Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

lunedì 13 luglio 2009

Ve l'avevo promesso

No, perchè mi sento anche un po' merdina a lasciare troppe cose in sospeso, benché i sospesi siano la mia specialità negli ultimi tempi...


Beh, oggi sono alla terza settimana di lavoro. E' un part-time e non è assolutamente il lavoro della mia vita (almeno finchè rimango nel gregge: se fossi in amministrazione o alle risorse umane se ne potrebbe parlare...). Come mi trovo? Bene con il team, con lo spirito di gruppo, con gli orari, e male con gli obiettivi contrattuali. Sento che al mese di prova non ci sarà alcun seguito. OK, mi dico, tanto l'emicrania dopo la fine del turno me la stanno ugualmente pagando ma... la mia indipendenza dov'è? 
Non è sicuramente questo il lavoro che mi permetterà di chiudermi la porta di questa maledetta casa dietro le spalle. Per il denaro, sì, e anche per la crescita professionale pari a zero. Ma tant'è che finirò questo mese e poi avrò un qualcosa di nuovo che saprò fare, una riga in più sul curriculum: tutto fa brodo! Così riprendo a bombardare qualsiasi posto utile, ché magari Settembre porta fortuna...



Intanto la mia futura suocera sta meglio, fisicamente; mentalmente le hanno spappolato il cervello con sedativi e pastoni vari. L'han tenuta due settimane e l'han rimandata a casa libera di fare danni non arginabili, come voler divorziare, voler donare la sua liquidazione al convento (con il mutuo della casa da pagare), volersi iscrivere alla CRI. Spie di un disagio interno enorme, abissale, che nessuno ha la formula giusta per colmare. 
Disturbo dissociativo, la condanna. 
E IO INVECE DICO NO, la vera condanna sono i medici che infiocchettano il pacco-donna coi sedativi e te la ridanno sapendo che scoppierà come un pacco-bomba. La condanna è non avere una struttura e dell'assistenza adeguate per arginare i danni, quelli concreti che questa donna dissemina ovunque passa, ma anche quelli emotivi di un marito che la asseconda pur di non perderla - e nessuno gli dice chiaro e tondo che l'ha già persa - e di un figlio che si sente già orfano con accanto una specie di cadavere ambulante che somiglia a sua madre.
Ecco perchè gli ho consigliato di tutelare quella famiglia con ogni mezzo, fosse anche un'interdizione legale, per riuscire a somministrarle tutte le cure adeguate senza che lei possa dire no... sì, perchè si oppone quando non è lucida... e anche quando lo è. E già questa cosa, detta da una madre che non sa reagire al proprio malessere, mi da un senso di impotenza. Vorrei abbracciarla senza dirle chi sono, senza confessarle quanto di suo figlio mi appartiene. Abbracciare lei e cercare di tirarla via da questa cazzo di fine per riscattare un po' il mio, di vuoto. Vorrei rigirare il mondo per ridare a Lui una madre, per non farlo precipitare in quella sensazione che dilania, e che almeno Lui possa contare su di lei.
E invece resto in sordina, non esisto, posso solo consigliarlo, indirizzarlo alle strutture più adeguate, informarlo sulle procedure, e ascoltarlo con il cuore aperto.



Eccomi qui: Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà ahiahiahiahiaaaaa...
Speriamo in Agosto, và...

10 commenti:

  1. Una mia cara amica sta vivendo la stessa storia con la mamma che ha venduto una tenuta agricola per mille euro. Il fatto è che questa tenuta è nella Locride, l'acquirente è un camorrista e i figli non osano far valere i propri diritti per paura di quello che potrebbe succedere. E' dura, ma l'unica cosa da fare in questi casi è l'interdizione e la ricerca di una struttura dove la possano aiutare. Cerca di stare vicino per quanto possibile al tuo uomo.

    RispondiElimina
  2. Questo è quello che gli ho consigliato di fare. Peccato che suo padre continui ad assecondare la moglie e a fare finta che vada tutto bene; secondo me sta impazzendo anche lui. L'ultima cosa che voglio è che il mio uomo scappi di casa lasciandoli in balia della corrente, anche se penso di poter capire quanto sia esesperato: lo sono perfino io che in quella casa non devo viverci...

    RispondiElimina
  3. Cavolo, speriamo che agosto vada meglio. Mi dispiace per la suocera e non ci sono parole, che potrei scriverti per consolarti. Ci sarebbe, solo da mandare a quel paese il mondo intero.

    RispondiElimina
  4. azz....che situazione drammatica!!!
    ti abbraccio forte!!

    RispondiElimina
  5. mi dispiace, deve essere terribile x tutti. ti abbraccio

    RispondiElimina
  6.  tu stai facendo quello che puoi,e l'interdizione o perlomeno qualcosa di simile che possa dare a lui qualche tutela verso gesti non voluti della madre deve farla.
    tu fai anche se non ti sembra ma ci sei ,se non ci fossi tu al suo fianco sarebbe ancora piu' alla deriva ,credo .
    E' una situazione difficile ,delicata ..
    non mollare di aiutarlo,di consigliarlo di fargli da spalla e di sorreggerlo se a volte crollera'.....
    E' un paese del c...o il nostro scusa la parola ma qui pensano  a liberare le camere non a curare degnamente i pazienti ,e poi quelli con problemi mentali,ancora peggio ,sono casi che loro prendono in considerazione in maniera marginale ..tanto (dicono) c'e la famiglia..e purtroppo non e' sempre cosi...
    un bacio

    RispondiElimina
  7. Mi dispiace tanto. Anche perchè, con modalità diverse, provo la tua stessa rabbia nei confronti della sanità. Non c'è assistenza alcuna per chi ha casa una persona con problemi seri. Adulta o bambino che essa sia.

    RispondiElimina
  8. Tutto fa brodo, esatto! Per quanto riguarda la tua futura suocera, la situazione certo non è rosea (e un po' la conosco per via di mia nonna) e capisco il tuo senso d'impotenza: ma secondo me già coi consigli e standogli accanto lo aiuti, il tuo petit garçon. Ah, l'abito di Benetton in saldo dovrebbe costare pure il giusto, ed è assai comodo: se te lo cucchi fammi sapere! :*

    RispondiElimina
  9. Mi sembra di capire che si tratti di Sindrome dissociativa vero?Tu hai usato il termine disturbo ma credo sia la stessa cosa; purtroppo so fin troppo bene di cosa si tratta (se questo è il disturbo) ne soffriva mio padre e ti assicuro che non abbiam fatto una bella vita, non ti sto a raccontare xkè ci son cose troppo forti, brutte e tristi si anche tristi... ti posso solo dire che fai bene a consigliarlo in quel senso, altro non puoi fare... nessuno può fare qualcosa se non tenerli in cura da qualche parte e controllarli a vista che prendano le medicine e tutto il resto.
    Che dire di più...
    Ti abbraccio forte

    RispondiElimina
  10. Io sto vivendo da vicino, in famiglia, una situazione non proprio tanto grave (fortunatamente), ma simile...io e la mia famiglia siamo stati lontani dai 'ricoveri' (come li definisco io) seguendo tutto tra di noi, a casa. E' dura, ma almeno non ci avviciniamo oltre il necessario a quei maledetti imbottitori di sedativi.
    In ogni caso, concordo con la possibilità dell'interdizione.Una mia amica lo ha fatto con sua madre,aveva, ha, il medesimo problema...questo atto ha permesso alla mia amica di curare sua madre e di riportare un po' di serenità in famiglia.
    In bocca al lupo x tutto, ti abbraccio forte!

    RispondiElimina

dimmi, dai... anche se devi insultarmi o darmi della cretina...