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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
Visualizzazione post con etichetta e poi la stronza sono io. Mostra tutti i post
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giovedì 23 ottobre 2014

Lavoro che vieni, lavoro che vai.


Fulmini a cielo ben nuvoloso.
Consorte probabilmente a fine anno rimane disoccupato per chiusura dell'impresa.
Come me, insomma.
E il lavoretto part-time che avevo opzionato da tempo presso quella ditta che mi aveva a malincuore non rinnovato dopo il terzo coccodè... beh, niente, hanno preferito un ventiquattrenne che sarà il nuovo apprendista, che gli garantirà di non chiedere mai una maternità, che pagheranno meno e a cuore più leggero in sintesi.

Dove sbatteremo la testa, proprio non lo so.

martedì 2 settembre 2014

Minestrone

Ho 4 post in bozza che non vogliono uscire, gli altri li ho cancellati proprio. Questa stitichezza verbale mi lascia davvero senza parole, ma non posso pretendere che esistano lassativi per bloggher reticenti.

(iniziamo male... continuiamo peggio)

E' arrivato Settembre, alleluja. Non odiatemi, lo so bene che tutti si sono dati da fare per dire in più social possibile che è arrivato Settembre, che è iniziato di lunedì e via dicendo, ma questo per me è davvero un sollievo (vedi post precedente: definire questa un'estate di merda è un eufemismo).

lunedì 13 gennaio 2014

lista dell'acredine


Giorni convulsi.
Mi tornano a galla troppi spigoli delle Feste (ma quali feste?!), devo vuotare il sacco.
Io ODIO:
  1. le lungaggini burocratiche e il lento risveglio dal letargo del Natale.
  2. chi usa i social per lodarsi e sbrodarsi con i selfies ritoccatissimi stile "quanto so' figa". Vita vuota, vuota davvero, piena solo in superficie.
  3. chi ti ingozza nei giorni comandati e poi si dimentica di te quando avresti bisogno. Vedi alla voce "famiglia del Consorte".
  4. chi non capisce che sei in un tunnel di scadenze e ritmi serrati e pascola beatamente intorno intralciando il cammino.
  5. il buonismo, "è un periodo ma passerà se ci credi".
  6. chi urla sapendo di urlare per prevaricare chi non sa violentare gli altri con le parole.
  7. la nebbia delle 10 di mattina.
  8. il wireless chiuso degli hotspot comunali.
  9. i jeans con le tasche scucite che perdono pezzi di vita.
  10. le persone che si creano handicap laddove non ce ne sono per il puro gusto di pesare sulle spalle del prossimo.
Passo e chiudo, per ora.

martedì 15 ottobre 2013

anatemi

Che tu sia maledetta, tu brutta cagna attaccata ai soldi, e tutte le volte che li spenderai ti servissero per le medicine.
Tu che giudichi, che pontifichi, che parli della mia vita come di un errore dietro l'altro, come di un delitto dietro l'altro contro chi vorresti difendere da me mentre io cerco di difenderli da te. Tu che urli "vergogna" e non sai quanto rimorso ci sia già al suo posto, ma è un rimorso privato e non ti concedo di parlarne, neppure di pensarlo, non ne sei degna.
Tu che sputi sentenze sul mio utero vuoto, sui figli che *fortunatamente* non avrò, tu che ridi e godi della mia tragedia e ne fai una commedia da inzuppare nel veleno del tuo tè, che se t'andasse di traverso sarebbe fin poco.
Tu buona a dare alle mie parole cento sensi diversi, alle mie scelte un fine unico e ovviamente maligno, tu incapace di leggere nel cuore lacero ma velocissima nello strisciare bancomat altrui.
Tu che non dai diritto di replica perché i diritti si danno ai buoni e le colpe ai cattivi e a te serve che io sia cattiva, pessima, una merda.
Tu che sei peggio di me e peggio della merda, tu che stanotte mi toglierai il sonno e l'appetito per i giorni a venire, tu cirrosi nella mia pancia e cancro nei miei pensieri, e solo pensare che tu possa essere estirpata e smettere di far del male mi consolerà.
Ti auguro un sacco di cose indicibili, brutta bastarda.

giovedì 12 settembre 2013

silenziosamente (SOUNDTRACK OF MY LIFE #37)

E non è che sono strana io, forse; non sono sempre io a voler capire male, a volermi allontanare. A non avere le palle per tirar fuori scheletri e pratiche rimaste in sospeso.
E' il tempo che cicatrizza.
Per fortuna.

giovedì 5 settembre 2013

mille riassunti e uno (SOUNDTRACK OF MY LIFE #36)


Quel bacio arrivato mentre mi ero appisolata senza alcuna difesa accanto a lui.
Quell'inverno, lunghissimo, in cui non ci siamo parlati. Quelle sette righe sette in stampatello che mi toglievano l'aria, ma non lo schianto cardiaco che aveva innescato suo malgrado, anno dopo anno, sempre più amici, sempre più vicini, senza riuscire a vedere oltre.

quando dormo taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Io imbambolata di fronte al suo non vedere, non capire, non cogliere la bellezza di quella storia che andava semplicemente lanciata in aria per farle prendere un po' di vento e farla arrivare in alto. E invece no: lui mi negava il diritto di immaginare le folate che ci avrebbero sostenuto. Si ostinava a rimanere razionale, cinico, incantato solo da se stesso. Una razionalità stampatella, un filo logico che obbligava a negare tutto quel groviglio di sentimenti che ci aveva portato fin lì.

pattini per scivolare meglio sopra l'odio

Lui scappava da me, scappava da un'esplorazione finalmente autentica di un rapporto che stava evolvendo. Lui rimaneva staticamente appeso ai suoi schemi asfittici e mi faceva rabbia, tanta rabbia da prenderlo a calci in ogni sua estensione ossea. Ma quei sorrisi stampati sulle foto della nostra infanzia fluidificavano la rabbia, la rendevano una comoda discesa da percorrere per dimenticare la verità, assai più difficile da spiegare.

ti ho perduto senza cattiveria

Eggià, se ne è andato così, in silenzio, senza mettere alcun punto, senza lapidare quell'amica pubblicamente colpevole di essersi innamorata di lui. Era una colpa gravissima ai suoi occhi che non ammettevano repliche né discostamenti dalle definizioni scolastiche e filosofiche con cui etichettava i suoi rapporti. Mai una sfumatura, mai una concessione al "quasi" e al "forse".

non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà

E' rimasto così, appeso ai suoi cruciverba emotivi pieni di buchi neri, ed in una qualche casella scura ha infilato anche me e tutta la strada percorsa assieme sbagliando e risbagliando. Ci ha infilato la complicità dei sette anni, le confidenze dei dodici, le corse in vespa dei sedici e la pelle appiccicata alla mia della maggiore età.
Eccomi inscatolata lì nei ricordi da non ripescare.
Eccolo inscatolato qui nelle note delle nostre canzoni che prendono muffa e mi costringono a dare aria, a volte, a quell'archivio.

E non ci sei più.

martedì 27 agosto 2013

stufa

C'è che sono così tanto, tanto, troppo stanca di soppesare parole, di puntualizzare intenzioni, di difendermi da chi travisa sempre, dalla malignità di gente che mi vuole capro espiatorio delle proprie macchinazioni. 
Stufa di nascondere quella voglia insana di urlare fatticazzituoi, quel bisogno di estromettere gente malata e parassita dalla mia vita e dalla vita di chi cerco di proteggere. E mi fa male il cuore, mi strizza lo sterno. Mi sento accoltellare e per l'ennesima voglia mi calpesterei per essere stata così cieca di fronte agli abusi altrui.
Stufa di avere addosso l'etichetta di mina vagante pubblica, una succhiasoldi, una nullafacente che si accaparra grazie soldi e affetto, mentre cerco di barcamenarmi nel tetris di persone esigenze orari altrui anche dimenticando i miei e mentre gli altri fanno i conti nelle tasche a me.
Stufa di non poter avere degli obiettivi se prima non ho aiutato qualcun altro a raggiungere i suoi, ai suoi tempi e coi suoi modi.

Grazie, meritatissime tutto-fuorché-vacanze. 

venerdì 26 luglio 2013

ribelle (1996 SOUNDTRACK OF MY LIFE #32)


Dio mio, quanto mi mancava mio padre.
In quelle sere a cena fatte solo di donne.
In quel bagno che non veniva più chiuso a chiave.
Nei sospiri patetici delle mamme delle amiche che compativano la mia e guardavano storto me e le mie unghie bucate, i miei jeans strappati e l'aria da sfanculizzatevi tutti.




Quanto eravamo poco saggi e ci spezzavamo le ginocchia con quegli affondi acidi che sapevamo avrebbero corroso e che poi, molto poi, molto ORA, ingoiamo di traverso.
Mi sentivo abbandonata e al contempo troppo presente nei suoi pensieri e avrei voluto gridargli se ci tieni tanto a controllarmi muovi il culo invece che il telefono dei tuoi amici e intanto mi infrattavo nei portoni foderati di cannabis e vendevo pelle al miglior richiamo e cercavo alibi a quel bisogno viscerale di mia madre di tirarmi dalla sua parte, senza rendersi conto che ero allo sbando più totale, nel mezzo del tornado, e non sapevo da che parte fosse lei, non avevo punti cardinali.

Se non mi sono mai incasinata davvero, in quegli anni, lo devo solo alla mia buona stella.
Se non ci siamo ammazzati a vicenda, in modo fisico - spiritualmente stiamo ancora contando i cocci - è stato solo culo, sfacciato culo. E paghiamo gli interessi.

giovedì 18 luglio 2013

incantesimi (SOUNDTRACK OF MY LIFE #31)


In mezzo agli esami, in mezzo alle amiche sparite, tra scatoloni e biglietti del bus mi sei piombato nella vita mentre nemmeno ti avevo visto arrivare. Mi sei letteralmente volato addosso e oplà hai messo tutto quel macello di giornate in uno shaker e gli hai dato colori nuovi.

Con te mi sentivo protetta, ammirata, capita. Tu mi ravanavi dentro le parole che sputavo senza crederci, mi salvavi da quella voglia matta di distruggermi un altro po' prima di mettermi in sesto. Mi toccavi corde nuove ancora incellofanate, mi guardavi stupirmi di me e di te, deludevi ogni pretesto per scoraggiarmi.

Volevo essere dannata e tu mi salvavi.

Ed un grazie, quella straripante gratitudine che non ti ho mai detto, lo scrivo qui dopo tutto questo tempo, dopo esserci riabbracciati e compiaciuti di quello che stiamo diventando, dopo l'avverarsi della mia profezia che sarei sparita dalla tua vita quando avessi avuto il sentore di essere un paletto scomodo, perché di te non potevo che sognare un futuro giusto. Non meritavi di avermi addosso come un peso mentre cercavi di volare alto.
Per noi non è mai arrivato nessun momento giusto. Non quello per fare l'amore, non quello per litigare e scoprire le carte, né quello per dirci addio; nemmeno quell'attimo in cui si saldano i conti e ci si stringe la mano. Il mio debito rimarrà, come rimangono ancora i tuoi occhi buoni e dolci fino alle lacrime sullo sfondo della mia vita e l'assenza totale di amarezza nel guardare indietro e accorgermi che eravamo nel posto giusto al momento giusto con le intenzioni giuste e poi la bolla è scoppiata.
Sai, le bolle scoppiano anche senza fare rumore.

giovedì 27 giugno 2013

troppo piccola (SOUNDTRACK OF MY LIFE #28)

 per capire la portata di quell'evento che un paio di cugini urlanti sbavavano per poter vedere dal vivo unendoci anche il sogno del viaggio a Londra. Per avere i biglietti che altro che paghetta e marciare fin lì a discapito della mamma italica ansiosa e dei primi interrail che facevano fico, ma nella provincia pseudoterrona facevano solo paura a chi doveva darti il nulla osta.
Ma io, dicevo, io ero troppo piccola perfino per uscire in bici da sola oltre il cortile di casa mia. Potevo solo tifare silenziosamente per i cugini e pensare mioddio mioddio se ci riescono loro un giorno ci riuscirò anche io a vedere dal vivo quelli lì che mi riempiono il walkman di musica vera, mica BimBumBam.


E quando l'ho capito sapevo già che non avrei mai più avuto l'occasione di fare quello che i miei cugini quasi riuscirono a fare. Scappando di casa però, nella preistoria senza telefonini che erano gli anni '80. E arrivando a Londra trulli trulli per poi non trovare modo di entrare. Una sfiga che ci ho pianto con tutto il cuore tenero della settenne mollacciosa che ero, anche se ascoltavo i Queen. Una sfiga che per un anno non han visto le chiavi di casa né l'auto, così alla fine siamo stati pari per un po'.

sabato 18 maggio 2013

succede che (nuovo post cazzone)

Riflettevo su questo: quanto di noi, qui nella blogosfera, rimane dietro al nickname come un bambino che, timido e impaurito, abbraccia da dietro le gambe della madre e fa cucù con la testolina? Quanto vogliamo far uscire di noi, quanto ci sentiamo liberi di parlare?
Ovviamente è una scelta farlo e la percentuale di verità... o meglio franchezza che ci concediamo viene fuori volta per volta da una corsa ad ostacoli con i filtri del nostro "supposto" anonimato. Supposto perché alcuni di noi mettono nome, cognome, codice fiscale e numero di scarpe, altri il profilo di FB e il Twitter, mentre io no, io filtro tutto: in questo blog (e nel precedente, che è linkato sotto il menu) ho scelto di essere sincera con me stessa per quanto concerne le mie sensazioni - quelle non le filtro, perché mi farei un torto se non mi concedessi di mollare il guinzaglio qui su questa carta virtuale - a discapito della mia riconoscibilità e del vostro dare un nome e una faccia a me che scrivo (come anche a tutti i personaggi del mio palco). La scelta era ed è quotidianamente tra questo e mettere nome e cognome ma dover scrivere di me in modo falsato.

E' per questo che ho aggiunto qui di fianco un modulino per i messaggi privati, in modo che chi vuole possa comunque comunicare con me in separata sede. Non dirò "non ho niente da nascondere" perché da nascondere ho, come quasi tutti, quella fetta di sacrosanti cazzi miei che non voglio dare in pasto alle mie quotidiane frequentazioni - cielo, sclero così spesso su di loro che mi troverei immersa in una enorme vendetta collettiva se mi facessi leggere! - ma che qui nella blogosfera posso rilasciare a prendere aria, certa che i suddetti cazzi miei rimarranno miei anche se li leggete voi, per un tacito compromesso tra lettori - stavo per scrivere peccatori... sì, un confessionale di gruppo - che pare funzionare. Alcuni blogger di esperienze passate sono entrati nella mia vita con nome cognome e riferimenti personali eloquenti, ci siamo stretti un po' di più, con alcuni ho condiviso caffè sigarette uromaki gelati suole consumate, con altri ho chattato mezze nottate di frivolezze e massimi sistemi, altri ancora mi hanno testato come semplice amica-dei-tempi-morti. E con alcuni rincorriamo senza disperare un incontro che si procrastina nel tempo. Belle personcine e storie vere, concrete dietro di loro. Speciali e normali, speciali perché normali, come tutti qui dentro, tutti quelli che hanno qualcosa da dire senza bisogno di un faro puntato addosso.

Dicevo questo in merito ad una riflessione sulla sincerità che mi è uscita fuori qualche sera fa in un pomeriggio solo-donne attorno ad un tavolino di un hammam. Ci si chiedeva se siamo sincere tra noi cinque e quanto, invece,  filtriamo e taciamo perché abbiamo paura del giudizio di chi ci è davanti - che ci conosce da una vita, beninteso, e che ci ha visto fare cose indicibili in passato (per alcune questo passato è prossimo). Eppure qualcuna di noi, colta da improvvisa disinibizione, riesce comunque a sorprenderci - e, ecco, io sono quella della riformulazione/edulcorazione dei pensieri, del sarcasmo come stile di vita. Non ho solitamente la faccia di parlare così nella forma e nella sostanza, magari preferirei scriverlo, ma anche no... magari accennerei come ne accenno dal vivo se proprio devo. Magari fatemi inciuccare e poi restatemi a sentire, coglietemi in un quarto d'ora incazzatissimo da camallo-mode:ON, magari ascoltatemi allo stadio (stendiamo un velo pietoso sul Mr Hyde che lo stadio tira fuori da me) ma sottoscrivete che nulla verrà tramandato ai posteri, per favore.
Lascio degli stralci di conversazione-post-hammam a imperitura memoria di noi cinque, della disinibizione unita al sarcasmo (comune) ed alla possibilità di essere un po' spietate.
- l'altra sera ero mezza appisolata sul divano da sola e ho tirato giù una puzza che levati, lui dopo un po' ha scostato il plaid tutto ingrifato per infilarmi le mani sotto il pigiama e c'è rimasto di merda!
- eh, sarà stato ispirato dall'eau de cacarel.
- e comunque il mio ultimo p_mp_no puzzava di morto.
- (A) ma hai controllato che fosse vivo, sì?
- (B) sui polsi c'era anche la puzza dei fiori della camera mortuaria?
- (C) non oso immaginare togliergli le scarpe.
- e quindi sta stronza di suocera* chiama mentre faccio lo spezzatino e si autoinvita per il caffè, a quell'ora!
- e tu non hai saputo dire di no?!
- beh, quando mi sono accorta che nella casseruola ci stava ancora della carne e //frase interrotta
- o cazzo, ma sei una cannibale.
- ma non l'avrei fatta a pezzi da viva. L'avrei soffocata, prima. Un po' di delicatezza.
Se qualcuno mi conoscerà attraverso mezzi più personali, non se ne abbia a male ma, quando imposto un rapporto su un certo (alto) grado di sincerità, questo è quel che ne esce.

Se volete vi presento le mie amiche.

*ridondanza.

mercoledì 1 maggio 2013

intrighi notturni

Inizio a sospettare di essere un po' disturbata.
Ma forse chi legge lo sospetta già da tempo.

Insomma, stanotte ho sognata che il mio ex, il Cucciolo, quello per cui ho riempito il mio primo blog... si suicidava.
E si suicidava proprio dopo avermi per caso incontrato ad una manifestazione casereccia a cui partecipavo col Consorte, in quell'ambito che tanto piace a noi due e che a lui proprio proprio non è MAI interessato. E non ci si diceva parola. Sguardi, imbarazzati, sorpresi, terrorizzati da una qualche voglia di spifferare tutto (sua) e di rivalersi a distanza di anni (mia). Smarrimento palpabile, "che si taglia con un grissino" insomma. 
E nel tempo di un battito di ciglia vengo a sapere che si è ucciso, si è buttato dalla porta-finestra della sua camera. Torno in quella casetta con le travi a vista (no, non è casa sua, ovvio, ma nel sogno sembro non farci caso) ed osservo la sua camera così in ordine e nemmeno una porta-finestra, anzi, c'è giusto un lucernaio. Domande ovvie nella mia testa. E i giornali che titolano "si uccide per amore" e uno stralcio di un suo addio dove scrive roba tipo "mi hai ammazzato, maledetta, tornando con lui". Ok... parla di me. E mò che cavolo troveranno nel suo pc? la mia presenza inequivocabilmente nel ruolo della donna che l'ha fatto dannare, le prove dei nostri accoppiamenti animali, le chat solecuoreamore, i litigi, i resoconti. E le cartoline che gli spedivo, i bigliettini dei regali, le compilation che ci masterizzavamo. Un ammasso di ricordi - li avrà cancellati, buttati, bruciati? Per una volta mi auguro di non aver lasciato traccia nella sua esistenza, ma poi no, lo conosco abbastanza per sapere che non ha eliminato nulla, anche solo per maledirmi e masturbarsi (anche in ordine inverso) con quei pensieri su carta e su schermo. 
E mentre gestisco male questa baraonda di timori esce fuori la sua ex - quella che c'era prima di me e un po' durante, quella da cui s'è fatto lasciare per essere esclusivamente (oddio, esclusivamente un cazzo, come ho scoperto poi) ufficialmente mio. Quella che nel frattempo mi eleggeva a sua confidente e alleata, inconscia cornuta ma comunque contenta di esserselo tolto di dosso, e al cui sbocciare assistevo, presa bene nell'apprezzarla laddove lui l'aveva detestata. E questa sua ex era diventata una strafiga e ammetteva pubblicamente alla stampa che lei non gli aveva fatto alcun male e che si riteneva estranea alla cosa. Nel mio cervelletto c'era un gran tifo affinché si addossasse quella colpa non sua, pulendo me semmai fossi uscita fuori. Che paura che il mio nome potesse saltare fuori. Sentirmi una Merda con la M maiuscola per il Consorte, per l'ex/amica, per il mio comodo segretuccio sbattuto in cronaca per disattenzione. No, per lui non ero dispiaciuta a livello personale. 


Non oso tirare le somme di questo sogno.
intanto buona festa dei lavoratori a chi lavora... e buone speranze a chi no.

giovedì 25 aprile 2013

visto che ti va tutto bene (SOUNDTRACK OF MY LIFE #20)


Perché sei uno stronzo, mi hai fatto divertire mentre la giostra girava e quando hai deciso di non farmi girare più non mi hai lasciato neppure il gettone-ricordo, ma hai cercato di farmi credere che dovevo averlo in tasca, che cretina, per fare ancora un altro giro, un giorno non meglio specificato.
E tu e tutti i tuoi amici a guardarmi come un fenomeno da baraccone. Ma crescete, cazzo. Prendetevi delle responsabilità, non vi avvelena mica. Smettete di voler stare bene voi e soltanto voi e fanculo il resto.
E come mi hai tradito, e come ti ostinavi a indossare i panni dell'animale ferito, e quanto a lungo e con quanta convinzione hai insabbiato qualsiasi prova, anche la più inequivocabile, di quelle corna.
Tu e le tue lacrime puttane, tu che ci credevi come un bimbo crede al topolino dei denti, tu ed i sogni che mi propinavi senza avere mezza idea di come attuarli; tiravi a campare e pretendevi che ti insegnassi io a vivere, ma quando ti accorgevi che era faticoso perseguire obiettivi mandavi tutto in vacca.
Il più bel ricordo che mi hai lasciato tra le gambe non vale la pena di scomodarmi una descrizione, non più. E, a parte quello (anzi no, mettiamo nel conto anche qualche lezioncina orizzontale), so di essere fin troppo generosa a depennarti dalla lista dei miei debitori: basta che tu sia sparito. Che io ti abbia fatto sparire. Che il cielo si sia slabbrato per dividerci.
Quattro anni fa.
E' stata una grossa fortuna farmi ferire da te, digerire, poi guarire, saperti dire addio.

venerdì 19 aprile 2013

spalle al muro (SOUNDTRACK OF MY LIFE #19)



Roma Pincio 1998.

Io sotto una cupola rossa a pois bianchi, tu sotto un cappuccio D&G.

Una resa dei conti dove hanno pianto anche i dodicimila cieli delusi di noi.

Troppa vigliaccheria per rimetterci in gioco. Troppo astio, troppe proiezioni e aspettative destinate ad aspettare sotto una pensilina eterna.
Eravamo così piccoli e indossavamo sentimenti troppo grandi.

giovedì 21 marzo 2013

tempo perso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #15)



Dove sarai, anima mia, tu che l'anima me l'hai bruciata quasi per intero, tu che mi hai fatto male di un male che annienta, che taglia le gambe e toglie la luce alle giornate?
Sarà che sono una persona piccola e pessima, ma non riesco ad augurarti buona vita, né a perdonarti, anche se è passata metà della mia vita da quel giorno. Non è, il perdono, tra le armi in mio possesso per archiviare quel dolore. E' ancora rancore, è voglia di schiaffeggiarti e di esigere un perché, quel perché che suonerebbe così inutile nella mia vita ora. Non mi hai mai consentito di mettere il punto; mi hai lasciato nel limbo del silenzio e dell'odio.
Ma non posso smettere di pensare che quel distruggermi di proposito fosse così sterile, così falso rispetto agli anni spesi a costruire qualcosa di buono.
Lontano da me. Nel 1997 lo volevi tu, e adesso sei storia, ma una storia che avrei voluto evitare.
Ho sprecato troppo tempo e troppo cuore ad abituarmi alla tua presenza e molto di più a rassegnarmi alla tua fuga ed ai calcinacci che hai sparso ovunque.
Bastardo.

giovedì 7 febbraio 2013

una 500 e del buon vino rosso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #10)

... il vino in circolo dentro di noi e noi nella tua 500. a parlare d'amore no. di cosa possono mai parlare due vecchi amici brilli? a fare, invece. fare non l'amore, quello no, baciarci ci stordiva gia abbastanza.
perche tra dire e fare non si sceglie. abbiamo detto per mesi. abbiamo fatto. non abbiamo piu ne detto ne fatto. e queste parole sono piu che mai attuali ora che di nuovo la vita ha scherzato alla faccia nostra e ci ha riportato occhi negli occhi senza avvisare neppure...
tredici anni e una manciata di giorni fa. avrei fatto carte false per te.


(ho scritto questo post con il cellulare e la grammatica s'è fottuta per fare prima, ma non lo correggerò: buona la prima... più verace, più calda)

giovedì 20 dicembre 2012

Primo, prima (SOUNDTRACK OF MY LIFE #5)



Il primo bacio: non si scorda mai. Era il '92.

E adesso, chissà dove sono quelle due pozze blu che annegavano nelle mie, quasi identiche.

Chissà dov'è quel sapore di strada spianata davanti a noi, in quali cespugli laterali s'è impigliato, su quali altre labbra - più giovani, meno deluse - prende ora un sole nuovo.
Chissà dov'è finito quel juke-box, quell'altalena, quel muro d'edera.
E chissà se tua sorella s'è mai sentita un'emerita stronza ad avermi telefonato al tuo posto, per coprire la tua mancanza di palle, quando hai deciso che volevi lasciarmi. Ma me ne sono fatta una ragione dopo tutta questa vita in mezzo... sai com'è!

lunedì 3 dicembre 2012

Tenerissimo


e anche infido?!

Povera Kate Middleton, Wikipedia (sempresialodato) mi va a scrivere:

Catherine, Duchess of Cambridge (Catherine Elizabeth "Kate"; née Middleton; born 9 January 1982), is the wife of Prince William, Duke of Cambridge, and
... bla bla bla... 
Catherine grew up in Chapel Row, a village near Newbury,
... bla bla bla... 
On 3 December 2012 it was announced by St James' Palace that Kate is pregnant and expecting her first child. Prince William is almost certainly the father.
Lo humour nero molto british è sempre un must, direi.
Però, boh... povera Kate. 

giovedì 6 ottobre 2011

E lavoro sia


Sembra che io abbia trovato un lavoro, anzi due, perchè mentre ero nel mese di prova da una parte mi hanno chiamato dall'altra.
Così entrerò nel luogo dei luoghi, quello che per me è l'Olimpo degli dei del mio settore.


Bello, no?


E allora perchè da quando me l'hanno detto ho l'emicrania?
Quando riuscirò a fare chiarezza ve lo dico, eh...


Intanto ho in testa una citazione di Steve Jobs:

"Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l'unico modo per essere veramente soddisfatti e quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. E l'unico modo per fare il lavoro migliore è quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi fermate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore al passare degli anni. Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l'avrete trovato. Non fermatevi." 

Babbabia. Sta citazione mi stringe alla gola.

giovedì 11 agosto 2011

Di stelle cadenti e bestemmie volanti

San Lorenzo? E chi l'ha visto...

Mentre tutti stavano con il naso all'insù tipo le antenne televisive, io ero stremata dopo una giornata passata in simbiosi con pc e database.
Che c'ho fatto un bell'investimento in quel programmino e adesso deve fruttare, DEVE. Si spera racimoleremo un po' di dindi in più, che non fanno mai male specialmente in questo periodo che.
Ma andiamo in ordine:

  • Casa nuova costa, perfino di più di quella vecchia, visto che ho un'altra stanzetta disponibile per eventuali ospiti o bimbi (capitolo a parte, questo) ma che per ora è un ottimo refigium peccatorum di amenità non meglio collocabili o ancora in transito in casa in attesa di essere sbattute altrove;
  • Il garage per i lavoretti manuali improponibili in casa costa (e si riempie pure di ragni e fauna varia ma vabbè, il Consorte non si schifa tantissimo...);
  • Le utenze costano - per entrambi i locali, ovviamente;
  • Bollo, assicurazione e tagliando... meno male che in casa di auto ce n'è solo una, mi dico. Se guidassi anche io saremmo alla frutta...
  • L'INPS salassa, e su questo non aggiungo altro ché sennò appicco il fuoco a qualcosa;
  • Quattro matrimoni e per ora nessun funerale (ma almeno partecipare ai funerali non include vestimenta e regalo!) tutti nei prossimi 3 mesi e tutti di persone a cui non puoi dire di no né tantomeno fare il classico regalo di gruppo con condivisione della spesa;
  • Saldi NO! Ovviamente non mi sono comperata nulla: sono pure a dieta stretta, dunque prima di buttare giù almeno 1/3 dei 20 kg di troppo non è carino comperare nulla (comperare taglie più piccole è un'illusione che mi ha fregato fin troppe volte e comperare la taglia attuale mi sa di rassegnazione al fallimento. Lo so, potrei comperare scarpe e borse ma mi son decisa a vedere quelle che ho come largamente sufficienti a sopravvivere e non mi faccio tentare più);
  • Compleanni importanti (suocera, nipotini vari, migliore amica) in Settembre, equivalenti a tanti regali;
  • Abituale screening medico al ritorno dalle ferie non fatte per due persone, che di salute non abbondano: diciamo che, per tirare la cinghia, ci teniamo i denti sporchi e rimando la detartrasi a tra un po'. Ci son visite ed esami decisamente più urgenti...
  • Lavori in casa fai-da-te, quelli minimaspesa-massimaresa... ok, ma le materie prime per muretti, stucchi, ecc. bisogna pur comperarli.
Succede così che mi ritrovo €32,88 sul conto. Mi consola non essere andata in rosso.

E mi consola sapere che a Settembre avrò la risposta da alcuni colloqui fatti e, spero, avrò un'entrata mensile, anche minima. Qualcosina per tamponare l'emorragia continua. Che sennò di questo passo il mio ipotetico bimbo avrà una mamma disoccupata e con le pezze al culo (o non esisterà proprio, in ragione dei conti tendenti al rosso).
Ma come si fa a volere un lavoro e un figlio? Anzi, mi verrebbe da chiedermi: come si fa a volere un figlio se il tuo capo non vuole?


Ah, avessi almeno un posticino da parlamentare...