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Un po' (molto po') di me

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Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
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martedì 9 dicembre 2014

Tornare

Torno a dire... che cosa dovrei dire?

Non è vero che se si chiude una porta si apre un portone. Se si chiude una porta si rimane fuori, al freddo sottozero di Dicembre, con la fame la sete e magari scappa anche la pipì.
Per fortuna pare che la porta non sia del tutto chiusa, per ora. Odio dire "per ora", è come chiedere di galleggiare su una tinozza che imbarca acqua ma "per ora" non affogo. 
Per fortuna pare che chi deve decidere del futuro di 150 dipendenti sia tornato sui suoi passi e che non stia sbaraccando il tutto, ma c'è comunque una spada di Damocle bella pesa che sta lì a ricordarci che questo mese lo stipendio arriverà (magari tutto, probabilmente a metà) ma dall'anno nuovo ogni mese potrebbe essere l'ultimo. Ed ecco che ci si arrabatta, si ricomincia - ma io a dire il vero non ricordo di aver mai smesso - a mandare cv, a spulciare annunci, ad accattonare spifferate di gente che forse si trasferisce forse va in pensione forse viene silurata e mi faccio un po' schifo ad applicare quell'homo homini lupus che non mi andava giù neppure a doverlo raccontare ad un prof, ma poi mi dico che è Darwin, che sopravvive il più forte ed il meglio adattabile, e dovrei fregarmene se quelli che rimangono indietro hanno figli mutuo vita propria da portare avanti, ché tanto loro a me mica pensano quando chiudono la porta di casa alle spalle la sera e si mettono a cena. Quindi azzanno, passo avanti, ma mi faccio ugualmente schifo e so che non dovrei perché devo sopravvivere pure io, solo che vorrei far meno male possibile. 
No, non propinerò ora il segone politicizzato. Non mi va di fare la disfattista.
Rimane il fatto bello consistente che, smosso qualche investimento che avrei tanto voluto rimanesse dov'era e cercata qualche forma alternativa - ma poco affidabile - di introito, siamo ancora qui, lui ed io, sulla tinozza. Ha cercato in tutti i modi di convincermi a tornare nel porto sicuro che mi aspetta sempre (tutto spesato) al paese natio, mentre lui si sarebbe rintanato a mangiare merda di design dal suo parentado, invece no, costi quel che costi noi rimarremo assieme e se dovremo affondare affonderemo, e se dovremo galleggiare galleggeremo, e con un bel nastro di scotch bianco e rosso segnaleremo che tutti i nostri progetti in divenire sono fermi che più fermi non si può, addio (per ora) al figlio, al cambio della carretta che porta i nostri culi a spasso, stop a quelle due cartelle equitalia che ci guardano in cagnesco e possono anche scordarsi di essere mosse dal posto dove le ho schedate. Torniamo agli irrisolti, ai progetti sospesi, torniamo ad aver fatto metà di qualcosa che a conti fatti non è nulla se non arriva a fare uno.
Ma torniamo assieme e non ci sono cazzi.

giovedì 23 ottobre 2014

Lavoro che vieni, lavoro che vai.


Fulmini a cielo ben nuvoloso.
Consorte probabilmente a fine anno rimane disoccupato per chiusura dell'impresa.
Come me, insomma.
E il lavoretto part-time che avevo opzionato da tempo presso quella ditta che mi aveva a malincuore non rinnovato dopo il terzo coccodè... beh, niente, hanno preferito un ventiquattrenne che sarà il nuovo apprendista, che gli garantirà di non chiedere mai una maternità, che pagheranno meno e a cuore più leggero in sintesi.

Dove sbatteremo la testa, proprio non lo so.

martedì 2 settembre 2014

Minestrone

Ho 4 post in bozza che non vogliono uscire, gli altri li ho cancellati proprio. Questa stitichezza verbale mi lascia davvero senza parole, ma non posso pretendere che esistano lassativi per bloggher reticenti.

(iniziamo male... continuiamo peggio)

E' arrivato Settembre, alleluja. Non odiatemi, lo so bene che tutti si sono dati da fare per dire in più social possibile che è arrivato Settembre, che è iniziato di lunedì e via dicendo, ma questo per me è davvero un sollievo (vedi post precedente: definire questa un'estate di merda è un eufemismo).

venerdì 8 agosto 2014

es(i)tate 2014

Esisto e resisto.
Ed esito pure. Ho una dozzina di post in bozza e neppure uno ha fine. Perdo subito la voglia di lanciarmi in qualcosa... ultimamente anche nelle cose importanti. Se sono urgenti, poi, le nego proprio.
La mia batteria mentale dev'essersi scaricata.



Buone ferie se le fate, buona resistenza se rimanete.
Buoni sogni se avete il coraggio di sognare, buon risveglio a chi vive negli incubi.
Vado a raccogliere i calcinacci dell'atterraggio delle stelle cadenti. Poi torno...

martedì 27 maggio 2014

C'era una volta

Passano i mesi, passano gli anni, ci passano via sedie sotto il culo e muri da intonacare, ma siamo sempre noi, tu ed io, la roccia che viene guardata con ammirazione, un blocco solido che nessuno sa quanto sia poroso.

Ed eccolo lì il tuo amico che ti viene a dire che ci invidia tanto, noi con la nostra casa di proprietà e con le nostre entrate stabili e soddisfacenti, tu arrivato professionalmente a poter scegliere un minimo (che è un lusso, lo so, lo sappiamo tutti) ed io che non ho neppure bisogno di spaccarmi la schiena ogni giorno all'alba come fa sua moglie.

martedì 18 marzo 2014

tutto bene


o quasi.
Tra pochi giorni si ricomincia la salita, forse.
O è salita o è un burrone.

E io non voglio pensarci ma mentre cerco di fare il vuoto mentale ci penso e azzanno patatine e nutella come se non ci fosse un domani. E non è un modo di dire: mi vedo senza domani - anzi senza dopodomani - se domani avrò una risposta negativa.
Mi stavo rassegnando al buio. Poi l'Amica è entrata in punta di piedi ed ha acceso la luce, un lumino eh, mica un neon sparato sugli occhi... ma quanto basta per non farmi più addormentare. E ora sono sveglia e con il cervello acceso e fitto di paure e speranze.
Mi è ancora concesso di avere speranze?
In quella clinica si gioca tutto, tutto. Non solo dalla vita in giù ma dalla vita in là.

lunedì 17 febbraio 2014

Stella Polare

Ti guardo. Anche quando non lo sai.
Ti guardo e vedo l'uomo che sei mentre ti fai prendere dallo sconforto del tempo che vola e non ti basta mai, mentre devi fronteggiare la qui presente campionessa del tempo perso. 
Sei caldo come la tua terra, accogliente rifugio dove posso annegare tutta intera abbracciandoti fin tanto che le braccia mi bastano e vorrei delle prolunghe per cingerti tutto intero come fai tu. Sei soffice e sai mimetizzare gli spigoli dove sbatterei altrimenti più spesso di quanto non faccia già, e sorridi con gli occhi come sorridevi sempre anche allora, senza quelle rughe e quegli affanni che ti scavano le orbite. Lo sai, sei bello, ora più di ieri. Ti fa bello la fatica, il sudore e gli sbuffi dell'impazienza che sento addosso nella sacca della biancheria dove dominano le tue tracce di giorni faticati e sozzi per darci un qualcosa in più... per guadagnarci un premietto ogni giorno.
Mi piace guardarti mentre dormi nel bozzolo che mi rubi, in quelle posizioni contorte che mi chiedo in quale geroglifico hai trovato. Mi piace entrare in bagno dopo che sei passato tu e scovare nella nube del tuo profumo i segni di quel passaggio che tutte le volte mi fa un po' sorridere e un po' arrabbiare, ma non ti cambio, non ci sono mai riuscita se non nei particolari che hai accettato di patteggiare.
E mi piace e mi fa arrabbiare il tuo solletico, il tuo schivare il mio. La tua forza usata per farmi rassegnare alle piccole angherie, mentre tu non ti rassegni mai. Più che ottimismo è cocciutaggine, ma ci porta comunque avanti. Siamo una coppia infertile, ma la fertilità è tutta nelle tue mani e nelle mie che fanno assieme, che si intrecciano e coordinano allenate dagli sforzi e dalla pratica.
Mi piaci... nonostante la nostra vita non sia perfetta e nonostante quello che desideriamo non ci sia mai piovuto dal cielo perché siamo maestri nell'arte del boicottaggio inconsapevole. Nonostante a noi la vita non abbia mai fatto sconti. Noi proviamo, proviamo ogni benedetto giorno e che bello poi che è guardarti e scoppiare in una risata liberatoria guardandoci sfatti e soddisfatti. Non avevo idea di come fosse la vita con te... che c'erano tante piccole fregature nel pacchetto; ma non sapevo proprio niente della vita allora. Ho deciso, ho scelto te. Ho fatto cazzate, mi sono pentita, ho cercato di scappare da te e da me stessa. Poi ho scelto ancora te e mi sono accorta che non avevo mai smesso di guardarti. Come la stella polare.
Brilla, brilla ancora. Brillami addosso, sempre.

giovedì 10 ottobre 2013

mi condurrai a casa (SOUNDTRACK OF MY LIFE #39)

Qualcuno mi ha chiesto perché non parlo di te.


E' che ti sto ancora sperimentando, e penso che non smetterò mai.


domenica 9 giugno 2013

sega mentale notturna #2

No, ma fatene rimanere incinta un'altra.

E poi un'altra ancora.
Tirate sempre i fili giusti, pigiate i bottoni che vanno pigiati.
E fatemi sentire una merda perché li odio tutti quei pancioni che non sono miei.
Una merda che invidia quelle donne e quegli uomini che, nonostante tutto, nonostante i loro problemi di salute soldi lavoro stabilità varie, ci riescono. Che a loro non viene detto scordatevelo.

Per favore, sparite dalla mia vista perché non riesco ad essere felice per voi.
Sono una merda.
Lo ripeto un altro po' così evito che mi compatiate.
Sono una merda.

giovedì 16 maggio 2013

sedile contro sedile (SOUNDTRACK OF MY LIFE #23)



La colonna sonora di tanti nostri viaggi, di tanti nostri traslochi, di tante "corse" sull'autostrada perché tra il bancomat rotto e la crostata che ancora doveva cuocere gli amici ci aspettano a cena e siamo in ritardo e dobbiamo farci ancora 50km.
E nonostante tutti i nostri errori, tutta la strada macinata invano senza aver chiara la meta, tutte quelle senza sbocco e tutte quelle piene di buche, siamo ancora qui e ci crediamo alle ruote, ai sobbalzi, al volante che tieni tu e a me che smanetto con la colonna sonora della nostra vita.

mercoledì 24 aprile 2013

sega mentale notturna #1

Leggere di una pancia che tira i suoi primi 3 calci mi solletica gli angoli della bocca. Sorrido.
Sensazione che quasi sto rinunciando ad invidiare, come orinare in piedi dopotutto.
Stramaledetti noi.

martedì 29 gennaio 2013

guidando verso casa

Gracchiava l'autoradio, qualche sera fa: un casuale classico del rock. O era roba moderna tinta di vintage? Non lo so, era solo il rimbombo di un sottofondo inutile.
Troppe fitte alla pancia, alla mia pancia vuota che fa eco. Lacrime che se ne uscivano da sole senza chiedere nessun nulla osta, che non facevano neppure male e non scottavano, magari erano soltanto meno calde dopo essere state trattenute.
E noi due sulla strada verso casa, nella nebbia una coppia di nebbia. Che se mi fossi piazzata sulla mezzeria della statale e ci avessi guardati passare, inquadrati nell'oblò del parabrezza, avrei riso amaro di due facce ed espressioni così fantozziane, così mediocri, senza nessun apparente senso. Una tranquilla coppia... vecchia. Una coppia che invecchia assieme ma non troppo assieme, due persone a sé stanti, rinchiuse da un'ora nei loro piccoli insuccessi e nel cagarsi sotto per una sfida comune - ma due teste la vivono come due sfide diverse, forse uno a intralciare l'altro - che vorrebbero affrontare se solo avessero la sicurezza di riuscire, ma allora non sarebbe una sfida. E poi, diciamocelo, come se ci fosse qualcosa da perdere... qualcosa oltre il tempo, oltre i pensieri, oltre all'impegno. Ma noi due siamo bravissimi a buttarle, quelle cose lì, nelle attività più inutili del creato. Noi collezioniamo perdite di.
E non so quando m'è uscito quel pensiero, forse era lì sospeso, disciolto nella nebbia che aveva appena smesso di invischiarmi i capelli. Pensare che la linea di mezzeria è un confine così impalpabile, che il furgoncino davanti va troppo piano per i tuoi gusti di uomo disilluso. Che potresti sorpassare, dai, sorpassa, lo vedo come metti la destra sul cambio e fremi. Dai.
E che in senso inverso ci venisse incontro un tir, di quelli enormi: questo ho pensato (sperato?) in un pensiero lungo un click. Una botta, una grande botta definitiva capace di strapparci alle nostre recriminazioni, all'elenco delle cose che ci siamo rovinati a vicenda, alla sensazione di essere incapaci di capire i segnali che la vita c'ha lanciato, incapaci di gestire progetti coordinati e buttar via zavorre. Una botta che zittisse me, che mi cago sotto anche solo a sporgermi dal terrazzino del bagno. E una botta, la stessa, in contemporanea a te, per non lamentarti più dei giorni uguali ai giorni e dell'angoscia che sale. Bam! Via l'angoscia, via il conto in rosso, via la vecchiaia che c'ha già allungato le dita sulla clavicola e ci trattiene tanti passi già poco convinti della direzione.
Ma tu hai sorpassato una, due, tre volte. Non c'era nessun tir. 
Non avrei gridato. Nemmeno se tu non avessi reagito; magari mi sarebbe uscito un sorriso complice capendo che condividevamo lo stesso volo pindarico, come sempre. Patologicamente assieme. Che poi è quello che voglio, quello che mi figuro idealmente: non un giorno in cui io possa mancare a te o tu a me. In due, io e te, "solo" io e te, o "per fortuna" io e te. Azzerare le distanze, sempre. La chiamerebbero una simbiosi, un disequilibrio malato, i miei amici psicosapienti - ma io lo chiamo il mancato coraggio di ereditare la solitudine, il senso dei limiti.
Siamo una coppia sterile come tante, io e te. Una coppia da rassegnazione e da cane da portare fuori. Una coppia che non sopravviverà.
Quando ci siamo scelti non lo sapevamo, perchè non lo eravamo neppure, e ci regalavamo oggettistica da prima infanzia per darci assaggini di futuro. Adesso sono pugnali di delusione, verso te, verso me stessa, verso la vita.
Il futuro oggi è soltanto un'altra malattia da soffocare o che ci soffocherà.

giovedì 10 gennaio 2013

attualissimo (SOUNDTRACK OF MY LIFE #8)

... perchè questa rubrica non parla solo al passato, vero? e c'è questa cosa oggi che mi è entrata dentro dalle orecchie e non trova la strada per uscire. 

A volte certe parole, certi schiaffi sonori scendono su di noi come la mano di un dio invisibile che ci carezza e ci pungola e ci consola tutto assieme, con il tempismo perfetto, un tempismo profano lasciato ad un caso che si chiama davvero caso ma noi facciamo che chiamarlo bisogno. 


sabato 15 settembre 2012

In bilico

Scrivo per te, nipotina mia adorata, e un po' anche per me.

Perché stasera, mentre ti chiamavo dall'altro capo del telefono, cercavo un saluto veloce in mezzo a quel caos in technicolor che è la vita di una bimba di 3 anni, ti ho sentito allontanarti dalla mia voce e urlettare con tutta la tua vivacità "quetta è la mia mamma!". E immaginavo gli occhioni nocciola farsi grandi grandi, e quelli della tua mamma inzupparsi di amore.
Perché io non sono la mamma di nessuno. Non posso, ora. E, a detta dei medici, non potrò mai, con ogni probabilità che si rispetti, eccettuando miracoli, botte di culo, interventi divini, o come vorrai definirli quando, tra qualche anno, avrai chiaro il concetto di "mai".
E perché io non ho nessuno da chiamare "mamma". E sono una zattera sballottata in un universo di madri e figli e nonne e biberon e tette gonfie e primi-giorni-di-scuola e dove-è-caduto-il-ciuccio e bavette e pediatri e favole della buonanotte. Io sono la vice di una vice di una vice di tua madre, non sono tua madre, anche se ti ho affidato alla mia con il pensiero mentre nascevi, guardando oltre le nuvole di una notte autunnale di tre anni fa, perché eri, e sei ancora, lo stupore e l'orgoglio più feroci di questa mia vita finora, e sapere che ti avrei preso in braccio di lì a poco non mi bastava, volevo che fossi perfetta, volevo che tutto andasse bene, volevo per te tutto ciò che c'è di buono al mondo. E solo una mamma, credo, riesce a capirlo. E solo mia mamma, anche se nel suo altrove, poteva sintonizzarsi con quel mio bisogno ancestrale, quella notte, e benedirti una volta e per sempre.
E ti farai grasse risate, scricciolo, se un giorno avrò la faccia di consegnarti queste parole. La zia è buffa, dirai, se non peggio. Ma lo senti, non te lo negherò mai, questo amore viscerale.
Ma è anche rabbia. Mi fai rabbia. Sei capitata dove non eri attesa, dove eri un problema, una tragedia, la causa di uno sfacelo. Rimbalzata qua e là da amiche, amici, nonne, non riconosciuta da tuo padre, segno di un'onta. Segno di quanto gli adulti sono sciocchi, per non dire deficienti, per non dire incompetenti, ma anche coraggiosi e fortunati, perché non c'è nessuna onta nel tuo faccino, perché porti il sorriso e qualsiasi macello gli adulti possano aver combinato ora ci sei. Punto. E sei l'angelo di molte vite. Ma nel frattempo io ho cambiato due case, quattro lavori, cinque taglie, tre tagli di capelli e la cameretta è sempre restata vuota, buona solo per stirare, e fumo ancora di nascosto dal mondo, e accumulo nella soffitta i tuoi giochi, i tuoi vestitini, la tua culla e gli faccio prendere polvere, muffa, vecchiaia.
Nel mio utero c'è vecchiaia, c'è un marito che ha preso sottogamba la sua salute e ha ignorato un campanello d'allarme dietro l'altro, finché s'è ritrovato con una sentenza terribile da digerire e da fare digerire a me. Così che succede? Che continuiamo a coccolarti, a guardarti con un groppo al cuore e a sperare, con tutto l'egoismo di genitori mancati, che tu cresca considerandoci due genitori aggiuntivi. Lui rimarrà presumibilmente sempre il tuo eroe, io il tuo materasso umano preferito. Ma io sono tua zia. Una delle tue zie. Una vocina che dirà "quetta è la mia mamma" non ci sarà.
E' la parola più sacra che conosco, ed è una beffa che io non possa più dirla, né sentirla riferita a me. Nessuno mi chiama così, nemmeno per scherzo; io sono "la zia" di tutti. Il che equivale ad essere la vice di qualcosa, se tutto va bene. Peccato che io voglia qualcosa di mio, voglio una piantina da seminare e innaffiare in questo orizzonte secco e sterile. Voglio una speranza e tu, per quanto io ti ami, non mi basti: non sei mia, non hai nel sangue mio padre e mia madre, non porti nel mondo la mia ombra. Perdonami, scricciolo, se non mi basta pensare a te, né a nessun altro bambino sulla faccia della terra, perché nessuno continuerà a dipanare la mia matassa dopo di me, nessuno pronuncerà per me quella parola sacra.

E maledico quelle voci suadenti che mi chiedono in continuazione, che aspettano, che si meravigliano che; odio dover spiegare con te per mano, alle commesse del centro commerciale, che "grazie, ma non è mia figlia"; strapperei la giugulare a chi "ma sì, tanto co' sta crisi, non hai un lavoro, hai un marito malato, sarebbe da irresponsabili mettere al mondo 'na criatura, no?". NO. Perché a forza di pensare ai se e ai ma, alle controindicazioni, un bimbo su due non dovrebbe nascere, tu inclusa (anzi, soprattutto tu). Perché un figlio non si crea con la perfezione, con un planner, non è una strategia di marketing. E perché mi maledico per aver sempre rimandato quando invece le condizioni quasi ottimali c'erano e non sapevo riconoscerle, troppo frivola, troppo poco sedimentata nei miei panni, troppo distratta e così assolutamente all'oscuro di questo giorno che mi stava solo aspettando dietro l'angolo, e che ha preso a craniate una diga di pensieracci e autorecriminazioni e rimorsi e gastriti e me le ha fatte piombare addosso senza preavviso.

Ed ora mi sento orfana di una testolina, di un odore di bagnetto, di compiti delle vacanze, di aerosol e di pannolini, io che credevo di essere rimasta immobilizzata dalla mancanza di un odore di ragù, di una voce austera, di un abbraccio orgoglioso, di una vecchiaia che non è mai arrivata. La vita toglie via rifilando anche il fianco sbagliato, quello che dovrebbe essere lasciato libero di tracimare. La vita toglie in ogni direzione, con me. Quando non ci sarò più io, la vita mi avrà definitivamente raso al suolo senza soluzione di continuità.
Ed io che ho sempre desiderato essere, almeno nel mio piccolo, con la punta dei piedi nel futuro.

giovedì 11 agosto 2011

Di stelle cadenti e bestemmie volanti

San Lorenzo? E chi l'ha visto...

Mentre tutti stavano con il naso all'insù tipo le antenne televisive, io ero stremata dopo una giornata passata in simbiosi con pc e database.
Che c'ho fatto un bell'investimento in quel programmino e adesso deve fruttare, DEVE. Si spera racimoleremo un po' di dindi in più, che non fanno mai male specialmente in questo periodo che.
Ma andiamo in ordine:

  • Casa nuova costa, perfino di più di quella vecchia, visto che ho un'altra stanzetta disponibile per eventuali ospiti o bimbi (capitolo a parte, questo) ma che per ora è un ottimo refigium peccatorum di amenità non meglio collocabili o ancora in transito in casa in attesa di essere sbattute altrove;
  • Il garage per i lavoretti manuali improponibili in casa costa (e si riempie pure di ragni e fauna varia ma vabbè, il Consorte non si schifa tantissimo...);
  • Le utenze costano - per entrambi i locali, ovviamente;
  • Bollo, assicurazione e tagliando... meno male che in casa di auto ce n'è solo una, mi dico. Se guidassi anche io saremmo alla frutta...
  • L'INPS salassa, e su questo non aggiungo altro ché sennò appicco il fuoco a qualcosa;
  • Quattro matrimoni e per ora nessun funerale (ma almeno partecipare ai funerali non include vestimenta e regalo!) tutti nei prossimi 3 mesi e tutti di persone a cui non puoi dire di no né tantomeno fare il classico regalo di gruppo con condivisione della spesa;
  • Saldi NO! Ovviamente non mi sono comperata nulla: sono pure a dieta stretta, dunque prima di buttare giù almeno 1/3 dei 20 kg di troppo non è carino comperare nulla (comperare taglie più piccole è un'illusione che mi ha fregato fin troppe volte e comperare la taglia attuale mi sa di rassegnazione al fallimento. Lo so, potrei comperare scarpe e borse ma mi son decisa a vedere quelle che ho come largamente sufficienti a sopravvivere e non mi faccio tentare più);
  • Compleanni importanti (suocera, nipotini vari, migliore amica) in Settembre, equivalenti a tanti regali;
  • Abituale screening medico al ritorno dalle ferie non fatte per due persone, che di salute non abbondano: diciamo che, per tirare la cinghia, ci teniamo i denti sporchi e rimando la detartrasi a tra un po'. Ci son visite ed esami decisamente più urgenti...
  • Lavori in casa fai-da-te, quelli minimaspesa-massimaresa... ok, ma le materie prime per muretti, stucchi, ecc. bisogna pur comperarli.
Succede così che mi ritrovo €32,88 sul conto. Mi consola non essere andata in rosso.

E mi consola sapere che a Settembre avrò la risposta da alcuni colloqui fatti e, spero, avrò un'entrata mensile, anche minima. Qualcosina per tamponare l'emorragia continua. Che sennò di questo passo il mio ipotetico bimbo avrà una mamma disoccupata e con le pezze al culo (o non esisterà proprio, in ragione dei conti tendenti al rosso).
Ma come si fa a volere un lavoro e un figlio? Anzi, mi verrebbe da chiedermi: come si fa a volere un figlio se il tuo capo non vuole?


Ah, avessi almeno un posticino da parlamentare...

sabato 20 novembre 2010

Mano tesa


Gli serve il mio aiuto, oggi.
Tanto.
E che diritto ho di negarglielo?

Una delle giornate più importanti della sua vita... ed io ci sono.
Non è così scontato come sembra.

mercoledì 9 settembre 2009

Abbassa quelle mani.

Io ci sto passando.

Non è da augurare, davvero per niente.






Sperando la nostra condizione migliori.

E facciamoci aiutare.

domenica 7 giugno 2009

DopoL'Amore

Dialogo del DopoL'Amore:


N.: vorrei avere più tempo da passare con te, sai?
L.: ma così poi troveresti mille motivi per odiarmi
N.: (con aria birichina) veramente uno ce l'ho già...
L.: (faccia stupita, occhioni sgranati, mascella penzolante) azz... sputa il rospo dai!
N.: ti odio quando metti quei tuoi jeans... non volermene ma sembrano quelli dei vecchietti che giocano a briscola al circolo vicino casa di mia zia... non hanno forma, sono fatti per contenere le ernie secondo me
L.: ah davvero? non me lo avevi mai detto... però sono comodi e a me piacciono così
N.: e lo so che sono comodi, però amore tu non sei un vecchietto quindi dovresti trovare qualcosa che ti valorizza e che ti rende credibile... cioè (pizzicotto sul sedere) questo bel culetto lo vogliamo nascondere dentro un sacchetto della spesa, per esempio?
L.: ok amore, ricevuto, io non ne so nulla di abbigliamento, vorrà dire che piano piano mi rifarò il guardaroba con i tuoi consigli!
N.: ecco, perlappunto... qualche giorno fa ho comperato queste camicie pensando a te...
 



... gli sono piaciute, gli stanno da dio, minimizzano i difetto ed è fikissimo lì dentro!
Il mio occhio critico non ha fallito. Voglio solo immaginare come le motiverà alla mamma che ancora non sa nulla di me. Cavolo, è una donna: non può credere alla balla che se l'è scelte da solo se conosce un minimo suo figlio - e che gusti del cavolo ha...


**************

Ore 21.26, la cena già cucinata da almeno un'ora e mezza attende il Consorte che ha ben pensato di arrivare tardi.
Non tardi... di più. In ritardo per far saltare un aperitivo, una cena, un cinema e perfino la fame.
E' Domenica, il giorno da passare in famiglia per eccellenza... e difatti è uscito di casa che io dormivo ancora. E NON è andato a lavorare.
 Vabbè, soprassiedo, m'è andata bene alla fine.

venerdì 5 giugno 2009

Gli spacco la testolina?

Quel gran FdP e TdC del PocoGentilConsorte aveva prelevato dal mio faldone, per chissà quale strano motivo a me oscuro, delle mie ricevute fiscali di esami clinici, qualche mese fa.


Io domani ho appuntamento dal SantissimoComm... e ovviamente stasera preparo tutto l'occorrente alla chiusura della DichiarazioneFattiMiei. E non le trovo.
"dove le hai messe?" "che ti frega?!" "sai, mi servono..." "e tu alle 11 di sera mi chiedi dove sono le ricevute? Ti servono mica adesso!"
No, cioè, spiegatemi se c'è un orario apposito per chiedere di ritrovare delle cose MIE, che servono a ME e solo a ME, e che LUI ha perso - è lampante, visto che non risponde alla semplice domanda di cui sopra adducendo scuse e isterie da gatto bagnato.


Che rabbia.

venerdì 24 aprile 2009

Meanwhile


Il pc mi sta mandando a quel paese, o in alternativa ad un tour guidato di una meta lontana, che tocchi vari paesi.
10 gg di curricula a tappeto per tutta la provincia. Invia mail, scrivi lettera di presentazione. Stampa, imbusta, indirizza, lecca il bollo. Non ho l'auto, non conosco la zona, ma porcacciazzozza, mi sposto coi mezzi verso la mia libertà.
Ed ora impagino l'abstract dei miei lavori: la prossima settimana ho ben DUE colloqui per il MIO settore.



Sapete, dire MIO mi gonfia. Non è un call center, non è un interinale, un supermarket, un corriere. E' il MIO lavoro, quello per cui ho studiato 10 anni e fatto pratica per 4, quello in cui ho buttato i miei risparmi e quelli dei miei genitori, le mie aspirazioni e le loro speranze. E' tutto quello che voglio dalla Giustizia Divina. So fare di tutto, ma questo è quello che vorrei. Sono io. (lo so che non si dice mai "io sono il mio lavoro" ma nel mio caso è quanto di più somigliante a me io possa trovare).
Ecco perchè mi do 3 mesi di tempo per cercare qui dove sguazzo, prima di rassegnarmi e scaldare la sedia di qualche ufficio pur di portare a casa e nelle mie tasche il prezzo della libertà.



Intanto ho mandato Lui a fare la spesa, sì, perchè stasera il MaritoCazzone pretende qualcosa di preciso x cena e la mia ottimizzazione del tempo è fondamentale per accontentarlo e farlo stare buonino nei limiti - non sono così masochista da chiamarmi addosso i lividi eh... 
Quindi dopo aver ottenuto un piccolo anticipo sulla quota-felicità prevista per me, l'ho spedito al super e speriamo torni con tutte le buste intere. E' quasi un assaggio di vita quotidiana, questo: sto imparando a farmi colonizzare da Lui, a concederci piccoli spezzoni di normalità. Mi piace.



Aggiornamento da sms: "T'ho preso una cosa fuori lista: lo yogurt alla vaniglia. Non pensare alle calorie, ti meriti questa piccola coccola oggi".
Ditemi: come posso non rinunciare ad una solidità economica piatta e indigesta, di fronte ad uno yogurt ed al Suo amore?