Un po' (molto po') di me

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Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

sabato 15 settembre 2012

In bilico

Scrivo per te, nipotina mia adorata, e un po' anche per me.

Perché stasera, mentre ti chiamavo dall'altro capo del telefono, cercavo un saluto veloce in mezzo a quel caos in technicolor che è la vita di una bimba di 3 anni, ti ho sentito allontanarti dalla mia voce e urlettare con tutta la tua vivacità "quetta è la mia mamma!". E immaginavo gli occhioni nocciola farsi grandi grandi, e quelli della tua mamma inzupparsi di amore.
Perché io non sono la mamma di nessuno. Non posso, ora. E, a detta dei medici, non potrò mai, con ogni probabilità che si rispetti, eccettuando miracoli, botte di culo, interventi divini, o come vorrai definirli quando, tra qualche anno, avrai chiaro il concetto di "mai".
E perché io non ho nessuno da chiamare "mamma". E sono una zattera sballottata in un universo di madri e figli e nonne e biberon e tette gonfie e primi-giorni-di-scuola e dove-è-caduto-il-ciuccio e bavette e pediatri e favole della buonanotte. Io sono la vice di una vice di una vice di tua madre, non sono tua madre, anche se ti ho affidato alla mia con il pensiero mentre nascevi, guardando oltre le nuvole di una notte autunnale di tre anni fa, perché eri, e sei ancora, lo stupore e l'orgoglio più feroci di questa mia vita finora, e sapere che ti avrei preso in braccio di lì a poco non mi bastava, volevo che fossi perfetta, volevo che tutto andasse bene, volevo per te tutto ciò che c'è di buono al mondo. E solo una mamma, credo, riesce a capirlo. E solo mia mamma, anche se nel suo altrove, poteva sintonizzarsi con quel mio bisogno ancestrale, quella notte, e benedirti una volta e per sempre.
E ti farai grasse risate, scricciolo, se un giorno avrò la faccia di consegnarti queste parole. La zia è buffa, dirai, se non peggio. Ma lo senti, non te lo negherò mai, questo amore viscerale.
Ma è anche rabbia. Mi fai rabbia. Sei capitata dove non eri attesa, dove eri un problema, una tragedia, la causa di uno sfacelo. Rimbalzata qua e là da amiche, amici, nonne, non riconosciuta da tuo padre, segno di un'onta. Segno di quanto gli adulti sono sciocchi, per non dire deficienti, per non dire incompetenti, ma anche coraggiosi e fortunati, perché non c'è nessuna onta nel tuo faccino, perché porti il sorriso e qualsiasi macello gli adulti possano aver combinato ora ci sei. Punto. E sei l'angelo di molte vite. Ma nel frattempo io ho cambiato due case, quattro lavori, cinque taglie, tre tagli di capelli e la cameretta è sempre restata vuota, buona solo per stirare, e fumo ancora di nascosto dal mondo, e accumulo nella soffitta i tuoi giochi, i tuoi vestitini, la tua culla e gli faccio prendere polvere, muffa, vecchiaia.
Nel mio utero c'è vecchiaia, c'è un marito che ha preso sottogamba la sua salute e ha ignorato un campanello d'allarme dietro l'altro, finché s'è ritrovato con una sentenza terribile da digerire e da fare digerire a me. Così che succede? Che continuiamo a coccolarti, a guardarti con un groppo al cuore e a sperare, con tutto l'egoismo di genitori mancati, che tu cresca considerandoci due genitori aggiuntivi. Lui rimarrà presumibilmente sempre il tuo eroe, io il tuo materasso umano preferito. Ma io sono tua zia. Una delle tue zie. Una vocina che dirà "quetta è la mia mamma" non ci sarà.
E' la parola più sacra che conosco, ed è una beffa che io non possa più dirla, né sentirla riferita a me. Nessuno mi chiama così, nemmeno per scherzo; io sono "la zia" di tutti. Il che equivale ad essere la vice di qualcosa, se tutto va bene. Peccato che io voglia qualcosa di mio, voglio una piantina da seminare e innaffiare in questo orizzonte secco e sterile. Voglio una speranza e tu, per quanto io ti ami, non mi basti: non sei mia, non hai nel sangue mio padre e mia madre, non porti nel mondo la mia ombra. Perdonami, scricciolo, se non mi basta pensare a te, né a nessun altro bambino sulla faccia della terra, perché nessuno continuerà a dipanare la mia matassa dopo di me, nessuno pronuncerà per me quella parola sacra.

E maledico quelle voci suadenti che mi chiedono in continuazione, che aspettano, che si meravigliano che; odio dover spiegare con te per mano, alle commesse del centro commerciale, che "grazie, ma non è mia figlia"; strapperei la giugulare a chi "ma sì, tanto co' sta crisi, non hai un lavoro, hai un marito malato, sarebbe da irresponsabili mettere al mondo 'na criatura, no?". NO. Perché a forza di pensare ai se e ai ma, alle controindicazioni, un bimbo su due non dovrebbe nascere, tu inclusa (anzi, soprattutto tu). Perché un figlio non si crea con la perfezione, con un planner, non è una strategia di marketing. E perché mi maledico per aver sempre rimandato quando invece le condizioni quasi ottimali c'erano e non sapevo riconoscerle, troppo frivola, troppo poco sedimentata nei miei panni, troppo distratta e così assolutamente all'oscuro di questo giorno che mi stava solo aspettando dietro l'angolo, e che ha preso a craniate una diga di pensieracci e autorecriminazioni e rimorsi e gastriti e me le ha fatte piombare addosso senza preavviso.

Ed ora mi sento orfana di una testolina, di un odore di bagnetto, di compiti delle vacanze, di aerosol e di pannolini, io che credevo di essere rimasta immobilizzata dalla mancanza di un odore di ragù, di una voce austera, di un abbraccio orgoglioso, di una vecchiaia che non è mai arrivata. La vita toglie via rifilando anche il fianco sbagliato, quello che dovrebbe essere lasciato libero di tracimare. La vita toglie in ogni direzione, con me. Quando non ci sarò più io, la vita mi avrà definitivamente raso al suolo senza soluzione di continuità.
Ed io che ho sempre desiderato essere, almeno nel mio piccolo, con la punta dei piedi nel futuro.

7 commenti:

  1. Ci sono tanti modi di essere madre.
    Chiedilo a mia Zia Quicquia.
    p.s.: sono contenta che tu abbia ripreso a scrivere.

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  2. grazie per essere rientrata...
    grazie per non essere falsa nel tuo metterti a nudo...
    io sto piangendo e so perché...

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  3. vorrei conoscerti meglio... sarà possibile?

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  4. ...dopo tanto tempo lontana dal mondo "blog", ritrovo anche te... e non aggiungo altro
    ti abbraccio
    Cri73

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  5. ciao ho trovato il tuo blog per caso mentre giravo per il web...e sono davvero contenta...mentre leggevo il post..mi sono commossa...mi sono scese anche le lacrime....meraviglioso il tuo modo di scriver di mettere a nudo le tue e mozione....ma soprattutto è meraviglioso è il tuo amore in condizionato per questa piccola bimba...che è già fortunata ad avere una persona che la ami quanto la ami tu:)
    mi aggiungo ai tuoi followers...sperando di leggere presto altri tuoi meravigliosi post:)
    se ti va ti aspetto sul mio blog:)

    http://thecherrybombdiary.blogspot.it/

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  6. a quanto pare dai commenti non sono l'unica a piangere davanti allo schermo, sarà perchè anche io ho una nipotina, di 4 anni e mezzo però, e che da quando è arrivata non faccio altro che pensare ad un bimbo mio. Ma il lavoro manca, e io so cosa vuol dire crescere senza avere in famiglia una stabilità economica, e non voglio ripetere l'errore. Se mai arriverà questa stabilità, potrà essere troppo tardi e il pensiero mi ossessiona.

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dimmi, dai... anche se devi insultarmi o darmi della cretina...