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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

giovedì 7 marzo 2013

lungomare (SOUNDTRACK OF MY LIFE #13)

1996, estate.

Occhi bistrati di pece che si affacciavano su di un mondo nuovo. 
Cambidge e poi Norwich e la contea. Occhi francesi, belli da ammutolire e arricciare le erre ad ogni parola, incartare fiato caldo nella sabbia e crogiolarsi come lucertole sotto il vento del'east. Occhi canadesi verdi che ti veniva spontaneo ridefinire la parola "verde", vicinivicini e da tutt'altra parte come spiritelli capricciosi. Occhi inglesi, cupi, nuvolosi, abbracciati a lentiggini ironiche e a sigarette sempre un po' più cariche. Mettevo i rollerbade e via, occhiocchiocchiocchi - crossroad - occhiocchiocchiocchi - subway - occhiocchiocchiocchi. Le mani della mia amica del cuore da stringere forte ad ogni semaforo pericoloso, ad ogni vetrina che metteva in mostra quel cd che, quel poster di.
Un viale lungo la spiaggia, panchine cotte dal sole, birre in lattina e tovaglie di carta rapite dalla brezza lungo quel mattonato che pareva infinito, ospitava aquiloni garruli e pascolo di vite giovani come noi. Canoe da pulire e campanelli da suonare. Indirizzi da scambiare per raccontarci che torneremo ancora qui a cantare fumati sdraiati sulla moquette lercia di un appartamento di chissà chi che sa d'incenso e scopate, e correremo fino al pontile inventando parole a metà strada, e noleggeremo un po' di felicità come facevamo allora.

giovedì 28 febbraio 2013

gl'Undicianni (SOUNDTRACK OF MY LIFE #12)

Il catechismo, le gite, la rete di pallavolo, la me con le trecce lunghissime che schermava il rossore dietro due occhialoni da secchiona. Bubble-gum da spiaccicarci in faccia, braccialetti a molla che lasciavano i lividi, e in mezzo un fermoimmagine.
Quegli occhioni blu e i denti grossi, sporgenti, una cancellata ordinata di sorrisi che mi shakeravano il cuore... oh, quel cuore, ingenuotto. Quanto batteva per lui: in pullman incrociandolo per caso, nascondendo il buco nero di lui abbracciato alla più figa della scuola, calpestando le sue stesse scale più di dieci anni dopo, in un dipartimento di filosofia dove "mai davvero - maimaimai - pensavo di rivederti qui".Una marmaglia di ormone femminile in subbuglio per lui, ma io no, io non volevo farne parte. Io tacevo, forse speravo? e attendevo che passasse, o che lui si accorgesse di me.
E poi gli scivoli, le altalene, la nebbia intrappolata in quei libri portati a mano e slabbrati corsa dopo corsa. Sua mamma e il suo clacson per farci spostare. Il suo fratellino dolcissimo che riempivo di baci e slanci disinteressati. 
E i lacci dei miei scarponi da trekking al campo-scuola, che intrecciava così bene, così da grandi.
E grandi non lo eravamo lì, allora, e non lo siamo nemmeno ora, David, ora che le tue parole atterrano sulla carta stampata col tuo nome in copertina. 




Chissà se mai hai avuto la misura di quanto ti adorassi. 
La mia prima cotta, mai ammessa.

giovedì 21 febbraio 2013

homesick (SOUNDTRACK OF MY LIFE #11)

2004-2005
Malinconia di casa fin da subito, mentre allacciavo la cintura e me ne andavo, mentre il treno iniziava lento la discesa verso valle e salutava sbuffando la mia città. Malinconia dietro le ciglia bagnate, odore di punti interrogativi, di chissà se e chissà quando. Tornare, scegliendo weekend oculati, pronta a bere dolore e cazzate per soffocare quel lento stillicidio di speranze che non servivano più a nessuno. Io leggiadra, io precoce giramondo, io che non mi perdevo in chiacchiere.. un frollino al burro, in realtà, intriso di vizi e di fragilità.

E mentre un'altra vita mi attendeva dall'altra parte del paese, mentre stavo tirando su le fondamenta di quello che loro avevano sempre desiderato per me, per renderli velocemente fieri di questa mia concretezza e delle loro proiezioni azzeccate, non riuscivo a staccarmi da lì, da quella casa, da quella parlata, dagli odori del mio nido dove ho lasciato le lotte insensate della me adolescente, le mie paranoie, i miei voli pindarici appresso alle chimere. 




Mai. Neppure ora ci riesco. Mi manca sempre. E' sempre lì casa.

domenica 17 febbraio 2013

Marco e basta


Chi mi segue dai precedenti blog lo sa: la settimana di San Remo, quando c'è LUI, mi impongo il silenzio stampa.
E' una scaramanzia, ma potete vederci un nonsoché di sacro nel mio raccoglimento con macumbe, santini di Mike e via dicendo.

Ora posso dirlo: torno a respirare.
Bravo, piccoletto.


giovedì 7 febbraio 2013

una 500 e del buon vino rosso (SOUNDTRACK OF MY LIFE #10)

... il vino in circolo dentro di noi e noi nella tua 500. a parlare d'amore no. di cosa possono mai parlare due vecchi amici brilli? a fare, invece. fare non l'amore, quello no, baciarci ci stordiva gia abbastanza.
perche tra dire e fare non si sceglie. abbiamo detto per mesi. abbiamo fatto. non abbiamo piu ne detto ne fatto. e queste parole sono piu che mai attuali ora che di nuovo la vita ha scherzato alla faccia nostra e ci ha riportato occhi negli occhi senza avvisare neppure...
tredici anni e una manciata di giorni fa. avrei fatto carte false per te.


(ho scritto questo post con il cellulare e la grammatica s'è fottuta per fare prima, ma non lo correggerò: buona la prima... più verace, più calda)

martedì 29 gennaio 2013

guidando verso casa

Gracchiava l'autoradio, qualche sera fa: un casuale classico del rock. O era roba moderna tinta di vintage? Non lo so, era solo il rimbombo di un sottofondo inutile.
Troppe fitte alla pancia, alla mia pancia vuota che fa eco. Lacrime che se ne uscivano da sole senza chiedere nessun nulla osta, che non facevano neppure male e non scottavano, magari erano soltanto meno calde dopo essere state trattenute.
E noi due sulla strada verso casa, nella nebbia una coppia di nebbia. Che se mi fossi piazzata sulla mezzeria della statale e ci avessi guardati passare, inquadrati nell'oblò del parabrezza, avrei riso amaro di due facce ed espressioni così fantozziane, così mediocri, senza nessun apparente senso. Una tranquilla coppia... vecchia. Una coppia che invecchia assieme ma non troppo assieme, due persone a sé stanti, rinchiuse da un'ora nei loro piccoli insuccessi e nel cagarsi sotto per una sfida comune - ma due teste la vivono come due sfide diverse, forse uno a intralciare l'altro - che vorrebbero affrontare se solo avessero la sicurezza di riuscire, ma allora non sarebbe una sfida. E poi, diciamocelo, come se ci fosse qualcosa da perdere... qualcosa oltre il tempo, oltre i pensieri, oltre all'impegno. Ma noi due siamo bravissimi a buttarle, quelle cose lì, nelle attività più inutili del creato. Noi collezioniamo perdite di.
E non so quando m'è uscito quel pensiero, forse era lì sospeso, disciolto nella nebbia che aveva appena smesso di invischiarmi i capelli. Pensare che la linea di mezzeria è un confine così impalpabile, che il furgoncino davanti va troppo piano per i tuoi gusti di uomo disilluso. Che potresti sorpassare, dai, sorpassa, lo vedo come metti la destra sul cambio e fremi. Dai.
E che in senso inverso ci venisse incontro un tir, di quelli enormi: questo ho pensato (sperato?) in un pensiero lungo un click. Una botta, una grande botta definitiva capace di strapparci alle nostre recriminazioni, all'elenco delle cose che ci siamo rovinati a vicenda, alla sensazione di essere incapaci di capire i segnali che la vita c'ha lanciato, incapaci di gestire progetti coordinati e buttar via zavorre. Una botta che zittisse me, che mi cago sotto anche solo a sporgermi dal terrazzino del bagno. E una botta, la stessa, in contemporanea a te, per non lamentarti più dei giorni uguali ai giorni e dell'angoscia che sale. Bam! Via l'angoscia, via il conto in rosso, via la vecchiaia che c'ha già allungato le dita sulla clavicola e ci trattiene tanti passi già poco convinti della direzione.
Ma tu hai sorpassato una, due, tre volte. Non c'era nessun tir. 
Non avrei gridato. Nemmeno se tu non avessi reagito; magari mi sarebbe uscito un sorriso complice capendo che condividevamo lo stesso volo pindarico, come sempre. Patologicamente assieme. Che poi è quello che voglio, quello che mi figuro idealmente: non un giorno in cui io possa mancare a te o tu a me. In due, io e te, "solo" io e te, o "per fortuna" io e te. Azzerare le distanze, sempre. La chiamerebbero una simbiosi, un disequilibrio malato, i miei amici psicosapienti - ma io lo chiamo il mancato coraggio di ereditare la solitudine, il senso dei limiti.
Siamo una coppia sterile come tante, io e te. Una coppia da rassegnazione e da cane da portare fuori. Una coppia che non sopravviverà.
Quando ci siamo scelti non lo sapevamo, perchè non lo eravamo neppure, e ci regalavamo oggettistica da prima infanzia per darci assaggini di futuro. Adesso sono pugnali di delusione, verso te, verso me stessa, verso la vita.
Il futuro oggi è soltanto un'altra malattia da soffocare o che ci soffocherà.

giovedì 17 gennaio 2013

counting on a new beginning (SOUNDTRACK OF MY LIFE #9)



Estate della maturità.

E nel cuore un'infatuazione cerebrale fortissima per qualcuno di troppo vecchio, troppo sbagliato, troppo altrove in un mondo che avrei conosciuto poi, molto poi, sincronizzando le affinità e dandogli ragione alla fine dei giochi.
E questa canzone a farmi sbiellare di bruttobrutto.
E Parigi, e luoghi visti con occhi di speranza qualche mese più tardi.

giovedì 10 gennaio 2013

attualissimo (SOUNDTRACK OF MY LIFE #8)

... perchè questa rubrica non parla solo al passato, vero? e c'è questa cosa oggi che mi è entrata dentro dalle orecchie e non trova la strada per uscire. 

A volte certe parole, certi schiaffi sonori scendono su di noi come la mano di un dio invisibile che ci carezza e ci pungola e ci consola tutto assieme, con il tempismo perfetto, un tempismo profano lasciato ad un caso che si chiama davvero caso ma noi facciamo che chiamarlo bisogno. 


martedì 8 gennaio 2013

affanno

Mi sento così, con queste dita a stringermi esofago e trachea assieme, a farle aderire.

Mi sento arruffata fin dentro la scatola cranica, scontenta da martellarmi le unghie.

Sono in attesa di cattive notizie. Di percentuali sempre più basse, di cifre in calo.

Certe volte vorrei soltanto scomparire per un po'. O solo fermarmi. Non proseguire giù.

giovedì 3 gennaio 2013

Proprio ieri sera parlavamo di te... (SOUNDTRACK OF MY LIFE #7)



Qui c'è la mia infanzia. Le domeniche mattina a spolverare il salotto mentre quell'ingenuo mangiacassette mandava musica e la voce di mia madre la rincorreva, strattonando e sognando i sogni di una quarantenne. E poi tornava babbo con la pasta fresca e le armonie diventavano due.
L'odore di pulito, la luce che si riflette sul centrotavola, le maniche del pigiama arrotolate, il ragù buono. Avrei dovuto memorizzarne di più.
Morandi mi ha fatto da zio e non lo sa.