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Un po' (molto po') di me

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Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
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martedì 22 ottobre 2013

un premio di m**da!

Ringrazio Geggè (uno che, personalità multipla alla mano, ha ben TRE blog: Cronache di un Pantofolaio, Scoopy e il defunto Pensieriecassate... venghino siori e siore, TRE blog... il multitasking  portato alla sua applicazione meglio riuscita!) , che mi ha premiato senza un'apparente motivazione che non sia la mia fidelity card virtuale nel commentarlo, leggerlo e percularlo.

Il premio è questo:



che, se ben ho capito, si traduce in un premio ai blog... come dire?... che stimolano la fuoriuscita di roba solida, oltre che di pensieri.


E il premio va approfondito e concatenato,
quindi rispondo a queste dieci domande:

1) Ti capita mai di controllare quello che hai emesso?
direi proprio di no... certo, non tiro lo sciacquone da seduta quindi di sfuggita vedo qualcosa... ma a che pro? è come soffiarsi il naso e poi cercare diamanti nel mocciolo.

2) Consumi tanta carta?
il minimo indispensabile.

3) Il tuo tempo medio, da seduto ad alzato?
da 20 secondi a mezz'ora (dipende da quello che mi distrae nel frattempo: giochicchio, leggo, mi limo le unghie, mi pettino, mi lavo i denti, telefono - sì, io telefono nel mentre. non si sente nulla, giuro, almeno non finché non inventeranno il telefono che trasmette odori... )

4) Quando sei costretto a farla in qualche locale pubblico, usi qualche tecnica particolare?
geneticamente abbrutita da anni di addominali per non appoggiarsi sulla tavoletta, applico la tecnica egregiamente.

5) L'hai mai fatta Viola?
probabilmente dopo un pasto a base di solo radicchio sì.

6) Se un giorno un coprografo te lo proponesse , gli venderesti il tuo prodotto?
beh, se l'alternativa è farlo finire nelle fogne... perché no?!

7) Ed a quanto all'etto?
credo molto.

8) Ti è mai capitato che per il Principio di Archimede un corpo immerso in un liquido ti facesse bagnare le chiappe?
non è il mio caso.

9) C'è qualche alimento che appeno lo mangi sbatabam?
il MerDonald... credo che sia rinomato.
ma la peggiore è la ormai strasfruttata formula magica sigacaffè.

10) Resti ancora stupito quando ci trovi del mais, pur sapendo di aver mangiato mais la sera prima?
non controllo, quindi come faccio a sapere cosa c'è?...


Distribuisci il premio ad altri cinque blogger che lo meritano:


e ora dove li trovo cinque malcapitati che vogliono... ehm, approfondire il discorso?!
Ragazzi miei, se leggete e avete voglia di continuare l'indagine, fate vobis.

sabato 18 maggio 2013

succede che (nuovo post cazzone)

Riflettevo su questo: quanto di noi, qui nella blogosfera, rimane dietro al nickname come un bambino che, timido e impaurito, abbraccia da dietro le gambe della madre e fa cucù con la testolina? Quanto vogliamo far uscire di noi, quanto ci sentiamo liberi di parlare?
Ovviamente è una scelta farlo e la percentuale di verità... o meglio franchezza che ci concediamo viene fuori volta per volta da una corsa ad ostacoli con i filtri del nostro "supposto" anonimato. Supposto perché alcuni di noi mettono nome, cognome, codice fiscale e numero di scarpe, altri il profilo di FB e il Twitter, mentre io no, io filtro tutto: in questo blog (e nel precedente, che è linkato sotto il menu) ho scelto di essere sincera con me stessa per quanto concerne le mie sensazioni - quelle non le filtro, perché mi farei un torto se non mi concedessi di mollare il guinzaglio qui su questa carta virtuale - a discapito della mia riconoscibilità e del vostro dare un nome e una faccia a me che scrivo (come anche a tutti i personaggi del mio palco). La scelta era ed è quotidianamente tra questo e mettere nome e cognome ma dover scrivere di me in modo falsato.

E' per questo che ho aggiunto qui di fianco un modulino per i messaggi privati, in modo che chi vuole possa comunque comunicare con me in separata sede. Non dirò "non ho niente da nascondere" perché da nascondere ho, come quasi tutti, quella fetta di sacrosanti cazzi miei che non voglio dare in pasto alle mie quotidiane frequentazioni - cielo, sclero così spesso su di loro che mi troverei immersa in una enorme vendetta collettiva se mi facessi leggere! - ma che qui nella blogosfera posso rilasciare a prendere aria, certa che i suddetti cazzi miei rimarranno miei anche se li leggete voi, per un tacito compromesso tra lettori - stavo per scrivere peccatori... sì, un confessionale di gruppo - che pare funzionare. Alcuni blogger di esperienze passate sono entrati nella mia vita con nome cognome e riferimenti personali eloquenti, ci siamo stretti un po' di più, con alcuni ho condiviso caffè sigarette uromaki gelati suole consumate, con altri ho chattato mezze nottate di frivolezze e massimi sistemi, altri ancora mi hanno testato come semplice amica-dei-tempi-morti. E con alcuni rincorriamo senza disperare un incontro che si procrastina nel tempo. Belle personcine e storie vere, concrete dietro di loro. Speciali e normali, speciali perché normali, come tutti qui dentro, tutti quelli che hanno qualcosa da dire senza bisogno di un faro puntato addosso.

Dicevo questo in merito ad una riflessione sulla sincerità che mi è uscita fuori qualche sera fa in un pomeriggio solo-donne attorno ad un tavolino di un hammam. Ci si chiedeva se siamo sincere tra noi cinque e quanto, invece,  filtriamo e taciamo perché abbiamo paura del giudizio di chi ci è davanti - che ci conosce da una vita, beninteso, e che ci ha visto fare cose indicibili in passato (per alcune questo passato è prossimo). Eppure qualcuna di noi, colta da improvvisa disinibizione, riesce comunque a sorprenderci - e, ecco, io sono quella della riformulazione/edulcorazione dei pensieri, del sarcasmo come stile di vita. Non ho solitamente la faccia di parlare così nella forma e nella sostanza, magari preferirei scriverlo, ma anche no... magari accennerei come ne accenno dal vivo se proprio devo. Magari fatemi inciuccare e poi restatemi a sentire, coglietemi in un quarto d'ora incazzatissimo da camallo-mode:ON, magari ascoltatemi allo stadio (stendiamo un velo pietoso sul Mr Hyde che lo stadio tira fuori da me) ma sottoscrivete che nulla verrà tramandato ai posteri, per favore.
Lascio degli stralci di conversazione-post-hammam a imperitura memoria di noi cinque, della disinibizione unita al sarcasmo (comune) ed alla possibilità di essere un po' spietate.
- l'altra sera ero mezza appisolata sul divano da sola e ho tirato giù una puzza che levati, lui dopo un po' ha scostato il plaid tutto ingrifato per infilarmi le mani sotto il pigiama e c'è rimasto di merda!
- eh, sarà stato ispirato dall'eau de cacarel.
- e comunque il mio ultimo p_mp_no puzzava di morto.
- (A) ma hai controllato che fosse vivo, sì?
- (B) sui polsi c'era anche la puzza dei fiori della camera mortuaria?
- (C) non oso immaginare togliergli le scarpe.
- e quindi sta stronza di suocera* chiama mentre faccio lo spezzatino e si autoinvita per il caffè, a quell'ora!
- e tu non hai saputo dire di no?!
- beh, quando mi sono accorta che nella casseruola ci stava ancora della carne e //frase interrotta
- o cazzo, ma sei una cannibale.
- ma non l'avrei fatta a pezzi da viva. L'avrei soffocata, prima. Un po' di delicatezza.
Se qualcuno mi conoscerà attraverso mezzi più personali, non se ne abbia a male ma, quando imposto un rapporto su un certo (alto) grado di sincerità, questo è quel che ne esce.

Se volete vi presento le mie amiche.

*ridondanza.

venerdì 10 maggio 2013

post cazzone

... ché non sono così tristognola e incline alla lacrima come si potrebbe intuire.
Quindi  oggi si va di cazzate!



Un gruppo di indiani cattura un cowboy e se lo portano al campo per incontrare il capo.
Il capo dice al cowboy: "Stai per morire. Ma ci sentiamo dispiaciuti per te, così ti daremo un desiderio al giorno, per tre giorni. Al tramonto del terzo giorno, morirai. Qual e' il primo desiderio?"                                   

Il cowboy risponde: "Voglio vedere il mio cavallo"

Gli indiani gli portano il cavallo. Il cowboy si avvicina all'orecchio e ci bisbiglia dentro qualcosa, quindi gli da' una pacca sul posteriore. Il cavallo parte a razzo. Due ore più tardi, il cavallo e' di ritorno con una bionda, nuda. 
Gli indiani si guardano tra loro: "Tipico uomo bianco riesce a pensare solo a una cosa" 
Il secondo giorno, il capo gli chiede: "Il tuo desiderio di oggi qual e'?" 
Il cowboy dice: "Voglio vedere di nuovo il mio cavallo"
Gli indiani gli portano il cavallo. Il cowboy si piega verso il  cavallo e gli bisbiglia qualcosa nelle orecchie, quindi gli da' una pacca sul posteriore. Due ore più tardi, il cavallo e' di ritorno con una rossa, nuda.
Gli indiani scuotono la testa "Tipico uomo bianco - domani morirà e riesce a pensare solo a una cosa" 
Arriva l'ultimo giorno, e il capo chiede: "Questo e' il tuo ultimo desiderio, uomo bianco. Che cosa vuoi?"
Il cowboy risponde: "Voglio vedere di nuovo il mio cavallo"
Gli indiani gli portano il cavallo. Il cowboy lo afferra per entrambe le orecchie, gliele torce con forza e grida: "Gnorant! Leggimi le labbra! FUGA, dannazione! F-U-G-A!... Con la U, Stupet"



ok... c'ho provato!
e ora una cosa seria. 

RIDERE non inquina, apre la mente, galvanizza il sistema immunitario, ci rende superiori alle macchine, è erotico, rivoluzionario, socializzante, piacevole. Ridere è meglio!

giovedì 29 aprile 2010

Lapsus freudiani?

Immaginate la sottoscritta Nonsense (chiattona, bassina, capelli arruffati e con un tentativo malriuscito di boccolo, occhi struccati per via delle allergie, sigaretta tra le labbra, avvolta nel suo chiodo-ballerine-jeans malridotti). Immaginatela sul portoncino di una tipografia, gestita da un carissimo amico, calvo ma piacente, panzetta, uno che professionalmente ne sa a pacchi e che tanto insegna alle giovini sprovvedute come la sottoscritta. Immaginate un foglio di preventivi per una conoscente che si sposa e che necessita di adesivi di forma stranissima dorati e rossi, due colori, stesso design ma due colori (non si sa perchè... ah le spose!!) in quantità pressochè abnorme. Quindi da stampare non su foglio - che costa un litro di sangue - ma in rotolo (come le etichette del prezzo che attaccano al super insomma). In uguale quantità, così ottimizziamo i tempi e i costi, e non 50 di un colore e 1200 di un altro. Grafica fatta da me, stampa da tipografia.

Nonsense prende il telefono e di fronte allo sguardo bonario dell'amico tipografo, che anche lui se la sfumacchia allegramente, contento di una pausa lavorativa, parla con la cliente elencandole i prezzi e poi "ecco, l'unico problema di questi tuoi adesivi è che le coppie vanno a rotoli".
No, è che volevo dire "i rotoli vanno a coppie". Ma Freud è sempre dietro l'angolo. Le avrò mica portato sfiga? Dalla tosse che le ho sentito al telefono, mi sa che qualcosa di traverso l'ha avuta. Invece il tipografo s'è rotolato...
Dannato cinismo del subconscio.


PS: a Traffic e a tutte quelle che oggi scrivono di cose tristi: su, coraggio, c'è sempre la buffona di turno!

sabato 14 febbraio 2009

Il mio 14 Febbraio è sempre stato una cagata pazzesca


Odio San Valentino.
E' uno di quei rapporti, il mio con questa festa, nati all'alba della vita, che sono stati tollerati e, perché no?, hanno suscitato anche un minimo di simpatia finchè le aspettative corali non hanno puntato gli occhi su di me.


Da piccina mi divertivo un mondo (la piccola creativa che c'è in me gongola assai) a confezionare per mamma e papà casalinghissimi bigliettini d'amore illustrati con copie e collage di libri di fiabe, tenuti in gran segreto fino a che glieli consegnavo, li facevo scrivere ("Eddai babbo!! una frase più romantRica!") e, goffa Cupidina, li recapitavo svolazzando dal divano alla cucina e viceversa. Era divertente, lo ammetto, farsi i cavoli loro. Tanto io ero innamorata del mio KarateKid e sul grande schermo potevo fingere tutte le romaticherie preadolescenziali che volevo e anche baciare a stampo il suo poster.


Però in seconda media, quel tipetto di terza che somigliava a KarateKid - dietro cui morivo spudoratamente credendo non se ne fosse accorto nessuno, quando lo sapevano anche le tubature del gas - mi aveva fatto lo sgambetto all'entrata del bagno, proprio a San Valentino. Sgrunt.

In prima liceo ho passato il 14 Febbraio al telefono di casa infuocandomi l'orecchia e cercando di contattare Valentino, un mio ex (ma che aveva dimenticato di omettere quest'ultimo particolare) con cui quel giorno avrei festeggiato il suo onomastico, la festa del puccipucci e perfino 6mesi6. Appunto, "avrei", perchè da ben due mesi si stava dando alla macchia, il bel Vale, e ovviamente quel giorno lì aveva continuato a farsi negare al telefono.

In seconda liceo, archiviato Vale, c'era il bel fusto di V. Aveva la patente, i Levi's, il rispetto di tutte le matricoline e le orecchie a sventola. Peccato che io guardassi le sue natiche, nel frattempo - benedetti Levi's. Lui ovviamente non mi cagava di striscio e così quel giorno decorai i vetri lerci del suo pandino giallosenape con dei cuoricini. La zitella della sua classe si affacciò dalla finestra della classe che guardacaso dava sul cortile. Il 15 il bel fusto si presentò davanti alla mia classe porgendo una pelle di daino, dichiarando offesissimo "almeno finisci il lavoro". Vergogna e raccapriccio.

Passata la maggiore età mi innamorai dell'istruttore di scuola guida: un classico. Gli feci recapitare anche una rosa con un biglietto anonimo che, però, avevo formulato con l'aiuto dell'altro istruttore, mio complice ma dalla bocca eccessivamente larga. Seguì figur'emmerda davanti a tutta la classe (ringraziarmi pubblicamente fu furbo quasi come il mio complice) e una dichiarazione a parte: "ora mi interessa un'altra ma se va male con lei ti terrò in considerazione". Sto carciofo con la testa da babbuino. Un'alzata di spalle e passai avanti.

Matricola universitaria. Reduce da una storia estiva che voleva continuare nonostante milleepassa km, difficilotta insomma e quindi accantonata. Giochi di sguardi tra i banchi, in fila per arrivare alla macchinetta del caffè, in aula studio. Due occhi di brace, una faccia da culo (in senso positivo) e io partita in quarta senza neppure sapere come si chiama. Abbordato, superato l'ostacolo iniziale, prendo a uscirci inserendolo nel mio gruppetto di amici. Poi nel gruppetto entra una mia doppiogiochissima compagna di liceo, la classica acqua cheta, che proprio il 14 Febbraio mi annuncia che lei e il tipo non escono più con noi perchè preferiscono frequentarsi da soli.

Giocoforza fu che il II anno di uni passai San Valentino con sole amiche femmine, al solito tavolo del solito pub, ciucche marce di birra belga e di chissàcosa ci propinava il barista (per il quale, ça va sans dire, avevo una cotta persa in partenza).

Ah... da quell'anno aleggia su tutto lo spettro del mio non-ex che a San Valentino mi mandava un sms, sì: quello con cui rinnovava la voglia di vedermi nonostante fosse costretto alla serata puccipucci con la ragazza di turno.

Il IV anno di uni stavo con un ragazzo; storia a distanza ma nemmeno tanto, felice ma nemmeno tanto (colpa anche del non-ex), disturbata da diversità di vedute e da caratteri in perenne collisione. Forse si preannunciava un San Valentino in coppia, alleluja alleluja. Fu davvero da ricordare: esordì schifandosi dei miei 2 kg presi da Natale, al ristorante ordinò lui per me (rigorosamente in bianco e porzioni ridotte) e il regalo che gli avevo confezionato con le mie mani venne bollato come "inaudita mostruosità". Cazzo, ma almeno fingi che ti piaccia e chiudilo in un cassetto quando non vengo a trovarti. Idiota. Scaricato, dopo un paio di settimane: quand'è troppo è troppo.


Da allora sto con il mio attuale consorte. Primo 14 Febbraio: fedine. Secondo: cenetta cinese in casa e fiori. Terzo: boh... non so, ho rimosso, forse riuscirei a ricostruirle scovando nella scatola dei ricordi i bigliettini. Mille cose si sono sovrapposte: traslochi, matrimoni, lutti, lavoro.
L'anno scorso ho festeggiato doppio: pomeriggio puccipucci (ehi, ma io ODIO queste cose!!) in centro con il piccolo Lui, serata casalingo-culinaria con il consorte. Da notare che NON mi sentivo una merda, anzi: era una specie di equilibrio.
E stasera? Ripropongo la cenetta casalinga: lui cucina, io addobbo e predispongo. Magari ci scapperà qualche coccola sincera, non forzata dalla festa dalle luci dalle candele. O forse crolleremo sul divano con la testa a penzoloni come vecchietti in un ospizio. Ho il cuore sereno, però.

venerdì 31 ottobre 2008

Scherzetto o scherzetto?


Stasera, tanto per fare l'alternativa chic, ho 13 persone a tavola. E, ovviamente, un servizio da 12.
Che non è di quelle cose che dici ma sì, chi se ne accorge. Frega una cippa. Me ne accorgo io e mi si annoda l'intestino a pensarci. Odio non essere impeccabile a tavola.


Coooomunque. Sempre per fare l'alternativa, ieri sera dopo una gustosissima cena-buffet a coronare del sano shopping (vi metto poi qualche fotina) con il consorte (già questo dovrebbe far riflettere sulla straordinarietà dell'evento!!) ho avuto la bell'idea di pigliarmi il gelato. Sì, con 8 gradi fuori. Che poi sono diventati 8 gradi dentro - dentro lo stomaco, beninteso. E alle 11 la ceramica del mio wc ha avuto un incontro coi resti della mia cena non digerita. Ed è anche questa una cosa che odio, davvero: ne ho i postumi per più di 24 ore di solito. Auguratemi tutto ma non quello. Sopporto di tutto, sono una stoica io: malditesta, reumatismi, colpo della strega, maldidenti, torcicollo, crampi, gastrite... ma almeno quello che mangio voglio che finisca per il giusto percorso e non che faccia inversione a U. Da ritiro della patente alimentare.

Ed ora sono qui con la mia tazza di cheerios che fa le bollicine ed io che la guardo in cagnesco. Considerato l'apporto calorico della cena di stasera, considerato che dovrò pur pranzare in una qualche scialba maniera essendo sola soletta, per quale cavolo di motivo non ho azionato il neurone prima di farmi sta chilata di zuccheri? Così domani avrò i bubboni in faccia. E i rotolini che non vanno via più. (lo dicevo anche due anni fa ma poi sono scomparsi senza che mi sforzassi... magia o presa in giro?)

Ah... per la cronaca. Non ho capito il nesso logico che ha portato il consorte ad invitare ad una cena di soli amici, anzi di soli 30enni in carriera, MIA SUOCERA. Non "sua madre", sarebbe quasi come dire "la cara donna che ha partorito e cresciuto quel gioiellino d'uomo". No: "mia suocera" rende di più. Sentite anche voi il suono arcigno della parola?