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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

venerdì 19 aprile 2013

spalle al muro (SOUNDTRACK OF MY LIFE #19)



Roma Pincio 1998.

Io sotto una cupola rossa a pois bianchi, tu sotto un cappuccio D&G.

Una resa dei conti dove hanno pianto anche i dodicimila cieli delusi di noi.

Troppa vigliaccheria per rimetterci in gioco. Troppo astio, troppe proiezioni e aspettative destinate ad aspettare sotto una pensilina eterna.
Eravamo così piccoli e indossavamo sentimenti troppo grandi.

giovedì 11 aprile 2013

influenze (SOUNDTRACK OF MY LIFE #18)

Mio cuGGino (come direbbe Elio), maggiore di me di ben dieci anni, mi passava le cassettine duplicate.
Mentre i miei amichetti erano sospesi in una bolla shakerata di BimBumBam e Eros/NewKids/SimonLeBon*, io mi attaccavo a questi cordoni ombelicali "da grandi".
Ricordo che la prima media è stata tutta così... tutta con questa canzone biascicata in bocca senza conoscere le parole... ma che sapore di cosa figa...


* non sentitevi offesi se vi ho tirato in causa: è giocoforza.

giovedì 4 aprile 2013

diciassette (SOUNDTRACK OF MY LIFE #17)

sono gli anni trascorsi senza te, zio, un po' nonno, un po' compagno di giochi, maestro nelle prime stille di alcool che mi concedevi di assaggiare ed apprezzare, che mi insegnavi ad educare nel percorso che si costruivano nella mia pancia e tra i pochi neuroni.
Tu capace di conciliare una bettola di bestemmie e la dedizione totale per le donne di casa, una guida per molti, una roccia per il nostro clan. Balli popolari, shopping, miliardi di tortellini da chiudere, compiti, passaggi fino in centro... tu ed io, sempre tu ed io, due complici. Con te ho imparato a pescare senza rivoltarmi lo stomaco alla vista degli insetti, con te ho costruito un barbecue in mattoni, ho mosso i primi passi, ho fatto amicizia con il vasino e con i cani, ho imbudellato salami, zappato orti, potato siepi di rose; ti ho tagliato le basette ed era come giocare all'allegro chirurgo, ho guidato per la prima volta senza doppi comandi sotto la nevicata del millennio e sotto il tuo sguardo fiducioso, abbiamo raccolto mirtilli fino a dire basta e steso ottocento pizze, le mani ancora sporche dei nostri acquerelli acerbi.




E poi puff!, qualche mese e mi hai lasciato da sola. Un paio di mani vuote che non sapevano più impastare e potare, una casa silenziosa, un nipote in fasce che non avrebbe ricordato la tua voce ed io, custode di anni ed anni passati ad impararti a memoria, adorandoti.

Ma ti sento qui, dietro la sedia, ad osservare un po' miope queste parole e la tastiera bagnata, ridendo del mio essere così molle, così umana e niente affatto l'eroe maschiaccio che avevi visto crescendomi - e chi lo sa come mi criticheresti ora, come mi vorresti dritta con la schiena e coi pensieri, quali consigli riuscirei a strapparti tuo nolente. Ti sento dentro e tutto attorno, zio. Ti sento nel sangue che la biologia dice non abbiamo in comune. Mi manchi fisicamente, mi manchi al telefono... mancava il tuo viso in tutti i giorni importanti che mi si sono schiantati addosso, ed io a ravanare nella tasche mentali le tue parole, la tua presenza - nessuno poteva vederti, eppure c'eri, ci sei.

martedì 2 aprile 2013

Versatilissima

Grazie a Personne che mi ha affibbiato questo Award (si dice così?) che consta di 3 semplici regolette:

  1. elencare 7 proprie caratteristiche;
  2. premiare altri 15 blog con meno di 200 follower;
  3. seguire il blog di chi ti ha premiato.
Ok, iniziamo a dire che il blog di Personne lo seguo già e con molto piacere...

Le mie 7 caratteristiche? mumblemumble (rumore di neuroni che cozzano e si intrecciano)
  1. i miei capelli sono estremamente arruffati, senza alcuna deroga in casi di piastra o di qualsivoglia trattamento da parte di specialisti.
  2. il mio nome all'anagrafe è un errore di battitura dell'ufficio che l'ha scritto. Voglio dire, sembra normale amministrazione scritto così, ma in realtà i miei volevano darmene un altro, solo che evidentemente era troppo strano e così l'hanno corretto d'ufficio. Una sporta di cazzi loro mai, eh?!
  3. dovevo diventare avvocato, per vocazione personale e di famiglia. Mi ha fatto desistere solo la disoccupazione dilagante in campo legale... ok, non è che ora io sia messa meglio. Mi perdono soltanto da quando sono diventata la fan n.1 di Forum!
  4. colleziono santini, ma non per spirito religioso-mistico... in realtà non so neppure io perchè.
  5. adoro viaggiare in treno: la poesia del paesaggio che mi scorre davanti al naso è qualcosa di impagabile. Neppure sedere in senso contrario alla marcia mi da noia.
  6. sono una tifosa scalmanata - andare allo stadio con me è una tortura riservata ai pochi eletti che di me conoscono le cose peggiori, perchè queste cose peggiori le tiro fuori proprio in ambito calcistico. 
  7. aborro totalmente la depilazione per mano altrui. Non un pelo - nemmeno sopracciliare - ammette eccezione.
Ed ora dovrei premiare altre 15 malcapitati... ma non ne ho così tanti! Mi limito a quelli che ho...


e per oggi è tutto!

giovedì 28 marzo 2013

lassù (SOUNDTRACK OF MY LIFE #16)



1995, estate di freddo e nebbiolina impigliata tra i miei capelli crespi, estate delle alleanze che sarebbero durate decenni.
Estate della cotta mondiale per gli occhi verdi del fratellino del mio ex. Promesse leggere e baci pesanti e partite di squash e Diamond White.
Estate di capriole giù da una collina, alle spalle un mare freddissimo, davanti agli occhi le luci dei pub in collina.
Estate di inglese e francese, come il fish&chips che mi nauseava ogni mattina mentre aspettavo il bus, mescolati così bene che non ricordavo più molto del mio italiano.

Estate delle Marlboro che costavano una cifra accettabile, della ricetta del pudding, delle sere a the-e-latte a giocare a scarabeo in esperanto con i tedeschi che sarebbero diventati i miei pen-pal preferiti.
E' tutto ancora qui, i colori non sono sbiaditi, rimane una cartellina sensoriale incastrata tra due neuroni: quelle voci, quel vento in faccia, quegli odori così inclassificabili ed indelebili, che risentirli ora vorrebbe dire solo una cosa: essere tornata in quel piccolo paradiso a riprendermi i ricordi di quell'estate che ho lasciato lì, sulla panchina di fronte alla baia, promettendo di tornare.

venerdì 22 marzo 2013

Fatticazzituoi?

Che ieri pomeriggio si era così, ai giardinetti vicini alla materna (deo gratia il sole, zero vento e anche un'erba non particolarmente bagnata o pozzangherosa). La nipote, io, Consorte, mamma e moroso nuovo di zecca della mamma.

"Guadda, mamma, quetta è la mia nuova amichetta pERFerita, ci chiama V."

"Ciao, V." in coro

... sì, sembrava una riunione degli alcolisti anonimi.

Padre di V.: "Che bella bimba che sei, Principessina! Ma tu ce l'hai il fidanzato?"

"hmmmm... no, però ho tante amiche pERFerite!"

Il mio commento sottovoce con la mamma: "Che poi magari ci scappa anche la fidanzata"



CRISTIDDIO non l'avessi mai detto. Tuoni e lampi. L'apocalisse di fiamme negli occhi iniettati di cazzostaidicendo. Mi trascina verso la panchina e scarica giù la mitragliatrice per intero.

"Ma come ti permetti di pensare che mia figlia possa diventare lesbica? Non sta né in cielo né in terra, voglio dire, mi sembra che la stia tirando su secondo tutti i canoni tradizionali, non ha motivo per scantonare così! Quindi evita di farti certi viaggi mentali per favore, e soprattutto di farli fare a lei".

Lingua implosa e una gran voglia di pittarle un murales di ceffoni in faccia. Manco avessi caldeggiato sua figlia dietro le sbarre o su un marciapiede.

Brava, pensala così; pensa che tua figlia educata bene non avrà mai un comportamento così "sbagliato" (perché il giudizio è implicito nelle sue parole), pensa che è "colpa" della cattiva educazione se un figlio si scopre omosessuale prima o poi. Pensa che Luca era gay e adesso sta con lei e tutta quella marea di cibo per galline, brava, e inculcale in testa che quella cosa che ha tra le gambe dovrà usarla solo coi maschietti. Mettile in testa che un mondo dove una ragazza ama un'altra ragazza è solo un mondo parallelo, che tu non vuoi nemmeno prendere in considerazione, perché con gli altri sì, media tolleranza, ma con la roba di casa tua no, tutto deve essere perfetto e una figlia omosessuale non lo è, evidentemente.

Poi, il giorno in cui forse Principessina sarà costretta dalla tua Inquisizione a dirti una marea di balle e ad essere infelice perché tu non la accetti - e potrebbe essere omosessualità, potrà essere un vaffanculo agli studi che le avrai imposto, potrà essere chiedere di non frequentare certa gente o di non essere infighettata tutta di rosa - vienimi a chiedere una mano. Vienimi a chiedere dove sbagli. Vai e consulta tutti gli psicologi della città mendicando un dito puntato contro qualcuno che non sei tu, perché tu "ce l'hai messa tutta", no?

Ma i figli non sono business plan, cara. I figli o sprofondano assieme a te, o trovano il modo di rispettare loro stessi fottendosene sottilmente dei preconcetti dei genitori. E questo mi auguro farà Principessina  nonostante te. E magari avrà vicino qualcuno che non le squadrerà la testa, qualcuno che si preoccuperà solo del suo essere coerente con chi e cosa è. E magari Principessina sarà madre e con lo sguardo critico dell'età adulta capirà come esserlo, scremando gli esempi che avrà avuto.



L'ipocrisia è servita ben calda oggi, signori.

giovedì 21 marzo 2013

tempo perso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #15)



Dove sarai, anima mia, tu che l'anima me l'hai bruciata quasi per intero, tu che mi hai fatto male di un male che annienta, che taglia le gambe e toglie la luce alle giornate?
Sarà che sono una persona piccola e pessima, ma non riesco ad augurarti buona vita, né a perdonarti, anche se è passata metà della mia vita da quel giorno. Non è, il perdono, tra le armi in mio possesso per archiviare quel dolore. E' ancora rancore, è voglia di schiaffeggiarti e di esigere un perché, quel perché che suonerebbe così inutile nella mia vita ora. Non mi hai mai consentito di mettere il punto; mi hai lasciato nel limbo del silenzio e dell'odio.
Ma non posso smettere di pensare che quel distruggermi di proposito fosse così sterile, così falso rispetto agli anni spesi a costruire qualcosa di buono.
Lontano da me. Nel 1997 lo volevi tu, e adesso sei storia, ma una storia che avrei voluto evitare.
Ho sprecato troppo tempo e troppo cuore ad abituarmi alla tua presenza e molto di più a rassegnarmi alla tua fuga ed ai calcinacci che hai sparso ovunque.
Bastardo.

giovedì 14 marzo 2013

un fuoco che non si spegne (SOUNDTRACK OF MY LIFE #14)


1993 - ... 

A te, prima tra le sorelle che la biologia non mi ha voluto donare, e allora ci ha pensato la vita. A te che sei nella mia storia.

Ai nostri sogni nascosti sotto il banco, da tirare fuori assieme alle marlboro per la ricreazione; alle nostre paure mascherate di sfacciataggine e indecenza. 

Alle estati folli, agli inverni di pianoforti e chitarre, ai diari cifrati e agli innamoramenti ciechi sordi muti eppure così accesi.

Al volerci bene soffocante, esclusivo, intollerante, radicalmente malato che ci siamo portate appresso come cemento ai piedi. Cieche nel non vedere cosa c'era fuori del nostro ovulo. E anche al nuovo bene che ci stringe ora che la vita ci ha cambiato, indurendomi e ammorbidendoti, regalandoti occasioni per mille piccole lamentele, tu che ne fai una religione, per nascondere l'impudenza della felicità che ti è arrivata alla porta dopo tanto sudare, dopo i pianti e i distacchi, dopo le malattie, dopo te sposa all'altare senza me che non volevo vederti smettere di respirare per colpa di quello lì.

Ti ritrovo ogni volta diversa e ogni volta sempre uguale al caterpillar di 20 anni fa. Cazzo, venti anni, venti. Ma avevamo previsto di avere ancora, oggi, nonostante i chilometri e le assenze, un filo da tenere, da tirare di tanto in tanto per ricordare all'altra questo amore. Quello che non avevamo previsto è che tu fossi al posto mio ed io al tuo, ma lasciati invidiare per una volta, senza cattiveria. Lasciami essere felice di te.
Un cuore in due. 

lunedì 11 marzo 2013

Lunedì

Si sente la primavera,

il mio naso gocciolante ringrazia.

E pensare che sono passata indenne per il MimosaAppestata Day.

giovedì 7 marzo 2013

lungomare (SOUNDTRACK OF MY LIFE #13)

1996, estate.

Occhi bistrati di pece che si affacciavano su di un mondo nuovo. 
Cambidge e poi Norwich e la contea. Occhi francesi, belli da ammutolire e arricciare le erre ad ogni parola, incartare fiato caldo nella sabbia e crogiolarsi come lucertole sotto il vento del'east. Occhi canadesi verdi che ti veniva spontaneo ridefinire la parola "verde", vicinivicini e da tutt'altra parte come spiritelli capricciosi. Occhi inglesi, cupi, nuvolosi, abbracciati a lentiggini ironiche e a sigarette sempre un po' più cariche. Mettevo i rollerbade e via, occhiocchiocchiocchi - crossroad - occhiocchiocchiocchi - subway - occhiocchiocchiocchi. Le mani della mia amica del cuore da stringere forte ad ogni semaforo pericoloso, ad ogni vetrina che metteva in mostra quel cd che, quel poster di.
Un viale lungo la spiaggia, panchine cotte dal sole, birre in lattina e tovaglie di carta rapite dalla brezza lungo quel mattonato che pareva infinito, ospitava aquiloni garruli e pascolo di vite giovani come noi. Canoe da pulire e campanelli da suonare. Indirizzi da scambiare per raccontarci che torneremo ancora qui a cantare fumati sdraiati sulla moquette lercia di un appartamento di chissà chi che sa d'incenso e scopate, e correremo fino al pontile inventando parole a metà strada, e noleggeremo un po' di felicità come facevamo allora.