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Un po' (molto po') di me

La mia foto
Sono una wannabe-molte cose: giornalista, fotografa, animatrice, interprete, scrittrice, designer. O per meglio dire sono una WANTED TO, visto che ho scelto una carriera da creativa che mi ha portato al niente disoccupazionale. MA sono anche: figlia unica (e assenteista), moglie mutevole; riciclona seriale con tendenza compulsiva all'ammucchio negli angoli, amica leale, tendente alla puntualità cronica e alla lacrima+sigaretta, professionalmente impeccabile. Contraddittoria e mutevole. Cinica e creativa. Stronza, nella maggior parte dei casi.

giovedì 5 settembre 2013

mille riassunti e uno (SOUNDTRACK OF MY LIFE #36)


Quel bacio arrivato mentre mi ero appisolata senza alcuna difesa accanto a lui.
Quell'inverno, lunghissimo, in cui non ci siamo parlati. Quelle sette righe sette in stampatello che mi toglievano l'aria, ma non lo schianto cardiaco che aveva innescato suo malgrado, anno dopo anno, sempre più amici, sempre più vicini, senza riuscire a vedere oltre.

quando dormo taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Io imbambolata di fronte al suo non vedere, non capire, non cogliere la bellezza di quella storia che andava semplicemente lanciata in aria per farle prendere un po' di vento e farla arrivare in alto. E invece no: lui mi negava il diritto di immaginare le folate che ci avrebbero sostenuto. Si ostinava a rimanere razionale, cinico, incantato solo da se stesso. Una razionalità stampatella, un filo logico che obbligava a negare tutto quel groviglio di sentimenti che ci aveva portato fin lì.

pattini per scivolare meglio sopra l'odio

Lui scappava da me, scappava da un'esplorazione finalmente autentica di un rapporto che stava evolvendo. Lui rimaneva staticamente appeso ai suoi schemi asfittici e mi faceva rabbia, tanta rabbia da prenderlo a calci in ogni sua estensione ossea. Ma quei sorrisi stampati sulle foto della nostra infanzia fluidificavano la rabbia, la rendevano una comoda discesa da percorrere per dimenticare la verità, assai più difficile da spiegare.

ti ho perduto senza cattiveria

Eggià, se ne è andato così, in silenzio, senza mettere alcun punto, senza lapidare quell'amica pubblicamente colpevole di essersi innamorata di lui. Era una colpa gravissima ai suoi occhi che non ammettevano repliche né discostamenti dalle definizioni scolastiche e filosofiche con cui etichettava i suoi rapporti. Mai una sfumatura, mai una concessione al "quasi" e al "forse".

non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà

E' rimasto così, appeso ai suoi cruciverba emotivi pieni di buchi neri, ed in una qualche casella scura ha infilato anche me e tutta la strada percorsa assieme sbagliando e risbagliando. Ci ha infilato la complicità dei sette anni, le confidenze dei dodici, le corse in vespa dei sedici e la pelle appiccicata alla mia della maggiore età.
Eccomi inscatolata lì nei ricordi da non ripescare.
Eccolo inscatolato qui nelle note delle nostre canzoni che prendono muffa e mi costringono a dare aria, a volte, a quell'archivio.

E non ci sei più.

giovedì 29 agosto 2013

girarti attorno (SOUNDTRACK OF MY LIFE #35)

Ci sono tornata poco tempo fa, sai, lì su quelle panchine, ma le hanno riverniciate e sono scomparsi i nostri cuori di uniposca. Anche la fontanella, quella che quando tappavi un buco mi lavavi interamente con lo zampillo dell'altro, l'hanno tolta. Non posso più cascare nei tuoi scherzi al di là di qualsiasi tardiva applicazione dell'esperienza... mi infradicerei volentieri ancora, sai.
E gli odori, anche gli odori pare che siano cambiati. Si sente di più lo smog, le palettate di cacca di cane gettate tutte assieme a marcire nei bidoncini. Si sente meno entusiasmo nell'aria, forse perché non ci sei più tu con me.


Hanno tolto tutto di noi, come si fa con la camera del morto da svuotare per accelerare la digestione del dolore; tutti i rosari invisibili di illusioni tra un ramo e l'altro, i ciottoli su cui ruzzolavamo senza mai farci male davvero, l'altalena dal cigolio così maliziosamente allusivo per noi grandi a cui pesava il culo e anche un po' il cuore e non avevamo ancora imparato ad alleggerirlo... 
E la luna ci guardava notte dopo notte, ogni plettro perso nell'erba alta dell'estate infinita, ogni morso al collo che meno male che ho sempre la bandana in borsa e tenerti il broncio con convinzione puttanesca mentre avevo quella bomba atomica chiamata innamoramento che mi allargava il petto e strappava via bottoni ferretti e pelle e schizzava di grumi di sangue pulsante ogni attimo della mia adorazione per te. 

Ma era un'altra estate, di quelle che hanno ritirato dal mercato.

martedì 27 agosto 2013

stufa

C'è che sono così tanto, tanto, troppo stanca di soppesare parole, di puntualizzare intenzioni, di difendermi da chi travisa sempre, dalla malignità di gente che mi vuole capro espiatorio delle proprie macchinazioni. 
Stufa di nascondere quella voglia insana di urlare fatticazzituoi, quel bisogno di estromettere gente malata e parassita dalla mia vita e dalla vita di chi cerco di proteggere. E mi fa male il cuore, mi strizza lo sterno. Mi sento accoltellare e per l'ennesima voglia mi calpesterei per essere stata così cieca di fronte agli abusi altrui.
Stufa di avere addosso l'etichetta di mina vagante pubblica, una succhiasoldi, una nullafacente che si accaparra grazie soldi e affetto, mentre cerco di barcamenarmi nel tetris di persone esigenze orari altrui anche dimenticando i miei e mentre gli altri fanno i conti nelle tasche a me.
Stufa di non poter avere degli obiettivi se prima non ho aiutato qualcun altro a raggiungere i suoi, ai suoi tempi e coi suoi modi.

Grazie, meritatissime tutto-fuorché-vacanze. 

venerdì 16 agosto 2013

a cazzo di cane

... e mi si perdonerà la licenza poetica!
Sono nella mia città natale da tre giorni.
A prescindere dagli incontri piú o meno graditi ed opportuni, la regressione all'adolescenza è una di quelle sensazioni che cerco qui. E, nell'ordine:
  • Complice la casa vuota, ho fumato la rituale sigaretta notturna al davanzale della mia camera. Ah, quanto passato c'è in questa piccola trasgressione!
  • Ho mangiato e sbrodolato uno stecco all'anice sul gradino del portone di casa con la mia dirimpettaia come quasi tutte le sere estive di pigrizia di almeno dieci anni di fila.

  • Mi sono ritrovata addosso il vecchio gilet di pelle con le frange de liceo. Dico solo BABBABIA!!! (Grazie a Personne, l'avevo tralasciato)

  • Mi sono messa a rileggere le mie poesie adolescenziali. Troppi sospiri sprecati in effetti. Piccola me, com'eri sanguigna.

  • Ho rammendato una gonnellona sul tavolo del tinello in quella posizione scomoda e contorta che mi ha reso le gambe così inverosimilmente flessibili.

  • Ho sventolato saluti ai vicini dalla finestra del bagno mentre lavavo i vetri, con tanto di carta di giornale très chic.

  • Ho abbracciato i miei orsacchiotti una notte intera come se fossero tutta la mia vita.

  • Mi sono portata il caffè, nero, bollente, amaro in bagno e mi sono tolta le ciabatte per sentire il contrasto netto del freddo delle mattonelle.

  • Ho cambiato in modo sconclusionato l'ordine delle foto nei miei album d'infanzia.



  • Bentornata a casa.

    giovedì 15 agosto 2013

    scongelare ricordi, riscaldare sogni (SOUNDTRACK OF MY LIFE #34)



    Passano gli anni, la strada si fa sempre più nitida e gli incroci sono sempre più rari e  pericolosi. Eppure certi pensieri, certi ricordi, certe "sliding doors" fanno riemergere sogni a casaccio e sono ancora tiepidi, ci vuole poco a ritrovarne il sapore anche in mezzo a tutta quella vita che gli s'è stratificata sopra. Ci vuole poco a ritornare indietro e constatare che bastava mandare un messaggio in più, sorridere una volta di meno, ordinare un the piuttosto che del prosecco. O viceversa.
    E, mentre tu sorseggi un margarita e ci anneghi una giornata pesante come le tue palpebre piene di noia, io ti guardo da lontano e non riesco a scollarmi dalla pelle la sicurezza nuova di giornata che, se avessi una vita in più, riuscirei a scegliere te, tredici anni fa o adesso... e scegliere tutto quello che a te portava, e renderti felice come mi ero ripromessa, ed essere sfacciatamente felice anche io, perché ora so che ce l'avremmo potuta fare.

    Ma non ho una vita di scorta e non ho neppure scuse a sufficienza per questo revival di emozioni scongelate. Rimango con tutti i miei errori nelle mani, li amo profondamente e non riesco a tradirli. Tutti, eccetto quello che mi portò via da te.

    Un'ora... Un giorno... Una vita, cosa vuoi che sia?

    giovedì 1 agosto 2013

    perché castigo? (1991 SOUNDTRACK OF MY LIFE #33)

    (edit: no, il titolo non è riferito alla sentenza dell'anno)


    Il primo ciclo, il primo camposcuola e i primi terrori di mia mamma che si imbarazzava anche davanti al termine limonare.
    Ce ne sarebbero voluti ancora di anni prima che capissi quanto quelle parole pesassero sulla groppa dei miei e perché non volessero sentirmele canticchiare dal walkman in spiaggia, tra un'insalata di riso e i racchettoni. 
    Poi le ho capite ed è iniziata l'era dei segretini e segretoni, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta (cit. Michael Ende, La Storia Infinita).

    venerdì 26 luglio 2013

    ribelle (1996 SOUNDTRACK OF MY LIFE #32)


    Dio mio, quanto mi mancava mio padre.
    In quelle sere a cena fatte solo di donne.
    In quel bagno che non veniva più chiuso a chiave.
    Nei sospiri patetici delle mamme delle amiche che compativano la mia e guardavano storto me e le mie unghie bucate, i miei jeans strappati e l'aria da sfanculizzatevi tutti.




    Quanto eravamo poco saggi e ci spezzavamo le ginocchia con quegli affondi acidi che sapevamo avrebbero corroso e che poi, molto poi, molto ORA, ingoiamo di traverso.
    Mi sentivo abbandonata e al contempo troppo presente nei suoi pensieri e avrei voluto gridargli se ci tieni tanto a controllarmi muovi il culo invece che il telefono dei tuoi amici e intanto mi infrattavo nei portoni foderati di cannabis e vendevo pelle al miglior richiamo e cercavo alibi a quel bisogno viscerale di mia madre di tirarmi dalla sua parte, senza rendersi conto che ero allo sbando più totale, nel mezzo del tornado, e non sapevo da che parte fosse lei, non avevo punti cardinali.

    Se non mi sono mai incasinata davvero, in quegli anni, lo devo solo alla mia buona stella.
    Se non ci siamo ammazzati a vicenda, in modo fisico - spiritualmente stiamo ancora contando i cocci - è stato solo culo, sfacciato culo. E paghiamo gli interessi.

    lunedì 22 luglio 2013

    di elfi, api-fatine e una voce dal passato

    Metti che una vecchia conoscenza dell'adolescenza che tu ricordi coi baffi della nutella si intestardisca che vuole cantare, nella vita.


    Metti che cresca cresca, diventi grandicello e ci riesca, dopo qualche amena vicissitudine sul grande schermo >> e qualche critica e maldicenza che tutto sommato lo destabilizzano ma non troppo, ché è abituato da sempre alle prese in giro e a scrollarsele di dosso.

    Metti che ti faccia presente (perché tu sei svampita e non controlli mai periodicamente certe informazioni), in un qualsiasi pomeriggio di giugno che segue un << inverno un po' pieno di impegni di lavoro, che passerà dalle tue parti a fare serata, in beneficienza poi.
    Che fai? Non ci vai? Saresti una sòlaccia infame, oltre che un culo di cemento.
    (leggete, ve ne prego, il sarcasmo di questa autocommiserazione)


    Ecco quindi il mio sabato scorso.
    Le prove, madonna ma quanti ne sò? quei poverini sotto il sole dalla mattina che cantano, li sento da lontano mentre gli altoparlanti fischiano, il signorino cazzeggia e mi sventolo con la fotocopia più grossa che m'è rimasta infilata in fondo alla borsa. Sembro una via di mezzo tra una profuga e una profuga... ssst sono in incognito.
    E quelle robe lì, so' luminose, funzionano con... no, non ti seguo o forse tu non me le sai spiegare, forse dovrei chiedere ad un tecnico ma preferisco rimanere un'elfa e incantarmi quando si accenderà la magia.
    Sorrisi, battute, api moleste fin sul palco e the freddo al miele come se piovesse.
    Un completo (Zegna? hmmm) blu notte che a vederlo schiatto pure io. Cipria, cipria, tanto sudi lo stesso. E che te lo dico a fà!
    Sigaretta preparatoria mejo de no, tutti ai posti. Ahò l'esercito è carico, và li striscioni. 
    Una scaletta che si inceppa, sembrano sbarellati stasera: dimenticano canzoni e le riprendono e lui ci fa anche dell'autoironia. Via quella muta blu, è madido. Pantaloncini e cappellino da pischelletto e così si zompa meglio, no? Però con la barba non sei credibile.
    E da quand'è che suoni così?!



    E si muove e si dimena e le manda tutte nelle galassie sperdute degli ormoni latenti; gigionissimo, provocatore, ha imparato oramai a imputtanirsi in questo gioco di attese e di lustrini da elargire alle folle. La Maria Antonietta del regno degli elfi distribuisce brioches di ottima qualità con la voce e con i muscoli guizzanti, 'tacci sua. Ogni volta è meglio, ogni volta s'alza il pelo un po' di più. E' la prima volta che mi spatascia davanti tutto il concerto da così vicino, che me lo spoilera prima con navigata saccenza, eppure non c'è niente che tenga tese le mie corde: è sempre lui, magari cresciuto, ma non rovinato. Piange di pianto vero, cardiaco, è un bambino in mezzo al caos che riesce ancora a sentire battiti, vita oltre la spia dell'auricolare. 

    E si spengono i riflettori ma non è finita. Il mio stomaco vuoto mi fa sapere che ha mangiato così tanta musica e sensazioni positive che sì, vado a cena e continuo a sentirlo sparare una cazzata dietro l'altra e neppure si risparmia sulla voce, come se fosse appena uscito dalla doccia fischiettando, ma quell'insalata mi si strozza in gola dalle risate intanto che lui si scofana anche le gambe dei tavoli. Eddaje non me fà le foto co la bocca piena!
    E davanti ad una Marlboro consolatoria ti dico buonanotte. Riposa, ché domani la carovana si rimette in moto. Tieni bene la voce. Tieni bene il cuore, piccoletto.

    giovedì 18 luglio 2013

    incantesimi (SOUNDTRACK OF MY LIFE #31)


    In mezzo agli esami, in mezzo alle amiche sparite, tra scatoloni e biglietti del bus mi sei piombato nella vita mentre nemmeno ti avevo visto arrivare. Mi sei letteralmente volato addosso e oplà hai messo tutto quel macello di giornate in uno shaker e gli hai dato colori nuovi.

    Con te mi sentivo protetta, ammirata, capita. Tu mi ravanavi dentro le parole che sputavo senza crederci, mi salvavi da quella voglia matta di distruggermi un altro po' prima di mettermi in sesto. Mi toccavi corde nuove ancora incellofanate, mi guardavi stupirmi di me e di te, deludevi ogni pretesto per scoraggiarmi.

    Volevo essere dannata e tu mi salvavi.

    Ed un grazie, quella straripante gratitudine che non ti ho mai detto, lo scrivo qui dopo tutto questo tempo, dopo esserci riabbracciati e compiaciuti di quello che stiamo diventando, dopo l'avverarsi della mia profezia che sarei sparita dalla tua vita quando avessi avuto il sentore di essere un paletto scomodo, perché di te non potevo che sognare un futuro giusto. Non meritavi di avermi addosso come un peso mentre cercavi di volare alto.
    Per noi non è mai arrivato nessun momento giusto. Non quello per fare l'amore, non quello per litigare e scoprire le carte, né quello per dirci addio; nemmeno quell'attimo in cui si saldano i conti e ci si stringe la mano. Il mio debito rimarrà, come rimangono ancora i tuoi occhi buoni e dolci fino alle lacrime sullo sfondo della mia vita e l'assenza totale di amarezza nel guardare indietro e accorgermi che eravamo nel posto giusto al momento giusto con le intenzioni giuste e poi la bolla è scoppiata.
    Sai, le bolle scoppiano anche senza fare rumore.

    mercoledì 17 luglio 2013

    the cat is on the rainbow

    Arrivano belle notizie oggi; incoraggianti piccole luci in fondo a tubi di scarico.


    matrimonio gay gran bretagna sì camera dei comuni regina

    Elisabetta ha firmato a favore dei matrimoni egualitari. La signora in ________ (colore a vostra discrezione, tanto ha indossato l'intero colorimetro Pantone) si sta dimostrando, anno dopo anno, sempre più distante dalla vecchia babbiona aviopenica che era nella prima metà del suo regno. Ha fatto passi da gigante in molte direzioni (malignamente, direi "da quando è scomparsa ladyD") e, chissà se occorre ringraziare lei personalmente o il suo entourage, ci sta guadagnando in credibilità e in rispetto dei suoi sudditi.
    Parallelamente, è un altro paese che si apre alla non discriminazione nel diritto. E l'Italia che fa? Si gratta le democratiche chiappe sotto un ombrellone a Vaticano Beach e non si cura di loro. Schifìo.


    * * * * *
    E' che non volevo fare una rubrichina di attualità oggi. 
    Senza scomodare gli anonimati reciproci, posso accennare a due piccole grandi conquiste della mia cerchia di amicizie.
    Un progetto che sta facendo scaldare i motori a qualcuno e di cui posso andare sensibilmente fiera.
    Un traguardo raggiunto da un qualcuno che aveva perso la speranza.
    Per entrambi una bella sporta di ottimismo.

    Poi magari va a finire che piove e piove e piove fino a sabato che ho un incontro al vertice col Pischello che ha vinto SanScemo.
    Ma chissenefrega...
    let it rain.