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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
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venerdì 25 ottobre 2013

leggére da lèggere (SOUNDTRACK OF MY LIFE #41)


Mi è capitato quel quaderno in mano oggi, e c'era un nome ricorrente. Un nome che avrebbe anche potuto non esserci, visto che non mi era stata data alcuna speranza al di là della data di scadenza apposta sul retro dalla macchinetta della prenotazione.
Ma mi logoravi lo stesso, proprio perché sapevo di volere e potere ma di non potere. Perché tu volevi ma non potevi, e quindi non potevi. E tu mi avresti dimenticato, ma non così facilmente, ed io ti avrei dimenticato ancor peggio, e ci saremmo potuti incolpare a vicenda di aver, un giorno, mollato la presa - ci hai rinunciato prima tu - no, prima tu - no tu... E ci saremmo scritti (e io avrei subìto le tue Asenz'Acca e tu la carta da lettere NajOleari), una volta al giorno una volta a settimana una volta al mese e poi gli auguri di Natale e poi cambiare via, cambiare città, cambiare vita. E la vita sarebbe andata su e giù da sola per i suoi tornanti e un po' quell'affetto mi avrebbe abbracciato ancora con quel suo effluvio di gratitudine, disincanto, tenerezza. Storie leggere dell'età, cantano, e di leggero non hanno nulla in quel momento, mentre ora sembrano piumine.
Quello che non sapevo è il sapore di quelle due lacrime piombate a tradimento nel sorriso della mia calligrafia di quattordicenne stecchina. Quella voglia di rivederti ora, magari stempiato, magari con una nidiata di bimbi biondissimi e un'auto che gracchia portandosi via i vostri culi inguainati nei costumi come quella vecchia scatoletta color ocra di tua mamma vent'anni fa si portò via te. Dirti grazie, dirti che mi hai lasciato un bel ricordo e un'ottima piccola cicatrice che non fa male ma serve come appiglio per quando scivolo via di dosso a me stessa.

Dirti ciao. Come fosse ieri.

giovedì 19 settembre 2013

cantavamo, a sproposito (SOUNDTRACK OF MY LIFE #38)

C'era una volta un tempo che, pensavo, ci univa e ci teneva a distanza di sicurezza dal resto (della compagnia, dei ragazzi, del mondo), quel tempo assieme che faceva di me e di te una cosa speciale, inalienabile; c'era un angolo segreto e inesplorato in una soffitta immaginaria delle nostre estati, che conoscevamo solo noi, dove tu eri il re imbranato ma bellissimo e io la sorella-consigliera sveglia e sempre un passo dietro di te, ma felice del suo ruolo. E anche la farsa ci piaceva a tal punto da aver paura di dirci con la chiarezza impietosa "dei grandi" che tu non eri re di nulla ma soltanto un affascinante farfallone impenitente, ed io ero innegabilmente innamorata di te da così tanto tempo da fartele passare tutte lisce anche se il rapporto di complicità e belletto che portavo avanti era meno della metà di quello che volevo - e fai bene attenzione: io non ho mai voluto nulla che non fossi certa di meritare, e ho lavorato e costruito e smontato e trafficato ai limiti della legalità per potermi permettere il lusso di volere che mi amassi, che proprio tu l'inarrivabile amassi proprio me la tizia in seconda fila. Che tu mio fratello arrivassi a volere più di me come sorella. Me lo meritavo tutto.


E intanto facevamo girare in tournée la nostra pièce di amiconi perfetti mai sporcati da secondi fini. Due cuffie, un plaid, le nostre mani strettissime avvinghiate e la tenerezza ammorbante di questa canzone in loop, e le tue lacrime per qualcuna che non ero io e le mie lacrime per qualcuno che potevi essere solo tu, ma tu non volevi vederlo e io non ti lasciavo sbirciare. Parole di un amore di anni, decenni, di una vita intera passata assieme... l'avrei ottenuta con te, ne ero certa. Non c'era una prospettiva realistica del futuro farcita di mutui da pagare, gravidanze difficili, treni su cui saltare per vedersi; c'era solo l'imperativo di stare con te, di essere la faccia accanto al tuo sorriso sornione nelle foto di famiglia e il nome sotto il tuo (in rigoroso ordine alfabetico!) sul campanello di casa.
Ma quanto egoismo in me, quanta cieca tenacia nel raccontarmi la bugia di un amore che non esisteva perché non potevano esistere dei calcoli preventivi su quell'amore, non poteva esistere un piano d'attacco per quanto ben pianificato fosse. Potevo meritarti, potevo esigerti, potevo anche vincerti alla lotteria nazionale ma tu non avresti comunque mai dato una chance a noi due, a dispetto di ogni logica.
Soprattutto della mia logica egoista di bambina cresciuta a pane e meritocrazia.
E' che sul tuo rifiuto cieco ci sono passata sopra con il resto della mia vita e tutte le scelte e tutte le svolte e le volte che ho imparato e quelle che ho continuato a spaccarmi la testa.
Sul meritare le cose buone della vita non ho ancora desistito.
Quindi non mi hai insegnato un bel niente, puoi stare tranquillo.

giovedì 29 agosto 2013

girarti attorno (SOUNDTRACK OF MY LIFE #35)

Ci sono tornata poco tempo fa, sai, lì su quelle panchine, ma le hanno riverniciate e sono scomparsi i nostri cuori di uniposca. Anche la fontanella, quella che quando tappavi un buco mi lavavi interamente con lo zampillo dell'altro, l'hanno tolta. Non posso più cascare nei tuoi scherzi al di là di qualsiasi tardiva applicazione dell'esperienza... mi infradicerei volentieri ancora, sai.
E gli odori, anche gli odori pare che siano cambiati. Si sente di più lo smog, le palettate di cacca di cane gettate tutte assieme a marcire nei bidoncini. Si sente meno entusiasmo nell'aria, forse perché non ci sei più tu con me.


Hanno tolto tutto di noi, come si fa con la camera del morto da svuotare per accelerare la digestione del dolore; tutti i rosari invisibili di illusioni tra un ramo e l'altro, i ciottoli su cui ruzzolavamo senza mai farci male davvero, l'altalena dal cigolio così maliziosamente allusivo per noi grandi a cui pesava il culo e anche un po' il cuore e non avevamo ancora imparato ad alleggerirlo... 
E la luna ci guardava notte dopo notte, ogni plettro perso nell'erba alta dell'estate infinita, ogni morso al collo che meno male che ho sempre la bandana in borsa e tenerti il broncio con convinzione puttanesca mentre avevo quella bomba atomica chiamata innamoramento che mi allargava il petto e strappava via bottoni ferretti e pelle e schizzava di grumi di sangue pulsante ogni attimo della mia adorazione per te. 

Ma era un'altra estate, di quelle che hanno ritirato dal mercato.

venerdì 16 agosto 2013

a cazzo di cane

... e mi si perdonerà la licenza poetica!
Sono nella mia città natale da tre giorni.
A prescindere dagli incontri piú o meno graditi ed opportuni, la regressione all'adolescenza è una di quelle sensazioni che cerco qui. E, nell'ordine:
  • Complice la casa vuota, ho fumato la rituale sigaretta notturna al davanzale della mia camera. Ah, quanto passato c'è in questa piccola trasgressione!
  • Ho mangiato e sbrodolato uno stecco all'anice sul gradino del portone di casa con la mia dirimpettaia come quasi tutte le sere estive di pigrizia di almeno dieci anni di fila.

  • Mi sono ritrovata addosso il vecchio gilet di pelle con le frange de liceo. Dico solo BABBABIA!!! (Grazie a Personne, l'avevo tralasciato)

  • Mi sono messa a rileggere le mie poesie adolescenziali. Troppi sospiri sprecati in effetti. Piccola me, com'eri sanguigna.

  • Ho rammendato una gonnellona sul tavolo del tinello in quella posizione scomoda e contorta che mi ha reso le gambe così inverosimilmente flessibili.

  • Ho sventolato saluti ai vicini dalla finestra del bagno mentre lavavo i vetri, con tanto di carta di giornale très chic.

  • Ho abbracciato i miei orsacchiotti una notte intera come se fossero tutta la mia vita.

  • Mi sono portata il caffè, nero, bollente, amaro in bagno e mi sono tolta le ciabatte per sentire il contrasto netto del freddo delle mattonelle.

  • Ho cambiato in modo sconclusionato l'ordine delle foto nei miei album d'infanzia.



  • Bentornata a casa.

    giovedì 15 agosto 2013

    scongelare ricordi, riscaldare sogni (SOUNDTRACK OF MY LIFE #34)



    Passano gli anni, la strada si fa sempre più nitida e gli incroci sono sempre più rari e  pericolosi. Eppure certi pensieri, certi ricordi, certe "sliding doors" fanno riemergere sogni a casaccio e sono ancora tiepidi, ci vuole poco a ritrovarne il sapore anche in mezzo a tutta quella vita che gli s'è stratificata sopra. Ci vuole poco a ritornare indietro e constatare che bastava mandare un messaggio in più, sorridere una volta di meno, ordinare un the piuttosto che del prosecco. O viceversa.
    E, mentre tu sorseggi un margarita e ci anneghi una giornata pesante come le tue palpebre piene di noia, io ti guardo da lontano e non riesco a scollarmi dalla pelle la sicurezza nuova di giornata che, se avessi una vita in più, riuscirei a scegliere te, tredici anni fa o adesso... e scegliere tutto quello che a te portava, e renderti felice come mi ero ripromessa, ed essere sfacciatamente felice anche io, perché ora so che ce l'avremmo potuta fare.

    Ma non ho una vita di scorta e non ho neppure scuse a sufficienza per questo revival di emozioni scongelate. Rimango con tutti i miei errori nelle mani, li amo profondamente e non riesco a tradirli. Tutti, eccetto quello che mi portò via da te.

    Un'ora... Un giorno... Una vita, cosa vuoi che sia?

    giovedì 18 luglio 2013

    incantesimi (SOUNDTRACK OF MY LIFE #31)


    In mezzo agli esami, in mezzo alle amiche sparite, tra scatoloni e biglietti del bus mi sei piombato nella vita mentre nemmeno ti avevo visto arrivare. Mi sei letteralmente volato addosso e oplà hai messo tutto quel macello di giornate in uno shaker e gli hai dato colori nuovi.

    Con te mi sentivo protetta, ammirata, capita. Tu mi ravanavi dentro le parole che sputavo senza crederci, mi salvavi da quella voglia matta di distruggermi un altro po' prima di mettermi in sesto. Mi toccavi corde nuove ancora incellofanate, mi guardavi stupirmi di me e di te, deludevi ogni pretesto per scoraggiarmi.

    Volevo essere dannata e tu mi salvavi.

    Ed un grazie, quella straripante gratitudine che non ti ho mai detto, lo scrivo qui dopo tutto questo tempo, dopo esserci riabbracciati e compiaciuti di quello che stiamo diventando, dopo l'avverarsi della mia profezia che sarei sparita dalla tua vita quando avessi avuto il sentore di essere un paletto scomodo, perché di te non potevo che sognare un futuro giusto. Non meritavi di avermi addosso come un peso mentre cercavi di volare alto.
    Per noi non è mai arrivato nessun momento giusto. Non quello per fare l'amore, non quello per litigare e scoprire le carte, né quello per dirci addio; nemmeno quell'attimo in cui si saldano i conti e ci si stringe la mano. Il mio debito rimarrà, come rimangono ancora i tuoi occhi buoni e dolci fino alle lacrime sullo sfondo della mia vita e l'assenza totale di amarezza nel guardare indietro e accorgermi che eravamo nel posto giusto al momento giusto con le intenzioni giuste e poi la bolla è scoppiata.
    Sai, le bolle scoppiano anche senza fare rumore.

    domenica 7 luglio 2013

    phototest

    Mi piacciono i test, gli award e tutto quel ciarpame celebrativo ed autocelebrativo, che ci posso fare? E così quando Mareva ha postato quel phototest, non sono riuscita a resistere.
    Pur mantenendo il mio solito anonimato, eccovi il risultato. 

    1. Una foto di te un anno fa

    nonostante la penuria di dettagli, pregasi apprezzare il fatto che ho avuto il coraggio di fotografarmi prima della pulizia del viso e con quell'orrendo mogano nei capelli.
















    2. Una foto che ti rende felice

    il mio orgoglio fa saltare le coronarie talvolta. Marcolì, smettila mò.


















    3. Una foto dell'ultimo posto dove sei stata in vacanza

    amo le città del centro, medievali al punto giusto, di notte si accendono di luce propria (e non parlo dell'elettricità)
















    4. Una tua foto (interpreto come"scattata da me")

    adoro fare foto sena significato (muri, pavimenti, pattern in generale.

















    5.  Una foto che ti fa ridere

    e mi fa ridere MOLTOASSAI.


















    6. Una foto di qualcuno che ami

    dire che la amo è riduttivo. è la presenza più miracolosa nella mia vita.

















    7. Una tua foto da bambina

    piede dondolante con calzino, 1983.


















    8.  Una foto dei tuoi migliori amici

    se non sapessero essere idioti assieme a me, non saremmo amici.

















    9. Una foto di te con qualcuno che ami


    il mio angelo custode.
    ha anche bei gomiti, nè?
    io invece ho il culo piatto.

















    10. La foto di una delle ultime feste a cui sei andata

    posso chiamarla festa?


















    11. Una fotografia di qualcosa che ti piace fare

    al quarto corso (5 con quello online) mi sento abbastanza ferrata.

















    12. Una foto in cui i tuoi capelli sono belli 

    - CHE E' GIA' DI PER SE' RARO - ma qui erano luuuunghi e più sani. ero ad una rievocazione.

















    13. Una foto di una notte che hai amato

    "ma quella è un'alba" direte voi.
    eeeeeeeeeeeeeeeh quella notte non avevo tempo per fare foto sensu strictu, ma la videocamera mentale fondeva.
















    14. Una foto dove eri felice


    ero felice sì: ero in vacanza con gli zii e potevo essere liberamente maschiaccio. 

    giovedì 6 giugno 2013

    Agosto dopo Agosto (SOUNDTRACK OF MY LIFE #26)

    Era il 4 Dicembre 2008, quando sull'"altro" blog scrivevo:
    Di pagine ne ho scritte parecchie a lui, per lui, su di lui, e fiumi di parole dolci e salate a parlarne con gli occhi umidi ed orgogliosi di migliore amica - quella definizione che mai ci siamo detti in faccia, che ci andava quasi stretta tanto era grosso quello che condividevamo.
    Fino a 10 anni fa.
    E poi oggi una foto, un nome, quasi 1000 km di distanza - ma cosa vuoi che siano se il mio cuore ti vuole bene come allora, o forse meglio, di un sentimento nato per caso e cresciuto per gioco e che anche con tutto questo silenzio non se n'è mai voluto andare via da me.
    Il tuo nome mi fa sorridere, poi pensare, poi ricordare, ed ho voglia di urlare quanto bene ti voglio ancora, Fratellone mio, anche se non so più cosa fai, come stai, cosa sei diventato, e tu non lo sai di me. Ma so che sei sempre stato una persona migliore di me e che non sei mai riuscito a smontarmi quest'idea.
    Se allungo una mano, mi sembra di sentire la tua stretta.
    E lo scrivevo col cuore in mano.



    E poi ci siamo detti che siamo grandi abbastanza da farci delle sorprese, quelle che avverti un'ora prima che quei 1000 km si sono liquefatti di fronte alle nostre facce di culo e sì, sono sotto casa tua, sempre che tu abiti ancora qui dove mandavo le lettere, e non mi è passata per la testa alcuna paura di infastidirti: perché sei tu, e sono venuta a portarti un Consorte da conoscere ma in cambio voglio tua moglie e la tua bimba da inglobare per qualche ora in queste braccia che diventano grandissime quando si congiungono con le tue che ne sono il naturale proseguimento.
    E poi ce lo siamo ridetti e ridetti e l'Autosole e il Frecciabianca sono diventati alleati. E magari tra qualche anno, chi lo sa, faremo tutti assieme quella vacanza in Terrasanta che ci promettiamo da due decenni.

    Ma come facevamo, da piccoli, a stare lontani anche 8 mesi di fila? Come facevamo a farci dediche in radio peggio degli innamorati e stare su un'interurbana così inter da farci dimenticare la paghetta? Come facevamo ad arginare l'assalto dei miei e dei tuoi che ci volevano assieme, più assieme di così, senza capire che il nostro assieme era oltre le loro idee, che lo è stato da sempre. Che ci manca solo il sangue in comune. In 28 anni avremmo potuto farne di trasfusioni... 

    domenica 12 maggio 2013

    Liebster Award

    Veniamo all'award che mi è stato recapitato senza preavviso (e per questo con maggior sorpresa) la settimana scorsa, e che giro volentieri verso i "colleghi" meritevoli.
    Le fasi sono:



    1. Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio.

    Grazie Incasinata! Per l'award e per essere passata di qui.

    2. Rispondere alle 11 domande poste dallo stesso blogger
    • Segno Zodiacale: Gemelli III decade (per i Gemelli è importante specificarlo... dicono)
    • Gusto di gelato: su tutti vince il frutti di bosco
    • Squadra del cuore: juventina fino al midollo
    • Vacanza ideale: costiera amalfitana
    • Motto: l'essenziale è invisibile agli occhi
    • Piatto preferito: panzerotti 
    • Libro o film: libro "Paula" di I. Allende / film "Point Break"
    • Sorelle/fratelli/figlio unico: figlia unica
    • Genere musicale preferito: rock
    • Mare o montagna: entrambi
    • Pittore preferito: Picasso
    3. Scrivere 11 cose su di te

    glom. altre 11 diverse dalle solite?
    1. conosco perfettamente parole e musica dell'inno nazionale inglese e so suonarlo con 4 strumenti diversi. E, ovviamente, mi commuovo quando lo sento.
    2. per quanto mi sforzi di riprendere la lettura di un paio libri (osannati come pietre miliari della letteratura) interrotti per noia, non sono mai riuscita a finirli.
    3. il ciuffo di capelli che parte dalla sommità del capo, nel punto più indietro della testa, non tiene alcuna piega riccia o liscia che sia. Si disfa in 3 minuti. In poche parole, ha vita propria.
    4. ho un vibratore verde acido nel comodino, sotto i calzettoni. Nessuno se n'è mai accorto. Non lo uso, però: non sopporto il rumore.
    5. vado pazza per i capilettera miniati alla maniera medievale, specie se son caratteri antropomorfi o zoomorfi.
    6. il mio nome, così come citato all'anagrafe, è un errore di sillabazione del nome che i miei volevano realmente darmi (per una volta che si sbilanciavano verso qualcosa di appena strano! e ho detto tutto).
    7. non ho mai imparato a calcolare i logaritmi. Il programma scolastico è arrivato a un nulla da lì, quando siamo stati gettati nell'ultima maturità a materie dove matematica non c'era - per fortuna.
    8. vado letteralmente in panico/isteria quando trovo capelli caduti, specie altrui: a terra, in matassine, nel lavandino. Sulle MIE spazzole poi... 
    9. ho disegnato da sola il mio unico tattoo.
    10. sono una maniaca compulsiva dei rituali, sequenze di azioni e/o parole, qualsiasi cosa sia ripetuto e mi dia una sensazione di "non uscire dal seminato".
    11. non ho mai saltato un ciclo dal primissimo.
    4. Premiare altri 11 blog con meno di 300 followers e avvisali con un commento sul loro blog:
    1.  Chesonnocheho 
    2.  Emme che voleva essere una principessa e poi ci ha ripensato
    3.  Il mondo di Clorofillla
    4.  Iosperosolochediosiafemmina
    5.  Mizpah
    6.  Notimetodespair
    7.  Pezzodicuore
    8.  PrecariaMENTEando
    9.  The Unbearable Lightness of Being
    10.  My BIUTIFUL life
    11.  ... e poi bon, basta: gli altri che seguo sforano il tetto massimo di fans, o hanno già ricevuto l'award e ne sono cosciente (per chi l'avesse già ricevuto senza che me ne accorgessi: chiedo venia in ginocchio sui ceci e spalmandomi nduja sugli occhi).
    5. Formulare altre 11 domande a cui dovranno rispondere i bloggers da te scelti:
    1. uovo oggi o gallina domani?
    2. se potessi cambiare nick cosa sceglieresti?
    3. con una macchina del tempo, quale ricordo del tuo passato vorresti filmare per rivederlo oggi?
    4. cosa c'è sul tuo desktop?
    5. colore di smalto preferito? (anche per maschietti, dai... lo spirito di osservazione dell'altro sesso non vi manca)
    6. quante e quali chiavi nel mazzo principale?
    7. rumore preferito?
    8. quale nome (m e f) darai/daresti ai tuoi figli?
    9. hai qualche fobia particolare?
    10. stoico, scettico o epicureo?
    11. se potessi scrivere un titolo di fantasia assolutamente incontestabile sotto al tuo nome, in un ipotetico biglietto da visita, cosa vorresti?
    Et voilà, io ho fatto il compitino.
    Divertitevi voi ora!

    venerdì 19 aprile 2013

    spalle al muro (SOUNDTRACK OF MY LIFE #19)



    Roma Pincio 1998.

    Io sotto una cupola rossa a pois bianchi, tu sotto un cappuccio D&G.

    Una resa dei conti dove hanno pianto anche i dodicimila cieli delusi di noi.

    Troppa vigliaccheria per rimetterci in gioco. Troppo astio, troppe proiezioni e aspettative destinate ad aspettare sotto una pensilina eterna.
    Eravamo così piccoli e indossavamo sentimenti troppo grandi.

    giovedì 28 marzo 2013

    lassù (SOUNDTRACK OF MY LIFE #16)



    1995, estate di freddo e nebbiolina impigliata tra i miei capelli crespi, estate delle alleanze che sarebbero durate decenni.
    Estate della cotta mondiale per gli occhi verdi del fratellino del mio ex. Promesse leggere e baci pesanti e partite di squash e Diamond White.
    Estate di capriole giù da una collina, alle spalle un mare freddissimo, davanti agli occhi le luci dei pub in collina.
    Estate di inglese e francese, come il fish&chips che mi nauseava ogni mattina mentre aspettavo il bus, mescolati così bene che non ricordavo più molto del mio italiano.

    Estate delle Marlboro che costavano una cifra accettabile, della ricetta del pudding, delle sere a the-e-latte a giocare a scarabeo in esperanto con i tedeschi che sarebbero diventati i miei pen-pal preferiti.
    E' tutto ancora qui, i colori non sono sbiaditi, rimane una cartellina sensoriale incastrata tra due neuroni: quelle voci, quel vento in faccia, quegli odori così inclassificabili ed indelebili, che risentirli ora vorrebbe dire solo una cosa: essere tornata in quel piccolo paradiso a riprendermi i ricordi di quell'estate che ho lasciato lì, sulla panchina di fronte alla baia, promettendo di tornare.

    giovedì 21 marzo 2013

    tempo perso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #15)



    Dove sarai, anima mia, tu che l'anima me l'hai bruciata quasi per intero, tu che mi hai fatto male di un male che annienta, che taglia le gambe e toglie la luce alle giornate?
    Sarà che sono una persona piccola e pessima, ma non riesco ad augurarti buona vita, né a perdonarti, anche se è passata metà della mia vita da quel giorno. Non è, il perdono, tra le armi in mio possesso per archiviare quel dolore. E' ancora rancore, è voglia di schiaffeggiarti e di esigere un perché, quel perché che suonerebbe così inutile nella mia vita ora. Non mi hai mai consentito di mettere il punto; mi hai lasciato nel limbo del silenzio e dell'odio.
    Ma non posso smettere di pensare che quel distruggermi di proposito fosse così sterile, così falso rispetto agli anni spesi a costruire qualcosa di buono.
    Lontano da me. Nel 1997 lo volevi tu, e adesso sei storia, ma una storia che avrei voluto evitare.
    Ho sprecato troppo tempo e troppo cuore ad abituarmi alla tua presenza e molto di più a rassegnarmi alla tua fuga ed ai calcinacci che hai sparso ovunque.
    Bastardo.

    giovedì 7 marzo 2013

    lungomare (SOUNDTRACK OF MY LIFE #13)

    1996, estate.

    Occhi bistrati di pece che si affacciavano su di un mondo nuovo. 
    Cambidge e poi Norwich e la contea. Occhi francesi, belli da ammutolire e arricciare le erre ad ogni parola, incartare fiato caldo nella sabbia e crogiolarsi come lucertole sotto il vento del'east. Occhi canadesi verdi che ti veniva spontaneo ridefinire la parola "verde", vicinivicini e da tutt'altra parte come spiritelli capricciosi. Occhi inglesi, cupi, nuvolosi, abbracciati a lentiggini ironiche e a sigarette sempre un po' più cariche. Mettevo i rollerbade e via, occhiocchiocchiocchi - crossroad - occhiocchiocchiocchi - subway - occhiocchiocchiocchi. Le mani della mia amica del cuore da stringere forte ad ogni semaforo pericoloso, ad ogni vetrina che metteva in mostra quel cd che, quel poster di.
    Un viale lungo la spiaggia, panchine cotte dal sole, birre in lattina e tovaglie di carta rapite dalla brezza lungo quel mattonato che pareva infinito, ospitava aquiloni garruli e pascolo di vite giovani come noi. Canoe da pulire e campanelli da suonare. Indirizzi da scambiare per raccontarci che torneremo ancora qui a cantare fumati sdraiati sulla moquette lercia di un appartamento di chissà chi che sa d'incenso e scopate, e correremo fino al pontile inventando parole a metà strada, e noleggeremo un po' di felicità come facevamo allora.

    giovedì 28 febbraio 2013

    gl'Undicianni (SOUNDTRACK OF MY LIFE #12)

    Il catechismo, le gite, la rete di pallavolo, la me con le trecce lunghissime che schermava il rossore dietro due occhialoni da secchiona. Bubble-gum da spiaccicarci in faccia, braccialetti a molla che lasciavano i lividi, e in mezzo un fermoimmagine.
    Quegli occhioni blu e i denti grossi, sporgenti, una cancellata ordinata di sorrisi che mi shakeravano il cuore... oh, quel cuore, ingenuotto. Quanto batteva per lui: in pullman incrociandolo per caso, nascondendo il buco nero di lui abbracciato alla più figa della scuola, calpestando le sue stesse scale più di dieci anni dopo, in un dipartimento di filosofia dove "mai davvero - maimaimai - pensavo di rivederti qui".Una marmaglia di ormone femminile in subbuglio per lui, ma io no, io non volevo farne parte. Io tacevo, forse speravo? e attendevo che passasse, o che lui si accorgesse di me.
    E poi gli scivoli, le altalene, la nebbia intrappolata in quei libri portati a mano e slabbrati corsa dopo corsa. Sua mamma e il suo clacson per farci spostare. Il suo fratellino dolcissimo che riempivo di baci e slanci disinteressati. 
    E i lacci dei miei scarponi da trekking al campo-scuola, che intrecciava così bene, così da grandi.
    E grandi non lo eravamo lì, allora, e non lo siamo nemmeno ora, David, ora che le tue parole atterrano sulla carta stampata col tuo nome in copertina. 




    Chissà se mai hai avuto la misura di quanto ti adorassi. 
    La mia prima cotta, mai ammessa.

    giovedì 7 febbraio 2013

    una 500 e del buon vino rosso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #10)

    ... il vino in circolo dentro di noi e noi nella tua 500. a parlare d'amore no. di cosa possono mai parlare due vecchi amici brilli? a fare, invece. fare non l'amore, quello no, baciarci ci stordiva gia abbastanza.
    perche tra dire e fare non si sceglie. abbiamo detto per mesi. abbiamo fatto. non abbiamo piu ne detto ne fatto. e queste parole sono piu che mai attuali ora che di nuovo la vita ha scherzato alla faccia nostra e ci ha riportato occhi negli occhi senza avvisare neppure...
    tredici anni e una manciata di giorni fa. avrei fatto carte false per te.


    (ho scritto questo post con il cellulare e la grammatica s'è fottuta per fare prima, ma non lo correggerò: buona la prima... più verace, più calda)

    giovedì 17 gennaio 2013

    counting on a new beginning (SOUNDTRACK OF MY LIFE #9)



    Estate della maturità.

    E nel cuore un'infatuazione cerebrale fortissima per qualcuno di troppo vecchio, troppo sbagliato, troppo altrove in un mondo che avrei conosciuto poi, molto poi, sincronizzando le affinità e dandogli ragione alla fine dei giochi.
    E questa canzone a farmi sbiellare di bruttobrutto.
    E Parigi, e luoghi visti con occhi di speranza qualche mese più tardi.

    giovedì 3 gennaio 2013

    Proprio ieri sera parlavamo di te... (SOUNDTRACK OF MY LIFE #7)



    Qui c'è la mia infanzia. Le domeniche mattina a spolverare il salotto mentre quell'ingenuo mangiacassette mandava musica e la voce di mia madre la rincorreva, strattonando e sognando i sogni di una quarantenne. E poi tornava babbo con la pasta fresca e le armonie diventavano due.
    L'odore di pulito, la luce che si riflette sul centrotavola, le maniche del pigiama arrotolate, il ragù buono. Avrei dovuto memorizzarne di più.
    Morandi mi ha fatto da zio e non lo sa.

    mercoledì 3 novembre 2010

    In trasloco, e lo rifiuto.


    E' che a noi donne dicono che non fa male, ci convincono che tutto può essere sopportato: dolori mestruali, dolori di testa, strazi del cuore. "Quello che non ammazza ingrassa" ci ripetono fin da bambine, ed allora mentre i nostri padri/mariti/fratelli/figli svengono davanti ad un 37.5 di febbre noi giriamo il mondo e facciamo la ruota con il ciclo e ci lanciamo col paracadute; e ovviamente le nostre preghiere di avere una giornata di 48 ore e due paia di braccia in più, come le statue indiane, non vengono nemmeno prese in considerazione dai Piani Alti.
    Noi partoriamo con delle ostetriche che minimizzano le doglie, tanto "signora lei non è la prima né l'ultima e le assicuro che non ci si rimane secche". Diamo le tottò al gradino che, cattivo, ha ben pensato di scontrarsi con la testa d'un bimbo ai suoi primi passi, ma poi se incolliamo la mano nella guarnizione del forno "non è niente". Certe volte rimaniamo in posizione geroglifico dopo esserci fatte un shampoo o una ceretta, ma non fa niente nemmeno lì.



    Posso dire che mi fa male qualcosa, invece? Che non c'è tachipirina o buscofen che serva? 
    Faccio una scatola e fa male. Ne faccio un'altra e fa un male porco. Le faccio da sola, non voglio nessuno attorno, perché mi porterebbero alla neuro se mi vedessero. Mi incazzo, mi stringo le ginocchia al petto e piango, seduta a terra tra uno scaldaceretta e un manubrio. Piango in questa casa che va a pezzi, nella mia vita che si smonta di qua e rimonta di là, proprio adesso che avevo iniziato a trovare un criterio logico - logico, ma MIO - per mettere ordine, fare in modo che sia tutto facile da trovare e da riporre, perfino cercando di arginare i danni della pigrizia cronica del Consorte. Queste mura iniziavano ad essere complete, coi giusti vuoti e i giusti pieni, pieni di me, del mio estro, degli accostamenti cromatici da daltonismo estremo, coi miei stencil e le mie manate unte attorno agli interruttori. Stavo scalfendo la pelle dell'edificio a forza di vivere ed assorbire questa casa.


    Da pochi giorni ho iniziato, e adesso non c'è più niente di accogliente nella mia bombonierina, e forse non voglio neppure che sia accogliente la prossima. E' qui che voglio stare, se potessi fare come ne "La Fabbrica di Cioccolata", prendere una casa e portarla altrove tutta intera senza spostarle nemmeno una tegola. Non ho voglia di cambiare l'ordine dei cuscini sul divano, non ho voglia di imballare e disimballare tutti i libri e i dvd che sono già perfettamente in ordine tematico così, non ci penso nemmeno ad aggiungere dei moduli alla cucina o al mobile del salotto. E a stirare tutto il vestiario che dovrò impacchettare? Perchè io non vivo come una trslocanda, non ancora: impacchetto ma non troppo, sposto e smonto ma non troppo. Voglio stillare fino agli ultimi secondi il bene che voglio a questa casa e non tradirla così in anticipo, come se avessi fretta di lasciarla e di affezionarmi ad un altro spazio.

    Ma chi me lo fa fare? Devo vivere per tre mesi in questa sensazione di provvisorio, di indefinito, di "sarà troppo tardi quando sarà tutto chiaro", di precedenze tra azioni. Non voglio dovermi spostare nell'ultimo punto della terra dove vorrei essere, legata mani e piedi alle decisioni altrui, controllata a vista, oppressa, mai sola... io voglio essere sola!, come lo sono qui, una faccia anonima tra mille. A me piace non incontrare conoscenti al super. Mi piace da matti. Mi soffoca già il pensiero di dover rinunciare al mio anonimato.