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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.
Visualizzazione post con etichetta vaffanculo. Mostra tutti i post
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mercoledì 4 febbraio 2015

Home

I vantaggi dell'abitare in una casa isolata dove nessuno sente e nessuno chiama l'igiene mentale: quando alle 9 di sera il tuo maritino stakanovista è ancora in ufficio e tu hai passato la giornata ad accarezzare le testoline morbide e lanuginose dei bimbi degli altri, puoi concederti il lusso di sedere in cucina e fissare un punto appena dietro il lampadario, urlando con tutta la rabbia e la debolezza che hai in corpo il nome di tua madre, chiedendole duemila cose con il pensiero e piangendo per tutto quello che non otterrai mai salvo miracoli, per le esperienze che ti vengono negate, per l'intera casa e tutto quello che contiene che vorresti ti si sfracellasse addosso e ti portasse via, lontano da questa morsa di impossibilità che non si allenta mai, e il pensiero di non potere è così forte che ti senti ancora piccola, ancora bisognosa di sedere sulle sue ginocchia e affondare la testa nei suoi maglioni che sapevano di cannella e conforto... è tutto quello che vorresti ora, e piangi e piangi ed urli cose a casaccio mentre parli con il soffitto e gli occhi gonfi non sanno vedere oltre, e ti senti inadatta a viverla, questa baraonda, senza una madre e senza qualcuno che ti chiami madre.

martedì 9 dicembre 2014

Tornare

Torno a dire... che cosa dovrei dire?

Non è vero che se si chiude una porta si apre un portone. Se si chiude una porta si rimane fuori, al freddo sottozero di Dicembre, con la fame la sete e magari scappa anche la pipì.
Per fortuna pare che la porta non sia del tutto chiusa, per ora. Odio dire "per ora", è come chiedere di galleggiare su una tinozza che imbarca acqua ma "per ora" non affogo. 
Per fortuna pare che chi deve decidere del futuro di 150 dipendenti sia tornato sui suoi passi e che non stia sbaraccando il tutto, ma c'è comunque una spada di Damocle bella pesa che sta lì a ricordarci che questo mese lo stipendio arriverà (magari tutto, probabilmente a metà) ma dall'anno nuovo ogni mese potrebbe essere l'ultimo. Ed ecco che ci si arrabatta, si ricomincia - ma io a dire il vero non ricordo di aver mai smesso - a mandare cv, a spulciare annunci, ad accattonare spifferate di gente che forse si trasferisce forse va in pensione forse viene silurata e mi faccio un po' schifo ad applicare quell'homo homini lupus che non mi andava giù neppure a doverlo raccontare ad un prof, ma poi mi dico che è Darwin, che sopravvive il più forte ed il meglio adattabile, e dovrei fregarmene se quelli che rimangono indietro hanno figli mutuo vita propria da portare avanti, ché tanto loro a me mica pensano quando chiudono la porta di casa alle spalle la sera e si mettono a cena. Quindi azzanno, passo avanti, ma mi faccio ugualmente schifo e so che non dovrei perché devo sopravvivere pure io, solo che vorrei far meno male possibile. 
No, non propinerò ora il segone politicizzato. Non mi va di fare la disfattista.
Rimane il fatto bello consistente che, smosso qualche investimento che avrei tanto voluto rimanesse dov'era e cercata qualche forma alternativa - ma poco affidabile - di introito, siamo ancora qui, lui ed io, sulla tinozza. Ha cercato in tutti i modi di convincermi a tornare nel porto sicuro che mi aspetta sempre (tutto spesato) al paese natio, mentre lui si sarebbe rintanato a mangiare merda di design dal suo parentado, invece no, costi quel che costi noi rimarremo assieme e se dovremo affondare affonderemo, e se dovremo galleggiare galleggeremo, e con un bel nastro di scotch bianco e rosso segnaleremo che tutti i nostri progetti in divenire sono fermi che più fermi non si può, addio (per ora) al figlio, al cambio della carretta che porta i nostri culi a spasso, stop a quelle due cartelle equitalia che ci guardano in cagnesco e possono anche scordarsi di essere mosse dal posto dove le ho schedate. Torniamo agli irrisolti, ai progetti sospesi, torniamo ad aver fatto metà di qualcosa che a conti fatti non è nulla se non arriva a fare uno.
Ma torniamo assieme e non ci sono cazzi.

giovedì 23 ottobre 2014

Lavoro che vieni, lavoro che vai.


Fulmini a cielo ben nuvoloso.
Consorte probabilmente a fine anno rimane disoccupato per chiusura dell'impresa.
Come me, insomma.
E il lavoretto part-time che avevo opzionato da tempo presso quella ditta che mi aveva a malincuore non rinnovato dopo il terzo coccodè... beh, niente, hanno preferito un ventiquattrenne che sarà il nuovo apprendista, che gli garantirà di non chiedere mai una maternità, che pagheranno meno e a cuore più leggero in sintesi.

Dove sbatteremo la testa, proprio non lo so.

martedì 2 settembre 2014

Minestrone

Ho 4 post in bozza che non vogliono uscire, gli altri li ho cancellati proprio. Questa stitichezza verbale mi lascia davvero senza parole, ma non posso pretendere che esistano lassativi per bloggher reticenti.

(iniziamo male... continuiamo peggio)

E' arrivato Settembre, alleluja. Non odiatemi, lo so bene che tutti si sono dati da fare per dire in più social possibile che è arrivato Settembre, che è iniziato di lunedì e via dicendo, ma questo per me è davvero un sollievo (vedi post precedente: definire questa un'estate di merda è un eufemismo).

venerdì 8 agosto 2014

es(i)tate 2014

Esisto e resisto.
Ed esito pure. Ho una dozzina di post in bozza e neppure uno ha fine. Perdo subito la voglia di lanciarmi in qualcosa... ultimamente anche nelle cose importanti. Se sono urgenti, poi, le nego proprio.
La mia batteria mentale dev'essersi scaricata.



Buone ferie se le fate, buona resistenza se rimanete.
Buoni sogni se avete il coraggio di sognare, buon risveglio a chi vive negli incubi.
Vado a raccogliere i calcinacci dell'atterraggio delle stelle cadenti. Poi torno...

martedì 27 maggio 2014

C'era una volta

Passano i mesi, passano gli anni, ci passano via sedie sotto il culo e muri da intonacare, ma siamo sempre noi, tu ed io, la roccia che viene guardata con ammirazione, un blocco solido che nessuno sa quanto sia poroso.

Ed eccolo lì il tuo amico che ti viene a dire che ci invidia tanto, noi con la nostra casa di proprietà e con le nostre entrate stabili e soddisfacenti, tu arrivato professionalmente a poter scegliere un minimo (che è un lusso, lo so, lo sappiamo tutti) ed io che non ho neppure bisogno di spaccarmi la schiena ogni giorno all'alba come fa sua moglie.

lunedì 13 gennaio 2014

lista dell'acredine


Giorni convulsi.
Mi tornano a galla troppi spigoli delle Feste (ma quali feste?!), devo vuotare il sacco.
Io ODIO:
  1. le lungaggini burocratiche e il lento risveglio dal letargo del Natale.
  2. chi usa i social per lodarsi e sbrodarsi con i selfies ritoccatissimi stile "quanto so' figa". Vita vuota, vuota davvero, piena solo in superficie.
  3. chi ti ingozza nei giorni comandati e poi si dimentica di te quando avresti bisogno. Vedi alla voce "famiglia del Consorte".
  4. chi non capisce che sei in un tunnel di scadenze e ritmi serrati e pascola beatamente intorno intralciando il cammino.
  5. il buonismo, "è un periodo ma passerà se ci credi".
  6. chi urla sapendo di urlare per prevaricare chi non sa violentare gli altri con le parole.
  7. la nebbia delle 10 di mattina.
  8. il wireless chiuso degli hotspot comunali.
  9. i jeans con le tasche scucite che perdono pezzi di vita.
  10. le persone che si creano handicap laddove non ce ne sono per il puro gusto di pesare sulle spalle del prossimo.
Passo e chiudo, per ora.

martedì 15 ottobre 2013

anatemi

Che tu sia maledetta, tu brutta cagna attaccata ai soldi, e tutte le volte che li spenderai ti servissero per le medicine.
Tu che giudichi, che pontifichi, che parli della mia vita come di un errore dietro l'altro, come di un delitto dietro l'altro contro chi vorresti difendere da me mentre io cerco di difenderli da te. Tu che urli "vergogna" e non sai quanto rimorso ci sia già al suo posto, ma è un rimorso privato e non ti concedo di parlarne, neppure di pensarlo, non ne sei degna.
Tu che sputi sentenze sul mio utero vuoto, sui figli che *fortunatamente* non avrò, tu che ridi e godi della mia tragedia e ne fai una commedia da inzuppare nel veleno del tuo tè, che se t'andasse di traverso sarebbe fin poco.
Tu buona a dare alle mie parole cento sensi diversi, alle mie scelte un fine unico e ovviamente maligno, tu incapace di leggere nel cuore lacero ma velocissima nello strisciare bancomat altrui.
Tu che non dai diritto di replica perché i diritti si danno ai buoni e le colpe ai cattivi e a te serve che io sia cattiva, pessima, una merda.
Tu che sei peggio di me e peggio della merda, tu che stanotte mi toglierai il sonno e l'appetito per i giorni a venire, tu cirrosi nella mia pancia e cancro nei miei pensieri, e solo pensare che tu possa essere estirpata e smettere di far del male mi consolerà.
Ti auguro un sacco di cose indicibili, brutta bastarda.

domenica 22 settembre 2013

*^!!"@§°#?=&"

Tradurre come vi pare.

Questo è l'irripetibile contenuto del mio sproloquio visto che oggi mi voglio fare del male, tanto ma tanto male, e cercare di portare qui tutti i post del blog. TUTTI, da quelli di Style che poi ho esportato e importato su Iobloggo, il quale non mi fa l'esportazione per Blogger e allora devo convertire Iobloggo -> Wordpress e Wordpress -> Blogger.
Sì, faccio prima a riscrivermeli tutti da 2007 in poi.


Non credevo che la tecnologia mi fosse così avversa fino al quarto tentativo, quando ho raggiunto uno stato di consapevolezza quasi buddhista dopo aver importato qui solo gli ultimi 4 post "esterni". E il resto?

Si sappia: i diari con le pagine rosa e il lucchetto sono più user-friendly di un blog, checché se ne dica.


UPDATE delle 03.52: la tecnologia deve iniziare ad avere paura di me... perché stavolta, armata di vaselina e ghiaietto, le ho procurato una discreta penetrazsconfitta. E ho di nuovo il mio blog TUTTOASSIEME!

giovedì 19 settembre 2013

cantavamo, a sproposito (SOUNDTRACK OF MY LIFE #38)

C'era una volta un tempo che, pensavo, ci univa e ci teneva a distanza di sicurezza dal resto (della compagnia, dei ragazzi, del mondo), quel tempo assieme che faceva di me e di te una cosa speciale, inalienabile; c'era un angolo segreto e inesplorato in una soffitta immaginaria delle nostre estati, che conoscevamo solo noi, dove tu eri il re imbranato ma bellissimo e io la sorella-consigliera sveglia e sempre un passo dietro di te, ma felice del suo ruolo. E anche la farsa ci piaceva a tal punto da aver paura di dirci con la chiarezza impietosa "dei grandi" che tu non eri re di nulla ma soltanto un affascinante farfallone impenitente, ed io ero innegabilmente innamorata di te da così tanto tempo da fartele passare tutte lisce anche se il rapporto di complicità e belletto che portavo avanti era meno della metà di quello che volevo - e fai bene attenzione: io non ho mai voluto nulla che non fossi certa di meritare, e ho lavorato e costruito e smontato e trafficato ai limiti della legalità per potermi permettere il lusso di volere che mi amassi, che proprio tu l'inarrivabile amassi proprio me la tizia in seconda fila. Che tu mio fratello arrivassi a volere più di me come sorella. Me lo meritavo tutto.


E intanto facevamo girare in tournée la nostra pièce di amiconi perfetti mai sporcati da secondi fini. Due cuffie, un plaid, le nostre mani strettissime avvinghiate e la tenerezza ammorbante di questa canzone in loop, e le tue lacrime per qualcuna che non ero io e le mie lacrime per qualcuno che potevi essere solo tu, ma tu non volevi vederlo e io non ti lasciavo sbirciare. Parole di un amore di anni, decenni, di una vita intera passata assieme... l'avrei ottenuta con te, ne ero certa. Non c'era una prospettiva realistica del futuro farcita di mutui da pagare, gravidanze difficili, treni su cui saltare per vedersi; c'era solo l'imperativo di stare con te, di essere la faccia accanto al tuo sorriso sornione nelle foto di famiglia e il nome sotto il tuo (in rigoroso ordine alfabetico!) sul campanello di casa.
Ma quanto egoismo in me, quanta cieca tenacia nel raccontarmi la bugia di un amore che non esisteva perché non potevano esistere dei calcoli preventivi su quell'amore, non poteva esistere un piano d'attacco per quanto ben pianificato fosse. Potevo meritarti, potevo esigerti, potevo anche vincerti alla lotteria nazionale ma tu non avresti comunque mai dato una chance a noi due, a dispetto di ogni logica.
Soprattutto della mia logica egoista di bambina cresciuta a pane e meritocrazia.
E' che sul tuo rifiuto cieco ci sono passata sopra con il resto della mia vita e tutte le scelte e tutte le svolte e le volte che ho imparato e quelle che ho continuato a spaccarmi la testa.
Sul meritare le cose buone della vita non ho ancora desistito.
Quindi non mi hai insegnato un bel niente, puoi stare tranquillo.

giovedì 5 settembre 2013

mille riassunti e uno (SOUNDTRACK OF MY LIFE #36)


Quel bacio arrivato mentre mi ero appisolata senza alcuna difesa accanto a lui.
Quell'inverno, lunghissimo, in cui non ci siamo parlati. Quelle sette righe sette in stampatello che mi toglievano l'aria, ma non lo schianto cardiaco che aveva innescato suo malgrado, anno dopo anno, sempre più amici, sempre più vicini, senza riuscire a vedere oltre.

quando dormo taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Io imbambolata di fronte al suo non vedere, non capire, non cogliere la bellezza di quella storia che andava semplicemente lanciata in aria per farle prendere un po' di vento e farla arrivare in alto. E invece no: lui mi negava il diritto di immaginare le folate che ci avrebbero sostenuto. Si ostinava a rimanere razionale, cinico, incantato solo da se stesso. Una razionalità stampatella, un filo logico che obbligava a negare tutto quel groviglio di sentimenti che ci aveva portato fin lì.

pattini per scivolare meglio sopra l'odio

Lui scappava da me, scappava da un'esplorazione finalmente autentica di un rapporto che stava evolvendo. Lui rimaneva staticamente appeso ai suoi schemi asfittici e mi faceva rabbia, tanta rabbia da prenderlo a calci in ogni sua estensione ossea. Ma quei sorrisi stampati sulle foto della nostra infanzia fluidificavano la rabbia, la rendevano una comoda discesa da percorrere per dimenticare la verità, assai più difficile da spiegare.

ti ho perduto senza cattiveria

Eggià, se ne è andato così, in silenzio, senza mettere alcun punto, senza lapidare quell'amica pubblicamente colpevole di essersi innamorata di lui. Era una colpa gravissima ai suoi occhi che non ammettevano repliche né discostamenti dalle definizioni scolastiche e filosofiche con cui etichettava i suoi rapporti. Mai una sfumatura, mai una concessione al "quasi" e al "forse".

non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà

E' rimasto così, appeso ai suoi cruciverba emotivi pieni di buchi neri, ed in una qualche casella scura ha infilato anche me e tutta la strada percorsa assieme sbagliando e risbagliando. Ci ha infilato la complicità dei sette anni, le confidenze dei dodici, le corse in vespa dei sedici e la pelle appiccicata alla mia della maggiore età.
Eccomi inscatolata lì nei ricordi da non ripescare.
Eccolo inscatolato qui nelle note delle nostre canzoni che prendono muffa e mi costringono a dare aria, a volte, a quell'archivio.

E non ci sei più.

martedì 27 agosto 2013

stufa

C'è che sono così tanto, tanto, troppo stanca di soppesare parole, di puntualizzare intenzioni, di difendermi da chi travisa sempre, dalla malignità di gente che mi vuole capro espiatorio delle proprie macchinazioni. 
Stufa di nascondere quella voglia insana di urlare fatticazzituoi, quel bisogno di estromettere gente malata e parassita dalla mia vita e dalla vita di chi cerco di proteggere. E mi fa male il cuore, mi strizza lo sterno. Mi sento accoltellare e per l'ennesima voglia mi calpesterei per essere stata così cieca di fronte agli abusi altrui.
Stufa di avere addosso l'etichetta di mina vagante pubblica, una succhiasoldi, una nullafacente che si accaparra grazie soldi e affetto, mentre cerco di barcamenarmi nel tetris di persone esigenze orari altrui anche dimenticando i miei e mentre gli altri fanno i conti nelle tasche a me.
Stufa di non poter avere degli obiettivi se prima non ho aiutato qualcun altro a raggiungere i suoi, ai suoi tempi e coi suoi modi.

Grazie, meritatissime tutto-fuorché-vacanze. 

venerdì 26 luglio 2013

ribelle (1996 SOUNDTRACK OF MY LIFE #32)


Dio mio, quanto mi mancava mio padre.
In quelle sere a cena fatte solo di donne.
In quel bagno che non veniva più chiuso a chiave.
Nei sospiri patetici delle mamme delle amiche che compativano la mia e guardavano storto me e le mie unghie bucate, i miei jeans strappati e l'aria da sfanculizzatevi tutti.




Quanto eravamo poco saggi e ci spezzavamo le ginocchia con quegli affondi acidi che sapevamo avrebbero corroso e che poi, molto poi, molto ORA, ingoiamo di traverso.
Mi sentivo abbandonata e al contempo troppo presente nei suoi pensieri e avrei voluto gridargli se ci tieni tanto a controllarmi muovi il culo invece che il telefono dei tuoi amici e intanto mi infrattavo nei portoni foderati di cannabis e vendevo pelle al miglior richiamo e cercavo alibi a quel bisogno viscerale di mia madre di tirarmi dalla sua parte, senza rendersi conto che ero allo sbando più totale, nel mezzo del tornado, e non sapevo da che parte fosse lei, non avevo punti cardinali.

Se non mi sono mai incasinata davvero, in quegli anni, lo devo solo alla mia buona stella.
Se non ci siamo ammazzati a vicenda, in modo fisico - spiritualmente stiamo ancora contando i cocci - è stato solo culo, sfacciato culo. E paghiamo gli interessi.

sabato 15 giugno 2013

di-struggendo

E poi ci sono i giorni che ti svegli e desideri non vedere altro che buio e invece c'è luce e c'è rumore e c'è vita intorno.
E poi c'è che penso che dovrei farmi curare, da uno bravo.
Che senza alcun segno premonitore ho iniziato a sbattere così forte la tastiera del pc del Consorte contro il muro che l'ho mandata in mille pezzi e mi sono pure tagliata il palmo di una mano e sul muro ho una scena del crimine con tanto di tracce di DNA.

Io non lo so se è normale che mi accanisca contro gli oggetti. Che mi accanisca e basta.
Cammino tanto, corro tanto, faccio tanta cyclette, ma ora non sta più funzionando sto vecchio trucco dello scaricare adrenalina. 
Nemmeno lavando vetri per tre ore filate mi è passata quella voglia di urlare e spaccare qualcosa.

Non lo so cosa ho, cioè lo so, è un minestrone di roba e lo sto tirando fuori nel modo sbagliato. Ossia: c'è un modo giusto?
Vado avanti a tentoni e tentativi.

domenica 9 giugno 2013

sega mentale notturna #2

No, ma fatene rimanere incinta un'altra.

E poi un'altra ancora.
Tirate sempre i fili giusti, pigiate i bottoni che vanno pigiati.
E fatemi sentire una merda perché li odio tutti quei pancioni che non sono miei.
Una merda che invidia quelle donne e quegli uomini che, nonostante tutto, nonostante i loro problemi di salute soldi lavoro stabilità varie, ci riescono. Che a loro non viene detto scordatevelo.

Per favore, sparite dalla mia vista perché non riesco ad essere felice per voi.
Sono una merda.
Lo ripeto un altro po' così evito che mi compatiate.
Sono una merda.

mercoledì 1 maggio 2013

intrighi notturni

Inizio a sospettare di essere un po' disturbata.
Ma forse chi legge lo sospetta già da tempo.

Insomma, stanotte ho sognata che il mio ex, il Cucciolo, quello per cui ho riempito il mio primo blog... si suicidava.
E si suicidava proprio dopo avermi per caso incontrato ad una manifestazione casereccia a cui partecipavo col Consorte, in quell'ambito che tanto piace a noi due e che a lui proprio proprio non è MAI interessato. E non ci si diceva parola. Sguardi, imbarazzati, sorpresi, terrorizzati da una qualche voglia di spifferare tutto (sua) e di rivalersi a distanza di anni (mia). Smarrimento palpabile, "che si taglia con un grissino" insomma. 
E nel tempo di un battito di ciglia vengo a sapere che si è ucciso, si è buttato dalla porta-finestra della sua camera. Torno in quella casetta con le travi a vista (no, non è casa sua, ovvio, ma nel sogno sembro non farci caso) ed osservo la sua camera così in ordine e nemmeno una porta-finestra, anzi, c'è giusto un lucernaio. Domande ovvie nella mia testa. E i giornali che titolano "si uccide per amore" e uno stralcio di un suo addio dove scrive roba tipo "mi hai ammazzato, maledetta, tornando con lui". Ok... parla di me. E mò che cavolo troveranno nel suo pc? la mia presenza inequivocabilmente nel ruolo della donna che l'ha fatto dannare, le prove dei nostri accoppiamenti animali, le chat solecuoreamore, i litigi, i resoconti. E le cartoline che gli spedivo, i bigliettini dei regali, le compilation che ci masterizzavamo. Un ammasso di ricordi - li avrà cancellati, buttati, bruciati? Per una volta mi auguro di non aver lasciato traccia nella sua esistenza, ma poi no, lo conosco abbastanza per sapere che non ha eliminato nulla, anche solo per maledirmi e masturbarsi (anche in ordine inverso) con quei pensieri su carta e su schermo. 
E mentre gestisco male questa baraonda di timori esce fuori la sua ex - quella che c'era prima di me e un po' durante, quella da cui s'è fatto lasciare per essere esclusivamente (oddio, esclusivamente un cazzo, come ho scoperto poi) ufficialmente mio. Quella che nel frattempo mi eleggeva a sua confidente e alleata, inconscia cornuta ma comunque contenta di esserselo tolto di dosso, e al cui sbocciare assistevo, presa bene nell'apprezzarla laddove lui l'aveva detestata. E questa sua ex era diventata una strafiga e ammetteva pubblicamente alla stampa che lei non gli aveva fatto alcun male e che si riteneva estranea alla cosa. Nel mio cervelletto c'era un gran tifo affinché si addossasse quella colpa non sua, pulendo me semmai fossi uscita fuori. Che paura che il mio nome potesse saltare fuori. Sentirmi una Merda con la M maiuscola per il Consorte, per l'ex/amica, per il mio comodo segretuccio sbattuto in cronaca per disattenzione. No, per lui non ero dispiaciuta a livello personale. 


Non oso tirare le somme di questo sogno.
intanto buona festa dei lavoratori a chi lavora... e buone speranze a chi no.

martedì 30 aprile 2013

take care

Mi guardo da vicino e vedo, nette e implacabili, due rughe sotto gli occhi, lì a fare compagnia alle occhiaie immotivate. Oggi è così, ho un regalo nuovo, ottenuto con il contributo dell'età, del fumo, dei viziacci, dei pianti e della pigrizia - ché io e il siero contorno occhi ci guardiamo da lontano, a volte facciamo ciao ciao con la manina, a volte ringhiamo; a volte arriva un libro a rubarmi l'attenzione, a volte lo picchietto per bene. Ma A VOLTE, ecco.



E due mesi fa ho visto anche tre fili bianchi qui sulla tempia destra, quasi fluorescenti mentre pulsava l'emicrania dell'ennesimo inutile premestruo. Non si strappano, no, però accorciarli a filo pelle sì. Zac!
Con le rughe è nettamente più difficile. 
E quanto sono patetica. Per anni ho desiderato che spuntasse sul mio viso un qualche segno della mia vera età, per smettere di sembrare una bambina ed esibire documenti di fronte ad esterefatte forze dell'ordine e guardie varie. Per dare senso inverso ai brufoli che non mi hanno mai aiutato nel darmi un'aria adulta, già che non so truccarmi ed atteggiarmi. Sarà che il corso per diventare signore non lo tengono ancora qui nella provincia della nebbia... sarà che quando ho fatto il salto ero poco credibile, ancora co' sta faccia da bimba e sto corpo di budino. Età indefinibile diceva il mio ex-collega un anno fa, non so decidermi se ne hai venti o trenta, ma non di più. Di più, di più. Ho la tua età, piciu. Quindi smettila con il tono paterno perché quando io sognavo i Take That tu stavi sperimentando la barba.
E se invece quel colloquio lo facessi oggi, sarebbe trenta come minimo.

In pochi mesi mi sono caduta addosso.
E hai voglia a predicare che l'età si porta con stile e dignità senza tentare di plastificarci la bocca le palpebre gli zigomi. Hai voglia a professare il credo del capello naturale a tutti i costi. Mi sto spiazzando da sola, forse perché non ho avuto alcuna avvisaglia - mi sono perfino stancata di ripetere a tutti che mi va bene qualsiasi cosa, davvero, ma con il dovuto preavviso. La mia faccia deve avere una qualche strana sordità di fronte ai miei appelli e mi tradisce così. E no, non ero preparata. Anche dentro sento delle rughe che inceppano il fluire delle idee, dei tiranti bianchi e fragili al fianco delle funi ben robuste che sorreggono e fissano valori e obiettivi.
Tenete duro, per favore, dico a quelli dentro. Non fatemi invecchiare anche il cuore.

giovedì 25 aprile 2013

visto che ti va tutto bene (SOUNDTRACK OF MY LIFE #20)


Perché sei uno stronzo, mi hai fatto divertire mentre la giostra girava e quando hai deciso di non farmi girare più non mi hai lasciato neppure il gettone-ricordo, ma hai cercato di farmi credere che dovevo averlo in tasca, che cretina, per fare ancora un altro giro, un giorno non meglio specificato.
E tu e tutti i tuoi amici a guardarmi come un fenomeno da baraccone. Ma crescete, cazzo. Prendetevi delle responsabilità, non vi avvelena mica. Smettete di voler stare bene voi e soltanto voi e fanculo il resto.
E come mi hai tradito, e come ti ostinavi a indossare i panni dell'animale ferito, e quanto a lungo e con quanta convinzione hai insabbiato qualsiasi prova, anche la più inequivocabile, di quelle corna.
Tu e le tue lacrime puttane, tu che ci credevi come un bimbo crede al topolino dei denti, tu ed i sogni che mi propinavi senza avere mezza idea di come attuarli; tiravi a campare e pretendevi che ti insegnassi io a vivere, ma quando ti accorgevi che era faticoso perseguire obiettivi mandavi tutto in vacca.
Il più bel ricordo che mi hai lasciato tra le gambe non vale la pena di scomodarmi una descrizione, non più. E, a parte quello (anzi no, mettiamo nel conto anche qualche lezioncina orizzontale), so di essere fin troppo generosa a depennarti dalla lista dei miei debitori: basta che tu sia sparito. Che io ti abbia fatto sparire. Che il cielo si sia slabbrato per dividerci.
Quattro anni fa.
E' stata una grossa fortuna farmi ferire da te, digerire, poi guarire, saperti dire addio.

mercoledì 24 aprile 2013

sega mentale notturna #1

Leggere di una pancia che tira i suoi primi 3 calci mi solletica gli angoli della bocca. Sorrido.
Sensazione che quasi sto rinunciando ad invidiare, come orinare in piedi dopotutto.
Stramaledetti noi.

venerdì 22 marzo 2013

Fatticazzituoi?

Che ieri pomeriggio si era così, ai giardinetti vicini alla materna (deo gratia il sole, zero vento e anche un'erba non particolarmente bagnata o pozzangherosa). La nipote, io, Consorte, mamma e moroso nuovo di zecca della mamma.

"Guadda, mamma, quetta è la mia nuova amichetta pERFerita, ci chiama V."

"Ciao, V." in coro

... sì, sembrava una riunione degli alcolisti anonimi.

Padre di V.: "Che bella bimba che sei, Principessina! Ma tu ce l'hai il fidanzato?"

"hmmmm... no, però ho tante amiche pERFerite!"

Il mio commento sottovoce con la mamma: "Che poi magari ci scappa anche la fidanzata"



CRISTIDDIO non l'avessi mai detto. Tuoni e lampi. L'apocalisse di fiamme negli occhi iniettati di cazzostaidicendo. Mi trascina verso la panchina e scarica giù la mitragliatrice per intero.

"Ma come ti permetti di pensare che mia figlia possa diventare lesbica? Non sta né in cielo né in terra, voglio dire, mi sembra che la stia tirando su secondo tutti i canoni tradizionali, non ha motivo per scantonare così! Quindi evita di farti certi viaggi mentali per favore, e soprattutto di farli fare a lei".

Lingua implosa e una gran voglia di pittarle un murales di ceffoni in faccia. Manco avessi caldeggiato sua figlia dietro le sbarre o su un marciapiede.

Brava, pensala così; pensa che tua figlia educata bene non avrà mai un comportamento così "sbagliato" (perché il giudizio è implicito nelle sue parole), pensa che è "colpa" della cattiva educazione se un figlio si scopre omosessuale prima o poi. Pensa che Luca era gay e adesso sta con lei e tutta quella marea di cibo per galline, brava, e inculcale in testa che quella cosa che ha tra le gambe dovrà usarla solo coi maschietti. Mettile in testa che un mondo dove una ragazza ama un'altra ragazza è solo un mondo parallelo, che tu non vuoi nemmeno prendere in considerazione, perché con gli altri sì, media tolleranza, ma con la roba di casa tua no, tutto deve essere perfetto e una figlia omosessuale non lo è, evidentemente.

Poi, il giorno in cui forse Principessina sarà costretta dalla tua Inquisizione a dirti una marea di balle e ad essere infelice perché tu non la accetti - e potrebbe essere omosessualità, potrà essere un vaffanculo agli studi che le avrai imposto, potrà essere chiedere di non frequentare certa gente o di non essere infighettata tutta di rosa - vienimi a chiedere una mano. Vienimi a chiedere dove sbagli. Vai e consulta tutti gli psicologi della città mendicando un dito puntato contro qualcuno che non sei tu, perché tu "ce l'hai messa tutta", no?

Ma i figli non sono business plan, cara. I figli o sprofondano assieme a te, o trovano il modo di rispettare loro stessi fottendosene sottilmente dei preconcetti dei genitori. E questo mi auguro farà Principessina  nonostante te. E magari avrà vicino qualcuno che non le squadrerà la testa, qualcuno che si preoccuperà solo del suo essere coerente con chi e cosa è. E magari Principessina sarà madre e con lo sguardo critico dell'età adulta capirà come esserlo, scremando gli esempi che avrà avuto.



L'ipocrisia è servita ben calda oggi, signori.