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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
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venerdì 19 dicembre 2014

Cuspide

Oggi sarebbe stato il tuo compleanno.
Ogni anno me ne ricordo da quando ci siamo conosciuti lì in quella terza fila di accenti misti alla lezione crudele e pallosa del giovedì mattina alle 8. Settimana Enigmistica per aspettare svegli il prof con diversi quarti accademici, rubrica dell'oroscopo. "Devo controllare se per caso nel 79 il Capricorno è entrato prima... saresti cuspide!" "Ah. Beh. Che me ne fotte a mmé. Manco ci credo"

Amico mio, fetta del mio cuore, sprone e zavorra degli esami più neri, quante risate e quante lacrime io e te. Il tuo nido da arredare a pochi giorni dall'arrivo del tuo amore grande, quello scricciolino spaurito con gli occhiali spessi che ha tirato subito fuori artigli e sangue bollente della vostra terra "di confine", finché ha capito che non ti avrei portato via da lei.
Vendemmiare assieme e schiacciare coi culi stanchi altra uva rimasta addosso in quel pandino che era diventato cogestito nei weekend oramai. "Sono sotto casa tua... ora guidi tu che nevica" "Ma io la neve la conosco solo in foto". Sbornie prese a turno e quella volta che mi hai trattenuto dal picchiare una mano morta, mi hai calmato, mi hai fatto respirare e poi l'hai picchiato tu "picchì non voglio che ti sporchi 'i mani". E quella domenica che avevi il boiler rotto e sei stato da me quattro giorni e con mamma giocavi a briscola e le insegnavi il tuo dialetto e babbo ti portava il rispetto che non avevo mai visto in lui per uno della mia età. Eri un mio amico ma un suo pari.
Amico all'antica, amico disincantato e terreno, amico pilastro e defibrillatore del mio umore volatile, difensore mio accorato, mio primo fan e complice onestissimo, dai planning agli abiti da sposa. Alla mia laurea mi hai pianto addosso, credevo fosse gioia e quel "chemminchia vai a fare lassù che fa fridd". Al funerale di mia mamma ho pianto io addosso a te, potevo afflosciarmi lì sulla tua scrivania senza sentirmi stupida.
Poi il tuo citofono ha cambiato nome, il tuo numero ha smesso di esistere. Ho pensato fossi entrato in crisi, neppure lo scricciolo rispondeva più. E dove ti ritrovo per restituirti il favore, mannaggia a te. Ok, mi richiamerai prima o poi... ho ancora il tuo codice penale... dovrai dirmi imbarazzato e fiero che vi sposate, prima o poi.

Qualche mese fa passo dalla Prof e nei suoi annali trovo i tuoi occhi in una foto del mio corso. Prof, ma lui se lo ricorda? Sa quando s'è laureato, che fine ha fatto?
Brutta fine. Solo questo dice. Scappo, corro dal tuo relatore.
Hai scoperto di avere la SLA mentre eravamo in tesi, io agli sgoccioli e tu al debutto. Hai taciuto tutto, hai portato fino alla laurea il tuo scricciolino e poi l'hai aiutata a fare carriera e alla tua non hai più pensato. Hai lasciato che lei spiccasse il volo e quando ti sei sentito un peso per lei, per i tuoi, per tua sorella te ne sei andato, zitto, portandoti via il vostro futuro iniziato sui banchi di scuola. Un tetto, un volo. Tu che avevi paura solo di una cosa nella vita: di volare... non di fallire, non di morire, non di invecchiare. E io che avevo paura di tutto rimango qui e non so a chi fare gli auguri oggi, non so a chi dire che ho una spina di traverso nel cuore e che il tuo passaggio nella mia vita è tra le cose più vere e preziose che ho vissuto.
Che mi sei mancato per dieci anni, che non smetterai mai di mancarmi e che non ti dimentico.

martedì 14 ottobre 2014

3 di notte di un giorno qualunque

Una settimana fa ci siamo sentiti ed eri nel panico per il mancato arrivo delle contrazioni della tua donna, ché tra due settimane scade il tempo e ancora niente e questo maschietto si farà attendere, ma forse no. E tu nel panico. Ed io ugualmente preoccupata, ed anche oberata di casini scadenze e impegni gommosi per tappare le falle di questa vita che tracima. 
Tu non hai paura che io porti via l'aria che respirate voi quattro, mi fa strano dirlo che tu non hai mai avuto paura di me, non mi hai mai cacciato, non mi hai mai evitato.

martedì 2 settembre 2014

Minestrone

Ho 4 post in bozza che non vogliono uscire, gli altri li ho cancellati proprio. Questa stitichezza verbale mi lascia davvero senza parole, ma non posso pretendere che esistano lassativi per bloggher reticenti.

(iniziamo male... continuiamo peggio)

E' arrivato Settembre, alleluja. Non odiatemi, lo so bene che tutti si sono dati da fare per dire in più social possibile che è arrivato Settembre, che è iniziato di lunedì e via dicendo, ma questo per me è davvero un sollievo (vedi post precedente: definire questa un'estate di merda è un eufemismo).

giovedì 3 luglio 2014

Traguardi


Sono orgogliosa della Famiglia che ho scelto di formare con tutti gli angeli e i diavolacci che ho scelto come Fratelli e Sorelle di questo viaggio.
Sono loro i miei specchi, le mie medicine, i miei confessionali.


E quando uno di loro è felice di quella felicità che sembrava non dovesse mai arrivare nonostante si sia sputato sangue e veleno per averne una briciola... perdinci, a me vengono i lucciconi.

venerdì 25 aprile 2014

Elastici



Tu ed io non ci siamo mai scelti, anzi ci siamo scontrati e rimbalzati ed ammaccati.
Tu ed io, senti? Sei più piccolo di pochi mesi ma sei tu ad avere la meglio, anche se da fuori sembrerebbe che sia io ad aver sempre tirato i fili.

Tu imberbe ed io con zero tette a studiarci l'odore reciprocamente come animali cauti.

Tu coi brufoli e io con gli amorazzi - ma anche viceversa - a lanciarci molliche di confidenza, prendendoci per il culo sfidando la ritrosia.

mercoledì 16 aprile 2014

E qualcosa rimane

Rimangono i nostri risolini isterici a contorno della birra più brodosa della nostra vita
il bene che ti voglio e che mai, per nessuna ragione al mondo, neppure se ti farai odiare, potrò dimenticare - né da dov'è scaturito e quanto mi ha mosso
Rimane la voglia di saperti amato alla maniera che tu hai chiesto da una vita
quei grandi immensi abbracci come buchi neri e gli angoli della bocca arricciati a dosare masochismo
Rimane la mia Fiducia con la F piùchemaiuscola e la sensazione che le tue mani nelle mie tasche abbiano imparato ogni angolo.

martedì 10 dicembre 2013

December Blues


E lo so, che sono sempre io quella gramigna incontentabile che la vuole cotta e poi la vuole cruda.
E sono fortunata, sì, me lo ripeto da un po'. Fortunata per questo tetto sulla testa e per tutti quelli a venire, fortunata per un marito, per uno stipendio (il suo), per la salute - tutto sommato; per un guardaroba che trabocca e pentole con sempre qualcosa da metterci dentro.

Però babbo, anche quest'anno mi viene da piangere. Ogni anno piango quando arriva dicembre. Ogni cazzo di anno piango l'8 dicembre perché vedo troppe lucine e troppo rosso e mi danno allergia; piango a dirotto quando ho finito di scartare i regali, stacco la spina alle luminarie dell'albero, controllo il russare di Consorte e vado a inondare il bicchiere notturno di latte caldo.
Perché va bene, c'è sempre una busta bianca, e dentro c'è sempre, con calligrafia ogni anno più malferma, la dedica fittizia di te mio pezzo di carne, te unica fune che mi congiunge con la genetica di chi non c'è più. Te respiro mio, te mia dannazione e mia consolazione, te che quando sparirai sarò per davvero un pacco senza mittente e senza destinatario. Te a cui vorrei dare altra carne nella quale estenderti, per non smettere mai di sopravvivere alle tue malattie e alla vecchiaia che ti aggroviglia testa e gambe e ti cementa in una prigione di spettri e pastiglie. Ma non posso e sento le tue domande premere per bucare la guaina della distanza e del riserbo che vorrei non avere con te se solo avessi la speranza di non trasmetterti un ennesimo patema.
E nella tua dedica fittizia c'è tutto questo che tu non mi dici ma so che lo pensi, ed io dediche non ne scrivo mai, non spendo parole per giustificare un regalo. Tu lasci che la dedica sia la parte bella del regalo e il resto mancia. Sui soldi non posso dire nulla, babbo, lo sai. Sono io la figlia dalla parte sbagliata, della generazione sbagliata, del sesso sbagliato, con il curriculum sbagliato al momento sbagliato. Sono io quella che raccoglie a malincuore i frutti insapori e insensati di tutto il benessere dorato che la tua generazione ha coltivato per quelli della mia età. Però quanto vorrei qualcos'altro, babbo.
Quanto vorrei una dedica in meno e qualche attimo in più... quegli attimi in cui dai aria al tuo cervello - e sarebbe un bello sforzo da fare, ma penso di potertelo chiedere una volta tanto - e pensi. Pensi a me. A me come persona, non come quella che ha bisogno di soldi, quella che "cazzo ne so cos'è ha nell'armadio", quella così genialmente presa dai gusti tutti suoi... perché c'è anche il mio comodino da sbirciare se vuoi sapere cosa leggo, ci sono le mie amiche da chiamare per indagare, c'è tuo genero che può imbeccarti... ci sarebbe tanto da ascoltare in quello che senti dalla mia voce al telefono, se solo tu ascoltassi. Se solo ti sforzassi di non vedermi come una neonata ai cui bisogni primari bisogna provvedere, e poi alle coccole ci pensano gli altri. 

Non sei un ente assistenziale, sei mio padre.
I regali che mi piacciono non sono quelli che posso comperarmi in boutique, ma quelli che troveresti tu su un banco del mercato, magari della taglia sbagliata e del colore più orribile che io possa immaginare.
Ma tu vuoi che io usi i tuoi soldi per comperarmi qualcosa che desidero. Ecco, io desidero una tua mezza mattinata, un tuo pensiero, un tuo dubbio di gusto.
Un paio di parigine a scacchi fucsia, magari coi glitter e i pon pon, che secondo te stanno bene con le mie DrMartens...

... che non ho più da 10 anni, ma te ne accorgeresti?!

giovedì 31 ottobre 2013

ricorrenze (SOUNDTRACK OF MY LIFE #42)


A te, alla nostra amicizia vecchia come noi, al tuo compleanno che, ovunque io sia nel mondo, non posso mai dimenticare di festeggiare con la tua voce, cuore mio grandissimo.


giovedì 17 ottobre 2013

despite all this mess (SOUNDTRACK OF MY LIFE #40)


... fanculo mondo, oggi ho vinto io. Poco, ma ho vinto lo stesso.
12 anni fa oggi mi hai mozzato le gambe e stamattina ti ho imbrigliato io.



mercoledì 25 settembre 2013

fatticazzituoi? (reprise)

Uè, capitemi. Ho appena disincrostato tre pentole, di cui una a pressione, e ho gli avambracci stancherrimi e le unghie a pezzi. Maledetta me e le mie divagazioni culinarie disattente.


Ma mi gira comunque male oggi. Ieri sera straordinario inevitabile consesso familiare con Cognata (questa merita un post a parte; che le voglio bene nel mio modo malato e distruttivo è innegabile, ma quanto ci scontriamo, quanto...!), la quale mi annuncia che finalmente, con la Principessina arrivata quasi all'età scolare, si sta muovendo per battezzarla.
E qui entro in scena io che, tra le sue tante amicizie va-e-vieni, inaffidabili, frivole, spaccamaroni ecc., risulto la papabile al ruolo di Madrina (argh!! stavo scrivendo Matrigna...). Ok, quindi mi stai dando un'importanza una spanna sopra il resto del mondo. Che io adori tua figlia, che io mi possa vendere organi sparsi per lei, che il nostro rapporto sia fantastico benché io sia una nazista in piena regola non puoi negarlo, e spero basti questo a motivare la tua decisione e non debba tirare in mezzo la parentela - d'altronde io sono una che, quando ha avuto la malaugurata idea di rinforzare con scelte simili (mie o dei Genitori 1 e 2) rapporti familiari, ne è sempre uscita bistrattata e con in bocca un chicazzomel'hafattofare formato XXL.

Dicevo: bene, sono una figura un poco più importante? E allora ti dico la mia. E la mia è: ma perché, se non hai la minima voglia di tirar su tua figlia sotto la pensilina di una religione che hai abbandonato vent'anni fa per inseguirne le tue filosofie new age? A che pro fare la recitina familiare davanti ad un fonte battesimale, se non serve a nulla? Forse per farla essere uguale ai bimbi del suo asilo (a metà - per il resto sono musulmani, copti, testimoni di Geova e tutta la fauna religiosa che si può trovare in un qualsiasi asilo statale italiano al giorno d'oggi). Ma cosa credi, che il prete glielo tatui sulla fronte il suo rituale? Principessina non è stata finora una bambina diversa dagli altri perché le manca un sacramento; è gentile, beneducata, sveglia e dolcissima a priori e non grazie ad un battesimo, ma perché al di là della religione noi (sì, noi tutti, come famiglia, come microcomunità di punti di riferimento nella sua vita) le abbiamo sempre cercato con ogni forza di trasmettere il senso della morale e della giustizia.
Vuoi darle un insegnamento metafisico che trascenda dalla morale terraterra? Bene, inizia tu madre a credere in quello che vorresti insegnarle. Io, mi spiace, ma non credo molto che serva intingerla nell'acqua santa se poi la cosa muore lì. Bada che io non ho mai dato importanza ai gesti rituali della religione con cui sono cresciuta - religione che mi vede da metà dei miei anni fortemente scettica verso le sue manifestazioni terrene, anticlericale se vogliamo - e sono convinta che ogni credo debba essere fatto nostro e, compatibilmente con i dettami canonici, personalizzato (ricordo un confessore della mia adolescenza che, quando ammisi di aver dimenticato certe preghiere, mi consigliò di continuare ad andare a braccio nel mio dialogo con il divino perché "se devi ripetere formule che non ti escono dal cuore, apri il cuore e lascialo parlare con le parole che conosce meglio"); eppure credo ancora che un gesto così forte come l'entrata spontanea in una comunità religiosa non sia da prendere sottogamba.
E quindi, come mi è già capitato altre volte, io decido di fare quella che dice no, che vede che non si segue il buonsenso, che si fanno scelte alla cazzo di cane, e non ci sta. Trovatene un'altra che si metta davanti ad un altare a giurare di rinunciare a questo e quell'altro, se questo e quell'altro sono fatti che io accetterei e capirei se dovessero succedere alla bimba (vedesi questo fatto qui). Io non sono convinta di giurare di crescerla come Santa Romana Chiesa comanda e non voglio spergiurare. Se mi chiedessero di giurare di amarla come la vita più preziosa che ho mai avuto tra le braccia, come una figlia, di seguirla, di tremare ad ogni suo capitombolo, di aiutarla a realizzarsi in ogni modo possibile, io lo farei. Che poi lei voglia entrare in convento, inginocchiarsi in una moschea, innamorarsi di una donna, bruciare incenso o fare il cammino di Santiago, a me importa veramente poco, purché sia lei a volerlo.
Rimane comunque il fatto che Principessina una mamma ce l'ha e sceglierà lei; io ho lasciato la mia opinione.
Zia Nonsense continuerà ad amarla come se niente fosse.


- - mi scuso se, quasi inavvertitamente, ho urtato la sensibilità religiosa o morale di qualche lettore - -

lunedì 22 luglio 2013

di elfi, api-fatine e una voce dal passato

Metti che una vecchia conoscenza dell'adolescenza che tu ricordi coi baffi della nutella si intestardisca che vuole cantare, nella vita.


Metti che cresca cresca, diventi grandicello e ci riesca, dopo qualche amena vicissitudine sul grande schermo >> e qualche critica e maldicenza che tutto sommato lo destabilizzano ma non troppo, ché è abituato da sempre alle prese in giro e a scrollarsele di dosso.

Metti che ti faccia presente (perché tu sei svampita e non controlli mai periodicamente certe informazioni), in un qualsiasi pomeriggio di giugno che segue un << inverno un po' pieno di impegni di lavoro, che passerà dalle tue parti a fare serata, in beneficienza poi.
Che fai? Non ci vai? Saresti una sòlaccia infame, oltre che un culo di cemento.
(leggete, ve ne prego, il sarcasmo di questa autocommiserazione)


Ecco quindi il mio sabato scorso.
Le prove, madonna ma quanti ne sò? quei poverini sotto il sole dalla mattina che cantano, li sento da lontano mentre gli altoparlanti fischiano, il signorino cazzeggia e mi sventolo con la fotocopia più grossa che m'è rimasta infilata in fondo alla borsa. Sembro una via di mezzo tra una profuga e una profuga... ssst sono in incognito.
E quelle robe lì, so' luminose, funzionano con... no, non ti seguo o forse tu non me le sai spiegare, forse dovrei chiedere ad un tecnico ma preferisco rimanere un'elfa e incantarmi quando si accenderà la magia.
Sorrisi, battute, api moleste fin sul palco e the freddo al miele come se piovesse.
Un completo (Zegna? hmmm) blu notte che a vederlo schiatto pure io. Cipria, cipria, tanto sudi lo stesso. E che te lo dico a fà!
Sigaretta preparatoria mejo de no, tutti ai posti. Ahò l'esercito è carico, và li striscioni. 
Una scaletta che si inceppa, sembrano sbarellati stasera: dimenticano canzoni e le riprendono e lui ci fa anche dell'autoironia. Via quella muta blu, è madido. Pantaloncini e cappellino da pischelletto e così si zompa meglio, no? Però con la barba non sei credibile.
E da quand'è che suoni così?!



E si muove e si dimena e le manda tutte nelle galassie sperdute degli ormoni latenti; gigionissimo, provocatore, ha imparato oramai a imputtanirsi in questo gioco di attese e di lustrini da elargire alle folle. La Maria Antonietta del regno degli elfi distribuisce brioches di ottima qualità con la voce e con i muscoli guizzanti, 'tacci sua. Ogni volta è meglio, ogni volta s'alza il pelo un po' di più. E' la prima volta che mi spatascia davanti tutto il concerto da così vicino, che me lo spoilera prima con navigata saccenza, eppure non c'è niente che tenga tese le mie corde: è sempre lui, magari cresciuto, ma non rovinato. Piange di pianto vero, cardiaco, è un bambino in mezzo al caos che riesce ancora a sentire battiti, vita oltre la spia dell'auricolare. 

E si spengono i riflettori ma non è finita. Il mio stomaco vuoto mi fa sapere che ha mangiato così tanta musica e sensazioni positive che sì, vado a cena e continuo a sentirlo sparare una cazzata dietro l'altra e neppure si risparmia sulla voce, come se fosse appena uscito dalla doccia fischiettando, ma quell'insalata mi si strozza in gola dalle risate intanto che lui si scofana anche le gambe dei tavoli. Eddaje non me fà le foto co la bocca piena!
E davanti ad una Marlboro consolatoria ti dico buonanotte. Riposa, ché domani la carovana si rimette in moto. Tieni bene la voce. Tieni bene il cuore, piccoletto.

giovedì 18 luglio 2013

incantesimi (SOUNDTRACK OF MY LIFE #31)


In mezzo agli esami, in mezzo alle amiche sparite, tra scatoloni e biglietti del bus mi sei piombato nella vita mentre nemmeno ti avevo visto arrivare. Mi sei letteralmente volato addosso e oplà hai messo tutto quel macello di giornate in uno shaker e gli hai dato colori nuovi.

Con te mi sentivo protetta, ammirata, capita. Tu mi ravanavi dentro le parole che sputavo senza crederci, mi salvavi da quella voglia matta di distruggermi un altro po' prima di mettermi in sesto. Mi toccavi corde nuove ancora incellofanate, mi guardavi stupirmi di me e di te, deludevi ogni pretesto per scoraggiarmi.

Volevo essere dannata e tu mi salvavi.

Ed un grazie, quella straripante gratitudine che non ti ho mai detto, lo scrivo qui dopo tutto questo tempo, dopo esserci riabbracciati e compiaciuti di quello che stiamo diventando, dopo l'avverarsi della mia profezia che sarei sparita dalla tua vita quando avessi avuto il sentore di essere un paletto scomodo, perché di te non potevo che sognare un futuro giusto. Non meritavi di avermi addosso come un peso mentre cercavi di volare alto.
Per noi non è mai arrivato nessun momento giusto. Non quello per fare l'amore, non quello per litigare e scoprire le carte, né quello per dirci addio; nemmeno quell'attimo in cui si saldano i conti e ci si stringe la mano. Il mio debito rimarrà, come rimangono ancora i tuoi occhi buoni e dolci fino alle lacrime sullo sfondo della mia vita e l'assenza totale di amarezza nel guardare indietro e accorgermi che eravamo nel posto giusto al momento giusto con le intenzioni giuste e poi la bolla è scoppiata.
Sai, le bolle scoppiano anche senza fare rumore.

mercoledì 17 luglio 2013

the cat is on the rainbow

Arrivano belle notizie oggi; incoraggianti piccole luci in fondo a tubi di scarico.


matrimonio gay gran bretagna sì camera dei comuni regina

Elisabetta ha firmato a favore dei matrimoni egualitari. La signora in ________ (colore a vostra discrezione, tanto ha indossato l'intero colorimetro Pantone) si sta dimostrando, anno dopo anno, sempre più distante dalla vecchia babbiona aviopenica che era nella prima metà del suo regno. Ha fatto passi da gigante in molte direzioni (malignamente, direi "da quando è scomparsa ladyD") e, chissà se occorre ringraziare lei personalmente o il suo entourage, ci sta guadagnando in credibilità e in rispetto dei suoi sudditi.
Parallelamente, è un altro paese che si apre alla non discriminazione nel diritto. E l'Italia che fa? Si gratta le democratiche chiappe sotto un ombrellone a Vaticano Beach e non si cura di loro. Schifìo.


* * * * *
E' che non volevo fare una rubrichina di attualità oggi. 
Senza scomodare gli anonimati reciproci, posso accennare a due piccole grandi conquiste della mia cerchia di amicizie.
Un progetto che sta facendo scaldare i motori a qualcuno e di cui posso andare sensibilmente fiera.
Un traguardo raggiunto da un qualcuno che aveva perso la speranza.
Per entrambi una bella sporta di ottimismo.

Poi magari va a finire che piove e piove e piove fino a sabato che ho un incontro al vertice col Pischello che ha vinto SanScemo.
Ma chissenefrega...
let it rain.

giovedì 11 luglio 2013

benedizioni a caso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #30)

2010, tante seghe mentali, tanti Peter Pan svolazzanti attorno a me, tanti marchi a fuoco.




I tuoi occhi limpidi, la tua spassionata sincerità, le tue ali d'angelo a lenire ferite di cui nemmeno conoscevi l'origine, il colpevole.
Grazie di esserci, angelo mio.

Grazie per tutti quei piccoli compendi di amore e adorazione che mi stilli.
Grazie perché non mi giudichi a prescindere e perché lasci che io sia il tuo avvocato quando fai causa al te stesso che non accetti perché non vedi quanto di bello e buono porti con te.
Grazie per i nostri progetti strampalati e per quel calore che non ha bisogno di pelle.
No che non sei sbagliato. Ce ne fossero di più di sbagli così nel mondo. Sei solo uno con un documento che ti da il diritto di stare nella metà sbagliata, in quella che non ti va. Il diritto, non il dovere.
E vorrei proteggerti da questi cazzo di ipocriti e paraocchisti che ti incatenano ad un'etichetta che ti toglie l'aria, vorrei vederti libero di dire quello che sei, di amare chi vuoi e fintanto che lo vuoi, vorrei sapere che smetti di giudicare te stesso fuori luogo... perché qui c'è un luogo dove tu stai benissimo e combaci perfettamente con i miei bordi. E non hai neppure cercato troppo a fondo.

giovedì 13 giugno 2013

autodidatta e invasata (SOUNDTRACK OF MY LIFE #27)


Prima della Canzone del Sole, prima del giro di Do, prima dei duetti con il pianoforte di quella sorella impacciata, c'era questa nelle mie corde di seconda mano.
1994.

giovedì 6 giugno 2013

Agosto dopo Agosto (SOUNDTRACK OF MY LIFE #26)

Era il 4 Dicembre 2008, quando sull'"altro" blog scrivevo:
Di pagine ne ho scritte parecchie a lui, per lui, su di lui, e fiumi di parole dolci e salate a parlarne con gli occhi umidi ed orgogliosi di migliore amica - quella definizione che mai ci siamo detti in faccia, che ci andava quasi stretta tanto era grosso quello che condividevamo.
Fino a 10 anni fa.
E poi oggi una foto, un nome, quasi 1000 km di distanza - ma cosa vuoi che siano se il mio cuore ti vuole bene come allora, o forse meglio, di un sentimento nato per caso e cresciuto per gioco e che anche con tutto questo silenzio non se n'è mai voluto andare via da me.
Il tuo nome mi fa sorridere, poi pensare, poi ricordare, ed ho voglia di urlare quanto bene ti voglio ancora, Fratellone mio, anche se non so più cosa fai, come stai, cosa sei diventato, e tu non lo sai di me. Ma so che sei sempre stato una persona migliore di me e che non sei mai riuscito a smontarmi quest'idea.
Se allungo una mano, mi sembra di sentire la tua stretta.
E lo scrivevo col cuore in mano.



E poi ci siamo detti che siamo grandi abbastanza da farci delle sorprese, quelle che avverti un'ora prima che quei 1000 km si sono liquefatti di fronte alle nostre facce di culo e sì, sono sotto casa tua, sempre che tu abiti ancora qui dove mandavo le lettere, e non mi è passata per la testa alcuna paura di infastidirti: perché sei tu, e sono venuta a portarti un Consorte da conoscere ma in cambio voglio tua moglie e la tua bimba da inglobare per qualche ora in queste braccia che diventano grandissime quando si congiungono con le tue che ne sono il naturale proseguimento.
E poi ce lo siamo ridetti e ridetti e l'Autosole e il Frecciabianca sono diventati alleati. E magari tra qualche anno, chi lo sa, faremo tutti assieme quella vacanza in Terrasanta che ci promettiamo da due decenni.

Ma come facevamo, da piccoli, a stare lontani anche 8 mesi di fila? Come facevamo a farci dediche in radio peggio degli innamorati e stare su un'interurbana così inter da farci dimenticare la paghetta? Come facevamo ad arginare l'assalto dei miei e dei tuoi che ci volevano assieme, più assieme di così, senza capire che il nostro assieme era oltre le loro idee, che lo è stato da sempre. Che ci manca solo il sangue in comune. In 28 anni avremmo potuto farne di trasfusioni... 

venerdì 31 maggio 2013

You have got mail, Madam

Scendere fuori di casa per buttare il rusco all'ora di cena e trovare posta. Toh.
Ci vuole questo dopo una giornata iniziata di merda e diventata ora dopo ora un Merdone con la M maiuscolissima.
Ci vuole un biglietto dalla tua amica lontanissima che non vedi da tantissimo e che senti vicinissima. Quella donnina di 40kg bagnati a cui vuoi bene come ad un tuo organo.

giovedì 30 maggio 2013

jukebox (SOUNDTRACK OF MY LIFE #25)


Quelle serate di ritorno dalle prove, infilate noi - e le sigarette, e le chiacchiere che non bastavano mai - nella vecchia carcassa della tua auto che scorrazzava e scorreggiava per tutta la tangenziale.
E questa canzone qui, che giudicavo martellante, urticante, e che tu per tutta risposta adoravi e gracchiavi mentre tenevi il volante.



Era il 2007 se non erro e noi ci eravamo scoperte due anime affini, distanziate negli anni e nella provenienza ma identiche nei traguardi, negli scopi, nell'interpretazione della nostra realtà.
Tu a dormire da me, io a mangiare da te, ognuna ad inaugurare luoghi e persone nuovi nella vita dell'altra; noi due assieme come due sorelle legate a doppio filo, e sembrava strano trovare l'una senza l'altra in quelle rare volte che ci separavamo.
E le scorribande che sono seguite, quelle sono negli annali e già ci compiaciamo di raccontarle con quell'incipit, tiricordiquellavolta?, che ci fa partire in contemporanea la risata di cuore e l'occhiata nervosa, che nessun sarcofago venga aperto mi raccomando.
E questa voce che canta, che ho imparato ad amare, che parla dell'accettazione, delle idee che si plasmano per compiacere. Noi non ci siamo mai compiaciute anche a costo di scornarci e scordarci, ma torniamo sempre nei nostri abbracci.

giovedì 9 maggio 2013

iniziava il '93 (SOUNDTRACK OF MY LIFE #22)


Un volo dalla moto, hai fatto tutto da solo: una forcella che non ha tenuto, il casco ridotto in una poltiglia di massa cerebrale e schegge, due costole nei polmoni e via. Nemmeno mi ricordo più bene il bollettino medico dell'autopsia, ma era crudo, era una sentenza inappellabile al "sarebbe potuto succedere che". 
Due giorni di camera mortuaria non sono bastati a macinare via tutte le lacrime - non bastano mai di fronte a quei numeri sulla lapide, che non vanno giù. Mai. Non ti vengo a trovare, lo sai che non credo che tu sia lì dove ti hanno murato.





Eri un mascalzone buono, uno che mi spegneva le cicche addosso perché ti facevo incazzare, perché avevo una cotta grossa come una casa per il tuo migliore amico. Perché mi avevi strappato due baci al gioco della bottiglia e non c'era stato un domani. No, non mi sono sentita in colpa dopo: mi sono sentita semplicemente morire con te. Ho scritto parole e parole, ho pregato con sempre meno convinzione, ho sfiorato la pazzia pur di sentire ancora la tua moto passare sotto la mia finestra, e niente è servito. 
Sei stato la prima croce nel mio cimitero personale dei compromessi con la vita. Niente fiori, ma ricordi quelli sì, dolci e amari come un'adolescenza spezzata.

giovedì 4 aprile 2013

diciassette (SOUNDTRACK OF MY LIFE #17)

sono gli anni trascorsi senza te, zio, un po' nonno, un po' compagno di giochi, maestro nelle prime stille di alcool che mi concedevi di assaggiare ed apprezzare, che mi insegnavi ad educare nel percorso che si costruivano nella mia pancia e tra i pochi neuroni.
Tu capace di conciliare una bettola di bestemmie e la dedizione totale per le donne di casa, una guida per molti, una roccia per il nostro clan. Balli popolari, shopping, miliardi di tortellini da chiudere, compiti, passaggi fino in centro... tu ed io, sempre tu ed io, due complici. Con te ho imparato a pescare senza rivoltarmi lo stomaco alla vista degli insetti, con te ho costruito un barbecue in mattoni, ho mosso i primi passi, ho fatto amicizia con il vasino e con i cani, ho imbudellato salami, zappato orti, potato siepi di rose; ti ho tagliato le basette ed era come giocare all'allegro chirurgo, ho guidato per la prima volta senza doppi comandi sotto la nevicata del millennio e sotto il tuo sguardo fiducioso, abbiamo raccolto mirtilli fino a dire basta e steso ottocento pizze, le mani ancora sporche dei nostri acquerelli acerbi.




E poi puff!, qualche mese e mi hai lasciato da sola. Un paio di mani vuote che non sapevano più impastare e potare, una casa silenziosa, un nipote in fasce che non avrebbe ricordato la tua voce ed io, custode di anni ed anni passati ad impararti a memoria, adorandoti.

Ma ti sento qui, dietro la sedia, ad osservare un po' miope queste parole e la tastiera bagnata, ridendo del mio essere così molle, così umana e niente affatto l'eroe maschiaccio che avevi visto crescendomi - e chi lo sa come mi criticheresti ora, come mi vorresti dritta con la schiena e coi pensieri, quali consigli riuscirei a strapparti tuo nolente. Ti sento dentro e tutto attorno, zio. Ti sento nel sangue che la biologia dice non abbiamo in comune. Mi manchi fisicamente, mi manchi al telefono... mancava il tuo viso in tutti i giorni importanti che mi si sono schiantati addosso, ed io a ravanare nella tasche mentali le tue parole, la tua presenza - nessuno poteva vederti, eppure c'eri, ci sei.