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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
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mercoledì 1 maggio 2013

intrighi notturni

Inizio a sospettare di essere un po' disturbata.
Ma forse chi legge lo sospetta già da tempo.

Insomma, stanotte ho sognata che il mio ex, il Cucciolo, quello per cui ho riempito il mio primo blog... si suicidava.
E si suicidava proprio dopo avermi per caso incontrato ad una manifestazione casereccia a cui partecipavo col Consorte, in quell'ambito che tanto piace a noi due e che a lui proprio proprio non è MAI interessato. E non ci si diceva parola. Sguardi, imbarazzati, sorpresi, terrorizzati da una qualche voglia di spifferare tutto (sua) e di rivalersi a distanza di anni (mia). Smarrimento palpabile, "che si taglia con un grissino" insomma. 
E nel tempo di un battito di ciglia vengo a sapere che si è ucciso, si è buttato dalla porta-finestra della sua camera. Torno in quella casetta con le travi a vista (no, non è casa sua, ovvio, ma nel sogno sembro non farci caso) ed osservo la sua camera così in ordine e nemmeno una porta-finestra, anzi, c'è giusto un lucernaio. Domande ovvie nella mia testa. E i giornali che titolano "si uccide per amore" e uno stralcio di un suo addio dove scrive roba tipo "mi hai ammazzato, maledetta, tornando con lui". Ok... parla di me. E mò che cavolo troveranno nel suo pc? la mia presenza inequivocabilmente nel ruolo della donna che l'ha fatto dannare, le prove dei nostri accoppiamenti animali, le chat solecuoreamore, i litigi, i resoconti. E le cartoline che gli spedivo, i bigliettini dei regali, le compilation che ci masterizzavamo. Un ammasso di ricordi - li avrà cancellati, buttati, bruciati? Per una volta mi auguro di non aver lasciato traccia nella sua esistenza, ma poi no, lo conosco abbastanza per sapere che non ha eliminato nulla, anche solo per maledirmi e masturbarsi (anche in ordine inverso) con quei pensieri su carta e su schermo. 
E mentre gestisco male questa baraonda di timori esce fuori la sua ex - quella che c'era prima di me e un po' durante, quella da cui s'è fatto lasciare per essere esclusivamente (oddio, esclusivamente un cazzo, come ho scoperto poi) ufficialmente mio. Quella che nel frattempo mi eleggeva a sua confidente e alleata, inconscia cornuta ma comunque contenta di esserselo tolto di dosso, e al cui sbocciare assistevo, presa bene nell'apprezzarla laddove lui l'aveva detestata. E questa sua ex era diventata una strafiga e ammetteva pubblicamente alla stampa che lei non gli aveva fatto alcun male e che si riteneva estranea alla cosa. Nel mio cervelletto c'era un gran tifo affinché si addossasse quella colpa non sua, pulendo me semmai fossi uscita fuori. Che paura che il mio nome potesse saltare fuori. Sentirmi una Merda con la M maiuscola per il Consorte, per l'ex/amica, per il mio comodo segretuccio sbattuto in cronaca per disattenzione. No, per lui non ero dispiaciuta a livello personale. 


Non oso tirare le somme di questo sogno.
intanto buona festa dei lavoratori a chi lavora... e buone speranze a chi no.

giovedì 25 aprile 2013

visto che ti va tutto bene (SOUNDTRACK OF MY LIFE #20)


Perché sei uno stronzo, mi hai fatto divertire mentre la giostra girava e quando hai deciso di non farmi girare più non mi hai lasciato neppure il gettone-ricordo, ma hai cercato di farmi credere che dovevo averlo in tasca, che cretina, per fare ancora un altro giro, un giorno non meglio specificato.
E tu e tutti i tuoi amici a guardarmi come un fenomeno da baraccone. Ma crescete, cazzo. Prendetevi delle responsabilità, non vi avvelena mica. Smettete di voler stare bene voi e soltanto voi e fanculo il resto.
E come mi hai tradito, e come ti ostinavi a indossare i panni dell'animale ferito, e quanto a lungo e con quanta convinzione hai insabbiato qualsiasi prova, anche la più inequivocabile, di quelle corna.
Tu e le tue lacrime puttane, tu che ci credevi come un bimbo crede al topolino dei denti, tu ed i sogni che mi propinavi senza avere mezza idea di come attuarli; tiravi a campare e pretendevi che ti insegnassi io a vivere, ma quando ti accorgevi che era faticoso perseguire obiettivi mandavi tutto in vacca.
Il più bel ricordo che mi hai lasciato tra le gambe non vale la pena di scomodarmi una descrizione, non più. E, a parte quello (anzi no, mettiamo nel conto anche qualche lezioncina orizzontale), so di essere fin troppo generosa a depennarti dalla lista dei miei debitori: basta che tu sia sparito. Che io ti abbia fatto sparire. Che il cielo si sia slabbrato per dividerci.
Quattro anni fa.
E' stata una grossa fortuna farmi ferire da te, digerire, poi guarire, saperti dire addio.

giovedì 22 novembre 2012

e pioveva dentro (SOUNDTRACK OF MY LIFE #1)

Ho deciso di aderire a questa iniziativa.
Perchè sono una spammona, e perchè a pelle me la sento addosso.




Estate... no: estati.

1997. Un qualcosa che puzzava di amore, mai corrisposto, sbrindellato e consumato come un kleenex, che mi moriva tra le mani senza alcuna spiegazione.

2000. Nostalgia di persone, di luoghi, di odori al di là del mare. Nostalgia di cos'ero fin tanto che avevo chiamato quella "casa".

2007. Gelosia. Un'altra, quella ufficiale, a crogiolarsi intere giornate sotto il sole. Un'altra a condividere il letto. Io a maledire un cielo arido che non sapeva rispondermi.

lunedì 19 novembre 2012

Risalgono le bolle

Preventivi.
E dal pc, quello del Consorte, viene sputata via un'intro strana.
Faccio finta di non accorgermene, concentrati cazzo concentrati. Quattro nominativi, telefonare per il formato, lato utente, il pianoforte rintocca, dio mio, adesso no, quei ricordi ammuffiti di nuovo a galla no, stavano così bene laggiù. 
Beh, ora tiro via, numero le seznoni, cazzo, le  S E Z I O N I , le mie parole, quelle erano le mie parole, il nostro ultimo abbraccio come se lo sapessero, e metto del blu, pioveva da fare schifo, tutto grigio dentro quella Punto, due righini facili facili e risolvo la questione delle illustrazioni, ma se la sta anche canticchiando, ma come? come fa a canticchiarla? non lo sa quanto ho pianto, quanto stomaco c'ho sbriciolato e schiantato sopra queste parole, no che non lo sa, è normale: sono la sua solita moglie isterica, anche quello rientrava nella norma, "abbassa che poi il vicino ci bussa, lo sai che dorme qui a fianco" e che palle, ho rotto la punta della biro!, andava cancellato, veloce, velocissimo, era tutto sbagliato anche se dovevamo per forza quadrarlo quel maledetto cerchio, a suon di craniate e ossa rotte ma non si è mai lasciato plasmare, mai, appallottolo il foglio grondante, dov'è già che ho il notes? girati e chinati... il cassetto, quello in basso, tanto il notes non c'è e lo so già. E adesso chinati e morditi un labbro, fatti male male male scava quella fossa e buttaci dentro tutto, definitivamente, resisti al bisogno di crogiolarti nei ricordi brutti, smettila tanto sapevi dall'inizio che era sbagliato, che non sarebbe sopravvissuto, che un giorno lui avrebbe cercato qualcos'altro, rovista e intanto chiudi gli occhi, non lasciarli bruciare, niente aloni sugli occhiali, attenta che sei ancora truccata fingi che non sia successo nulla, mai, negli ultimi sette anni a sballottarti fuori e dentro le tue scelte del menga, piazzato a gambe divaricate come una lavandaia che inzuppa e strofina la tua testa nell'acido, un inferno un inferno e voglia di urlare, chissà se il suo inferno brucia ancora, se l'ha coltivato, se è riuscito a riprendere possesso di quei colori che gli ho requisito, chissà No, ma anche no... eh? che ho detto? boh... canticchiavo! Senti... mi metti la Pausini per favore?

sabato 3 marzo 2012

TrackBLACKlist

Consorte con un'impossibile richiesta di concentrazione, stasera. Mettiamo le cuffie e intraprendiamo un altro viaggetto nei codici PHP, và.

E poi zac!. Quella canzone. Quella della settimana in cui, io a casa con Consorte abbrutito e tu controvoglia in vacanza con la lei ufficiale, ci siamo divorati il fegato e gli organi collegati. Sms, sms, sms. Furtivi, come sempre e forse anche di più, ché c'era lei nei paraggi. Lei che voleva fare l'amore e tu che no - o così mi ha raccontato... ma non so se vale la pena di credere ancora a quel bel gesto cavalleresco, ora che ti conosco, ora che i tuoi punti deboli sono stati cerchiati in rosso e mi hanno fatto smettere di crederti.

E questa bastarda d'una tracklist sputa via una dopo l'altra tracce banali, agées, difficilmente ripercorribili in sequenza d'un filo logico qualsiasi.

Ma il nostro non era un filo logico, era una matassa sfilacciata dalle unghie di un gattaccio pulcioso, era un groviglio pieno di nodi serrati come i muri che si paravano davanti a ogni nostro sogno per il futuro.

Ecco le unghiate, ecco i nodi. Quella canzone anni '70 che cantavamo nei camerini di quel negozio in centro, mentre io provavo vestitini primaverili e tu provavi a infilarti dentro e sfilarmeli. Quella roba pesantissima, metallo, pioggia e schiaffi e odore di benzina su noi a piangere perchè le carte si scoprono e ci dicono che, una volta tirate le somme e ammessi gli errori e chiesto perdono, no... non c'è niente altro di buono da cui ripartire assieme, meglio darsi le spalle e ritornare ognuno alla propria sgangherata vita - e la canzone che ci chiede di resistere ancora, oltre l'amore che finisce, che è già finito e solo ora lo vediamo chiaro, oltre il rancore, oltre le mani che sentono freddo e che... no, che freddo sia. Quanto ne ho sentito addosso, di freddo, con le tue mani sporche di tradimento su di me a strapparmi promesse mentre già sapevo di non poter arrivare neppure a metà di quel futuro ipotetico. Ancora un'altra, la "nostra", l'avevo adottata con piacere: scanzonata, dolce, un po' ribelle d'adolescenza mai finita. Però si cresce e lo zucchero filato s'impasta in bocca, arrivano le bollette, arrivano le reticenze e io non so più chi sei.

Un'altra, no, questa non l'ho adottata affatto, a sbarrarmi il passo mentre mi allontanavo da te. Una musica pessima, una voce sgraziata, un testo che di poesia non ha nulla. Eravamo noi, quella canzone. Una cosa che pretende d'essere arte, d'essere bella, ed invece è una fregatura pazzesca, un prodotto per alternativi pseudo-freak o pseudo-qualcos'altro che vogliono fare i fighetti con certa roba. Come noi, no?, che ci siamo finti per anni coraggiosi, temerari, sicuri, lanciatissimi e sincerissimi, ed eravamo feccia, la peggiore feccia. E ci siamo fatti del male... ed entra un'altra canzone nelle orecchie, falla finita con questo strazio, io ci ho creduto ma tu no... ero io a scrivere quelle parole, a cantarle? E' un'esecuzione.

Sento le labbra muoversi mentre rincorro pensieri e immagini dietro le palpebre. Immagini di carne calda, di lacrime, di sorrisi teneri strappati da una vita orfana, di sussurri e di grida brutali, di gelosia accecante, di consolazione salvifica. E canto sottovoce, e dietro l'altra scrivania un ignaro consorte non si accorge di nulla. Ho vissuto quattro anni senza che si accorgesse di quell'amore, così diverso, così dilaniante e nutriente per me, tutt'altro che sottovoce. Perchè? Non può non conoscermi fino a questo punto. Forse non voleva vedere, forse non è mai stato abbastanza curioso di me, forse non ne aveva la forza. Forse temeva quel che avrebbe scoperto. Quel che ora non può scoprire più perchè tutto quel che rimane è un ricordo sfilacciato e annodato come questo filo che lega le canzoni e non è nemmeno un filo, non è una sequenza, non è niente. Ho vissuto per quattro anni di niente.

Forse dovrei spegnere il computer. A che pro, tuttavia? I ricordi non si cancellano. Il dolore, la disillusione, i conti in sospeso neppure. E' il caso di tirare comunque una riga e farli quadrare, comunque e a qualunque costo, prima che torni questo coccolone musicale. E' come se, voltando l'angolo d'una via in un giorno e in un'ora qualsiasi, uscita dal parrucchiere o in ciabatte verso la campana del vetro, l'avessi visto pararsi davanti a me, lui, così ingombrante, così goffo, assieme a tutto il carico dei ricordi e del cattivo che mi ha lasciato ardere attorno ai piedi. La reazione è sempre la stessa: "oh-oh" (oppure "oh, cazzo!" per i più scafati). Non si scappa...


lunedì 20 dicembre 2010

Numero privato


Sul vecchio numero della ditta, rispondo sempre ai numeri anonimi. Qualche vecchio cliente, qualche risposta ai curriculum inviati... non si sa mai.
E invece, lui: a volte ritornano.

"Sai, volevo farti gli auguri per Natale"
... oddio, sembra quasi cresciuto. Ponderato, per azzardare un giudizio dopo poche parole.
"... ed annunciarti che mia madre è nuovamente ricoverata, e dirti grazie per tutto il tempo che ho sprecato dietro a te invece che curare lei"
E ti pareva. Gli ricordo, allora, che si è sempre lamentato del POCO tempo che ci dedicavamo. Che io non ho MAI anteposto me a sua madre, altrimenti ora non so come farei a guardarmi in faccia. Che i suoi errori di valutazione e le sue perdite di tempo non devono ricadere su di me.
"E certo, per te è facile fare quella che non sa, che non c'entra"
Ma come? Se sono stata io ad informarmi per le cure necessarie, a chiamare consultori, ad andare in avanscoperta con gli specialisti, cartelle cliniche alla mano? Che se non avessi trovato io le parole, in quella casa sarebbero andati avanti con la testa nella sabbia fino al giorno del mai.
"Mi hai rovinato la vita, mi hai fatto sprecare tempo, soldi e anche occasioni"
Ah sì? Le corna che portavo mi ricordano che certe occasioni sono state colte al volo, invece, ma questo mi guardo bene dal dirglielo, perchè di accusa in accusa non si finirà certamente con un Buon Natale. Come ometto la considerazione che ciascuno è padrone del proprio tempo e dei propri soldi, che non l'ho mai obbligato né chiaramente e né con mezzi subdoli a spendere per me, anzi. Ma vabbè. Ci ero abituata, a queste recriminazioni.
Ma poi urla:
"Lasciami respirare, cazzo! Mi sento braccato! Voglio la mia vita e invece ovunque mi giro vedo segnali di te, delle cose che abbiamo fatto e che ci siamo detti! Maledetta tu!"

... sì, anche io vedo ogni tanto degli strascichi, anche se non fanno più male: semplicemente è storia. Frasi ripetute e che, dopo mezzo secondo, suonano con la sua voce. Posti visti assieme. Cose che una volta ci saremmo subito comunicati ma... ma glielo dico, che è finita per me e per lui, che una storia finisce anche solo per volontà di una parte, che si va avanti, che non ci si crogliola nel farsi male perchè così conviene e si ha sempre ragione, si viene sempre compatiti e l'altro è sempre un maledetto bastardo. Che sua mamma è intoccabile come ogni mamma che, ringraziando il cielo, è ancora accanto ai propri figli, e che non mi riesce di sentirmi in colpa per i suoi errori di figlio, visto che io gli ho sempre consigliato di dedicarsi a lei. Che mi spiace la situazione sia questa, ma non sono più nella posizione di poter fare qualcosa. Che non ha senso che lui urli, non lo aiuta a sentirsi meglio né a risolvere qualcosa, anzi lo avvicina ad una bestia senza alcun controllo razionale. Che può maledirmi quante volte vuole, ma che nonostante tutto io gli auguro solo di trovare una sua strada ed un suo equilibrio nella vita, senza dover più dare colpe e meriti agli altri, senza più fare la vittima, senza più recitare la parte del burattino.
Poi gli auguro buone feste e riaggancio.

E mi sono dimenticata di dirgli che chiamarmi con il numero anonimo non è una cosa molto intelligente.
Ma tanto, per lui, sbaglio sempre io. Sono la fonte di tutti i suoi mali.

Ma vaffanculo! ... altro che auguri...

giovedì 30 settembre 2010

Addio, mia bella, addio


E così è arrivata la sentenza definitva.
Bye Bye Torino.



T'ho conosciuto andando incontro all'ignoto, in una primavera che era primavera dentro e fuori. La mia guida era un amore nuovo, illecito, piccolo, ma che premeva per farsi spazio dentro di me. Baci e curriculum, gelati e chilometri e io mai stanca di studiarti, sotto quel cielo che "no, non può essere solo smog".
Io che venivo da una città così distante da me, così fredda, chiusa, e immaginavo che nella metropoli sarebbe stato peggio, che "dovesse piacermi" per forza, e invece ho percepito subito il calore ed il colore, ho subito alzato gli occhi per mangiarmi via tutto il bello e il vero che hai. Ché è difficile per una come me amare un luogo: io mi adatto, ma non mi abbandono mai. Tu mi hai conquistata, invece, mi hai corteggiata galante e pungente coi tuoi spazi aperti, le tue assurdità architettoniche, il tuo rumore, le tue due velocità, i rituali, i vicoletti da una bici e una persona, i lampioncini, gli odori di cioccolata e gas di scarico, le pensiline, le luci che di sera si accendono su quel cielo intuito tra un comignolo e un'antenna, quei tram ancora coi sedilini in legno, le pelli diverse mescolate e fuse, le periferie di cemento e giardinetti... e poi il fiume. Porta via tutto, lui. Mi ha portato via, lo scorso Febbraio, nelle mie lacrime (che ora so inutili) e nella voglia di farcela ancora, qui con te che mi cullavi e mi lasciavi trasportare unicamente dai miei passi, senza indagare, senza giudicare, lasciandomi la libertà di un marocchino bevuto sotto la pioggia in pieno centro. Da fotografia... Mi ha portato via, il fiume, e mi ha lasciato a casa mia, con le chiavi in mano.


Ecco, ora mi sento menomata, perché so che dovrò fare a meno di te. Dovrò chiudermi in quattro mura senza le alpi attorno, senza più la sigaretta gurdando la neve. Saranno mura più belle, forse, più accoglienti, sicuramente organizzate meglio ma... tutto attorno non avrò più questa città che mi ha abbracciato così bene che fa male pensare di non poterla più assorbire giorno dopo giorno.

lunedì 6 settembre 2010

Back?!

(e non inteso come *culo*)

Un sms dopo quasi due mesi.
Due mesi in cui io ho reciso fili e tu hai gettato granate sui ponti.
Della serie: la grazia è direttamente proporzionale.

Ma non ha senso che io me la prenda, anche se tu te lo auguri.
Ti ho fatto male di proposito, te ne sei andato leccandoti le ferite.
Almeno te ne sei andato con un moto d'orgoglio.

Senza che fossi io a dirti per la miliardesima volta cosa devi fare.
E tutto questo ho voluto che accadesse.
Visto mai che ti facesse bene...

Solo che mi sa che l'orgoglio è al lumicino se mi mandi un sms.
Non bellicoso.
Non arrabbiato.
Non polemico.
Quindi non da te, o meglio: dal te (fintamente) pentito.

Peccato che io abbia detto basta alle craniate contro il muro, le mie e le tue.
Perchè non si quadrano più i cerchi, e se mai io l'ho fatto ora non vale più la pena.
E se serve ti dirò basta di nuovo, anche se non ho davvero voglia di dire proprio nulla.
E non so se capirai che è basta sul serio.
Come funziona con te?

giovedì 15 luglio 2010

Nulla di personale


Rieccoti. Ennesima recriminazione. Chè io ti avevo chiesto trasparenza, sincerità e rispetto, ti avevo chiesto di non essere una parte di un doppiogioco, e tu te ne sei dimenticato ma... ma l'ho fatto anche io, dici, rimanendo con mio marito.
E mi stava salendo dalla bocca quell'osservazione così semplice, lapalissiana, che non riesci a (= non vuoi) ascoltare: che tu potevi terminare il triangolo con me e la morosa ufficiale senza troppi problemi logistici; ognuno a casa sua come prima. (sull'ultima tua avventura, sulle corna, non hai giustificazione e lo sai) E che se io me ne fossi andata di casa sarei finita sotto un ponte, senza lavoro, senza entrate, con un'unica prospettiva: tornare ad elemosinare il mantenimento ai miei, dall'altra parte d'Italia.


MI stava proprio per uscire, sai?, questa risposta. Ma poi mi sono detta che sarebbero state comunque parole sprecate con te che non vuoi toglierti i paraocchi, che vedi solo il tuo piccolo mondo di Playstation e concerti, che non sai cosa significhi pagare le bollette, che te ne fotti se gli altri stanno male ma che non ti fai problemi a distruggere gli altri pur di star bene. Il famoso discorso dello schiacciasassi che spiana qualsiasi cosa si pari sul tuo cammino di egoistica leggerezza e irresponsabile tirare a campare. Ha schiacciato anche me.

E tutti quei progetti di vita assieme che usavi per fare i gargarismi davanti a me, in cui credevi semplicemente perchè pensavi che prima o poi ti sarebbe comparsa davanti al naso una bacchetta magica. Che patetico, me ne rendo conto ora. Io che non ho mai fatto promesse perchè sapevo quanto sarebbe stato costoso e difficile (a volte anche impossibile) attuarle. E non volevo farti e farci troppo male. E tu che invece ti concedevi di andare alla deriva tanto coi piedi a terra c'ero io. Mi avresti aiutato, certo... a non fare un cazzo dalla mattina alla sera, che è la cosa che ti riesce meglio. Sai, io non mi credo molto adulta, molto responsabile, non credo d'essere d'esempio a nessuno, ma TU, tu hai sempre giocato a fare il bimbo grande e non c'hai mai provato a diventarlo. A prendere una spranga di realtà in faccia. Tu hai sempre previdentemente messo la testa sottoterra per non farti male. Anche ora che dici che non ti importa niente di me.


Raccontatela quante volte vuoi, impermeabilizzati il cuore e fai finta di niente, come sempre: io non ci godo né nell'una né nell'altra ipotesi. 
Mi chiedi perchè ti sto umiliando ancora; no, sei tu che vieni ad attingere qui. Io ti tratto come un qualsiasi tardoadolescente cretino dei tanti che conosco, ho smesso di pretendere da te qualcosa che non puoi inventarti. Non ti sto maltrattando per vendetta: è il mio cinismo caratteristico, che ti sei dimenticato di aver conosciuto qualche anno fa quando eravamo amici e quando ti piaceva. E che ora ti punge ma non ti smuove di un millimetro. Ma le recriminazioni no, è decisamente troppo.



Quindi grazie dei bei momenti passati - che il cielo mi fulmini se ti dirò mai che mi mancheranno le nostre sessioni di letto... - e grazie anche di avermi fatto scoprire un altro lato di me che non conoscevo: la gelosia. Ora ti lascio andare, sparisco, recido anche l'ultimo filo. Ho una dignità e, che tu ci creda o no, sono così "stronza" da ricordarti che anche tu la hai e che mò basta venire a farti insultare. Il mio silenzio magari servirà a farti riflettere e capire qualcosa di più di quel che non so dirti. 
A meno che tu non accenda la radio per evitarlo.

martedì 25 maggio 2010

Stralci (... senza speranza!)


Lui: fatti meno seghe mentali!
Io: e tu fatti meno troiette.



Lui: ma che ne sapevo io che stavamo ancora assieme? Sei sparita per 4 giorni!
Io: non ti è arrivata una comunicazione con raccomandata con ricevuta di ritorno, caro il mio fiscalista... 
Lui: spiritosona.
Io: e comunque le raccomandate ci mettono sicuramente più di quanto ci hai messo tu a crederti single. Le Poste devono imparare da te.



Lui: lo so, sono un piciu, ma ti amo ancora alla follia. Mi credi?
Io: ammesso che sì, pensi che sia sufficiente ammettere due difetti in una volta sola per salvarti?



Lui: ora ti lascio perchè vado a fare il fantacalcio con gli amici.
Io: sì, bravo. Continua a non voler crescere.
Lui: oh, ma devo farmi insultare ancora per tanto?
Io: sì. Finchè non capirai che ti sei meritato di restare senza di me.
Lui: ci farò l'abitudine...
Io: visto che sei così vitale, fatti anche prendere le misure dal becchino.



Lui: io al posto tuo mi sarei perdonato.
Io: se anche perdonassi te, poi dovrei sputarmi in faccia per la coglionaggine, non credi?



Lui: ma ti sei offesa perchè ho mantenuto lo status di single su facebook?
Io: beh, diciamo che ammiro la tua sincerità su come ti sei sempre sentito mentalmente e fisicamente quando stavi con me.



Io: ma ti senti? Parli per citazioni musicali da bimbominkia, come se fosse il Vangelo! Ma hai dei pensieri TUOI?
Lui: vabbè, che ci devo fare se la musica è tutta la mia vita?
Io: allora chiedile i soldi per la benzina, invece che chiederli ai tuoi e grattarti le palle tutto il giorno sulla Play.

mercoledì 5 maggio 2010

Relatività


Mi ha definita una Donna con la D maiuscola, per come mi sono comportata con lui. Che standard basso che ha.
Non sa che sto ancora cercando di ingrossare le mie minuscole, io, a botte di ormoni e di scelte mirate. Non sa che saranno tutte minuscole, finchè non avrò moneta di scambio con chi vuole muovermi (Consorte, non-lavoro, false amicizie) come un soprammobile senza diritti. E avanti, non frignare perchè tanto non puoi permettertelo.
Dannato lavoro che non c'è mai per me.

martedì 27 aprile 2010

Scusa ma ti devo lasciare

(Moccia Docet)


Scusa, scricciolino (ex-)mio, ma devo lasciarti.
No che non è colpa tua, figurati. Sono io ad essere insensibile, presa da mille cose che considero erroneamente più importanti di te, della tua playstation, dei tuoi concerti rock. Sono io che ti escludo dalle mie giornate e dai miei pensieri. Sono io che mi sono cercata le corna, sono io che non ti ho posto bene la domanda che esigeva una risposta e quindi tu sei stato sempre autorizzatissimo a mentirmi.
Devo lasciarti: me l'ha ordinato il medico, e anche l'Italgas dice che mi multerà se non smetto. Vedi, io vorrei tanto continuare a stare con te, a caricarmi le tue paranoie, le tue omissioni, i tuoi giuramenti che, solo perchè sono infida, mi rimangono indigesti e dubbiosi. Vorrei tanto passare tutta la mia vita con te a chiedermi se, quando dici A, la verità è A o B, perfino sul prezzo del pane al kg: non è forse il desiderio di ogni donna? E le corna non contano, no: figurati se me la prendo. Tu con le tue troiette sei libero di farci cosa vuoi, di tradirmi quando vuoi, e anche di non mettermene a conoscenza, tanto io non me la prendo, cieca come sono, fessa come sono, attaccata al tuo cordone ombelicale che mi tiene in vita e impossibilitata a staccarmi.
Ora mi stacco... ecco qua, forse muoio, ma che importa? Tanto tu non provi compassione, né sensi di colpa: fai così, e vai avanti pensando che il mondo ce l'ha con te, povera vittima degli eventi. Finiresti col dirmi che è stata lei a violentarti legandoti al sedile e che tu non potevi opporti, ed è ovvio che non me ne sorprenderei, ma capirei, farei sì sì con la testa con il mio sorriso da geisha e le colpe che mi addossi.
Io mi stacco e recido il cordone e tu ti affretti a sparire dalla mia vista, come una madre che abbandona il neonato dietro l'angolo: non è più affar tuo nulla di me, nessun casino che mi lasci in eredità, nessua bega familiare, non mi chiedi nemmeno se alla fine me ne andrò di casa; lasci che me la sbrighi io... d'altronde me la sono cercata, no? A dar retta alla mia pancia, alla mia testa ci rimetterò sempre: dovrei sintonizzarmi su di te invece, in quel tuo bel canale audio che ripete che ci si deve fidare sempre. Azz, il medico dice che devo smettere di fidarmi, che nuoce gravemente alla mia vita, che provoca cecità, e io non voglio diventare cieca. Anche l'Italgas dice che ho sforato il consumo annuo, ma che ne sa del gelo che ho avuto dentro e fuori?



Ciao, me ne vado per la mia strada, prendo una direzione tutta mia e non so dove porterà. Certamente sbaglio a non calcolare ogni millimetro del percorso come fai tu, a prevedere e programmare e a eliminare qualsiasi ostacolo sulla tua rotta. Devo imparare anche in questo a fare come fai tu. E' stato un brutto smacco scoprire che io so la verità, che mi approprio di diritti che non mi hai mai voluto dare, che dico cose scomode, che sorrido rassegnata mentre tu neghi tutto, che aspetto delle scuse che non arrivano semplicemente perchè non ti puoi pentire di quello che mi hai fatto: in quel momento ero io l'ostacolo sulla tua rotta e, non potendomi eliminare, mi hai semplicemente ignorato. Ma no, non scusarti: hai perfettamente ragione. Sono io che sono malata di coerenza: ecco, anche su questo il medico insiste che devo smettere o finirò per debilitarmi.
E ora tieni la tua ragione e facci quel che vuoi, ricomincia un altra vita con altre persone da fregare amabilmente, e lasciami agonizzare, che magari poi alla fine un qualcuno che mi presta qualche cura lo trovo, e non muoio come vorresti tu. Già, ma non temere: non mi farò viva a reclamare un posto di prestigio nella tua vita.

martedì 20 aprile 2010

101


Questo è il mio post n. 101.
Come la carica.



E, a proposito di carica... ragazzi, ho acceso la miccia. Arriverà presto, e detonerà.
Fuori tempo, fuori luogo, fuori da ogni aspettativa altrui, zac! E saranno detriti e macerie ma io sorriderò.


Mi riesce bene essere stronza quando innesco le micce.

venerdì 12 febbraio 2010

Full


Non lo sopporto più.
Critica tutto, tutto, tutto di me, anche i boccoli ai capelli.


Mi ama? Forse. Mi ama ma non mi sopporta. Mi ama e mi racconta frottole. Mi ama come non sopporto di essere amata.


Sono stanca di essere sempre l'imputata del processo.
Sono stanca della sua cafonaggine e ipocondria.
Sono stanca dei vizi che io stessa gli ho dato e non ho mai preso per me, in questo gioco di fare da mamma e da moglie.
Sono satura di vivere sempre sull'altolà per un'intonazione sbagliata: la spia segna rosso, è ora di allentare la pressione.
E mentre il mondo festeggia san Valentino, io penso a quando innescare la bomba.


E' finito il tempo in cui riguadagnava terreno. Non ne ha più. E' franato via ogni appiglio.

Ho sempre creduto alle cadenze regolari e cicliche degli eventi...

lunedì 18 gennaio 2010

Perdono: istruzioni per l'uso.


Ho provato a perdonare.
Ogni singola volta che vedevo lei, con quegli occhi da strega e quella nomea da *****, ogni volta che li vedevo online contemporaneamente, davvero. Anche quando sono passata dal paese di lei e ho desiderato del napalm... davvero. Ho provato a non farci caso, a ignorare il disagio, a dimenticare quella bocca dello stomaco che l'anno scorso si è rifiutata di farmi mangiare per un mese. Sintomi di tradimento, di terra che si apre sotto i piedi, di blackout totale.
Sintomi che Lui ha visto ma ai quali non ha associato la verità, la mia consapevolezza di ciò che ha fatto. Così Lui ora dorme tranquillo, perchè non sa che io so: sa soltanto che si è confidato con qualcuna che reputa amica, e che invece ero io. Ed io dormo a tratti, perchè invece so, so tutto, so fin troppo. So come ha giocato coi miei sentimenti, con la mia salute, so con quale facilità si è infilato tra le gambe di quella specie di fogna umana, so come ha sognato il suo amore ed è tornato da me, sporco di lei, quando ha preferito avere una donna part-time ma sicura piuttosto che una prostutita personale inaffidabile.



Ma non mi brucia avere sempre, nei momenti meno adatti, quell'ectoplasma che mi passa sotto le palpebre, di Lui e lei incastrati in macchina a rotolarsi come conigli in calore, di lei che lo stringe, di lei che lo fa godere (e che forse gli strappa di bocca quello che con me Lui non dice) di lei che lo guarda negli occhi e gli ruba l'anima e Lui che rincorre i gemiti di lei e... sì, in sostanza...
Quell'ectoplasma non mi brucia più alla bocca dello stomaco. E' uno smacco all'orgoglio, è un conato dell'anima, ma pazienza.
Non riesco a non sentir bruciare la BUGIA. Io che gliene ho dette tante, ma tante, ma tante. E ora a distanza di un anno mi ritrovo qui, a far riemergere la consapevolezza che l'ho crocifisso per quella bugia e che non riesco a togliergli via i chiodi.
Perchè gliel'ho chiesto, gliel'ho richiesto, l'ho tormentato con questa storia. Lui, che si fa paladino della verità e della sincerità, ha sempre negato. Prima, era solo un'amica, poi era una con cui ci ha provato, poi è diventata una che ci ha provato con Lui: mai stato chiaro, mai messo in piazza tutta la verità, quella verità che fa male ma fa bene... e ha preteso che gli credessi. Oh sì, gli avrei creduto se non avessi saputo cosa aveva confessato altrove. Gli avrei creduto se non avessi visto le foto romantiche del loro weekend d'amore. Gli avrei creduto se non avessi letto tra le sue mail di Facebook che un anno e mezzo fa s'era preso una cotta per un'altra ancora, cotta che mai mi ha detto, e che non è sfociata in corna solo perchè questa lo teneva a distanza.



Ma cosa vuoi che me ne importi? Cornuta una volta, basta e avanza: è il ruolo che mi ha dato e che ha etichettato con "donna della mia vita" giusto per dargli una sembianza umana e dare a me un contentino. E non mi venga a dire che, solo perchè in quel periodo stavo trascinando il mutismo per sbollire la rabbia del litigio, poteva considerarsi single. E anche se fosse, visto che mi ha tirato in ballo la storia di questa smandrappata, che almeno confessi tutto e non la metà di un niente: se poi la verità avesse fatto male l'avrebbe pagata e dopo, pietra sopra, ricominciamo... oppure no, avrei piazzato la pietra al suo collo e via, di nuovo single. Cosa mi ha dimostrato così? Che non sa dire la verità quando sa che non gli conviene sorbirsi le mie ire, forse la mia scomparsa; che sa inventarsi una galassia di coincidenze e di coperture per non ammettere quello che potrebbe farmi cambiare idea su di Lui. Uh, già, che peccato, l'ho ugualmente cambiata idea, ho saputo ugualmente cos'è successo.
E non sto mettendo in dubbio i suoi sentimenti, i suoi sensi di colpa (beh do per scontato che li abbia, e lo spero) ma la sua onestà: peccato che mi ci sciacquo gli zebedei con un amore mascherato. 


Ecco... insomma non sono le corna: è la sua faccia tosta. Tra 50, 60 anni, in punto di morte, io potrei fargli le stesse domande e Lui neppure in quel momento avrebbe il coraggio di rispondere con sincerità. Ha tanto da perdere, lo so, e si caga sotto. Ma io cosa ci perdo? Un uomo-bambino che fa lo struzzo, che mi infarcisce di bugie pur di non pagare gli errori. Lo voglio così tanto, un uomo così? Ma anche no, io non voglio avere un eterno punto interrogativo sulla verità di quel che mi dice. Potevo fargli passare le corna, beninteso. Non gli perdono questo silenzio, questo ponteggio di falsità e scuse. Non posso volere un futuro con Lui, figli suoi, non posso nemmeno fidarmi di dare una password ad uno così palesemente senza palle. E il bello è che Lui si guarda ancora allo specchio e paladineggia.

Non ce la faccio più ad essere dolce, a chiamarlo coi suoi nomignoli. Non riesco a pensare di baciarlo, di tenergli la mano. Di colpo, dall'anno nuovo: forse si avvicina l'anniversario delle corna e a me viene il voltastomaco senza che io l'abbia evocato. Cazzo, ho provato a perdonarlo, ho provato a scordare, ho provato a sognare di nuovo con Lui la mia vita, e no, non ci sono riuscita: erano belle prove sì, ma prove irrealitiche che qui, nel mio stomaco, non fanno passare la fame e la sete, non nutrono, non alleviano un bel niente. Il perdono si deve chiedere, non vuole occhi ciechi ma carte in tavola. Io non le ho, e ora non mi resta che scrivere la sceneggiatura di questo grande amore franato.

Erano 11 mesi fa, Arisa cantava Sincerità, e io non sono più riuscita a sentire quella canzone senza buttar giù due lacrime. L'ho odiata, così brutto anatrocccolo, così simile a me, a fingere gaiezza con quella vocina, nello stesso periodo in cui io mi alimentavo di sigarette e lacrime e mi chiedevo cosa fosse, in fondo, la sincerità.


PS: mi ci sono voluti 11 giorni per scrivere questo post, a puntate: ogni volta che cercavo di andare più avanti del necessario il mio stomaco sentiva il bisogno di ricordarmi che certi dolori sono letali in grosso dosaggio.
Non ho più scritto: se vi siete chieste come mai, ecco tutto.
E domani vi scrivo qualcosa su come ho passato la serata con un ragazzino 21 enne: questo.

lunedì 19 ottobre 2009

Sconnessioni

E' quando il freddo mi punta spilli in faccia, che mollo gli ormeggi e parte il pianto.

Tanto, da dietro gli occhialoni da sole, non si vede, no?

Perchè è arrivato lo stipendio, ma non è abbastanza, non lo è mai, per farmi respirare arie diverse. E il part-time è diventato doppio part-time, ma entrambi riescono male, malissimo. Cosa ho che non va? Perchè non riesco a rendere 8 ore come tutti gli esseri umani lavoranti? Mi sento davvero zavorrata: da me stessa, dalla casa trascurata, dal tempo che non basta mai per me, né tantomeno per Lui che reclama attenzioni: confessargli di preferire il sonno a parlare con Lui è così tanto egoistico?

E Lui ha trovato lavoro, forse. Sarebbe una bella beffa se riuscisse dove io fallisco ogni giorno. Ma Lui è giovane, è inesperto, è creta molle per gli imprenditorucoli della zona. La stessa creta molle che mi sento io tra le sue braccia. Sabato avevo le guance rosse di una bambina mentre giocavo a imboccargli il pranzo. Flash, attimi di vita, io e Lui confusi nella folla come una coppia normale. Sorella maggiore e fratellino, in alternativa. Quanto traspare di noi da come camminiamo abbracciati, da come parlottiamo, da come ci strattoniamo e guardiamo di sottecchi accendendoci una sigaretta?

Mi sento a metà, un acrobata alle prime armi che cammina su quel filo teso. Davanti ho una parata di facce che conosce e che mi giudicano, che litigano il mio sorriso tremolante mentre fingo spavalderia e, dentro, il terrore mi fotte. Sorriso, testa alta, è meglio non guardare giù. Lo so cosa c'è: la botta.

lunedì 13 luglio 2009

Ve l'avevo promesso

No, perchè mi sento anche un po' merdina a lasciare troppe cose in sospeso, benché i sospesi siano la mia specialità negli ultimi tempi...


Beh, oggi sono alla terza settimana di lavoro. E' un part-time e non è assolutamente il lavoro della mia vita (almeno finchè rimango nel gregge: se fossi in amministrazione o alle risorse umane se ne potrebbe parlare...). Come mi trovo? Bene con il team, con lo spirito di gruppo, con gli orari, e male con gli obiettivi contrattuali. Sento che al mese di prova non ci sarà alcun seguito. OK, mi dico, tanto l'emicrania dopo la fine del turno me la stanno ugualmente pagando ma... la mia indipendenza dov'è? 
Non è sicuramente questo il lavoro che mi permetterà di chiudermi la porta di questa maledetta casa dietro le spalle. Per il denaro, sì, e anche per la crescita professionale pari a zero. Ma tant'è che finirò questo mese e poi avrò un qualcosa di nuovo che saprò fare, una riga in più sul curriculum: tutto fa brodo! Così riprendo a bombardare qualsiasi posto utile, ché magari Settembre porta fortuna...



Intanto la mia futura suocera sta meglio, fisicamente; mentalmente le hanno spappolato il cervello con sedativi e pastoni vari. L'han tenuta due settimane e l'han rimandata a casa libera di fare danni non arginabili, come voler divorziare, voler donare la sua liquidazione al convento (con il mutuo della casa da pagare), volersi iscrivere alla CRI. Spie di un disagio interno enorme, abissale, che nessuno ha la formula giusta per colmare. 
Disturbo dissociativo, la condanna. 
E IO INVECE DICO NO, la vera condanna sono i medici che infiocchettano il pacco-donna coi sedativi e te la ridanno sapendo che scoppierà come un pacco-bomba. La condanna è non avere una struttura e dell'assistenza adeguate per arginare i danni, quelli concreti che questa donna dissemina ovunque passa, ma anche quelli emotivi di un marito che la asseconda pur di non perderla - e nessuno gli dice chiaro e tondo che l'ha già persa - e di un figlio che si sente già orfano con accanto una specie di cadavere ambulante che somiglia a sua madre.
Ecco perchè gli ho consigliato di tutelare quella famiglia con ogni mezzo, fosse anche un'interdizione legale, per riuscire a somministrarle tutte le cure adeguate senza che lei possa dire no... sì, perchè si oppone quando non è lucida... e anche quando lo è. E già questa cosa, detta da una madre che non sa reagire al proprio malessere, mi da un senso di impotenza. Vorrei abbracciarla senza dirle chi sono, senza confessarle quanto di suo figlio mi appartiene. Abbracciare lei e cercare di tirarla via da questa cazzo di fine per riscattare un po' il mio, di vuoto. Vorrei rigirare il mondo per ridare a Lui una madre, per non farlo precipitare in quella sensazione che dilania, e che almeno Lui possa contare su di lei.
E invece resto in sordina, non esisto, posso solo consigliarlo, indirizzarlo alle strutture più adeguate, informarlo sulle procedure, e ascoltarlo con il cuore aperto.



Eccomi qui: Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà ahiahiahiahiaaaaa...
Speriamo in Agosto, và...

lunedì 15 giugno 2009

Inclemenza

  • Che io non gli sto dando in questi giorni il supporto che dovrei

  • Che sbaglio perché mi sembra maleducato non stare a mandare 50 sms se sono ad una festa con degli amici (sì, ogni tanto "festa" e "amici" compaiono nel mio vocabolario)

  • Che se io vengo trascinata da mia suocera e, per colpa dell'ubiquità e del teletrasporto di cui ancora non mi hanno dotato, non mi trovo in casa quando lui vuole chattare con me, ovviamente sono io la stronza

  • Che, conoscendo questi suoi periodi in cui mi rinfaccia anche il costo di un sms, lo avviso che se usa di nuovo i suoi problemi personali come scusa per provarci con un'altra con me ha chiuso e gli cavo gli occhi, ecco: sono io che non mi fido

  • Che mi ha fatto schifo sentire la frase "ora in casa si sta nettamente meglio" mentre sua madre è attaccata a dei tubicini. E' Lui che si è espresso male, ovviamente, ma mi ha fatto schifo ugualmente

  • Che l'egoismo viene sempre a galla prima o poi anche se è dentro una bomboniera, perchè è troppo semplice per Lui dire che si sente trascurato/oppresso/frainteso sul momento: Lui deve ricamarci sopra e farmelo sapere dopo per poi accusarmi che sono cieca

  • Che ho 39 di febbre e Lui non mi ha nemmeno chiesto come sto. Però io a Lui devo chiederglielo ogni 5 minuti sennò sono un pezzo di merda.