uno che mi spegneva le cicche addosso perché ti facevo incazzare, perché avevo una cotta grossa come una casa per il tuo migliore amico. Perché mi avevi strappato due baci al gioco della bottiglia e non c'era stato un domani. No, non mi sono sentita in colpa dopo: mi sono sentita semplicemente morire con te. Ho scritto parole e parole, ho pregato con sempre meno convinzione, ho sfiorato la pazzia pur di sentire ancora la tua moto passare sotto la mia finestra, e niente è servito. 
Sei stato la prima croce nel mio cimitero personale dei compromessi con la vita. Niente fiori, ma ricordi quelli sì, dolci e amari come un'adolescenza spezzata.

giovedì 2 maggio 2013

concerto per birra fredda (SOUNDTRACK OF MY LIFE #21)

Imbracciare una chitarra e partire, sedersi sul bordo della fontana e sincronizzare le voci con uno sguardo.
E poi via. Via l'amore deluso, via le dispense da studiare, via l'astinenza da sigaretta. Un corale ululato alla luna e il mio plettro che faceva l'amore con l'aria. Almeno lui non era in sciopero sex-affettivo.

Estate 2000.

mercoledì 1 maggio 2013

intrighi notturni

Inizio a sospettare di essere un po' disturbata.
Ma forse chi legge lo sospetta già da tempo.

Insomma, stanotte ho sognata che il mio ex, il Cucciolo, quello per cui ho riempito il mio primo blog... si suicidava.
E si suicidava proprio dopo avermi per caso incontrato ad una manifestazione casereccia a cui partecipavo col Consorte, in quell'ambito che tanto piace a noi due e che a lui proprio proprio non è MAI interessato. E non ci si diceva parola. Sguardi, imbarazzati, sorpresi, terrorizzati da una qualche voglia di spifferare tutto (sua) e di rivalersi a distanza di anni (mia). Smarrimento palpabile, "che si taglia con un grissino" insomma. 
E nel tempo di un battito di ciglia vengo a sapere che si è ucciso, si è buttato dalla porta-finestra della sua camera. Torno in quella casetta con le travi a vista (no, non è casa sua, ovvio, ma nel sogno sembro non farci caso) ed osservo la sua camera così in ordine e nemmeno una porta-finestra, anzi, c'è giusto un lucernaio. Domande ovvie nella mia testa. E i giornali che titolano "si uccide per amore" e uno stralcio di un suo addio dove scrive roba tipo "mi hai ammazzato, maledetta, tornando con lui". Ok... parla di me. E mò che cavolo troveranno nel suo pc? la mia presenza inequivocabilmente nel ruolo della donna che l'ha fatto dannare, le prove dei nostri accoppiamenti animali, le chat solecuoreamore, i litigi, i resoconti. E le cartoline che gli spedivo, i bigliettini dei regali, le compilation che ci masterizzavamo. Un ammasso di ricordi - li avrà cancellati, buttati, bruciati? Per una volta mi auguro di non aver lasciato traccia nella sua esistenza, ma poi no, lo conosco abbastanza per sapere che non ha eliminato nulla, anche solo per maledirmi e masturbarsi (anche in ordine inverso) con quei pensieri su carta e su schermo. 
E mentre gestisco male questa baraonda di timori esce fuori la sua ex - quella che c'era prima di me e un po' durante, quella da cui s'è fatto lasciare per essere esclusivamente (oddio, esclusivamente un cazzo, come ho scoperto poi) ufficialmente mio. Quella che nel frattempo mi eleggeva a sua confidente e alleata, inconscia cornuta ma comunque contenta di esserselo tolto di dosso, e al cui sbocciare assistevo, presa bene nell'apprezzarla laddove lui l'aveva detestata. E questa sua ex era diventata una strafiga e ammetteva pubblicamente alla stampa che lei non gli aveva fatto alcun male e che si riteneva estranea alla cosa. Nel mio cervelletto c'era un gran tifo affinché si addossasse quella colpa non sua, pulendo me semmai fossi uscita fuori. Che paura che il mio nome potesse saltare fuori. Sentirmi una Merda con la M maiuscola per il Consorte, per l'ex/amica, per il mio comodo segretuccio sbattuto in cronaca per disattenzione. No, per lui non ero dispiaciuta a livello personale. 


Non oso tirare le somme di questo sogno.
intanto buona festa dei lavoratori a chi lavora... e buone speranze a chi no.