Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

lunedì 27 luglio 2009

Laggiù in fondo

Mi piace prendere il bus: lui sa già la strada e io posso cullarmi nel suo ondeggiare... guardo tutto da una prospettiva differente, dall'alto per così dire, e mi lascio trasportare dalla fantasia. Niente musica alle mie orecchie, niente libri a rapirmi gli occhi.

Da due settimane ho dei compagni di viaggio che prendono il bus alla mia stessa fermata e scendono assieme a me: una nonna e sua nipote. Avrà 5 anni o 6 la bimba, ed è affetta dalla sindrome di Down. Martina.

Mi guarda con quei suoi occhioni appena strabici, mi mette al centro della sua visuale e poi gesticola con volute di senso apparente. Sillaba qualcosa che non capisco, vuole raccontarmi della sua giornata passata all'istituto dove cercano di recuperare il recuperabile della sua capacità di apprendimento. Io le sorrido, parlo poco: chissà se mi capisce, o se magari qualche mia parola può urtarla o metterle confusione. Per paura della sua suscettibilità uso passi di piombo. Mi siedo sul sediletto arancione, sorrido, lei sbava mentre allunga le mani verso di me e la nonna ricambia il sorriso amaro di chi comprende quanta fatica si fa ad accettare la diversità. Mi serpeggia un pensiero: dove saranno gli istituti quando lei non sarà più bambina? Quando i nonni non ci saranno più quale dei due genitori verrà penalizzato al lavoro? E quando anche i genitori non ci saranno più?

E' spaventoso. Crudele e pacata assieme, quest'angoscia puntuta che mi buca il cervello mentre sorrido alla bimba, mi lascio pastrugnare il viso e le tette, le allungo la caramellina al latte che so piacerle tanto e penso che non saprei da che parte iniziare se capitasse a me. Non pregherei, non maledirei, non riuscirei a propormi nessun'esagerazione: mi chiederei come fare e basta. Ma chi me la darebbe la risposta?

domenica 19 luglio 2009

venerdì 17 luglio 2009

Amore suicida (post kilometrico per i più coraggiosi)

Passo su facebook in una delle mie sporadiche apparizioni, mi capita sottomano la foto d'un amico d'infanzia, ripenso a suo fratello e vado a cercarlo tra i suoi amici per vedere che faccia ha oramai.

E' stato uno di quegli amori che dilaniano, il mio per lui, il mio G.. Un amore nato a 10 anni con due tiri ad un pallone e cresciuto anno dopo anno, vacanza dopo vacanza, all'ombra del paese dove i miei (ed i suoi) si sono sposati. Sai quegli amorazzi che a 10 anni non sai nemmeno cosa sono ma ti fanno colorare le guance come un pagliaccio... e tu sogni la notte che ti dia un bacio come quello di Anthony con Candy, come quello tra Georgie e il suo principe azzurro. Parametri così, fumettistici.

Dopo qualche anno però ero evoluta a desiderare un bacio in penombra stile Dirty Dancing o Top Gun... e intanto lui mi aveva "assunto" come confidente, perchè sì, io avevo proprio il tipico carattere della ragazzina un po' maschiaccio, quella con cui i ragazzi si sentono a loro agio e che mai vedrebbero come una con cui provarci. Ecco, lui mi trattava come un fratellino minore ed io gli morivo dietro, storiella dopo storiella che consumava.


A 17 anni, dopo l'ennesimo inverno passato a consumare fogli su fogli per colmare quei 200equalcosa km, ho tante cose da raccontargli io, per una volta. Che a Maggio ho conosciuto un tipino che mi ha preso troppo, che ci sono andata a letto ("G.! E tu che dicevi che saresti stato il primo di noi due a farlo...") e che la nostra pseudostoria è naufragata perchè lui è tornato con l'ex. 
E G.?, chiederete voi. G. era sempre lì spalmato sul fondo del cuore, incrostato, incagliato, da non andare più via. Ma dopo 7 anni mi ero rassegnata al mio ruolo: quell'amore sarebbe rimasto a farmi compagnia assieme ai nostri voli pindarici, l'avrei lasciato scemare senza dire nulla, perchè era troppo crudele rovinare la nostra amicizia (n.d.N.: amicizia un par di ciufoli visto che io non ero così disinteressata come lui credeva!) d'altronde non era lui a dire che "la nostra non è amicizia; è un gradino più su... siamo fratello e sorella, è quanto di più sacro io abbia mai avuto"...?


E poi una notte, mentre pisolavamo dopo l'ennesima serata a guardare le stelle cadenti, mi ha baciato.


Bastardo lurido schifoso ipocrita.
Incoerenza allo stato puro. Mi sono svegliata del tutto e "Perchè l'hai fatto?" "Non lo so, forse per amore". E tutte quelle sicurezze che avevo costruito hanno fatto un bel volo in picchiata fino all'inferno... un inferno agrodolce però.
Una settimana a tenerlo distante, per capire e fargli capire cosa volevamo davvero l'uno dall'altra. Voglia di assaggiare di nuovo quelle labbra, voglia di sentire ancora il fiato sul collo un attimo prima di chiudere gli occhi e finalmente non dover più soltanto immaginare che ci sia lui con me. Lo amavo, sì, come si può amare a 17 anni, quell'amore suicida, totale, alientante, che sembra possa mettere sottosopra l'universo per un suo sorriso. Volevo lui, ma lo volevo alle mie condizioni, e lui tentennava, non capiva, era troppo confuso dalle cento ochette che gli giravano attorno, gelose del mio ruolo di sorella. Così una sera siamo fuggiti dal capannello degli amici e siamo corsi alla moto, uno dei nostri soliti giri di chiacchiere e sigarette. Ma questo sapeva già di proibito mentre metteva in moto.


E abbiamo fatto l'amore... o qualcosa che ci andava vicino. Era la sua prima volta. E' stato semplicemente unico.


Poi è arrivato il ritorno a casa, il ritorno a scuola, la sua richiesta di lasciarlo stare, ché "ho frainteso, mi spiace averti illuso". Ecco qua: dall'Olimpo privato di confidente-sorella-amante alla banale feccia di pseudoex scaricata. Una cartolina mesi dopo "mi manchi" (n.d.N.: cazzo vuoi da me? hai fatto tutto tu...) - ed io mi ero chiusa a riccio: MAI più, mai mai mai più gli avrei permesso di guardarmi negli occhi. 
"Pronto signora, c'è N.?" "mamma, lo so che è G., ma tu digli che non ci sono, oppure digli che non voglio parlarci, se anche si offende non mi importa" (n.d.N.: a 18 anni avere il cellulare era un lusso...). Inzuppavo cuscini, orsacchiotti, mi facevo le unghie nere e poi le bucavo con gli spilli. Cazzo che fatica disincrostarlo dal fondo del cuore, cancellare quelle scarne dolci ore disperate. Fratello e sorella? Ma se era un gradino più su... solo una cosa c'è più su, possibile che non volesse rendersene conto?!



Tornata l'estate, festa di un'amica comune. Corso di respirazione preparto per prepararmi all'evento. Eccolo lì, bello come il sole, sorridente, dispiaciuto, tenero, il mio principe azzurro dei miei 10 anni. Lo guardavo e vedevo nel suo viso gli anni passati, pomeriggio dopo pomeriggio a cementare quell'unione. I suoi compiti di Latino, le cacce al tesoro organizzate, l'amaca all'ombra per fare i cruciverba, la nostra panchina, i dibattiti sulla psicologia, sbucciare l'aglio assieme, spiegargli come si usa un tampax... Potevo gettare tutto questo alle ortiche per rimanere sul mio stallo d'orgoglio, visto che stava ritrattando tutto?
Ed eccoci ancora a letto su quelle lenzuola di cotone tessute dalle nostre nonne, sudori mescolati a umori mescolati a quegli occhi verdi fissi nei miei, quelle ciglia che mi carezzavano il cuore, dolci da piangere. Gli appartenevo, era innegabile, si sentiva da come mi impastava, da come mi sollevava come cristalleria con la grazia e la sicurezza d'un innamorato. Ma dopo una settimana non mi ha più voluta. Di nuovo, e definitivamente. Non più uno sguardo, un sorriso, un cenno: diventata trasparente ai suoi occhi, MAI esistita. E senza alcuna spiegazione: mi ha ignorato dall'oggi al domani.


Sono passati 12 anni, G., e il tuo sorriso è sempre lo stesso. Mascalzone birichino, eterno Peter Pan, tu non crescerai mai. Non c'è in fondo a quegli occhi la saggezza di chi ha sofferto, non c'è alcuna traccia di coscienza. Sei bello, bello da morire, da vendere l'anima al diavolo ed io ero ad un passo dal regalargliela in cambio di te. Ma era un suicidio volerti amare a tutti i costi, perchè tu non volevi nemmeno provare a farlo.

Chissà ora dove sei, fratellino bastardo. Chissà quante anime hai fatto vendere per averti, chissà quante vite hai lasciato sul lastrico. La mia non l'hai avuta: potevi girartela su un dito se avessi voluto. Ci rivedremo mai? E ci comporteremo poi da adulti o tu presumibilmente terrai ancora lo sdegno dell'adolescente verso di me? Perchè sai, aspetto ancora la risposta ad una domanda che non ti ho mai fatto: se eravamo fratello e sorella, se il nostro era un legame sacro, se forse è stato per amore... dimmi, ci hai mai veramente creduto come ci ho creduto io?

... forse non voglio sentirla, quella risposta.

lunedì 13 luglio 2009

Ve l'avevo promesso

No, perchè mi sento anche un po' merdina a lasciare troppe cose in sospeso, benché i sospesi siano la mia specialità negli ultimi tempi...


Beh, oggi sono alla terza settimana di lavoro. E' un part-time e non è assolutamente il lavoro della mia vita (almeno finchè rimango nel gregge: se fossi in amministrazione o alle risorse umane se ne potrebbe parlare...). Come mi trovo? Bene con il team, con lo spirito di gruppo, con gli orari, e male con gli obiettivi contrattuali. Sento che al mese di prova non ci sarà alcun seguito. OK, mi dico, tanto l'emicrania dopo la fine del turno me la stanno ugualmente pagando ma... la mia indipendenza dov'è? 
Non è sicuramente questo il lavoro che mi permetterà di chiudermi la porta di questa maledetta casa dietro le spalle. Per il denaro, sì, e anche per la crescita professionale pari a zero. Ma tant'è che finirò questo mese e poi avrò un qualcosa di nuovo che saprò fare, una riga in più sul curriculum: tutto fa brodo! Così riprendo a bombardare qualsiasi posto utile, ché magari Settembre porta fortuna...



Intanto la mia futura suocera sta meglio, fisicamente; mentalmente le hanno spappolato il cervello con sedativi e pastoni vari. L'han tenuta due settimane e l'han rimandata a casa libera di fare danni non arginabili, come voler divorziare, voler donare la sua liquidazione al convento (con il mutuo della casa da pagare), volersi iscrivere alla CRI. Spie di un disagio interno enorme, abissale, che nessuno ha la formula giusta per colmare. 
Disturbo dissociativo, la condanna. 
E IO INVECE DICO NO, la vera condanna sono i medici che infiocchettano il pacco-donna coi sedativi e te la ridanno sapendo che scoppierà come un pacco-bomba. La condanna è non avere una struttura e dell'assistenza adeguate per arginare i danni, quelli concreti che questa donna dissemina ovunque passa, ma anche quelli emotivi di un marito che la asseconda pur di non perderla - e nessuno gli dice chiaro e tondo che l'ha già persa - e di un figlio che si sente già orfano con accanto una specie di cadavere ambulante che somiglia a sua madre.
Ecco perchè gli ho consigliato di tutelare quella famiglia con ogni mezzo, fosse anche un'interdizione legale, per riuscire a somministrarle tutte le cure adeguate senza che lei possa dire no... sì, perchè si oppone quando non è lucida... e anche quando lo è. E già questa cosa, detta da una madre che non sa reagire al proprio malessere, mi da un senso di impotenza. Vorrei abbracciarla senza dirle chi sono, senza confessarle quanto di suo figlio mi appartiene. Abbracciare lei e cercare di tirarla via da questa cazzo di fine per riscattare un po' il mio, di vuoto. Vorrei rigirare il mondo per ridare a Lui una madre, per non farlo precipitare in quella sensazione che dilania, e che almeno Lui possa contare su di lei.
E invece resto in sordina, non esisto, posso solo consigliarlo, indirizzarlo alle strutture più adeguate, informarlo sulle procedure, e ascoltarlo con il cuore aperto.



Eccomi qui: Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà ahiahiahiahiaaaaa...
Speriamo in Agosto, và...

lunedì 6 luglio 2009

Passo, scrivo e scappo.


Porcazzozza ragazze, che caldo, che afa e che... che fretta.
Ma vi aggiorno appena riesco a mettermi al computer per più di mezzora perchè da aggiornare ce n'è a pacchi.
Intanto dimagrisco, il caldo mi toglie la fame e i km da fare per andare a lavoro son fruttuosi se fatti a piedi!


A presto, dunque: milli giri da fare oggi ed è SOLO Lunedì. Argh.